La maxi IPO di SpaceX rappresenta uno dei più grandi trasferimenti di capitale della storia recente e potrebbe coinvolgere indirettamente milioni di piccoli risparmiatori. Allo stesso tempo, il rialzo dei tassi in Giappone rischia di ridurre la liquidità che per anni ha sostenuto i mercati globali. Questo metterebbe alla prova un sistema finanziario sempre più circolare e autocelebrativo.
I numeri sempre più vertiginosi della finanza e il caso di SpaceX
Il 12 giugno SpaceX – l’azienda aerospaziale di Elon Musk – si è quotata in borsa con una valutazione di circa 1.770 miliardi di dollari.
Una cifra che la colloca già nell’Olimpo delle società di maggior valore mai quotatesi sui mercati finanziari. L’IPO (Initial Public Offering) ha raccolto 75 miliardi di dollari grazie alla vendita di 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, a fronte di una domanda superiore di quattro volte all’offerta disponibile.

Per comprendere la portata della valutazione e tornare a radicare con numeri e dati reali queste valutazioni ciclopiche, basta un semplice confronto: nel mondo solo 16 Paesi su 195 generano ogni anno una ricchezza (GDP) superiore a 1.770 miliardi di dollari.
Se fosse uno Stato, SpaceX avrebbe un GDP simile a Paesi come il Messico, la Spagna o la Corea del Sud. SpaceX sta riscrivendo i record di Wall Street ancora prima del suo debutto sul mercato.
Ma questa, forse, non è una buona cosa.
Secondo i critici, il prezzo attribuito dal mercato sarebbe pari a circa cento volte i ricavi iniziali dell’azienda, un rapporto che alimenta il timore di uno scollamento tra valore finanziario e fondamentali economici.
I dubbi sono rafforzati dalle stime di Morningstar, che attribuiscono a SpaceX un valore di circa 780 miliardi di dollari, meno della metà di quello emerso dall’IPO. Il titolo di Morningstar “Perché riteniamo che l’IPO di SpaceX sia sopravvalutata” parla da sé.
Il paracadute dei piccoli investitori
Ma il rischio più grande è che il sistema – pur di non mettere a nudo questa iper-valutazione e pagarne dunque le conseguenze – usi come paracadute i fondi pensionistici e di risparmio di milioni di piccoli investitori.
Se SpaceX, come tutti i dati sembrano indicare, dovesse essere rapidamente inclusa nei principali indici azionari, beneficerebbe immediatamente di un enorme afflusso di capitali provenienti dall’investimento passivo.

Milioni di americani posizionano i loro risparmi infatti attraverso fondi pensione, fondi indicizzati e piani di risparmio che replicano automaticamente benchmark come l’S&P 500.
Quindi, da un giorno all’altro, molti, si troverebbero – senza saperlo – ad investire in SpaceX.
Così facendo la mostruosa valutazione di 1770 miliardi sarebbe in gran parte coperta da piccoli e medi risparmiatori, i quali acquisterebbero indirettamente azioni SpaceX.
L’ingresso in borsa senza il seasoning period
A rendere il quadro ancora più complesso c’è anche la fusione avvenuta all’inizio dell’anno con xAI, un’altra società fondata da Elon Musk nel marzo 2023.
xAI ha creato Grok, la chatbot di intelligenza artificiale generativa sviluppato per X (ex Twitter).
Dal punto di vista finanziario, xAI è ancora lontana dalla redditività: nel 2024 ha registrato. perdite per 1,56 miliardi di dollari su ricavi pari a 2,62 miliardi, mentre nel 2025 le perdite sarebbero salite a 6,4 miliardi a fronte di 3,2 miliardi di fatturato.

Non esattamente spiccioli.
Tradizionalmente, le società appena quotate devono attendere alcuni mesi prima di poter entrare nei grandi indici azionari.
Questo cosiddetto ‘seasoning period’ serve a consentire al mercato di stabilire una valutazione più realistica dell’azienda e, al contempo, a dare agli investitori modo di osservare l’andamento del titolo prima che venga acquistato automaticamente dai fondi indicizzati.
Negli ultimi anni, però, FTSE Russell e Nasdaq hanno progressivamente ridotto questi tempi di attesa, favorendo un’inclusione più rapida delle grandi IPO.
I pareri più critici, invece, sostengono che ciò aumenti il rischio per gli investitori passivi, poiché si spingerebbero senza le dovute precauzioni grandi quantità di capitale verso aziende le cui valutazioni non sono ancora state messe alla prova.
In questo contesto, il peso combinato di Tesla (quotata in borsa dal 2010) e di una futura SpaceX all’interno dell’S&P 500 potrebbe avvicinarsi a un 7%, conferendo alle aziende di Elon Musk un’influenza senza precedenti su uno degli indici più importanti e più seguiti del mondo.
La questione, quindi, non riguarda soltanto il valore intrinseco di SpaceX, ma anche il ruolo degli indici nel convogliare automaticamente in queste mastodontiche operazioni finanziarie i risparmi di milioni di persone comuni.
Il terremoto dei tassi d’interesse giapponesi
Un ulteriore e preoccupante – oltre che quasi completamente ignorato – elemento di rischio si trova nel contesto finanziario globale (che serve a fornire liquidità a queste mega-quotazioni) e in particolare a Tokyo.
Infatti, per oltre vent’anni i mercati internazionali hanno beneficiato del cosiddetto yen carry trade.
Il carry trade in yen è una strategia finanziaria in cui gli investitori prendono in prestito denaro in yen giapponesi a tassi di interesse bassissimi, lo convertono in un’altra valuta e lo investono in attività estere con rendimenti più elevati (come azioni o obbligazioni).

Con i tassi d’interesse vicini allo zero per svariati decenni gli investitori potevano prendere in prestito denaro in Giappone a costi minimi e investirlo soprattutto nel mercato azionario degli Stati Uniti.
Questa enorme disponibilità di liquidità, quindi, ha contribuito a sostenere i prezzi degli asset finanziari nell’economia degli States.
Oggi, però, la situazione potrebbe cambiare. Con l’inflazione in aumento, la Banca del Giappone – nella riunione che si è tenuta il 15 e 16 giugno – si prepara ad alzare i tassi dallo 0,75% all’1%, e poi nuovamente, fino ad arrivare entro la fine del 2026 a un 1.25%.
Per il Giappone sono i tassi di interesse più alti degli ultimi 31 anni e non potevano arrivare in un momento peggiore.
Un incremento apparentemente modesto, ma potenzialmente significativo per un sistema che si è abituato a finanziarsi quasi gratuitamente.
Se il costo di prendere in prestito denaro continuerà a salire, molte operazioni a leva nella finanza potrebbero essere ridimensionate, soffocando quindi una delle principali fonti di liquidità globale.
Bolla o non bolla?
Questo cambiamento da Tokyo arriva in una fase già segnata da forti tensioni geopolitiche: il conflitto con l’Iran, la frammentazione del commercio globale e l’incertezza generalizzata contribuiscono a rendere il quadro economico sempre più instabile.

Nel frattempo, il mercato in autunno si prepara ad accogliere una nuova ondata di IPO tecnologiche.
Oltre a SpaceX, anche OpenAI e Anthropic potrebbero sbarcare in borsa nella seconda metà dell’anno. Complessivamente, queste società potrebbero arrivare a contare sui mercati pubblici fino a 3.000 miliardi di dollari complessivamente, comportando uno dei più grandi trasferimenti di capitale privato a investitori pubblici nella storia.
Tutto ciò delinea un quadro molto specifico: se già oggi gran parte della crescita dei mercati azionari è concentrata in un numero ristretto di aziende tecnologiche, in un domani non troppo lontano le aziende potrebbero essere ancora meno ma, al contempo, pesare (in percentuale) sempre di più.
Questo renderebbe i risparmi delle famiglie e della classe lavoratrice sempre più dipendenti da pochi indici, in un mercato sempre meno eterodosso e sempre più legato alle aspettative sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La storia invita alla prudenza.
Anche con la nascita di Internet l’economia mondiale è stata rivoluzionata, ma la sua fase di espansione è stata accompagnata dalla bolla speculativa delle .com che si è poi sgonfiata.

Per questo motivo, la domanda centrale resta aperta: siamo all’inizio di una nuova era tecnologica o semplicemente nella fase culminante di un ciclo speculativo? La risposta potrebbe determinare il destino non solo di SpaceX, ma di una parte crescente del risparmio globale.
Alessandro Donati
In copertina foto di StartUp News
L’IPO di SpaceX e i tassi d’interesse di Tokyo – Un corto circuito finanziario? è un articolo di Alessandro Donati. Clicca qui per leggere altri articoli dell’autore!
