La qualità del cielo notturno può dirci molto della nostra società: da punti di riferimento per numerosi marinai – oltre che per i poeti – le stelle sono diventate sempre più invisibili ai nostri occhi, complici l’inquinamento atmosferico e quello luminoso. Con la progressiva scomparsa delle stelle stiamo perdendo anche noi la capacità di alzare lo sguardo verso il cielo e sognare?
La società in cui viviamo, frenetica e competitiva, ci spinge a guardare sempre avanti, a essere impazienti, a non fermarci mai la sera, per alzare lo sguardo e guardare il cielo. È sempre lo stesso, da tempo immemore, ma non racconta ogni volta qualcosa di nuovo? Non ci aiuta a comprendere la mediocrità dei nostri problemi umani, che pure a volte sembrano sopraffarci?
A volte, quindi, mi fermo e alzo gli occhi al cielo, ma dopo pochi istanti sono costretto a tornare a casa, deluso. Ogni volta che provo ad osservare le stelle, loro si nascondono.
Anche nelle notti di cielo più terso sono poche le stelle coraggiose che riescono a liberarsi, fuggire e riflettersi nei miei occhi. Ma cosa le tiene imprigionate, nascoste, dimenticate? In qualche modo, siamo proprio noi.
Una notte senza stelle
Smog e inquinamento luminoso rendono sempre più difficili le attività di osservazione del cielo di astrofotografi, appassionati o semplicemente di chi ha il coraggio di uscire da Flatlandia, il mondo bidimensionale immaginato da Abbott, che forse, solo immaginario non è.
Per chi, come me, vive nei pressi di una grande città, le stelle si vedono solo al planetario. Sono un lusso che non si può comprare nemmeno con il denaro, in quanto vi assicuro che anche da un attico in City Life, si vedono solo le luci dei grattacieli.
Per gli antichi le stelle erano orientamento, introspezione e mistero. Gli astri erano temuti e venerati, erano le rappresentazioni dei miti oppure mostravano il volere divino. Erano così importanti che Dante chiuse Inferno, Purgatorio e Paradiso proprio con la parola “stelle”.
Esse erano parte dell’umanità, ma oggi, con il progresso di cui tanto andiamo fieri, sono scomparse.
La società in cui viviamo ci condanna a una notte luminosa. E tutta quella introspezione, quella curiosità, tutti quei tratti squisitamente umani, dove sono finiti? La scomparsa delle stelle può indicare la progressiva scomparsa di umanità nei ritmi e nelle richieste sempre maggiori del sistema in cui siamo immersi? Forse queste domande non hanno una risposta, però trovo che sia importante porsele, qualche volta.
L’inquinamento luminoso
Analizzando le cause della scomparsa delle stelle, possiamo individuare due attori: l’inquinamento luminoso e quello atmosferico.

Il primo è causato da eccessiva dispersione nell’illuminazione di città, case e insegne pubblicitarie, il tutto aiutato dalla diffusione delle luci a LED, che permettono maggiore illuminazione a fronte di minori spese e vengono quindi impiegate al punto che i consumi, che avrebbero dovuto diminuire, spesso rimangono invariati.
Inoltre, la regolamentazione sul tema dell’inquinamento luminoso non è uniforme in Italia. Il compito di legiferare in materia è infatti affidato alle singole regioni, che, negli anni, hanno proposto, con leggi più o meno ambiziose, delle soluzioni al problema.
Ad esempio, la legge 31/2015 della Lombardia e la legge 17 del 7 agosto 2009 del Veneto si concentrano sull’adeguamento delle infrastrutture sulla base dei nuovi criteri stabiliti, che riguardano principalmente l’efficienza energetica e la schermatura delle fonti luminose, in modo tale che l’ambiente esterno, non interessato dalla necessità di illuminazione, non subisca l’effetto dell’inquinamento luminoso. La normativa veneta riconosce anche in modo più esplicito l’importanza della salvaguardia del cielo stellato.
I risultati si possono osservare alzando lo sguardo o studiando gli effetti della perdita di alternanza notte-giorno nei cicli vitali degli animali.
L’inquinamento atmosferico
Se analizziamo invece il secondo attore, l’inquinamento atmosferico, scopriamo che è composto da particelle visibili e non e sostanze gassose, di origine naturale o più spesso antropica, derivanti da cicli di produzione industriale, combustioni e impianti di riscaldamento.
La presenza di questi inquinanti non ha effetti negativi solo sulla qualità del nostro cielo, ma anche sulla salute umana, in quanto è riconosciuto a livello internazionale che siano importanti cause di tumori e malattie respiratorie.
La legislazione in merito all’inquinamento atmosferico è più forte, spinta dalle direttive europee sulla qualità dell’aria. Gli effetti benefici dell’applicazione di questi provvedimenti si possono già misurare, anche se non ancora in cielo.
Negli ultimi anni, infatti, i livelli di inquinanti atmosferici in Europa e in Italia sono migliorati. I trend suggeriscono che continueranno a farlo nei prossimi anni, nonostante non si sappia ancora se in modo sufficiente per rispettare gli obiettivi europei per il 2030 e il 2050.

Nei provvedimenti che ho analizzato, la pulizia del cielo è sempre una componente marginale: compare – anche espilcitamente – nelle leggi sopra citate, ma in merito all’inquinamento luminoso, le leggi regionali fanno riferimento alle direttive nazionali per una maggiore efficienza energetica e al minor spreco energetico.
Riguardo all’inquinamento atmosferico, invece, il peggioramento della qualità del cielo notturno è elencato tra gli altri numerosi effetti della presenza di inquinanti.
Proteggiamo il cielo… solo a parole
Dobbiamo quindi impegnarci tutti a sforzarci per ridurre gli sprechi energetici nelle città, migliorare la qualità dell’aria e di conseguenza la salute dei cittadini. Tuttavia, nonostante a livello legislativo la scomparsa delle stelle sia nominata, l’impegno a contrastarla fatica a tramutarsi in azioni concrete.
Eppure, tra il 19 e il 20 aprile 2007, durante una conferenza internazionale in difesa della qualità del cielo notturno, a cui parteciparono anche UNESCO, UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) e IAU (Unione Astronomica Internazionale) fu pubblicata la cosiddetta “Dichiarazione di La Palma”, in onore dell’isola ospitante.
Tale dichiarazione riconosce che la possibilità di contemplare un cielo non inquinato sia un diritto inalienabile, equivalente agli altri diritti socio-culturali e ambientali.
Questo riconoscimento, come spesso accade, non si è tramutato nell’impegno politico che ci si potrebbe aspettare da una così ardita dichiarazione.
A volte, quindi, per svelare le contraddizioni della società in cui viviamo non serve necessariamente svelare complotti o sollevare scandali, ma basta semplicemente guardare all’insù.
Francesco Minà
