Cultura

“Occhi di bambina” di Marco Vichi – L’infanzia come chiave narrativa del mondo adulto (Premio Strega 2026)

Occhi di bambina

Edito da Guanda, “Occhi di bambina” è l’ultimo romanzo di Marco Vichi. L’autore dà voce a un’infanzia fragile e racconta il passaggio dalla spensieratezza alla consapevolezza della giovane protagonista. Candidato al Premio Strega 2026, il libro è stato proposto da Laura Bosio, in virtù del suo “sguardo raro e puro sul mondo adulto attraverso gli occhi di una bambina”. Inoltre, sottolinea come Vichi riesca a raccontare “con scrittura lineare e intensa” la resilienza dell’infanzia di fronte alla paura e all’instabilità degli anni di piombo.


Un’infanzia in clandestinità 

“Vuoi stare con la mamma o vuoi stare qui?”

[…]

“Io la mamma non la lascio.”

Occhi di bambina (p. 6)

Questa è la fondamentale domanda che apre il romanzo. Viene posta ad Arianna, una bambina di soli 7 anni, che si trova a dover scegliere tra una vita stabile con i suoi nonni e una vita da latitante con la madre.

Siamo nel 1985 – durante i ferventi anni di piombo – e Arianna trascorre buona parte della sua infanzia a casa dei nonni a Firenze. Vive una quotidianità semplice, scandita da ritmi prevedibili e fatta di abitudini, rassicurazioni e piccoli gesti familiari. La sua tranquillità è garantita dalla nonna che per Arianna è una vera e propria madre.

È proprio lei a porre alla bambina la fatidica domanda che le cambierà la vita: Arianna sceglie di seguire la madre, dando inizio a una fuga in giro per l’Europa. Solo alla fine del romanzo le sarà chiaro il motivo per cui vivono nella costante paura di essere scoperte. 

Occhi di bambina
Foto: Einaudi

Il loro viaggio inizia a Parigi e prosegue a Barcellona. Per anni affrontano una condizione di clandestinità, sempre con la sensazione di non poter mettere radici. Arianna è costretta ad adattarsi a nuove lingue, scuole e persone, correndo pericoli a cui una bambina della sua età non dovrebbe essere esposta. 

Nel corso della storia emerge anche la fragilità della madre: una donna severa, inquieta e perseguitata dalla paura, incapace di offrire alla figlia una vita stabile, ma comunque profondamente legata a lei. 

Raccontare il mondo adulto senza comprenderlo 

La forza narrativa del romanzo sta proprio nella scelta di presentare l’intera storia attraverso gli occhi di Arianna, che osserva ciò che le accade senza possedere gli strumenti per capirlo. 

Vichi non dà spiegazioni eccessive sulla loro condizione e lascia che siano i piccoli dettagli quotidiani a creare un senso di inquietudine: una frase interrotta, una valigia preparata in fretta, il timore di essere riconosciute. 

“Non siamo più al sicuro, dobbiamo andare via.”

Occhi di bambina (p. 44)
Foto: kub lizUnsplash

Attraverso questi dettagli, il lettore coglie le difficoltà che affronta la protagonista, anche più di quanto possa fare lei stessa. 

“La mamma mi guardava con gli occhi sgranati e un dito sul naso: zitta non fiatare.”

Occhi di bambina (p. 67)

L’infanzia diventa una chiave narrativa potentissima. Lo sguardo di Arianna non giudica, non coglie appieno il mondo degli adulti, ma ne subisce il peso e le conseguenze. È proprio questa distanza tra ciò che la bambina comprende e ciò che il lettore percepisce a rendere il romanzo così intenso.

“Ero piccola, in balia di cose grandi che incombevano su di me.”

Occhi di bambina (p. 31)

Amore, dipendenza e sacrificio

Il legame tra Arianna e sua madre è al centro della storia, costruito su un amore assoluto e istintivo, forte al punto da spingerla a rinunciare alla stabilità della propria infanzia. Questa decisione nasce tanto dall’affetto quanto dalla dipendenza emotiva che talvolta caratterizza il rapporto genitore-figlio.

Durante il viaggio, Arianna vede sua madre come unico punto fermo. Tuttavia, crescendo, inizia a notare le fragilità della donna e capisce che le scelte degli adulti possono avere conseguenze pesanti. La fuga diventa un’esperienza di crescita, il luogo in cui Arianna perde gradualmente l’innocenza.

Vichi racconta questo rapporto con delicatezza. Non giudica la madre, anzi la rende un personaggio umano, vulnerabile e complesso, capace sia di proteggere che di ferire.

“Ogni momento di piacere o svago diventava un raggio di luce.”

Occhi di bambina (p. 31)

Lungo tutto il romanzo, rimane evidente il contrasto tra la leggerezza dell’infanzia e il peso del trauma che lentamente invade la vita della protagonista. 

Tale contrapposizione si realizza nel binomio madre-nonna: se da un lato la prima è presente ma instabile, segnata dalla paura e dalla necessità di fuga; dall’altro, la seconda rappresenta equilibrio, cura e affetto, seppur distante. Anche dopo la separazione, il ricordo del rapporto con la nonna continua ad essere, per la bambina, una sicurezza interiore.

Arianna si trova quindi divisa tra due forme diverse di amore: uno totalizzante e fragile e uno rassicurante e concreto.

Un racconto intimo ed emotivo

Occhi di bambina si distingue per la capacità di affrontare temi complessi con semplicità e intensità emotiva. La storia parla di crescita, paura e amore familiare senza essere troppo sentimentale o struggente.

La scelta di usare lo sguardo di una bambina permette a Vichi di creare un racconto intimo, in cui il lettore è chiamato a colmare la distanza tra ciò che Arianna vede e ciò che realmente accade.

La raffigurazione dell’infanzia è efficace perché la percezione della bambina, autentica ma limitata, dà modo a chi legge di confrontarsi con emozioni pure e immediate. Il romanzo, inoltre, lascia aperta una riflessione sul concetto di genitorialità, mettendo in discussione l’idea che i genitori siano sempre in grado di garantire ai propri figli la stabilità e la protezione di cui necessitano. 

Con una scrittura delicataessenziale e coinvolgente, Vichi ci consegna una storia che mostra come l’infanzia possa essere insieme rifugio e luogo di trasformazione. Questo sguardo rende Occhi di bambina uno dei candidati più toccanti del Premio Strega 2026.

Alice D’Alessandro

(In copertina, immagine di Anita JankovicUnsplash)


“Occhi di bambina” di Marco Vichi – L’infanzia come chiave narrativa del mondo adulto è un articolo di Alice D’AlessandroClicca qui per altri articoli dell’autrice!

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