CronacaInterviste

Vincent Plicchi e la violenza invisibile – Intervista al regista Valerio Lo Muzio 

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 Il 23 maggio abbiamo incontrato il regista Valerio Lo Muzio per farci raccontare “Vincent: the real story of Inquisitor Ghost“. Il cortometraggio indipendente sulla tragica storia di Vincent Plicchi è un progetto cinematografico che punta a portare nelle scuole la lotta contro il cyberbullismo e a restituire l’umanità del ragazzo dietro la maschera. 


Ci sono storie che lasciano un segno indelebile, non solo per la tragicità della situazione, ma soprattutto per il vuoto istituzionale che si portano dietro. Questo è il caso di Vincent Plicchi, un ragazzo bolognese di 23 anni.

Di giorno Vincent faceva il tatuatore, ma finito il lavoro indossava i panni del cosplayer e, come “Inquisitor Ghost”, intratteneva il proprio pubblico di oltre 330 mila follower su TikTok.

Il successo di Vincent, tuttavia, ha preso una deriva drammatica. Nel 2023, il ragazzo è diventato il bersaglio di un’infamante campagna diffamatoria, culminata in false accuse e in una gogna mediatica così insostenibile che lo ha spinto a togliersi la vita.  

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Vincent Plicchi (Foto: Vincent The Movie)

A distanza di qualche anno dalla vicenda, il giornalista Valerio Lo Muzio e l’autore Davide Bellanca, in stretta collaborazione con il padre di Vincent, Matteo Plicchi, hanno dato vita a Vincent: the real story of Inquisitor Ghost. Si tratta di un cortometraggio di 20 minuti che punta a raccontare la vera storia dietro la tragedia e a restituire la vitalità del ragazzo. 

Realizzare un progetto indipendente di questa portata richiede lo sforzo di tutta la comunità. Per sostenere le spese di produzione e garantire la massima diffusione è possibile fare una donazione sul sito ufficiale del progetto – Vincent The Movie – dove è attiva una campagna di crowfunding. Ogni piccolo contributo può essere un passo verso la giustizia per Vincent e una possibilità in più per proteggere i ragazzi e le ragazze dalla violenza digitale

Il 23 maggio scorso, davanti alla Scuola Primaria “Don Milani” dove si trova il murales dedicato a Vincent, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci direttamente con Valerio Lo Muzio. Insieme a lui abbiamo approfondito le complessità registiche, e non solo, di raccontare una violenza che sembra invisibile. È stato anche un momento per riflettere sulla risposta della città di Bologna a questo progetto in memoria di Vincent. 

Valerio Lo Muzio, uno dei registi del corto Vincent (Foto: Linkedin)

Giorgia Orlando: Com’è iniziato tutto? Quando avete capito che la storia di Vincent non doveva restare confinata nella cronaca nera, ma che c’era l’urgenza di farne un cortometraggio e un progetto educativo per le scuole? 

Valerio Lo Muzio: È iniziato tutto nel 2023, quando la tragica storia di Vincent è salita alla ribalta. Ovviamente la notizia ha avuto un’eco mediatica molto forte. Conoscevo di vista il papà di Vincent, Matteo, perché frequentavamo lo stesso giro di palestre di pugilato. Però, per rispetto, non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi a lui e chiedergli di realizzare qualcosa a riguardo.

Tutto è nato in seguito a un contatto che abbiamo avuto con AICS, Associazione Italiana Cyberbullismo e Sexting. Il presidente dell’associazione un giorno mi ha detto: “Uno dei nostri testimonial è Matteo Plicchi. Perché non fate qualcosa sulla sua storia?”.

Negli anni avevo ovviamente seguito la vicenda, e sapevo bene che nessuno era mai stato condannato per tutto ciò. Per questo ho sentito il dovere civile di fare qualcosa. 


Giorgia Orlando: Come siete riusciti a bilanciare la drammaticità degli eventi con il bisogno di restituire la sua vitalità? 

Valerio Lo Muzio: È stato molto complesso. Un cortometraggio dura 20 minuti, ed è difficile narrare l’escalation di violenza. Il problema in questa storia è che non c’è nessuna violenza manifesta, succede tutto all’interno del protagonista.

Ci sono antagonisti che scegliamo deliberatamente di non mostrare: quando tutto si consuma in rete, viene meno la percezione visiva del nemico, ma resta fondamentale raccontare la violenza che riesce a generare. È chiaro che è una vicenda dolorosa ma abbiamo cercato di raccontare il background di Vincent nonostante il tempo a disposizione fosse poco

Un’altra scelta importante che abbiamo preso è stata di non mostrare il suicidio di Vincent. Anzitutto perché ce lo ha consigliato un gruppo di psicologi con cui abbiamo avuto un colloquio. E il motivo è semplice: il corto sarà fatto vedere nelle scuole, e non dobbiamo mostrare scene che possano essere emulate. E poi non vogliamo spettacolarizzare un caso di cronaca, ma raccontare la persona dietro la maschera di Inquisitor Ghost: chi era Vincent, le sue relazioni personali e l’agonia che ha vissuto.

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Vincent nei panni di Inquisitor Ghost (Foto: Vincent The Movie)

Giorgia Orlando: La vicenda mette in luce i meccanismi più tossici dei social. Da regista e autore quale specifica dinamica di questa gogna ti interessa di più sviscerare attraverso questo cortometraggio? 

Valerio Lo Muzio: Quello che mi colpisce di più è la facilità con cui, oggi, chiunque può lasciare un commento sui social, e condannare le vite degli altri senza conoscerle. È diventato facilissimo giudicare una persona, ma le parole hanno un peso, e non sai mai chi c’è dall’altra parte.

Anche io vivo il meccanismo dei social ed è sicuramente la leggerezza la caratteristica più interessante da analizzare: quasi nessun leone da tastiera avrebbe il coraggio di dire in faccia al diretto interessato le cose che commenta in rete.  

Foto: Unsplash

Giorgia Orlando: Questa storia ha anche un risvolto giudiziario molto complesso. Pensi che questo corto possa fungere da denuncia verso una vicenda in cui, ad oggi, nessuno è stato condannato o anche solo indagato? 

Valerio Lo Muzio: Certo che lo penso. Il cinema non può sostituirsi alle aule di tribunali, questo è ovvio, però sappiamo che ha un’influenza molto forte. Alcune storie hanno un peso mediatico diverso dopo che sono state raccontate sui grandi schermi: ad esempio, il film su Stefano Cucchi e tutto quello che ne è conseguito.

In effetti noi abbiamo deciso di fare questo corto per due motivi: uno è di portare il cortometraggio nelle scuole per sensibilizzare i giovani; il secondo motivo è proprio accendere i riflettori su una vicenda giudiziaria in cui ci sono delle persone che hanno tramato contro Vincent e non sono mai state condannate o interrogate. Questo sistema è chiaramente una storia di malagiustizia all’italiana. 

La cosa che mi fa più arrabbiare è che tante persone online hanno ammesso apertamente le proprie azioni, con tanto di screenshot che la famiglia è riuscita a estrapolare dal cellulare di Vincent; ma a questo avrebbero dovuto pensare le forze dell’ordine.

La procura ha chiesto a TikTok stessa di indagare su un utente anonimo, ma non ha ricevuto risposta perché non è stato possibile associare un’identità a quel profilo. Quando si commettono errori del genere ti viene da pensare: “ma la giustizia ha le competenze reali per capire i meccanismi della rete?” 

Vincent Plicchi (Foto: Vincent The Movie)

Giorgia Orlando: Secondo te chi ha partecipato alla gogna contro Vincent si rendeva conto dell’impatto che quelle azioni avrebbero avuto sulla sua vita? 

Valerio Lo Muzio: Secondo me sì. Vincent era una persona molto sensibile e nei messaggi che noi siamo riusciti a leggere questo malessere lo esternava pubblicamente e privatamente. Io credo che chi ha ordito qualcosa contro di lui sapesse esattamente cosa stava facendo. 

soldi hanno giocato un ruolo di primo piano in questa vicenda. Dopo un certo numero di follower, TikTok può attivare la monetizzazione per le dirette, e questo significa che più gente hai nelle live, più guadagni.

Vincent non aveva cominciato a fare video né per la fama né per i soldi, ma solo perché lo divertiva, perché era la sua occasione per esprimersi. Nonostante questo, il suo canale ha avuto presto un vero e proprio boom: era arrivato a contare oltre 330.000 follower, e i suoi contenuti diventavano regolarmente virali

Questo successo, però, ha dato fastidio ad alcuni creator che, dalle conversazioni che abbiamo letto, hanno tramato per distruggere la sua reputazione e l’hanno fatto con l’accusa più infamante di tutte: la pedofilia. La gogna pubblica e l’odio immotivato di tante persone, poi, hanno fatto il resto.


Giorgia Orlando: Credi che il cinema sia più efficace dei classici incontri teorici o istituzionali per far comprendere ai giovani le conseguenze reali delle loro azioni virtuali? 

Valerio Lo Muzio: Io spero che questo film porti i ragazzi a sviluppare più empatia. In una società ultrabombardata di stimoli e in cui i tempi di lettura sono nell’ordine dei secondi, si fa faticaempatizzare con le persone.

Voglio che le persone escano dalla sala con la capacità di mettersi nei panni degli altri. In questo senso, forse sì, un cortometraggio può essere più efficace di un convegno.

Se metti un ottimo oratore a parlare, avrà comunque un impatto diverso rispetto a quando dai al papà di Vincent uno schermo per raccontare la sua storia. 


Giorgia Orlando: A proposito di questo, quanto è stato importante il dialogo con Matteo Plicchi, il padre di Vincent, durante la genesi del cortometraggio? 

Valerio Lo Muzio: È stato fondamentale. Io e il mio co-sceneggiatore Davide Bellanca abbiamo cercato di immergerci nella vita di Vincent. Abbiamo passato del tempo con la famiglia, con Matteo soprattutto, poi con i suoi amici e colleghi di lavoro.

Avevamo bisogno di capire tutto di lui, come parlava e cosa pensava, chi era lui e chi erano i suoi amici. I racconti di Matteo sono stati un pezzo fondamentale di questa storia.

Lui, lo posso dire, è una persona fantastica, che nonostante una tragedia come questa riesce ad essere una roccia e una guida per la sua famiglia. Soprattutto, è una persona molto paziente: ricordo che è dal 2023 che aspetta una risposta a livello giudiziario. Una risposta che, purtroppo, non è ancora arrivata. 

Vincent e suo padre Matteo Plicchi (Foto: frame dal programma Generazione Z su RaiPlay)

Giorgia Orlando: Vincent è anche il cuore del progetto “Un ciak contro il cyberbullismo”. Cosa ti aspetti dalla fase di co-scrittura dei venti studenti? 

Valerio Lo Muzio: Mi aspetto che emergano tante idee! Noi una sceneggiatura ce l’abbiamo già, ma abbiamo voluto inserire questo passaggio (che faremo a settembre nelle scuole) per mettere a disposizione le mie competenze e quelle di Davide Bellanca per la creazione di una sceneggiatura.

Il nostro obiettivo è di far appassionare al cinema gli studenti, come è capitato anche a me da più giovane.

Per molti, questa potrebbe essere un’opportunità per avvicinarsi alla regia o alla sceneggiatura: nel mio caso, la voglia di scrivere e raccontare storie mi ha ‘salvato’ la vita, mi ha dato una strada da perseguire. Questa è la cosa più emozionante e bella che mi auguro di trasmettere. 


Il murales in onore di Vincent (Foto: DiRE)

Giorgia Orlando: La storia di Vincent è profondamente radicata nella sua città, a Bologna. In che modo la comunità sta rispondendo alla realizzazione di questo progetto? 

Valerio Lo Muzio: Ti dico solo questo: quando abbiamo lanciato il crowdfunding, in sette giorni abbiamo raccolto oltre 13.000 euro. La risposta delle persone è stata incredibileBologna è una città che mette il cuore in tutto e che dimostra una solidarietà e un amore pazzesco, non solo nella donazione, ma anche nella ricondivisione del progetto e nella vicinanza nei confronti di Matteo, il papà di Vincent.

La comunità ha empatizzato tanto con questa storia, ma abbiamo visto tanto sostegno anche da parte delle istituzioni: il comune di Bologna e il sindaco Matteo Lepore si sono espressi molto chiaramente su questa vicenda, e ci hanno dato una mano a diffondere la storia. 

A tutto questo si aggiunge anche il murales che è stato realizzato sul muro della scuola “Don Milani” in onore di Vincent. Sono gesti come questi che fanno sì che una famiglia non si senta sola. Perché, in questo caso, è facile sentirsi dimenticati dallo Stato.

Sappiamo che la vicinanza delle istituzioni non riuscirà a colmare il vuoto della perdita di Vincent, ma è comunque un gesto importante, e non dovremmo mai darlo per scontato


Vincent Plicchi e la violenza invisibile – Intervista al regista Valerio Lo Muzio è un’intervista a cura di Giorgia Orlando. Ringraziamo Valerio Lo Muzio per la partecipazione. Clicca qui per leggere tutte le interviste!

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