Dopo la pubblicazione del suo “Manifesto dei Tempi Nuovi”, il documento con cui ha provato a ridisegnare le priorità della Lega, abbiamo intervistato l’onorevole Armando Siri, responsabile della scuola di formazione politica del partito e coordinatore nazionale dei suoi Dipartimenti. Nella prima parte dell’intervista con Alessandro Donati si è parlato di intelligenza artificiale, economia reale, disagio giovanile e degli equilibri nel centrodestra. La seconda parte, dedicata a immigrazione e politica estera, uscirà nei prossimi giorni.
Alessandro Donati: Lei è l’autore del Manifesto dei Tempi Nuovi. Ce lo può riassumere brevemente? Qual è il tema che gli sta più a cuore dei suoi 16 punti?
Armando Siri: Il manifesto è la nostra proposta su come gli esseri umani oggi dovrebbero tenere a mente il presente per poter costruire il proprio futuro. È fondamentale mettere al centro l’uomo perché in questo momento è in corso una mutazione genetica dell’esperienza umana. L’intelligenza artificiale, la robotica, la genetica saranno i tre nuovi pilastri di un futuro che purtroppo vedrà l’uomo ai margini […].
A.D.: A proposito di questo, per lei l’intelligenza artificiale è più un problema sociale o economico-lavorativo? Ad esempio, la Lega sarebbe d’accordo a introdurre delle leggi che tutelino la sostituzione dei lavoratori da parte di modelli di Intelligenza Artificiale?
A.S.: Penso che arriveremo proprio a quel punto. Ma, prima o poi, dovremo difenderci anche dalle macchine. Ti chiedi perché lavorare se può farlo una macchina, ma senza aspirazioni la vita non ha senso […].
A. D.: Nel manifesto si parla anche di ridare importanza all’economia reale, in contrapposizione invece ad una finanza sempre più speculativa. Cosa si può fare concretamente per mettere il lavoratore e le aziende italiane al centro?

A.S.:. Uno stato è un popolo stanziato su un territorio che si dà una giurisdizione e una moneta. Se la moneta non è più dello stato ma è di soggetti privati non c’è più l’essenza stessa della comunità. Quindi per fare economia reale occorre che il denaro sia strettamente collegato all’esigenza del patto sociale.
Le banche dovrebbero spingere nella direzione della crescita e del benessere economico […]. Critico chi non persegue il bene supremo di una comunità. Per questo serve a volte il sacrificio. Attraverso il sacrificio noi troviamo il senso dell’esistenza.
A. D.: Nel suo libro “Il vocabolario dei tempi nuovi” dà delle definizioni nuove a parole del vocabolario italiano. Posso chiederle quale definizione darebbe della parola comunità in una società sempre più atomizzata come la nostra?
A. S.: La società è atomizzata, ma in senso sbagliato. L’atomo è composto da neutroni, protoni ed elettroni. L’individualismo estremo è innaturale. A causa delle generazioni precedenti, vi è stato sottratto il romanticismo della vita. Tutto è stato sostituito da cinismo e arroganza. Questo si riflette anche nello studio: i giovani pensano che dopo la laurea abbiano diritto a tutto, ma non è così.

A. D.: Il disagio giovanile è un tema che lei ha affrontato più volte. A cosa riconduce le cause profonde di questo disagio e quali soluzioni pensa possano essere utili?
A. S.: Non esistono le malattie mentali, ma la mancanza d’amore.
L’indebolimento della famiglia priva i bambini dell’affetto e dell’attenzione di cui hanno bisogno, e né i beni materiali né le attività possono sostituire la presenza dei genitori.
A.D.: Lei ha affermato che le malattie mentali non esistono, intendeva che non esistono in senso metaforico?
A. S.: […] Certamente esiste un sintomo, ma bisogna domandarsi quale sia la causa. A mio avviso, una delle cause principali è la mancanza di tempo. Se non ho tempo per accogliere le fragilità di mio figlio come posso pensare che tutto si risolva semplicemente con un farmaco? […].
A.D.: Passiamo alla politica nazionale. In questi giorni alcuni sondaggi indicano che Futuro Nazionale, il partito guidato dal generale Roberto Vannacci, avrebbe superato la Lega. Che giudizio dà del suo modo di fare politica e del linguaggio che adotta?
A. S.: Nell’intervista pubblicata in questi giorni da Il Foglio si definisce un traditore, affermando di aver spaccato la destra e di essere venuto meno alla parola data. Se è lui a dirlo, credo che ci sia poco da aggiungere.
Vorrei però porre una domanda a chi vede in lui una possibile risposta alle proprie delusioni politiche. Se noi, arrivando al 36% dei consensi e governando il Paese, non siamo riusciti a realizzare completamente alcuni obiettivi, come si può pensare che possa riuscirci un movimento che raccoglie il 5%? […].

A. D.: Come giudica l’estetica politica di Vannacci e di Futuro Nazionale, che secondo alcuni richiama il fascismo, ad esempio attraverso il saluto ai “camerati” durante un congresso a Roma? È qualcosa che la preoccupa nell’ottica della vita democratica del Paese oppure lo considera legittimo?
A. S.: Più che preoccuparmi, lo trovo grottesco […]. Continuo a chiedermi quale sia il senso di richiamare simboli e categorie del passato che non appartengono più alla realtà contemporanea. Siamo nel 2026. Le vere contrapposizioni della nostra epoca sono altre, come il nostro rapporto con l’Intelligenza Artificiale […].
A. D.: Perché allora una parte della destra fa così fatica a definirsi semplicemente antifascista?
A. S.: Io non credo che ci sia questa difficoltà. Giorgia Meloni, ad esempio, lo ha detto chiaramente.
[…] Che cosa significa oggi dichiararsi antifascisti? Significa forse dire che non vado in giro a usare la violenza, a perseguitare gli ebrei? Ma nessuno, nella destra democratica, fa nulla di tutto questo. Per questo mi domando perché si senta continuamente l’esigenza di chiedere una dichiarazione di antifascismo, mentre nessuno chiede con la stessa insistenza una dichiarazione di anticomunismo.
A. D.: Perché l’Italia ha vissuto vent’anni di dittatura fascista.
A. S.: È vero. Ma ha vissuto anche decenni nei quali il Partito Comunista Italiano è stato il più grande partito comunista dell’Occidente. Pur non essendo mai andato al governo, ha inciso profondamente sulla vita politica del Paese […].
A. D.: Ricordo quando la Lega aprì una sede in via delle Botteghe Oscure, sede storica del PCI. In quell’occasione Matteo Salvini disse che alcuni aspetti della tradizione del Partito Comunista Italiano, soprattutto quelli legati al lavoro e alla dignità dei lavoratori, erano valori che la Lega riconosceva. Essere anticomunisti, quindi, non significa respingere tutto ciò che appartiene a quella storia?
A. S.: Certamente no. E lo stesso vale per il fascismo. Le bonifiche dell’Agro Pontino, per esempio, sono state opere importanti. Quando si parla di antifascismo o di anticomunismo, ci si riferisce alle degenerazioni di quei modelli, non necessariamente a ogni loro aspetto.
A. D.: In Italia, quindi, considera fascismo e comunismo due mali equivalenti?
A. S.: No, non sono stati due mali equivalenti nella storia italiana. Il Partito Comunista Italiano si è inserito nella dialettica democratica del Paese e questo è un dato evidente. Tuttavia, entrambe le esperienze hanno conosciuto degenerazioni storiche […].

A. D.: Guardando alle elezioni del 2027, quale coalizione preferirebbe vedere? Una Lega collocata più al centro, ad esempio insieme a Fratelli d’Italia, Forza Italia e Azione di Carlo Calenda, oppure una coalizione più orientata verso quella che è stata definita la “destra autentica”, con Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale?
A. S.: I numeri, almeno oggi, non sembrano favorire la seconda ipotesi. Una coalizione composta da Lega, Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale, allo stato attuale, difficilmente vincerebbe. La vera differenza non deve essere nella composizione della coalizione, ma nella capacità di realizzare ciò che si promette agli elettori.
Il punto centrale è recuperare la sovranità. Se i cittadini eleggono un Parlamento affinché legiferi secondo il mandato ricevuto, perché, ogni volta che si prova ad attuare un programma, emerge sempre un soggetto esterno che impedisce di farlo?
A. D.: Si riferisce all’Unione Europea?
A. S.: Può essere l’Unione Europea, ma anche il Fondo Monetario Internazionale, i mercati finanziari, la Banca Centrale o qualsiasi altro soggetto esterno che finisca per limitare la sovranità delle istituzioni democraticamente elette […].
A. D.: A proposito di promesse elettorali, ritiene che Matteo Salvini abbia commesso degli errori? Il calo di consensi della Lega può essere ricondotto anche alle sue scelte?
A. S.: Il principale errore è stato entrare nel governo Draghi. Non considero però questo un errore personale di Salvini, bensì una responsabilità dell’intera classe dirigente della Lega, che in quel momento prese quella decisione[…].
Chi la sostenne riteneva che fosse un momento eccezionale e che, di fronte all’emergenza, fosse necessario partecipare a un governo di unità nazionale. La mia opinione era diversa. Ritenevo incoerente entrare in un governo guidato da una figura che rappresentava molte delle posizioni contro cui la Lega aveva costruito la propria identità politica. A mio avviso fu una scelta sbagliata.

A. D.: In un’intervista a La Stampa lei ha detto che Matteo Salvini ebbe un’intuizione corretta già nel 2014, quando sosteneva che la vera autonomia non fosse più da Roma, ma da Bruxelles. In quest’ottica, l’Unione Europea è un’alleata o un’autorità dalla quale difendersi? Come viene vissuta all’interno della Lega?
A. S.: Spesso si tende a confondere l’Unione Europea con il Mercato Unico Europeo, ma sono due cose diverse. Noi non siamo contrari al mercato comune. Il problema nasce quando all’integrazione economica si sovrappone una centralizzazione politica che pretende di uniformare realtà profondamente diverse tra loro.
Ogni Paese ha una propria storia, una propria economia, esigenze differenti. Per questo ritengo difficile comprendere perché una stessa normativa debba essere applicata indistintamente a contesti così diversi.
A. D.: Immagino allora che anche il progetto di riarmo europeo e l’idea di un esercito comune siano molto lontani dalla sua visione.
A. S.: Credo che oggi le priorità siano altre. Prima di discutere di un esercito europeo dovremmo concentrarci sulla difesa dei confini meridionali dell’Europa. Ogni giorno migliaia di persone cercano di raggiungere il continente attraversando il Mediterraneo e l’Italia rappresenta il primo approdo. Dietro questi flussi operano organizzazioni criminali internazionali che sfruttano esseri umani, provocando la morte di donne, uomini e bambini.
Alessandro Donati
(Immagine di copertina di Giovani Reporter)
“Tempi nuovi” per la Lega? – Intervista ad Armando Siri è un’intervista a cura di Alessandro Donati. Clicca qui per altri articoli dell’autore!
