Cronaca

Mario Draghi in Libia – Non basta chiudere gli occhi

Draghi Libia

Il 6 aprile 2021 si è svolta la prima visita all’estero di Mario Draghi; il presidente del Consiglio italiano è giunto a Tripoli accompagnato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio per incontrare il primo ministro libico Abdelhamid Dabaiba.


L’incontro ha riguardato diversi temi: dall’interscambio culturale alla cooperazione per le infrastrutture, dal riavvio delle trattative per il recupero dei crediti storici alla questione migranti.

La situazione libica

Dal 2014 la Libia si è trovata spezzata in due: a ovest il governo di al Serraji, riconosciuto a livello internazionale; a est il governo del maresciallo Haftar, non riconosciuto ma sostenuto da diverse potenze, come Russia e Emirati Arabi. Nel 2019 il maresciallo si è lanciato alla conquista della capitale occidentale Tripoli; l’operazione è fallita dopo più di un anno di assedio, soprattutto grazie all’intervento della Turchia in sostegno di al Serraj. Nell’ottobre 2020 le parti hanno firmato il cessate il fuoco, rispettato solo parzialmente, e intrapreso un negoziato patrocinato dall’ONU.

All’inizio di quest’anno è stato siglato un accordo che prevede la nomina di un governo di unità nazionale, per arrivare a vere e proprie elezioni nel dicembre 2021. I leader del governo transitorio sono stati votati a maggioranza: Mohammed al Menfi a capo del Consiglio presidenziale, mentre Abdelhamid Dabaiba primo ministro ad interim. Quest’ultimo ha presentato la sua squadra governativa, che ha ricevuto fiducia quasi unanime, lo scorso 10 marzo.

La situazione libica, seppure meno conflittuale, è ancora precaria: Haftar resta attivo e dotato di un forte seguito militare, così come le milizie armate a sostegno di al Serraji. Le potenze straniere che erano intervenute nel conflitto, in particolare Russia e Turchia, non hanno ancora ritirato dal territorio le loro truppe mercenarie.

Il motivo della visita di Draghi in Libia

Il fatto che Mario Draghi abbia scelto la Libia come prima visita estera in veste ufficiale – oltretutto non legata all’emergenza pandemica – attribuisce all’evento un forte significato simbolico. L’Italia ha infatti sempre considerato la Libia come un punto strategico, ma nel decennio appena trascorso, segnato da divisioni e violenze, il nostro Paese ha perso gran parte della sua influenza sul territorio. L’obiettivo della visita, come dichiarato da Draghi stesso, è stato quindi proprio cercare di “ricostruire l’antica amicizia e vicinanza” che ha segnato il passato dei due Paesi. 

L’Italia non è l’unico Paese a dimostrare di voler riprendere i rapporti con la Libia. Nelle ultime settimane molti altri ministri e capi di Stato, in rappresentanza di diversi Paesi, hanno fatto visita a Dabaiba. Inoltre, numerose ambasciate hanno riaperto: la ripresa della relazioni diplomatiche rappresenta bene la speranza che la comunità internazionale ripone nel nuovo governo e nella sua abilità di riportare il Paese in una condizione di stabilità. L’ambasciata italiana è stata l’unica a rimanere aperta per tutto il periodo delle ostilità.

L’esito del confronto

Durante l’incontro, Draghi ha ribadito più volte l’importanza del momento storico che la Libia sta attraversando, grazie alla presenza di “un governo di unità nazionale legittimato dal Parlamento che sta procedendo alla riconciliazione nazionale”. Si tratta dell’occasione giusta per riavvicinare i due Paesi, ma affinché ciò accada è necessario che il cessate il fuoco venga rispettato. La volontà di entrambe le parti è quella di riportare i rapporti ai livelli di cooperazione e interscambio di quasi un decennio fa, e a tal fine i due leader hanno promesso numerose misure in diversi ambiti.

Si è parlato della riattivazione dell’Accordo di amicizia del 2008, di collaborazione in ambito elettrico e energetico, così come in quello sanitario nella lotta al Coronavirus. Draghi ha inoltre promesso un aumento delle borse di studio per gli studenti libici. In generale, il primo ministro italiano ha descritto l’incontro come “soddisfacente, caloroso e ricco di contenuti”, e probabilmente nessuno avrebbe avuto nulla da obbiettare se non per una frase in particolare, pronunciata dal premier sul tema dell’immigrazione nel Mediterraneo.

La questione dell’immigrazione

“Sul piano dell’immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Ma il problema non è solo geopolitico, e anche umanitario e in questo senso l’Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari”. 

Mario Draghi

Negli ultimi anni la Libia ha ricevuto centinaia di milioni di euro da parte dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia, sotto forma di finanziamenti, addestramento e mezzi finalizzati alla gestione dei flussi migratori. Proprio nelle prossime settimane il parlamento italiano dovrà votare per il rifinanziamento delle attività in questione. Gli esiti di questi investimenti, tuttavia, sembrano essere discutibili.

Il Paese, infatti, non può essere considerato un porto sicuro, soprattutto in riferimento alla presenza dei campi profughi, nei quali c’è più che il sospetto che avvengano pesanti violazioni dei diritti umani. Nonostante ciò, Draghi si è dichiarato soddisfatto dei provvedimenti adottati in Libia per quanto riguarda il campo migratorio. Non solo ha ribadito il sostegno che l’Italia offre al Paese, ma ha anche ringraziato la guardia costiera libica. Il successivo riferimenti all’importanza della questione migranti in ambito umanitario oltre che geopolitico non è bastato a scongiurare l’indignazione di molti in reazione a queste dichiarazioni.

“C’è poco da essere soddisfatti”, ribatte Medici Senza Frontiere, ricordando che un salvataggio si può concludere solo con l’approdo a un porto sicuro. Il segretario del PD Enrico Letta ricorda che “il salvataggio in mare è un dovere del nostro Paese”, specificando poi che per quanto riguarda la questione migranti è comunque necessario un cambiamento radicale della politica dell’Unione Europea. Molto personaggi politici, come l’europarlamentare Pietro Bartolo, hanno ricordato i fatti: in Libia la guardia costiera riprende i migranti in fuga per riportarli in veri e propri centri di detenzione. Non si tratta di salvataggio, ma di traffico di esseri umani e di violenze inaudite.

Cosa dice il diritto internazionale

Secondo l’ultimo rapporto inviato all’ONU, “attualmente circa 3858 migranti sono detenuti in centri di detenzione ufficiali in condizioni estreme, senza un giusto processo e con restrizione all’accesso umanitario”. È questa la situazione per cui l’Italia si dichiara soddisfatta? La situazione che vuole incoraggiare grazie al proprio sostegno e a ingenti finanziamenti? Ciò che accade in Libia è violazione dei diritti umani, e al momento non possiamo che sperare che con il nuovo governo la situazione possa finalmente cambiare.

Ma cosa dice il diritto internazionale riguardo a un tale comportamento da parte del nostro Paese? In materia esistono due diverse interpretazioni: secondo la prima, l’Italia deve essere ritenuta complice della violazione dei diritti umani, in quanto presta consapevolmente assistenza a atti illeciti – è infatti risaputo che gli investimenti europei e italiani vadano a finanziare le attività lungo le coste e all’interno dei campi di detenzione; la seconda, invece, per imputare la colpevolezza all’Italia richiede che sia provata l’intenzione italiana di violare tali diritti, requisito che non è certo facile soddisfare.

Il fatto che il diritto internazionale non ponga una definizione univoca di complicità e soprattutto non disponga di un organo di supervisione delle norme internazionali non dovrebbe tuttavia oscurare la colpevolezza dell’Italia. L’ultima parola non spetta quindi al diritto internazionale, ma piuttosto all’opinione pubblica, alla reazione della comunità mondiale, l’unica a essere davvero in grado di condannare la situazione. Nella speranza che il ritrovato equilibrio interno possa finalmente porre freno a tali orrori, non dobbiamo dimenticarci che non basta chiudere gli occhi per scrollarci dalle spalle la responsabilità delle nostre azioni. E in questo caso le nostre azioni hanno conseguenze terribili.

Clarice Agostini

(In copertina Mario Draghi in Libia con il Primo Ministro libico Abdelhamid Dabaiba)


Per approfondire: I nostri amici libici – Quando la storia ci incriminerà (un articolo di Francesca Anigoni).


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