Cultura

“I convitati di pietra” di Michele Mari – Un patto sciagurato e i suoi rancori taciuti (Premio Strega 2026)

convitati di pietra

Edito da Einaudi“I convitati di pietra” è l’ultimo romanzo di Michele Mari. L’autore ci racconta la vita dei suoi personaggi e come il tempo, i segreti e le parole frenate abbiano eroso gradualmente il filo sottile della loro salute mentale. “I convitati di pietra” è un viaggio diabolico e imprevedibile, da intraprendere se ci si vuole sentire parte di qualcosa di irragionevole. Candidato al Premio Strega 2026, il libro è stato proposto da Vittorio Lingiardi, in quanto libro tagliente e da scoprire, a tratti comico, ma con quell’aria noir che solo una penna esperta è capace di sprigionare.


La trama del libro “I convitati di pietra”

“I convitati di pietra” di Michele Mari, tra i dodici candidati al Premio Strega, è molto più di una semplice commedia tagliente.  

Attraverso la voce di un narratore esterno, veniamo immersi nella storia della IIIA, classe del 1974, e nel singolare accordo stipulato durante una cena un anno dopo la maturità.

convitati di pietra
Foto: Einaudi

Il patto è semplice: ognuno verserà una somma di denaro in un fondo che, investito nei decenni, produrrà un’autentica fortuna. Ma chi erediterà questo capitale? Gli ultimi tre compagni di classe che riusciranno a restare in vita.  

Tutto ha inizio come una proposta goliardica e azzardata, un gioco di poco conto di cui nessuno ricorda l’ideatore; eppure, ogni personaggio si accorgerà presto che quella scommessa stretta a vent’anni segnerà profondamente la propria esistenza.  

Per alcuni diventerà un’ossessione vera e propria, per altri il riscatto agognato sin dai banchi di scuola.

Fino al 2050, ogni 22 luglio, i compagni si ritroveranno per aggiornare la liquidità del fondo e raccontarsi le proprie vite.

Tuttavia, col passare del tempo, quegli incontri si trasformeranno inevitabilmente nello scellerato elenco dei propri malanni.  

“Non c’era molto di cui consolarsi, ma, nell’elenco non scritto, c’erano tredici morti, ancora due e la IIIA si sarebbe dimezzata, e il peggio doveva ancora venire”

I convitati di pietra (p. 43) 

L’introspezione dei protagonisti 

Mari mette a nudo i suoi personaggi, scavando nelle loro esperienze fino a rivelarne i segreti più oscuri: ansie, ossessioni, perversioni e pensieri taciuti.

Sono come pedine su una scacchiera, mosse dal desiderio di vincere quel montepremi finale per farne chissà cosa.  

Pieno di colpi di scena, questo romanzo ad orologeria trasmette un profondo senso di inquietudine, che Mari riesce, però, a rendere quasi piacevole grazie a una scrittura raffinata e ai risvolti tragicomici che accompagnano il destino dei protagonisti.  

Coloro che lo leggeranno avranno la sensazione di invecchiare insieme al racconto: il tempo sembra scorrere anche per il lettore, che finisce per chiedersi se arriverà alla fine della ‘riffa’ o se, in un modo o nell’altro, ci rimetterà la pelle prima della fine del libro. 

Più si va avanti e più ci sembra di far parte della IIIA, di conoscere quei personaggi proprio come ognuno di noi ricorda i propri ex compagni: in modo un po’ artefatto, quasi fossero estranei con cui abbiamo condiviso un pezzo di strada senza conoscerli mai davvero.  

Per la durata della lettura, è possibile immaginare, anche solo per un’istante, di partecipare a quel legame grottesco che li seguirà per tutta la vita. 

“Lui vivendo di fantasie pornografiche non si era mai preoccupato del proprio corpo, lui era uno sguardo, un punto di vista, e se entrava nello spettacolo era in forma d’altri.” 

I convitati di pietra (p. 104)

Un libro che parla di vita e di tempo 

Il libro è godibile e ricco di dettagli cari all’autore, trascritti con precisione quasi maniacale: dalla passione per i film – in particolare quelli di Gene Hackman – e per i fumetti, fino alla mappatura di una Milano costellata di luoghi che cambiano col tempo, quasi fosse lei stessa un’ulteriore compagna di classe soggetta all’invecchiamento. 

Il sadismo che permea l’intero romanzo trova una tenera dolcezza nel finale.

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Foto: Mikita YoUnsplash

Infatti, un finale come questo, che inizialmente appare emblematico o privo di senso, potrebbe in realtà sembrare un augurio: l’auspicio di concludere il proprio percorso di vita – e non solo – con risoluta dignità e con un pizzico di tragica satira.  

Mari ha scritto un libro che è un connubio perfetto tra ironiaansia e profondità.

Leggerlo è come partecipare a un’eterna cena di classe chiedendosi: “Ma io cosa c’entro con tutto questo?”.  

Solo alla fine capiremo che la classe è stata il nostro passato, il racconto di una storia, l’inizio delle nostre vite e delle scelte tracotanti, di cui è impossibile disfarsi – sebbene lo desideriamo. Non possiamo cancellare ciò che siamo stati, come scrive Mari:  

“Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro”

I convitati di pietra (p. 64)

Giorgia Orlando

(In copertina, immagine di SeenUnsplash)


“I convitati di pietra” di Michele Mari – Un patto sciagurato e i suoi rancori taciuti è un articolo di Giorgia OrlandoClicca qui per altri articoli dell’autrice!

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