Politica

Fin dove può arrivare l’intesa tra Unione Europea e Canada?


L’annuncio della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di voler accogliere il Canada come primo Paese associato dell’Unione europea ha generato un’ondata di entusiasmo ma anche di domande: cosa prevederà questo nuovo status? Cosa può aggiungere alla già stretta collaborazione tra Canada ed Unione europea, e sarà abbastanza per liberarsi dalla dipendenza di un alleato a stelle e strisce sempre meno affidabile?


Il discorso più atteso dell’anno

Negli Stati Uniti d’America i riflettori della politica internazionale e non solo sono puntati sul palazzo del Congresso in un giorno preciso, che cade solitamente tra gennaio e febbraio: è in quel periodo infatti che si tiene annualmente lo State of the Union, ovvero il discorso tenuto dal Presidente alla presenza delle Camere riunite in seduta plenaria.

Si tratta di un evento di estrema rilevanza all’interno del sistema politico statunitense, codificato nella sezione 3 dell’articolo II della Costituzione, durante il quale il capo dell’esecutivo ha l’occasione di presentare l’andamento della sua azione di governo e le prospettive per l’immediato futuro dinanzi ai rappresentanti dei cinquanta Stati e, dato il peso geopolitico del Paese, a funzionari, giornalisti ed accademici di tutto il mondo, interessati agli sviluppi politici interni ed esteri della cosiddetta “guida del mondo libero”. 

Lo State of the Union del presidente Trump (fonte: TIME)

La mossa a sorpresa di Bruxelles

L’imponenza di questa occasione tende però ad oscurare un’altra ricorrenza, di importanza ancora maggiore per i cittadini europei: lo State of the European Union, l’evento anch’esso annuale in cui il presidente della Commissione Europea riferisce sull’andamento del proprio mandato davanti ai rappresentanti dei 27 Stati membri. In un momento storico così dinamico, in cui, da un lato, le pressioni di attori ostili si fanno sempre più insistenti – dal punto di vista militare ma anche economico e tecnologico – e, contemporaneamente, i rappresentanti delle istituzioni UE ragionano sull’opportunità di accrescere la rilevanza politica dell’Unione, è fondamentale che i cittadini degli Stati Membri rimangano aggiornati sull’andamento dell’attività della Commissione.

Lo Stato dell’Unione europea conclusosi negli scorsi giorni non ha infatti fatto mancare aggiornamenti e sorprese: dall’annuncio di nuove norme per regolare l’uso dei social media da parte dei minorenni al sostegno allo sviluppo delle startup europee, fino all’annuncio di un nuovo grande congresso dell’Unione europea, sono diversi i temi che riempiranno i corridoi di Bruxelles nei prossimi mesi. Una novità in particolare ha ricevuto grande risonanza all’interno dell’Unione e non solo: l’invito al Canada a diventare il primo membro associato dell’Unione europea.

Il primo ministro canadese Carney con la presidente della Commissione UE von der Leyen (fonte: Financial Times)

Un’amicizia di lunga data

La presenza del primo ministro canadese Mark Carney aveva già lasciato presagire nuovi livelli di collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico. Dopotutto, le relazioni tra i paesi dell’allora Comunità economica europea e il Canada risalgono al 1959, con la firma degli accordi di cooperazione per gli usi pacifici dell’energia nucleare, in quel caso ratificati all’interno del sistema Euratom.

Vale inoltre la pena ricordare come il Canada sia stato il primo Paese terzo con cui la Comunità economica europea abbia ratificato un accordo di cooperazione industriale ed economica che andasse al di là del semplice abbattimento dei dazi doganali: il Framework Agreement for Commercial and Economic Cooperation entrato in vigore nel 1976 puntava infatti a consolidare, approfondire e diversificare le relazioni commerciali ed economiche, sfruttando appieno la crescente capacità europea e canadese di soddisfare le reciproche esigenze sulla base del mutuo vantaggio: un’ulteriore dimostrazione di come sia il Canada che i Paesi della nascente Comunità europea abbiano rapidamente iniziato ad identificare la controparte come un valido interlocutore per accompagnare il proprio sviluppo, al di là dei solidi legami di entrambi con gli Stati Uniti. 

Un’Europa più grande e più presente nel mondo

È forse negli ultimi anni tuttavia, che la collaborazione tra Ottawa e quella che oggi è l’Unione europea ha conosciuto un’accelerata decisiva, dovuta a una serie di fattori determinanti. In primo luogo, un’Unione più ampia, che nel corso degli anni ha acquisito livelli sempre maggiori di stabilità e rilevanza economica, ha facilitato la conclusione di accordi bilaterali con diversi attori globali. Vale la pena ricordare l’UE-Sudafrica Trade, Development and Cooperation Agreement del 1999, l’UE–Messico Global Agreement, in vigore dal 2000, o l’accordo di libero scambio finalizzato con la Corea del Sud nel 2010: tutte occasioni in cui Bruxelles ha rafforzato la propria immagine di partner concreto ed affidabile con cui instaurare collaborazioni in tutto il mondo.

L’importanza del CETA

Proprio il Canada è parte di uno dei più importanti risultati bilaterali raggiunti dall’Unione europea, sia dal punto di vista commerciale che politico. Il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), è infatti l’accordo economico e commerciale globale che lega il Canada, l’UE e gli Stati membri. L’importanza di questo accordo va oltre la semplice riduzione dei dazi e si estende all’integrazione dei mercati europeo e canadese, attraverso regole comuni, accesso agli appalti, servizi, investimenti e cooperazione normativa.

L’accordo è entrato parzialmente in vigore nel 2017, ma ancora oggi non è possibile applicarlo nella sua interezza: il motivo risiede nella ripartizione delle prerogative tra Unione europea e Stati membri, dal momento che alcune disposizioni del trattato necessiterebbero la ratifica dei parlamenti nazionali. Ciononostante, l’applicazione negli ambiti di competenza dell’Unione ha già prodotto risultati estremamente rilevanti. Il CETA interviene su quasi tutti gli aspetti degli scambi tra il Canada e l’Unione europea e, in virtù della competenza esclusiva dell’Unione per quanto riguarda la politica commerciale comune, i suoi effetti  sono stati evidenti. 

Come riportato dal governo canadese, al momento della sua entrata in applicazione provvisoria, l’accordo ha portato dal 25% al 98% la quota delle linee tariffarie europee esenti da dazi per i prodotti canadesi, stabilendo allo stesso tempo precise regole di origine per determinare quali merci possano beneficiare del trattamento preferenziale e quali invece no.

Pur non facendo parte dell’unione doganale o del mercato unico europeo, attraverso il CETA il Canada ha beneficiato di una significativa semplificazione delle procedure doganali, aumentando la cooperazione tra le autorità di regolamentazione e favorendo il riconoscimento reciproco di alcune certificazioni. L’accordo ha inoltre aperto alle imprese canadesi gli appalti pubblici europei a diversi livelli di governo, ampliato le opportunità nel commercio dei servizi e facilitato la mobilità temporanea di alcune categorie professionali. A ciò si aggiungono disposizioni sulla tutela degli investimenti e della proprietà intellettuale, nonché impegni in materia di lavoro, ambiente e sviluppo sostenibile.

Non solo CETA

Il CETA ha rappresentato soltanto uno dei tasselli di una collaborazione che si è progressivamente estesa a nuovi settori. Allo Strategic Partnership Agreement del 2016 sono infatti seguiti il partenariato sulle materie prime critiche del 2021, la Green Alliance e la Digital Partnership del 2023 e l’ingresso canadese al programma Horizon Europe nel 2024. In seguito all’emergere di nuove tensioni nello scacchiere internazionale, il rapporto ha poi assunto una crescente dimensione strategica con il Security and Defence Partnership del 2025 e, soprattutto,  nel 2026, con la partecipazione del Canada alla Security Action for Europe (SAFE), lo strumento europeo destinato a sostenere gli investimenti e gli acquisti comuni nel settore della difesa.

La pandemia, le guerre in Ucraina e Medio Oriente ed il crescente ricorso ai dazi come strumento di coercizione economico-politica hanno mostrato i rischi derivanti dalla concentrazione della produzione e dalla dipendenza da un numero ristretto di fornitori. Per il Canada come per l’UE, dunque, una maggiore cooperazione sarebbe mirata principalmente a diversificare le proprie relazioni economiche e costruire filiere più sicure insieme a partner considerati politicamente affidabili (friendshoring).

Il legame assume un’importanza ancora maggiore alla luce delle complementarità esistenti nei settori strategici: il Canada dispone di vaste riserve di materie prime critiche, tra cui litio, nichel, cobalto, grafite, uranio e terre rare, indispensabili per le batterie, le tecnologie digitali e la transizione energetica; l’Europa, d’altro canto, può offrire capacità industriali, investimenti, ricerca e un grande mercato di sbocco. Una collaborazione più profonda potrebbe perciò rafforzare le filiere dell’energia, dell’automotive elettrico, dell’aerospazio e della difesa, ambiti nei quali la cooperazione è già stata avviata negli scorsi anni. 

La dimensione del settore dell’estrazione dell’uranio in Canada (fonte: theHub)

Un’America sempre più lontana

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025 ha perciò solamente accelerato un processo di allineamento strategico già in corso da diverso tempo. Il primo ministro canadese Mark Carney, succeduto a Justin Trudeau alla guida del Partito liberale e successivamente dell’esecutivo, ha fin da subito risposto con fermezza alle pretese geopolitiche ed economiche del presidente americano, in un botta e risposta sfociato in una vera e propria guerra commerciale tra i due vicini nordamericani in seguito al fallimento dei negoziati bilaterali dello scorso agosto.

Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti dazi aggiuntivi del 50% su oltre 550 categorie di prodotti canadesi per un valore di circa 27,6 miliardi di dollari canadesi, colpendo un’ampia gamma di settori, dall’agricoltura, alle bevande alcoliche, fino alla produzione di mobili e veicoli. La risposta di Carney non si è fatta attendere, quando in una conferenza stampa il 22 agosto ha chiamato i canadesi alla resilienza per poter fronteggiare con decisione l’ennesimo atto di pressione statunitense:

“I nuovi dazi statunitensi mirano a colpirci e a dividerci. Sono un errore di valutazione, perché i canadesi sapranno sempre sostenersi a vicenda. Sappiamo di essere più forti se uniti. Nell’ultimo anno e mezzo, i canadesi hanno affrontato questa situazione con determinazione, risolutezza e forza. Trascorriamo le vacanze nei nostri parchi nazionali. Acquistiamo prodotti canadesi. Sono piccoli gesti di solidarietà, ripetuti milioni di volte, ma che lanciano un messaggio chiaro: siamo noi i padroni del nostro destino”.

fonte: CBC

Contemporaneamente, Carney ha intensificato i colloqui con l’altro storico partner “tradito” dalla nuova linea americana. Come ricordato in precedenza, l’annuncio della presenza del primo ministro canadese al SOTEU lasciava presagire importanti novità in ambito di collaborazione strategica. Ma, nella pratica, in che cosa consisterebbe, qualora venisse finalizzato, il ruolo del Canada come “membro associato” dell’Unione?

Membro associato o accordo di associazione?

Bisogna partire dal presupposto che si tratterebbe di una dinamica che attualmente non ha precedenti nella storia dell’Unione, e che  non va confusa con gli accordi di associazione, una categoria già prevista dal diritto dell’Unione europea. Tali accordi permettono all’Unione di instaurare con un Paese terzo una relazione particolarmente stretta, più profonda di un normale accordo commerciale, ma che non attribuisce la qualità di Stato membro.

Un accordo di associazione può comprendere diversi ambiti, dal libero scambio, alla congiunzione di organismi amministrativi, o in alcuni casi – come quello dei Balcani occidentali – può essere finalizzato a preparare una futura adesione. L’Unione europea ha stretto accordi di associazione con diversi paesi, dall’Ucraina per la creazione di aree di libero scambio, alla Turchia membro dell’unione doganale, fino ad arrivare agli accordi con diversi Paesi mediterranei, come Marocco, Tunisia, Israele ed Egitto.

Due realtà sempre più vicine

Resta perciò da capire quale forma assumerà concretamente la nuova intesa proposta da Ursula von der Leyen e quale livello di integrazione Canada e Unione europea intendano realmente perseguire nei prossimi mesi. Non bisogna sottovalutare le possibili resistenze che potrebbero emergere lungo il percorso: la definizione di questo nuovo status potrebbe infatti incontrare non poche difficoltà, a cominciare dalla distribuzione delle competenze tra l’Unione e i suoi Stati membri, da una parte, e tra il governo federale canadese e le province, dall’altra.

Al di là della formula che verrà infine scelta, la proposta costituisce l’ennesima conferma di un rapporto sempre più stretto, oltre a rappresentare un potente segnale politico rivolto a Washington: il rapporto con gli Stati Uniti rimane certamente fondamentale, ma il Canada e l’Europa non hanno intenzione di lasciarsi cogliere impreparati dalla crisi della globalizzazione. E la traiettoria su cui l’amministrazione Trump sembra intenzionata a rimanere non farà altro che consolidare ulteriormente il legame tra le due sponde dell’Atlantico. 

Matteo Minafra



Fin dove può arrivare l’intesa tra Unione Europea e Canada? è un articolo di Matteo Minafra. Clicca qui per altri articoli dell’autore!










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