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Come siamo finalmente arrivati al voto per i Fuorisede – Con Yari Russo


Lo scorso 15 luglio, prima della votazione finale sulla proposta per la nuova legge elettorale, la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità l’emendamento che, dopo anni di sperimentazioni e di polemiche, introduce la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto anche per chi si trova impossibilitato a tornare al proprio comune di residenza. Dietro questa norma a lungo richiesta, per cui le forze politiche da destra a sinistra tentano di attribuirsi il merito, c’è stato il lungo lavoro di una rete di cittadini che, su questo e molti altri temi, prova a dimostrare che non serve essere politici per influenzare le scelte di chi governa il nostro Paese. Ne abbiamo parlato con Yari Russo, membro del team di The Good Lobby.


Yari Russo: Bella domanda. The Good Lobby nasce proprio da questo concetto: riequilibrare, in qualche modo, gli interessi privati con quelli collettivi, dando perciò un nuovo significato al termine lobbying. Quando oggi pensiamo alle lobby veniamo subito rimandati a qualcosa di negativo.

Logo di The Good Lobby (da Unione Europea).

In realtà il lobbying è, a tutti gli effetti, uno strumento necessario nei processi democratici: significa influenzare le decisioni, rappresentare e portare avanti degli interessi che, purtroppo, spesso si discostano da quelli dei cittadini. Quello che noi proviamo a fare, quindi, è proprio portare avanti gli interessi della collettività.

Utilizziamo gli strumenti del campaigning, quindi mobilitazione, pressione mediatica, coalition building, oltre a tutti gli strumenti classici del lobbying, che vanno dal monitoraggio alla ricerca e, soprattutto, alle relazioni istituzionali. In questi anni, anche sulla campagna per il voto fuorisede, abbiamo fatto un mix di tutte queste attività. C’erano le mobilitazioni, la parte più di piazza, la parte di ricerca e, chiaramente — soprattutto in questi mesi -– il lavoro di rapporti one-to-one con chi ha il potere: politici, parlamentari, ministri e tutti coloro che possono permetterci di incidere davvero.

Yari Russo: In parte è successo anche questo.

Faccio una premessa. Noi come gruppo, proprio per quello che ti dicevo prima, lavoriamo in maniera trasversale. Non abbiamo finalità partitiche, non sosteniamo uno schieramento preciso e questo ci facilita il lavoro. Ha permesso di costruire attorno a The Good Lobby una credibilità che negli anni è stata consolidata — anche prima che arrivassi io — e che oggi ci consente di essere riconosciuti come interlocutori affidabili su diversi temi.

Quello che abbiamo provato a fare, con la campagna per il voto fuorisede e non solo, è stato unire mondi diversi, sia dal punto di vista delle coalizioni che delle collaborazioni. Di questo sono particolarmente orgoglioso. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo promosso una legge di iniziativa popolare che ha raccolto 53.140 firme. Molti degli strumenti che abbiamo utilizzato, online come anche offline, prevedevano collaborazioni con realtà molto diverse tra loro: media, associazioni e tante organizzazioni che hanno sposato questa battaglia.

Voto fuorisede protesta
La protesta organizzata da Will e The Good Lobby dopo la mancata approvazione in occasione del referendum sulla giustizia (fonte: la Repubblica)

Molte erano realtà giovanili: per esempio, sui social abbiamo collaborato con Will — con cui portiamo avanti questa battaglia da anni — ma anche con Factanza, VD News, University Network e molte altre realtà, tutte insieme, non tanto per fare un post condiviso quanto per dare davvero un segnale. Will e Factanza sono probabilmente i due giganti dell’informazione social rivolta ai giovani in questo momento, e vedere realtà che normalmente potrebbero considerarsi concorrenti unirsi per una battaglia comune è stato davvero bello.

Allo stesso tempo abbiamo cercato di penetrare anche gli ambienti della maggioranza di governo. Abbiamo collaborato, ad esempio, con Esperia, che ha partecipato alla nostra manifestazione di inizio luglio. CI siamo confrontati con loro perché abbiamo ritenuto importante sensibilizzare anche il loro elettorato su questo tema, per sottolineare come non si tratti di una battaglia di destra o di sinistra.

Il lavoro degli ultimi mesi sul fronte della comunicazione è stato proprio questo: dimostrare che non si trattava di una campagna di parte. Anche dopo il referendum abbiamo lavorato molto per riportare la discussione su un piano più equilibrato.

Matteo Minafra: Tra l’altro ora tutti, da destra a sinistra, stanno cercando di prendersi il merito di questa approvazione all’unanimità.

Yari Russo: È il solito gioco delle parti. Però, devo riconoscere che Fratelli d’Italia si è mostrata molto sensibile al tema, anche negli ultimi anni, perché sono loro ad aver promosso le sperimentazioni. Allo stesso tempo, abbiamo lavorato per convincere quelle forze della maggioranza che inizialmente non erano totalmente favorevoli, ma che alla fine si sono allineate.

Il lavoro è consistito prima di tutto nel compattare la maggioranza — la condizione sine qua non per poter presentare l’emendamento ancora prima che per approvarlo. Parallelamente, abbiamo lavorato soprattutto negli ultimi giorni dell’iter parlamentare anche con le opposizioni, affinché si arrivasse ad un voto unanime che, secondo me, è stato un bel segnale.

Mi piace pensare che sia stata una vittoria non solo di tutto il Parlamento, ma anche del funzionamento della democrazia. Abbiamo dimostrato che le associazioni e realtà come la nostra possono incidere davvero, perché rappresentano il fiato sul collo della politica, portano proposte costruttive e riescono a mettere in moto meccanismi che, altrimenti, sarebbero rimasti fermi. Abbiamo portato il tema al centro dell’attenzione, collaborando con la maggioranza per ottenere un risultato e con l’opposizione per fare pressione: se si chiude questo triangolo — maggioranza, opposizione e società civile — allora tutti questi pezzi contribuiscono ad arrivare a risultati concreti.

Vedere il giorno successivo alle polemiche sulla bocciatura dell’emendamento per l’introduzione delle preferenze un voto unanime su una misura che dà una risposta concreta a milioni di persone è stato davvero bello. In quel momento ho pensato: “Allora la politica riesce ancora a fare quello che dovrebbe”.

Il fatto che il testo venga rivisto al Senato riteniamo sia positivo, perché ci offre la possibilità di proporre ulteriori miglioramenti. In particolare, vorremmo estendere ulteriormente la disciplina del voto fuorisede. Oggi, infatti, la normativa riguarda gli studenti, i lavoratori e le persone che si curano lontano dalla propria residenza ma non comprende, ad esempio, chi accompagna una persona in cura fuori dal comune di residenza.

Matteo Minafra: Quanto ti aspetti che l’approvazione del voto fuorisede riesca davvero ad aumentare la partecipazione? Quando è stata introdotta la prima sperimentazione, una delle critiche era che avevano votato relativamente poche persone rispetto alla platea potenziale. Però è anche vero che, quando si introduce una novità di questo tipo, serve tempo perché diventi una consuetudine. Quanto pensi che questo possa consolidarsi, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove già oggi la partecipazione al voto è in costante calo?

Yari Russo: Quando viene mosso questo genere di critiche, bisogna ricordare una cosa che hai giustamente sottolineato: serve tempo perché una nuova modalità di voto diventi una consuetudine.

Voto fuorisede in Germania
Voto fuorisede in Germania (da Linkedin)

Lo abbiamo visto in tutti gli altri Paesi che hanno introdotto il voto fuorisede, seppur con modalità diverse. Tutti hanno registrato un trend di crescita costante nel corso degli anni. Naturalmente ci sono stati anche miglioramenti amministrativi, modifiche procedurali e altri interventi che hanno contribuito a questi risultati. Detto questo, c’è anche un altro problema: noi non conosciamo ancora con precisione quanti siano oggi i fuorisede in Italia.

I dati disponibili sono aggiornati al 2018 e, per di più, sono incompleti. Si basano infatti sulle persone che hanno dichiarato un domicilio diverso dalla residenza; quindi, non sappiamo nemmeno se quei famosi “cinque milioni” siano una stima corretta. Purtroppo, abbiamo ancora pochissimi dati affidabili. Nonostante questo, il trend è già in crescita e mi auguro che alle prossime elezioni possano essere almeno diverse centinaia di migliaia le persone che voteranno fuori sede.

Molto dipenderà anche da come sarà formulato il testo definitivo, che oggi continua a escludere alcune categorie, dai lavoratori stagionali a, più in generale, quei lavoratori che si trovano in un luogo diverso dalla residenza per meno di nove mesi.

Il nostro lavoro continuerà su due binari.

Il primo è quello legislativo: eliminare progressivamente tutti gli ostacoli che ancora limitano l’esercizio del voto fuorisede. Una volta che il testo tornerà al Senato, proveremo già a intervenire lì. Successivamente, con il decreto elezioni, vorremmo proporre un’ulteriore finestra che includa proprio i lavoratori stagionali e tutte quelle categorie che oggi rimangono escluse pur vivendo, di fatto, lontano dal comune di residenza.

Il secondo binario è quello della comunicazione, dell’informazione e della divulgazione. Bisogna andare ovunque — e questo vale anche per i partiti, se vorranno farlo — a spiegare questa novità, raccontare come funzionerà il voto, chi ne potrà beneficiare e perché è importante partecipare. È fondamentale che venga dato un segnale di partecipazione. Stiamo parlando di un diritto fondamentale e, da questo punto di vista, anche un solo voto in più giustifica tutto lo sforzo fatto. Però mi auguro davvero che il segnale sia molto più ampio.

Matteo Minafra: La mia ultima domanda sarebbe stata su quali saranno adesso le vostre priorità, una volta conclusa questa battaglia. Però mi sembra di capire che in realtà, per molti aspetti, non sia ancora conclusa.

Yari Russo: Esatto. Credo che abbiamo raggiunto un traguardo storico. Per noi l’aspetto decisivo era l’introduzione del principio nella legge. Nel momento in cui si cristallizza il fatto che il voto fuorisede diventa un diritto e viene inserito stabilmente nell’ordinamento, si compie il passaggio fondamentale. Fino ad oggi, infatti, ci siamo mossi attraverso sperimentazioni temporanee. Questo, invece, è un cambiamento strutturale, un passaggio storico dal quale, mi auguro, non si possa più tornare indietro. Naturalmente questo non significa che il lavoro sia finito. Ci sono ancora diversi perfezionamenti da apportare e, quindi, la battaglia continuerà.

Per quanto riguarda il resto dell’attività di The Good Lobby, il gruppo è impegnato su molte campagne: dal lobbying al conflitto di interessi, passando per la campagna contro le SLAPP, cioè le querele temerarie utilizzate contro giornalisti e attivisti. Abbiamo diversi fronti aperti, tutti legati ai temi dello Stato di diritto, della partecipazione democratica e della qualità delle istituzioni.

In vista delle prossime elezioni, quello che proveremo a fare sarà soprattutto rafforzare il nostro ruolo di ponte tra il mondo delle associazioni e della società civile e quello della politica. Un po’ come è successo con il voto fuorisede, vogliamo aiutare cittadini e associazioni a capire come possano far sentire la propria voce, quali siano i momenti giusti, gli strumenti e le modalità attraverso cui incidere realmente sulle decisioni politiche. L’obiettivo è fare in modo che le loro istanze vengano ascoltate, trovino spazio nei programmi elettorali e possano poi tradursi in risultati concreti nella prossima legislatura.

Matteo Minafra

(in copertina un’immagine di Yari Russo, da Quotidiano Nazionale)


Come siamo finalmente arrivati al voto per i Fuorisede – con Yari Russo è un articolo di Matteo Minafra. Clicca qui per altri articoli dell’autore!

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