Cultura

La percezione del design — Cos’è cambiato rispetto a 30 anni fa?


Per molto tempo il design italiano non è stato soltanto una questione di stile, ma un modo di immaginare la vita quotidiana. Sedie, cucine, lampade e divani nascevano da una domanda semplice: come vive una persona dentro uno spazio? Oggi, mentre il settore cresce soprattutto nei mercati del lusso internazionale, quella domanda sembra essersi dissolta dietro oggetti sempre più perfetti, sofisticati e universali. Ma cosa si perde quando il design smette di prendere posizione sul modo in cui abitiamo il mondo?


Il design italiano

C’è una sedia che mia nonna aveva in cucina e che nessuno si sarebbe mai sognato di chiamare design. Era scomoda, era consumata, aveva una crepa sul sedile rattoppata con del nastro adesivo marrone.

Eppure era esattamente al posto giusto — aveva la misura della stanza, della luce che entrava dal cortile, delle persone che ci si sedevano. Qualcuno l’aveva pensata per qualcuno. Questo, prima di diventare un settore da miliardi di euro, era il design italiano: un atto di attenzione verso chi abita.

La domanda fondamentale del design

C’è una domanda che quel design ha smesso di farsi: per chi? Non nel senso del cliente, non “qual è il target” — nel senso più ampio: che tipo di persona immagini che abiti questo spazio? Come vive, come lavora, come vuole invecchiare? Erano domande che producevano risposte visibili.

Le risposte erano nei divani bassi degli anni Sessanta, nei sistemi modulari degli anni Settanta, nelle cucine componibili che trasformarono un locale di servizio in un luogo della vita sociale. Ogni oggetto portava con sé un’idea di come si poteva stare al mondo.

design italiano

Oggi quell’idea è scomparsa, sostituita da qualcosa di più difficile da criticare: la perfezione. Un oggetto perfetto non si schiera. Non propone un modo di vivere, propone un livello. Non disturba e non interroga.

Ed è esattamente ciò che serve quando i mercati che crescono sono quelli del Golfo Persico, delle residenze di lusso, degli hotel a cinque stelle — mercati dove le esportazioni italiane salgono a doppia cifra mentre quelle verso l’Europa tradizionale rallentano. Un oggetto destinato a una suite di Dubainon può permettersi di disturbare. Deve piacere a chiunque, che significa non parlare davvero a nessuno.

I pezzi di Ettore Sottsass

C’è un dettaglio che dice molto su come finisce questa storia. I pezzi di Ettore Sottsassdesigner che per tutta la vita aveva lavorato contro l’idea di oggetto come lusso — vengono oggi battuti all’asta per cifre che raggiungono il milione di euro.

Le sue sedie sghembe, i suoi colori deliberatamente sbagliati, la sua ironia contro il buon gusto: tutto è diventato buon gusto. Il mercato è straordinariamente bravo ad addomesticare ciò che lo disturba. Trasforma la critica in citazione, il rifiuto in oggetto da collezione. Non è cinismo: è la logica del sistema, e il sistema funziona benissimo.

design italiano
Ettore Sottsass: foto da domus

Le domande giuste del design

Eppure ogni tanto, in qualche appartamento che non è un hotel e non è una residenza di rappresentanza, qualcuno sposta una sedia sotto una finestra e capisce che era quello il posto giusto. Non perché sia bella — anche se magari lo è — ma perché qualcuno, prima, si era fermato a pensare a quella finestra, a quella luce, a quella persona.

È un gesto piccolo, quasi invisibile. Era il gesto da cui partiva tutto. E non è detto che sia davvero finito — forse si è solo spostato, fuori dai cataloghi, fuori dalle fiere, in qualche studio dove ancora ci si fa le domande giuste.

Angelo Bellardita


La percezione del design — cos’è cambiato? è un articolo di Angelo Bellardita. Per altri articoli dell’autore, clicca qui!

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