Il 28 marzo 2026 si è tenuta la seconda edizione di YoungFluence, l’evento organizzato da Giovani Reporter sul tema della libertà di espressione e della democrazia. Si è discusso anche di accessibilità all’informazione e alfabetizzazione digitale delle fasce ‘a rischio’.
Cos’è YoungFluence 2026
Questo 28 marzo, presso l’I.I.S. Aldini-Valeriani di Bologna, si è svolta la seconda edizione di YoungFluence, una giornata di workshop dedicata all’informazione e alla necessità di far coesistere il diritto alla libertà di espressione e un tipo di informazione corretta e accessibile a tutti.
Hanno partecipato all’evento diverse figure del mondo della politica, dell’informazione e dell’istruzione, tra cui l’attivista ed esponente politico Eric Pellegrinotti, il membro della Fondazione Antonio Meligazzi Pietro Sala, i giornalisti Laura Pace, Giampiero Moscato e Diego Landolfi, la divulgatrice scientifica Martina Benedetti, l’assessora ai fondi europei Anna Lisa Boni e il consigliere comunale di Bologna Giacomo Tarsitano.

Durante la prima parte della giornata, i giovani partecipanti hanno lavorato all’interno di uno dei cinque tavoli di discussione. Il loro compito è stato quello di redigere dei piani per riqualificare il valore del giornale cartaceo (tavolo 1), un prontuario di buone pratiche per una ‘sana dieta mediatica’ (tavolo 2), documenti strategici contro la disinformazione (tavolo 3) e la manipolazione del voto (tavolo 4) e una proposta per migliorare i parametri italiani sull’accessibilità all’informazione (tavolo 5).
Nella parte conclusiva dell’evento, i portavoce dei singoli tavoli hanno esposto le risoluzioni a cui sono giunti, e al tempo stesso si sono potuti confrontare con gli altri tavoli e con gli ospiti.
Tavolo 5. Inclusione e Alfabetizzazione digitale
Secondo il Digital Decade Country Record del 2025, l’Italia avrebbe ottenuto risultati significativi nell’ambito della copertura FTTP e della digitalizzazione di piccole e medie imprese (SMEs). Eppure, soltanto il 45,8% della popolazione possiede competenze digitali di base, e il numero di specialisti ICT si attesta sotto la media europea.

Ci troviamo, dunque, di fronte a un problema che appare, più che di tipo tecnico, democratico. Le principali criticità strutturali del sistema italiano sono: la mancata adozione di tecnologie digitali avanzate come l’IA e i big data, nonché una scarsa diffusione e utilizzo di servizi di amministrazione online (e-government) ed e-commerce.
L’accesso a strumenti come il fascicolo sanitario elettronico è disomogeneo tra le varie regioni. L’89% delle strutture sanitarie al Nord è digitalmente integrato, percentuale che crolla al 58% al Sud.

La Strategia nazionale per le competenze digitali, proposta dal Consiglio dei Ministri nel 2025, si limita a delineare le direttrici che dovrebbero guidare la transizione digitale dell’Italia (istruzione e formazione, forza lavoro attiva, competenze ICT avanzate e cittadinanza digitale), ma senza fornire strumenti operativi per misurare i progressi e individuare situazioni concrete di intervento.
X-Road come modello di interoperabilità
Durante la discussione, quello che abbiamo individuato come il problema principale alla base di molte inefficienze è la mancanza di interoperabilità: ogni ente mantiene i propri sistemi informatici, rendendo di fatto difficoltoso lo scambio di dati. Il cittadino si ritrova così a dover trasportare documenti da un ente all’altro e a ripetere le stesse informazioni.

La risposta tecnica a questo problema esiste, ed è già stata adottata con successo in oltre 20 Paesi. Si tratta del modello X-Road, una piattaforma di data exchange che collega centinaia di database del settore pubblico e privato. Questo modello garantisce la privacy e che i dati non vengano manipolati durante il trasferimento.
Grazie a X-Road, in Estonia è stato calcolato un risparmio annuo di circa 1.345 anni di lavoro dovuto alla riduzione della burocrazia. L’adozione di un modello del genere in Italia permetterebbe la condivisione di dati in tempo reale e la riduzione del divario territoriale attraverso l’adozione di standard comuni, lo scambio di dati tra regioni e una maggiore accessibilità ai servizi.

Per rendere la Strategia più efficace abbiamo pensato di introdurre degli indicatori chiave di performance (KPI), in modo da monitorare nel tempo le linee di intervento, supportare decisioni basate su dati reali e garantire trasparenza nella gestione pubblica della transizione digitale.
Ad esempio, per valutare l’area di ‘adozione dei servizi digitali’ occorrerà considerare come indicatori chiave l’utilizzo dello SPID e di altre app istituzionali, il numero di utenti unici e il tasso di completamento delle operazioni. Ancora, la qualità di un dato servizio potrebbe essere misurata attraverso sondaggi che indaghino la soddisfazione degli utenti, il numero di reclami e le richieste di assistenza.
Educazione digitale e Gender gap
L’educazione è stata il punto di partenza della nostra strategia. Abbiamo considerato necessario adottare un metodo progressivo e differenziato per grado scolastico, sostituendo a una prospettiva restrittiva, che vieta l’utilizzo dei device in classe, un approccio ‘guidato’.
Già dalla scuola primaria dovrebbe essere introdotto uno spazio per discutere di uso consapevole delle tecnologie e di pensiero computazionale. Nella scuola secondaria di secondo grado si potrebbe persino arrivare a fornire competenze avanzate sull’intelligenza artificiale e sulla cybersecurity e a orientare gli studenti verso la scelta di percorsi ICT.
Già dalla scuola primaria dovrebbe essere introdotto uno spazio per discutere di uso consapevole delle tecnologie e di pensiero computazionale. Nella scuola secondaria di secondo grado si potrebbe persino arrivare a fornire competenze avanzate sull’intelligenza artificiale e sulla cybersecurity e a orientare gli studenti verso la scelta di percorsi ICT.

La questione dell’istruzione si lega a doppio filo con quella del gender gap. Le donne sono poco rappresentate nei percorsi STEM e nelle professioni ICT a causa di stereotipi culturali e, più in generale, di ostacoli che condizionano la scelta di questi percorsi formativi.
In questo caso, si potrebbe intervenire attraverso la promozione di role model femminili nel settore digitale, corsi di orientamento dedicati alle ragazze sui programmi STEM, concessione di borse di studio e imposizione di politiche di inclusione aziendali e incentivi alle imprese che investono sulla parità.
Criticità e Implementazione
Purtroppo, l’applicazione dei principi once-only e di interoperabilità deve fare i conti con la complessa realtà italiana. Il nostro Paese ha una organizzazionemultilivello, rappresentata dallo Stato, dalle regioni, dai comuni e da enti strumentali. Molti enti utilizzano software informatici obsoleti, ma insostituibili nel breve periodo. Inoltre, dobbiamo considerare che la formazione non riguarda soltanto il cittadino, ma anche gli operatori pubblici.
Per tutte queste ragioni, la nostra proposta di implementazione si costituisce di tre fasi: la definizione di standard comuni e la costruzione un’infrastruttura di interoperabilità, l’integrazione dei servizi chiave – soprattutto sanità e anagrafe – e l’estensione graduale a tutti i settori della pubblica amministrazione. Questa roadmap si inserirebbe all’interno del quadro di investimenti già disponibili del PNRR (48,8 miliardi di euro), da indirizzare sulla base di una strategia coerente e di obiettivi misurabili.

Maria Biscotti
(foto di copertina e dell’evento del fotografo Mattia Belletti)
YoungFluence 2026 – Tavolo 5. Alfabetizzazione e Inclusione digitale è il resoconto dei lavori del tavolo 5 di YoungFluence 2026 a cura di Maria Biscotti. Clicca qui per altri articoli dell’autrice!
