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Timothée Chalamet e la sfida delle arti: teatro o cinema, chi parla davvero ai giovani?

timothèe chalamet al red carpet

Nelle ultime settimane, le dichiarazioni su balletto e opera dell’attore statunitense Timothée Chalamet hanno acceso il dibattito online, andando oltre la semplice provocazione. Le polemiche attorno le parole dell’attore non rappresentano solamente uno scontro tra sostenitori del teatro e amanti del cinema. Riflettono una questione più profonda: le nuove generazioni stanno cambiando il loro rapporto con le arti performative. Come va interpretata questa trasformazione? Declino o nuove opportunità?


Le parole di Chalamet e le reazioni dei social

Ammiro le persone che vanno nei talk show e dicono che bisogna mantenere i cinema e questo genere di arte vivi. Un’altra parte di me pensa che se la gente vuole vedere i film al cinema li andrà a vedere con orgoglio. Non voglio lavorare nel balletto o nell’opera o in cose che devi mantenere in vita anche se a nessuno importa più nulla.

L’intervista rilasciata da Chalamet si è diffusa rapidamente sui social, generando una reazione fortemente polarizzata.

Artisti, critici e appassionati di teatro hanno difeso il valore del teatro come spazio unico di sperimentazione e contatto umano.

A queste voci si sono aggiunte le risposte dei teatri stessi, che non si sono limitati a prese di posizione tradizionali. Istituzioni internazionali, tra cui il Teatro alla Scala di Milano, hanno pubblicato brevi video rivolti direttamente all’attore. Le immagini di prove, backstage e lavoro di tecnici e artisti hanno trasformato la preparazione teatrale in un racconto accessibile e coinvolgente, capace di riaccendere l’attenzione e avvicinare un nuovo pubblico.

La controversia ha riportato i teatri al centro del dibattito mediatico, come dimostrato dall’aumento delle ricerche online su opera e balletto.

Non sono mancate, tuttavia, posizioni a sostegno dell’attore: molti utenti hanno evidenziato una distanza tra le arti tradizionali e il pubblico mainstream, criticando le modalità di risposta dei teatri, percepite come autoreferenziali o eccessivamente difensive.

Queste critiche riflettono realmente una crisi strutturale o raccontano una trasformazione nel modo in cui le nuove generazioni si relazionano alla cultura?

Ragazzi a teatro con Assitej Italia, l’Associazione Nazionale di Teatro per l’Infanzia e la Gioventù (assitej-italia.it)

Perché i giovani (non) vanno a teatro?

Il problema non si riduce a una semplice “mancanza di interesse”, come suggerito nell’intervista. Le cause del minor coinvolgimento dei giovani nel teatro sono da individuare in diversi fattori, spesso intrecciati tra loro.

Tra le più citate c’è il prezzo dei biglietti, percepito come troppo costoso e inaccessibile. La realtà, però, sarebbe ben più articolata: diversi teatri in Italia, tra cui la Scala di Milano e il Teatro Stabile di Torino, offrono riduzioni e abbonamenti agevolati per under 30 e 35. In molti paesi dell’UE esistono iniziative analoghe, pensate per ampliare l’accesso culturale ai giovani. A queste si aggiungono sistemi efficaci come le vendite last minute a prezzi fortemente ribassati, che consentono a un pubblico molto più ampio di assistere agli spettacoli, indipendentemente dall’età.

Scala di Milano (teatroallascala.org)
Stabile di Torino (teatrostabiletorino.it)

Un altro fattore chiave è la concorrenza delle piattaforme digitali. Se il cinema soffre direttamente la diffusione dello streaming, il teatro paga un altro prezzo: quello della percezione. In un contesto dominato da contenuti rapidi e accessibili, il teatro appare spesso come un’esperienza lenta, formale, talvolta elitaria e legata a una ritualità che non sempre si concilia con la Gen Z.

A questo si aggiunge un problema di linguaggio e identificazione. Rispetto al cinema, il teatro fatica a parlare in modo immediato ai giovani. Anche la musica, all’interno di certe forme teatrali, può risultare meno immediata, spesso percepita come espressione di una visione del mondo legata alle generazioni precedenti, lontana dai valori e dalle tematiche sentite da un pubblico nuovo.

Se da un lato il cinema ha saputo sviluppare peculiarità specifiche per ogni genere, affinando linguaggi e modalità narrative, il teatro rimane spesso ancorato a classici storicamente e artisticamente rilevanti ma non sempre intramontabili, mostrando talvolta difficoltà nell’intercettare la contemporaneità.

Cinema: davvero più vicino ai giovani?

Lo storico dell’arte Federico Zeri definiva il cinema “l’arte guida” del Novecento, capace di trainare e influenzare tutte le altre forme espressive. Oggi, però, il cinema stesso non è immune a una fase di crisi.

I dati ISTAT 2023 mostrano infatti un quadro interessante: la frequentazione delle sale cinematografiche è inferiore a quella degli spettacoli teatrali (57,3% contro il 78,1%). Un dato che mette in discussione, almeno in parte, l’idea comune di un teatro marginale.

È indubbio che, sebbene il sistema cinematografico si sia evoluto più rapidamente, risulti anche più vulnerabile ai fenomeni digitali. Il teatro, al contrario, mantiene una sua specificità: è un’esperienza irripetibile, legata alla presenza e al momento.

È proprio questo aspetto a essere sottolineato da diversi critici: la forza del teatro risiede nella sua natura “senza tempo”. I tentativi di trasposizione digitale, come quelli sperimentati dal Teatro della Pergola di Siena, possono ampliare l’accessibilità, ma non riescono a restituire pienamente l’intensità emotiva della performance dal vivo. Il teatro continua così a trovare il suo significato più autentico nell’esperienza diretta dello spettatore.

Foto: Unsplash.

Tra crisi e cambiamento: il futuro delle arti

Più che di declino, forse è più corretto parlare di trasformazione. Ogni epoca ha avuto la sua arte guida: oggi viviamo in un ecosistema frammentato, in cui nessuna forma domina in modo assoluto.

Il teatro non è destinato a scomparire, ma è chiamato a reinventare il proprio linguaggio e le proprie modalità di relazione con il pubblico. Il cinema, dal canto suo, deve riscoprire il valore dell’esperienza condivisa.

Tra chi cerca intrattenimento immediato e chi desidera ancora profondità e ritualità, esiste uno spazio intermedio, abitato da molti giovani, che rappresenta la vera sfida del presente. Non si tratta di scegliere tra teatro e cinema, ma di capire come entrambe le arti possano tornare a parlare, davvero, la lingua delle nuove generazioni.

Alice Stellino

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