Uscito il 16 luglio nelle sale cinematografiche, l’“Odissea” di Nolan è l’argomento del momento. Nonostante i numeri esorbitanti di incassi raggiunti in pochi giorni, il film si pone al centro di un dibattito che divide il pubblico tra lodi e polemiche.
È finalmente uscito il film più atteso dell’anno: dal 16 luglio l’Odissea di Christopher Nolan sta portando al cinema migliaia di persone in tutto il mondo. Nonostante gli incassi esorbitanti che sta registrando già pochi giorni dopo la sua uscita, molte questioni legate al film hanno diviso l’opinione del pubblico.
A partire dalla scelta del cast – che vanta attori quali Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson e Anne Hathaway – sono insorte alcune polemiche. La più rumorosa riguarda la scelta di un’attrice nera, Lupita Nyong’o, per interpretare Elena di Troia, la cui bellezza avrebbe scatenato l’inizio della guerra tra Achei e Troiani.
Altre obiezioni sono state sollevate per la scelta di un attore trans, Elliot Page, per il personaggio di Sinone, che sarà cruciale nella rilettura che Nolan fa dell’Odissea. Nascondendosi dietro la giustificazione della fedeltà alle caratteristiche fisiche di questi personaggi, queste critiche rivelano solo tanto razzismo e transfobia.
Tanto che il film è stato etichettato come ‘woke’ per la sua inclusività, che però non si ritrova nella scelta di girare il film interamente in IMAX. Questa frase sarebbe suonata surreale solo fino a pochi mesi fa, perché questa tecnica di ripresa comporta una serie di complicazioni, prima fra tutte il rumore continuo prodotto dalle cineprese, che non consentiva di registrare i dialoghi interamente sul set.
Per ovviare a questo ostacolo, Nolan si è rivolto agli ingegneri dell’azienda, che hanno progettato un involucro insonorizzato di 130 chili chiamato blimp, capace di racchiudere completamente la cinepresa e attutirne il rumore. Così è stato possibile girare il film interamente in IMAX su pellicola da 65 mm, l’unico modo, a detta del regista, per raggiungere la massima qualità visiva degna dell’opera che si stava mettendo in scena.

Peccato che a poter effettivamente vedere l’Odissea nel modo in cui Nolan l’ha concepita saranno in pochissimi. Infatti, al mondo esistono solo 41 sale IMAX 70 mm, di cui 5 in Europa e nessuna in Italia. Quella che doveva essere un’esperienza visiva senza precedenti altro non è che un’esperienza elitaria inaccessibile per la maggioranza. Da qui nasce il trend sui social As Nolan intended, in cui le persone guardano l’Odissea sui dispositivi più disparati per prendersi gioco delle manie di grandezza del regista.
L’Odissea che (non) ci ricordiamo
Guardando l’Odissea di Nolan ci si accorge subito di star assistendo a un’opera diversa dal poema omerico in cui tutti, prima o poi, ci siamo imbattuti. Non perché manchino i personaggi o gli eventi principali, che per buona parte sono stati mantenuti da Nolan, ma per il modo in cui sceglie di rappresentarli.
Ritroviamo quindi Ulisse in viaggio di ritorno dopo la fine della guerra di Troia verso la propria casa, Itaca. Qui lo aspetta devotamente sua moglie Penelope, che tesse e disfa la sua tela per rimandare la scelta di un nuovo re di Itaca tra i pretendenti che le hanno invaso il palazzo, i Proci. Abbiamo anche Telemaco, il figlio di Ulisse e Penelope, che deciderà di partire per avere notizie del padre che non ha mai conosciuto.
Nolan riporta la maggior parte degli episodi salienti ben impressi nel nostro immaginario collettivo: lo stratagemma del cavallo di legno per entrare nelle mura di Troia, il ciclope Polifemo, la maga Circe, il canto letale delle sirene, i mostri del mare Scilla e Cariddi, la ninfa Calipso, il fidato cane Argo. Come era facile aspettarsi, molti di questi hanno subito delle modifiche nell’adattamento cinematografico, di cui alcune hanno funzionato meno di altre.
Primo fra tutti l’incontro con il Ciclope, uno degli episodi del poema in cui l’astuzia di Ulisse emergeva più chiaramente. Il Ciclope di Nolan – un enorme pupazzo meccanico animato direttamente sul set – diventa una bestia senza intelletto, che inizialmente neanche parla.

Inoltre, mancano gli altri ciclopi, espediente narrativo necessario alla memorabile scena in cui Polifemo, nel chiedere loro aiuto, domanda a Ulisse quale fosse il suo nome e riceve come risposta “Nessuno”. La mancanza di questa scena nel film viene sostituita da una freccia scagliata da Ulisse prima di fuggire, che giustifica in maniera non altrettanto convincente la persecuzione di Poseidone per mare.
Altro personaggio toccato da Nolan con scarsi risultati è quello di Circe, che perde un po’ del suo fascino da femme fatale con cui siamo sempre stati abituati a immaginarla. È invece rappresentata come una donna stanca, rassegnata e guidata dalla vendetta verso gli uomini; tutti attributi leciti, se venisse effettivamente messo in scena un comportamento violento nei suoi confronti.
La scena della trasformazione degli uomini in porci è innovativa e alquanto disturbante, poiché ci viene mostrata la maga che modella con le proprie mani i loro volti trasfigurandoli. Tuttavia, questa trasformazione avviene apparentemente senza motivo, facendo perdere credibilità a una figura femminile che poteva essere scritta decisamente meglio.

Ulisse astuto e/o colpevole
Tra le scene che invece hanno avuto una riuscita più felice, merita sicuramente menzione quella del cavallo di legno, a cui è attribuito un peso non indifferente nell’adattamento di Nolan. Optando per un design più realistico rispetto al solito cavallo stilizzato posto su rotelle che siamo stati abituati a vedere, il regista inquadra i soldati ammassati al suo interno, restituendo allo spettatore un’esperienza alquanto immersiva e claustrofobica.

Altra scena ben riuscita nel film è quella delle sirene, episodio già estremamente codificato a cui Nolan non dedica troppo tempo, inquadrando le figure mitologiche di sfuggita e senza farci ascoltare il loro canto. Coinvolgendoci ancora una volta nell’esperienza dei soldati che si tappano le orecchie con la cera, le uniche informazioni su questo canto letale ci vengono date da Ulisse, che lo descrive come esattamente ciò che vorresti che fosse e poi come tutto quello che non vorresti aver mai desiderato.
Ma veniamo ora agli elementi che hanno fatto sentire maggiormente la loro mancanza. Senza dubbio si fa notare l’assenza dei Feaci e di Nausicaa, che nel poema accolgono Ulisse naufragato presso la loro isola. È da qui che inizia il racconto delle gesta eroiche di Ulisse in guerra, ed è da qui che partirà verso Itaca.
Un’assenza enorme all’interno del film sono state le divinità: l’unica dea a cui Nolan dà un volto riconoscibile è Atena, la dea della sapienza e della strategia militare, che assiste Ulisse nelle sue vicende. Ma anche la sua presenza non è così preponderante nel film, in cui appare per circa cinque minuti in totale. Più che la sapiente dea greca guidata dalla razionalità, l’Atena di Nolan sembra quasi la coscienza di Ulisse, anch’esso diverso dall’astuto eroe omerico.

Infatti, l’Ulisse omerico che conosciamo noi è un uomo intelligente e senza scrupoli, dotato di mêtis, l’astuzia che lo contraddistingue. Nolan prova a riportare alcuni tratti di questa qualità, introducendo però un altro attributo totalmente sconosciuto all’eroe omerico: il senso di colpa.
Ne esce fuori un personaggio fortemente contraddittorio, a volte pio e devoto alle divinità, altre noncurante della loro vendetta; re, marito e padre che ha nostalgia di casa, ma che nel contempo si lascia trascinare dalle avventure; condottiero geniale che mette fine alla guerra, ma anche uomo che si pente di aver causato tanta morte e distruzione.
Nolan vuole costruire un personaggio libero dalla volontà degli dèi che si assuma le responsabilità delle proprie azioni, ma poi è la stessa Atena a dire a Ulisse di “avere fede” dopo che i suoi compagni hanno mangiato i buoi sacri ad Apollo. Risulta perciò difficile inquadrare chiaramente questo Ulisse, la cui astuzia stride con la moralità di un uomo pentito di aver messo la propria intelligenza al servizio della guerra.
Un guerriero antimilitarista
Tutte queste contraddizioni si spiegano con la lettura fortemente moralista e antimilitarista che Nolan propone dell’Odissea, in cui il cavallo di Troia di Ulisse è paragonabile alla bomba atomica di Oppenheimer. Tanto che alla fine del film Ulisse afferma che bruciare Troia equivale a bruciare il mondo intero, facendo di questa città, espugnata per merito – o per colpa – suo, il simbolo di tutte le guerre.
Per dare questa nuova lettura all’Odissea, Nolan si serve del personaggio di Sinone, che viene non dal poema omerico, ma da quello virgiliano, l’Eneide. Qui Sinone è l’ingannatore che convince i Troiani ad accogliere il cavallo all’interno delle proprie mura come omaggio ad Atena. Nel film di Nolan, invece, è un personaggio totalmente innocente, che non sa nulla dell’inganno del cavallo e che morirà sacrificato alla causa da Ulisse.
Inoltre, all’inizio del film Sinone prende il posto che nella guerra spettava al vile Antinoo, che invece rimane a casa con la scusa di prendersi cura della sua famiglia. Per questo è significativo che, quando Ulisse torna a Itaca, scelga proprio il nome di Sinone per celare la sua identità. Un attimo prima di ucciderlo, farà ingoiare ad Antinoo l’asticella della chiamata alle armi che sarebbe spettata a lui.
Non a caso nella scena della discesa nell’Ade, al posto di Achille, Ulisse incontra proprio Sinone, che rappresenta dunque tutti i giovani morti in nome dell’onore militare. Da qui nasce l’esigenza di Ulisse di rendere giustizia ai compagni di guerra lasciati insepolti, che lo porterà a partire in esilio con Penelope per perseguire questa missione.

Questo finale nuovo e contemporaneo avrebbe potuto funzionare se non fosse in netta contraddizione con le parole di Atena che inducevano Ulisse ad avere fede e ad abbandonarsi al destino. Questo Ulisse consapevole delle proprie colpe e pentito sceglie invece di andare contro la volontà degli dèi per dare una degna sepoltura ai propri compagni, segno della forte responsabilità individuale che gravava sulle sue spalle.
Lo stesso Ulisse pentito delle morti che ha causato, inoltre, non si fa scrupoli a scatenare una carneficina quando torna a Itaca e uccide la maggior parte dei Proci. Ecco che l’Ulisse contemporaneo che voleva costruire Nolan crolla sotto il peso delle continue contraddizioni che percorrono l’intero film.
Per quanto sia nobile l’intenzione del regista di dare un’interpretazione attuale e necessaria al periodo storico in cui viviamo, il problema sta proprio nell’attribuzione di tale lettura a un personaggio come Ulisse. Ne consegue un film che, pur avendo tanto potenziale artistico, si fa fatica a chiamare Odissea senza sminuire l’opera a cui fa riferimento.
Arianna Calvitto
(In copertina fotogramma del film pubblicato da Cinefilia Ritrovata)
L’“Odissea” di Nolan – Il nóstos delle contraddizioni è un articolo di Arianna Calvitto. Clicca qui per leggere altri articoli dell’autrice!
