CronacaPolitica

Addio a Emma Bonino – Una vita a combattere per la libertà

Emma Bonino

È stata una delle politiche italiane più emblematiche della scena italiana repubblicana. Storica leader del Partito Radicale e fondatrice di Più Europa, la ricordiamo per la sua militanza a favore dei diritti civili e per la sua vita condotta in nome della libertà.


È morta a 78 anni Emma Bonino, una delle figure politiche più rivoluzionarie della storia italiana repubblicana. Attivista radicale, parlamentare, ministra, ha dedicato la sua intera esistenza alle battaglie per i diritti civili, molti dei quali se oggi possiamo considerare delle libertà è anche grazie a lei.

Lunedì sera era stata ricoverata d’urgenza a Roma, dopo un passato segnato da problemi di salute. Nel 2015 infatti aveva reso pubblica la diagnosi di un tumore ai polmoni, da cui aveva detto di essere guarita nel 2023. A dare notizia del suo decesso è stato il suo partito, Più Europa, che l’ha ricordata come “Sempre radicalmente libera”.

Emma Bonino ricordata dal suo partito Più Europa

Il suo impegno politico iniziò nei primi anni Settanta con le sue campagne da attivista, che portò avanti anche nei decenni successivi in Italia e all’estero. Gli anni Novanta videro il suo ingresso nelle istituzioni italiane ed europee – da ministra e da commissaria europea – guadagnandosi il rispetto tanto dei suoi alleati quanto dei suoi avversari politici.

Definirla una politica sarebbe riduttivo: la sua presenza e la sua voce hanno cambiato radicalmente la scena repubblicana italiana, rompendo silenzi e combattendo lotte che hanno seminato il terreno per permettere alle libertà di oggi di fiorire.

Le battaglie radicali

Nata a Bra (Cuneo) nel 1948, iniziò a fare politica già a partire dagli anni universitari, avvicinandosi ai movimenti femministi nella lotta per il riconoscimento del diritto all’aborto. Nel 1973 partecipò infatti alla fondazione del CISA (Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’Aborto) a Milano, che l’anno dopo aprì un ambulatorio a Firenze dove si praticavano le interruzioni di gravidanza con il metodo dell’aspirazione.

Rendendo la pratica dell’aborto accessibile e sicura, e attraverso le autodenunce per procurato aborto, l’obiettivo era quello di andare contro le leggi che migliaia di donne in Italia erano costrette a violare clandestinamente, rischiando di subire danni irreversibili nei migliori dei casi, di morire nei peggiori.

Bonino fu arrestata e processata per questa sua azione, ma è anche grazie al suo coraggio se tre anni dopo, precisamente il 22 maggio 1978, il Parlamento italiano approvò la Legge 194, concedendo – ad alcune precise condizioni – l’interruzione volontaria di gravidanza. È stata la vittoria di una battaglia lunga e faticosa portata avanti dai movimenti femministi per dare alle donne la libertà che spetta loro sul proprio corpo.

Manifestazione femminista per la liberazione di Emma Bonino. Roma, 25 giugno 1975 (il Post)

Il suo impegno politico non si può scindere dall’attività del Partito Radicale, a cui si iscrisse nel 1975, quando alla guida c’era Marco Pannella. Insieme i due fondarono decine di associazioni e movimenti con cui fecero moltissime battaglie politiche per i diritti civili.

L’altra lotta femminista per cui è ricordata è quella che ha difeso la legge sul divorzio, che era entrata gravemente in pericolo. Emma Bonino e i Radicali hanno lottato per mesi in ogni piazza d’Italia, fino al 13 maggio 1974, quando il 59,26% degli Italiani disse “NO” all’abrogazione.

Eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati italiana nel 1976, da allora ha sempre fatto parte del Parlamento italiano o di quello europeo, tranne quando è stata Commissaria europea per gli aiuti umanitari.

Emma Bonino alla Camera dei Deputati (Archivio Luce)

Il contributo internazionale

Da Commissaria europea, tra il 1995 e il 1999, Emma Bonino non si è chiusa negli uffici, ma è stata in prima linea nei campi profughi di tutto il mondo. Le sue missioni nei luoghi colpiti dalle guerre e dalle persecuzioni contribuirono a richiamare l’attenzione internazionale su quelle emergenze, che, oltre agli aiuti umanitari, necessitavano di un deciso intervento politico.

Nel 1993 ha fondato l’organizzazione No Peace Without Justice (NPWJ), contribuendo alla costruzione della giustizia penale internazionale. Nella ferma convinzione che genocidi, crimini di guerra e crimini contro l’umanità non possano essere sottratti al giudizio del diritto, l’intervento di Bonino è stato cruciale per l’adozione dello Statuto di Roma (1998), l’atto di nascita della Corte Penale Internazionale.

Nel 2013, con il governo Letta, arrivò alla Farnesina, dove porterà una visione radicalmente internazionale e una cura particolare per i diritti umani. È in questi anni che intraprende la campagna Stop FGM (mutilazioni genitali femminili), portando questo tema dal silenzio dei villaggi ai tavoli di ONU e Unione Africana.

La sua carriera, nazionale e internazionale, fu talmente brillante in questo periodo che nel 2013 il suo nome era uno di quelli che si citavano più frequentemente come possibile nuova presidente della Repubblica. Ruolo per il quale lei stessa, non in questa occasione, ma alla fine degli anni Novanta, si era candidata pubblicamente con la celebre campagna elettorale che la vedeva definita nei manifesti come “l’uomo giusto”.

Campagna elettorale di Emma Bonino per la presidenza della Repubblica del 1999 (Editoriale Domani)

La sua iniziativa politica più recente è la fondazione del partito Più Europa, nato come lista elettorale nel 2017 di orientamento europeista, liberale e federalista, in vista delle elezioni politiche del 2018. Dopo l’esperienza elettorale, Più Europa si è trasformato in un vero e proprio partito politico, mantenendo come punti centrali la difesa dell’integrazione europea, dei diritti civili, dello Stato di diritto e delle libertà individuali.

Cosa intendiamo per radicalità?

Sembra doveroso fare una precisazione sulla tanto decantata radicalità di Emma Bonino. Perché se è giusto ricordare la sua militanza radicale per la conquista dei diritti civili, è giusto ricordare anche le scelte politiche che sono andate contro i diritti sociali e collettivi.

Va menzionato come spesso e volentieri i diritti delle donne siano stati strumentalizzati per sostenere interventi militari, ingerenze occidentali ed ‘esportazioni di democrazia’ in Kosovo, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Ucraina. Come abbia contribuito alla devastazione dell’ambiente, dei territori e delle comunità favorendo la costruzione della TAV (Treno Alta Velocità) e della TAP (Trans Adriatic Pipeline).

Non si può omettere il suo sostegno a favore dell’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e della messa in discussione del ruolo dei sindacati, attaccando i diritti di lavoratrici e lavoratori vittime di una precarietà mascherata da flessibilità. O le politiche di austerity, di privatizzazione, di contrazione della spesa publica e di aumento delle spese militari.

Infine, si fa fatica a definire veramente radicale chi si è schierata al fianco di Israele davanti al genocidio portato avanti in Palestina. Perché la radicalità implica andare davvero alla radice delle questioni e schierarsi sì per i diritti civili, ma anche per i diritti sociali.

Ricordiamo quindi la figura di Emma Bonino in tutte le sue sfumature, nelle sue gesta eroiche e nelle sue cadute di stile. La ringraziamo per le preziose conquiste che abbiamo ottenuto grazie alla sua militanza politica e per il fondamentale insegnamento che si può trarre dalla sua esistenza condotta in nome della libertà.

Oggi, se un matrimonio finisce, puoi andartene. Se vuoi abortire, puoi accedere a una procedura sicura e legale (almeno in teoria). Se sei una donna nell’Italia di oggi il tuo corpo appartiene a te. Se nascevi donna nell’Italia degli anni ’70 il tuo corpo apparteneva alla tua famiglia, allo Stato, al codice penale, a Dio.

Queste libertà acquisite con la strenua lotta di donne come Emma Bonino ci devono ricordare che i diritti non cadono dall’alto, ma si conquistano con le azioni. Se oggi possiamo essere libere ed eretiche, è anche grazie a lei.

Emma Bonino a una manifestazione radicale negli anni Novanta (il Post)

Arianna Calvitto

(In copertina foto di Emma Bonino nel 2022 pubblicata da il Post)


Addio a Emma Bonino – Una vita a combattere per la libertà è un articolo di Arianna Calvitto. Clicca qui per leggere altri articoli dell’autrice!

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