L’ennesimo atto di violenza compiuto dall’ICE, gli agenti anti-immigrazione scelti da Trump, ha portato al secondo omicidio in meno di tre settimane. L’episodio ha riacceso il dibattito sui metodi operativi e sul ruolo di quello che ormai si può considerare l’esercito personale del presidente statunitense.
Una legittima difesa contestabile
È un copione già visto quello che ha sconvolto Minneapolis, città del Minnesota, nelle scorse settimane.
Alex Jeffrey Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni, è stato fermato dagli agenti dell’ICE. Secondo la ricostruzione, questi gli hanno prima spruzzato addosso una sostanza urticante, poi sottratto la pistola legalmente detenuta e infine lo hanno immobilizzato a terra. Tutto questo perché, secondo gli agenti, Pretti sarebbe stato pericoloso e avrebbe puntato l’arma contro di loro.
In realtà, secondo diversi video diffusi online, l’uomo stava semplicemente documentando con il proprio telefono le violenze commesse dall’ICE contro alcuni manifestanti che protestavano per la morte di Renée Good, la donna uccisa il 7 gennaio scorso dalla stessa agenzia. Nonostante le intenzioni di Pretti non fossero ostili, i militari lo hanno trattenuto a terra per poi sparargli diversi colpi. Il primo colpo è stato mortale per l’infermiere, mentre i successivi sono esplosi quando l’uomo era già deceduto.

Una morte che ne richiama un’altra: a pochi isolati di distanza, nel giugno 2020 il poliziotto Derek Chauvin aveva premuto il ginocchio sul collo dell’afroamericano George Floyd per 8 minuti, fino a provocarne la morte per asfissia. Per quest’omicidio, Chauvin è stato condannato a 22 anni e mezzo di carcere e gli altri poliziotti che erano con lui a 5 anni, per concorso in omicidio.
Nel caso della morte di Renée Good, dopo che il Dipartimento di Giustizia negli Stati Uniti ha dichiarato di non trovare motivo di aprire un’indagine federale, i familiari hanno deciso di avvalersi dello stesso studio legale che ha curato il caso Floyd. Parallelamente, è stata avviata un’inchiesta dall’FBI.
Il problema della polICE in America
Ma che cos’è l’ICE (Immigration and Customs Enforcement)? Si tratta di un’agenzia sussidiaria del Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS), creato dopo gli attacchi terroristici del 2001 alle Torri Gemelle con l’Homeland Security Act. Il suo ruolo sarebbe quello di far rispettare le leggi sull’immigrazione e respingere chi non ha i documenti in regola.
A differenza della polizia locale degli Stati Uniti, l’ICE ha poteri specifici, tra i quali figura quello di fermare e arrestare (con il permesso di trattenerle, però, solo per un periodo di tempo limitato) persone sospette di essere entrate illegalmente nel Paese, di aver interferito con un arresto o di aver aggredito un agente della stessa agenzia. Tuttavia, non può entrare in una proprietà privata senza un mandato giudiziario.

Tuttavia, secondo l’organizzazione giornalistica ProPublica, solo nei primi nove mesi dell’amministrazione Trump, sono stati oltre 170 gli episodi in cui gli agenti federali hanno trattenuto civili, accusati di essere immigrati senza documenti.
I poteri dell’ICE sono garantiti dalla Costituzione, dalla legge americana e dai principi generali del dipartimento stesso, che stabiliscono la possibilità per gli agenti ICE di usare la forza solo se il soggetto fermato rappresenta un pericolo concreto per sé stesso o per gli agenti. Sia nel caso di Renée Good che in quello di Alex Pretti, l’amministrazione Trump, che ha difeso in più occasioni l’operato del DHS, ha affermato che gli agenti abbiano agito per legittima difesa, nonostante la presenza di video che mostrano come l’ICE abbia agito con violenza nonostante avesse già il pieno controllo della situazione.
Oltre le strade e oltre l’America
Come forza di sicurezza statunitense, l’ICE si occupa anche della sicurezza durante i principali eventi, sia locali che esteri: per questo motivo, ha presenziato anche alle Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina e al Super Bowl in California l’8 febbraio.
Nel primo caso, di fatto, l’agenzia si è limitata a fornire supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatico e alle autorità italiane, al fine di prevenire rischi legati a organizzazioni criminali internazionali. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha precisato che le forze dell’ICE avrebbero svolto esclusivamente un ruolo di supporto alla scorta americana e no sarebbero state presenti sulle sulle strade.
Il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha tenuto un’informativa a Montecitorio, durante la quale ha spiegato:
La presenza di personale riconducibile all’Agenzia Ice non è di certo un’improvvisa e unilaterale iniziativa di compressione della nostra sovranità nazionale, come da taluni rappresentata, ma l’ottemperanza ad un’intesa internazionale giuridicamente vincolante e assunta dall’Italia nel pieno rispetto delle previsioni della Costituzione e delle prerogative del Parlamento. La cooperazione in questione tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations, risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014, quando al Governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi. Non vedremo sul territorio nazionale nulla che sia riconducibile a quanto si è visto sui media negli Stati Uniti.
Matteo Piantedosi
Sono stati presenti anche al Super Bowl, sempre in supporto alle forze locali e federali, così come avverrà anche ai Mondiali di quest’anno negli Stati Uniti: la loro presenza rischia di accrescere il clima di paura già diffuso in molti Stati.
Stiamo già vedendo che la gente ha paura di uscire a mangiare, paura di andare al negozio all’angolo locale, paura di mandare i loro figli a scuola.
Chi ci protegge dalla polizia?
“Quis custodiet ipsos custodes?” recita Giovenale nella Satira VI, Chi sorveglia i sorveglianti. Lo aveva ribadito anche Platone nella Repubblica:
È certamente ridicolo che un custode abbia bisogno di un custode!
Platone, Repubblica
Insomma, quali garanzie abbiamo nei confronti di chi dovrebbe proteggerci? Come possiamo vivere sereni se la polizia può agire arbitrariamente usando la forza fino ad uccidere e senza subire conseguenze?
I due agenti che hanno sparato a Good e Pretti sono stati congedati, mentre il comandante della Border Patrol, Gregory Bovino è stato sostituito da Tom Homan, ma ciò non significa certo un cambio di direzione nelle politiche dell’ICE.
Spaventa l’idea che chi dovrebbe garantire l’ordine pubblico finisca con l’impersonare uno sceriffo dai poteri illimitati e arbitrari: nessuno può sentirsi veramente al sicuro e tutelato dalla legge, dato che gli stessi agenti non la rispettano.

Tuttavia, ciò che detta maggiore preoccupazione è che quasi nessun capo di Stato abbia chiesto spiegazioni al presidente Trump sull’accaduto. L’episodio è stato in larga parte interpretato come un’operazione di polizia, considerata in sé legittima, anche se poi degenerata.
Le risposte dei cittadini alla violenza dell’ICE
Solo i cittadini, direttamente interessati, sembrano aver preso coscienza dei fatti, scendendo in piazza e manifestando per chiedere all’ICE di lasciare la città. Proteste pacifiche, ma che non passano inosservate: emblematico è il caso di un gruppo cittadini di Minneapolis, radunatisi sotto l’hotel dove alloggiavano gli agenti, tenendoli svegli tutta la notte con pentole, fischietti e altri oggetti rumorosi.
Anche in Italia non sono mancate le proteste, soprattutto in seguito alla notizia della presenza dell’ICE alle Olimpiadi: il 31 gennaio scorso oltre mille persone si sono radunate in Piazza 25 Aprile a Milano, esponendo i cartelli con i volti delle vittime delle violenze della polizia. L’iniziativa è stata promossa dalle principali forze dell’opposizione – esclusi Arci, Anpi e Cgil, che, in ogni caso, hanno definito la presenza dell’ICE intollerabile.

Chi però più di tutti ha richiamato l’attenzione sul rispetto dei diritti umani è stato Bad Bunny: durante l’half time del Super Bowl ha chiuso il suo show urlando “God bless America!” e citando tutti i 35 Paesi che compongono il continente, dagli Stati Uniti fino a Porto Rico, sua terra natia. Il suo è un messaggio dal profondo senso di unità e uguaglianza, un invito a non dimenticarci che siamo tutti liberi e uguali, soprattutto in un contesto segnato da intimidazioni e minacce: quando la polizia è violenta nei confronti dei cittadini, gli unici a cui possiamo davvero fare riferimento nostri stessi pari.

Alessandro Palmanti
MinneaPolice – Chi chiamerai per difenderti dalla polizia? è un articolo di Alessandro Palmanti. Clicca qui per leggere altri articoli dell’autore!
