Cronaca

Il caso Corona-Signorini – Quando si mette in discussione l’Articolo 21

caso Corona Signorini

Il caso Corona scuote l’Italia, tra accuse mediatiche, interventi giudiziari e riflessioni sulla libertà di espressione. In un Paese che garantisce a tutti il diritto di parola, alcune voci valgono più di altre? 


Vi è mai capitato di imbattervi nel nome di Fabrizio Corona? Se vivete in Italia o siete in qualche modo appassionati della cultura popolare contemporanea, sicuramente ne avrete sentito parlare.  

L’ex re dei paparazzi o, come ama definirsi lui, “il Robin Hood che rubava ai ricchi per dare a sé stesso”, oggi è ancora al centro dell’attenzione – così come lo è stato negli ultimi 30 anni. Questa volta, però, Corona veste un nuovo ruolo, quello del villain’ di cui tutti hanno bisogno, del cattivo che, anziché sfruttare il sistema, pare volerlo distruggere.  

L’accusa di Corona e la risposta di Signorini 

Il caso Signorini, che ha reso Corona ancora una volta protagonista indiscusso dei riflettori, ha fatto emergere non solo un importante caso mediatico, ma anche giudiziario.  

La vicenda è esplosa circa a metà dicembre dello scorso anno, quando Fabrizio Corona ha pubblicato sul suo canale YouTube una puntata della rubrica il Prezzo del potere, nella quale sostiene l’esistenza di un presunto sistema Signorini, che coinvolgerebbe i futuri concorrenti del programma televisivo il Grande Fratello. La principale accusa che l’ex re dei paparazzi monta – attraverso chat private, documenti e testimoni – è il favoritismo o l’opportunità di entrare all’interno del programma in cambio di favori personali

Signorini, come risposta, nega le accuse e parla di campagna diffamatoria contro di lui. Gli avvocati dell’ex conduttore del Grande Fratello, Daniela Missiglia e Domenica Aiello parlano del loro cliente come “la parte lesa e vittima di comportamenti ritenuti penalmente rilevanti”, e definiscono la puntata di Falsissimo come mezzo per alimentare una “campagna calunniosa e diffamatoria volta a minare la reputazione e la carriera del conduttore”. 

Oltre a Signorini, anche Mediaset denuncia Corona per diffamazionediffusione di contenuti privati e danno d’immagine, e chiede il blocco dei profili social dell’accusato. 

caso Corona Signorini
Alfonso Signorini e Fabrizio Corona, Foto: Ansa

La reazione della legge 

Il ricorso di Signorini e della Mediaset viene accolto, e il giudice Roberto Pertile impone la rimozione di tutte le puntate di Falsissimo e dei relativi post su Instagram; inoltre, obbliga Corona a non parlare mai più di Signorini e a consegnare, con un’ordinanza, tutto il materiale che è in divenire.  

La Procura di Milano, incaricata di questo caso, facendo uso dell’articolo 700 del Codice di procedura civile, ha quindi imposto a Corona una misura cautelare. Di fatto, viene obbligato a tacere per sempre sull’inchiesta.  

Ma bisogna parlare di misura cautelare – come scrivono i giudici –, oppure sarebbe meglio definirla ‘censura cautelare? Secondo l’articolo 21 della Costituzione Italiana “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili (…)”; eppure il caso di Corona non segue apparentemente le parole dell’articolo.  

Doveroso è tuttavia ricordare la storia giudiziaria di Fabrizio Corona, che non può dirsi incensurata. Negli anni, infatti, il re dei paparazzi ha collezionato ben tredici anni e due mesi di condanne, tra reati di estorsione, violazione di privacyfrodi fiscali bancarotta fraudolenta, dei quali ha effettivamente scontato in carcere circa dieci anni. 

Seppure abbia espiato la sua pena, Corona non è stato riabilitato a livello penale, ma si può parlare solo di un percorso di recupero personale e clinico, che lui stesso aveva affermato di aver intrapreso; questo, dal punto di vista legale, implica che la fedina penale di Corona non sia giudicabile pulita, ma che le condanne restino giuridicamente rilevanti.

Ciò giustificherebbe l’emergenza del tribunale nell’imporre questa misura cautelare ad un individuo per niente estraneo a reati di questo tipo, restando fedele alla parte finale dell’articolo 21 che afferma “La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. 

caso Corona Signorini
La Costituzione Italiana, Foto: Fondazione Luigi Einaudi

La riflessione di Travaglio 

A proposito della vicenda Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidianoha rilasciato un’intervista al talk show Accordi & Disaccordi, nella quale ha parlato dell’articolo da lui scritto sull’argomento, intitolato Oggi a te, domani a me

Per prima cosa, il giornalista sottolinea come un elemento diventi diffamatorio solo dopo la pubblicazione, e non prima, perché altrimenti si tratterebbe di censura preventiva. Travaglio riflette, poi, anche su un’altra questione: se al posto di Corona ci fosse stato un passante, una persona qualunque, ci sarebbe stato un blocco preventivo? Probabilmente no. 

caso Corona Signorini
Marco Travaglio, Foto: Wired.

Il diritto di parola in Italia  

Se in Italia il diritto di parola deve essere garantito a tutti, perché la voce di Corona sembra essere stata forzatamente bloccata? Perché lo hanno censurato, se in Italia, la censura non esiste? 

La censura della parola è presente in regimi autoritari, dove i media sono controllati dallo Stato, come in Cina, in Arabia Saudita e in Bielorussia, fino ad arrivare a situazione più estremiste, come la Corea del Nord o l’Eritrea, dove l’informazione è totalmente controllata

In Italia, il regime di Mussolini e il periodo della guerra imposero la censura fino al 1948, quando l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana abolì la censura preventiva. Perché allora, nell’Italia del ventunesimo secolo, ci troviamo davanti ad una situazione in cui la libertà di paroladi espressione e di pensiero è stata violata?  

Certo, la libertà di parola non significa avere libertà totale; infatti, quando si parla di diffamazione, incitamento all’odio o alla violenza, apologia di fascismo e pubblicazione di contenuti che violano la privacy o la dignità delle persone, esistono controlli e limiti, che in termini legali possono essere sempre imposti. 

Ma se da una parte, il caso di censura di Corona sembra ricadere proprio nell’ultima condizione, dall’altra, la censura preventiva di contenuti ancora non pubblicati, e forse ancora non esistenti, non è giustificata. Corona aveva affermato di avere molto altro materiale e prove a testimonianza della sua accusa, eppure la magistratura non aveva basi concrete per imporre una censura preventiva, ma solo sospetti; Corona stesso definisce questo comportamento un “delirio di paura” da parte dei potenti che, consapevoli di essere nel torto, muovono dall’alto i fili del potere per far volgere la situazione a loro favore. 

Tutte le voci sono davvero uguali davanti alla legge? 

Inoltre, l’eccessiva attenzione spostata più sul caso Corona che sul possibile caso Signorini lascia l’amaro in bocca, quasi confermando la presenza di un sistema in cui il potere regola i giochi, decretando anche quale voce sia più importante da ascoltare.  

Nella puntata ventidue di Falsissimo pubblicata da Corona, l’ex re dei paparazzi riporta alla luce un caso di cronaca: quello della giovane napoletana Tiziana Cantone, i cui video intimi vennero diffusi sul web, portando in Italia un grosso dibattito sul revenge porn

Il caso Cantone, se guardato alla lontana, può sembrare simile al caso Signorini, perché entrambi riguardano la diffusione di materiale privato: eppure, se nel primo nessuno intervenne in modo efficace per aiutare la ragazza che, schiacciata dal peso mediatico scelse di suicidarsi, nel secondo la Procura ha impiegato solo cinque giorni ad agire, sequestrando il materiale posseduto da Corona

Questa disuguaglianza nei tempi di reazione degli organi legislativi mette in discussione il rispetto dell’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”, sottolineando ancora una volta come gli individui di fronte alla legge non abbiano uguale valore, ma variabile perché immersi in un sistema di potere complesso, dove pochi esercitano un ampio controllo su molti. 

We are equal, Siamo uguali (Foto: Pexels).

La coerenza di Mediaset 

La denuncia di Mediaset, inoltre, fa riflettere sulla coerenza stessa dell’accusa diretta a Corona, e di ciò parla anche Travaglio: se da una parte il gruppo mediatico afferma che “La libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone”, dall’altra, Mediaset stessa cerca la curiosità del pubblico per monetizzare, violando la privacy di molti vip. Ironica, quindi, la richiesta dell’ente che invoca la privacy dopo aver calpestato per anni quella degli altri. 

Mediaset sul caso Corona Signorini
Logo Mediaset, Foto: Wikipedia

L’importanza della libertà di parola 

Questo caso, al di là del coinvolgimento di personaggi conosciuti, come Corona e Signorini, deve far riflettere sull’importanza della libertà di parola ed espressione, e sulla diversità esistente nelle voci dei cittadini, che apparentemente dovrebbero essere uguali davanti alla legge.  

Negare la libera espressione dei propri pensieri e delle proprie idee porta l’uomo a essere più paragonabile ad un animale che a una specie evoluta. Così, l’individuo diventa parte di un sistema conformista, in cui l’unica voce è quella di pochi potenti, che creano una diffusa uniformità di pensiero, che è di rado – anzi, quasi mai – quello giusto. 

Giada Bizzi

(In copertina foto da Vanity Fair)


Il caso Corona-Signorini è un articolo di Giada Bizzi. Clicca qui per altri articoli dell’autrice!

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