Come si spiega l’attuale recessione sessuale giovanile? Le incertezze sul futuro, la rinegoziazione dei rapporti di genere e la digitalizzazione sono solo alcune delle spiegazioni plausibili. Una certezza, intanto, rimane: che si tratti di inizio Novecento o di oggi, le condizioni storiche e sociali hanno ricadute sulla vita intima degli individui. Per questo motivo, la nota 62 del primo dei “Quaderni” di Gramsci – che ha ispirato il nuovo episodio della rubrica “Gramsci consiglia” – consiglia un interessante parallelismo tra ieri e oggi.
Per molte persone è ancora un tabù, per molte altre sempre meno. Parlare di sesso nel 2026, di sicuro, rimane un ottimo strumento per conoscere nel profondo la nostra società. I rapporti interpersonali, quelli intimi soprattutto, sono cartine al tornasole delle direzioni prese dalla storia. Le relazioni degli individui con il sesso permettono di esplorare le fantasie e le aspirazioni di un’epoca, i valori di intere comunità e le paure più recondite di un certo spirito del tempo.
L’affettività, infatti, è un prodotto diretto dell’ambiente sociale e culturale nel quale siamo immersi. È espressione di modelli di comportamento comunemente accettati che – dalla vita di tutti i giorni – vengono traslati nella vita intima delle persone.
Antonio Gramsci, nella nota 62 del Primo Quaderno, lo aveva capito. Alcune sue osservazioni, a distanza di più di un secolo, tornano utili per la comprensione del nostro contesto e offrono la possibilità di ulteriori spunti di riflessione.
Il sesso è alla base della società
Nello scorso episodio di questa rubrica abbiamo analizzato l’utopismo: una pratica politica che promette un paradiso salvifico; e che, per realizzarlo, cerca di controllare tutti gli aspetti della vita individuale, in modo da cambiare l’uomo e renderlo perfetto.
Ciò che non era stato detto, però, è che l’utopia coinvolge anche la vita sessuale, che addirittura è uno dei campi maggiormente sottoposti al controllo statale (come accade nella Città del Sole di Tommaso Campanella). Questo significa che, come dice Gramsci nella nota 62, “gli istinti sessuali sono quelli che hanno subìto la maggiore ‘repressione‘ da parte della società di sviluppo” (p. 73).
Gramsci, a titolo d’esempio, spiega che nella letteratura ‘freudistica’ l’individuo – come il selvaggio rousseauiano – subisce, per colpa del contesto sociale, una corruzione forzata del suo stato di natura (gli istinti sessuali più puri, in questo caso). La prima tesi di Gramsci, quindi, è che l’ambiente nel quale siamo immersi plasma il nostro modo di rapportarci con il sesso.
E non è un caso – continua – che esistano delle differenze di mentalità tra città e campagna: nelle aree rurali, infatti, si compiono i delitti più efferati. Inoltre – aggiunge Gramsci – da un’inchiesta parlamentare dell’epoca emerge che nel Mezzogiorno c’è un numero maggiore di casi d’incesto, da imputare a un’arretratezza culturale e una certa mentalità patriarcale.
Il sesso tra ‘sport’ ed ‘economia’
La nota prosegue con un’altra considerazione molto interessante. Il sesso viene vissuto nella sua mera funzione riproduttrice o come ‘sport’. Se da un lato l’atto riproduttivo riduce la donna a mero ruolo di “riproduttrice a ninnolo” (p. 73), per altro verso i rapporti sessuali vengono vissuti come svago o come sfida ‘economica’.
In merito al secondo caso, spiega Gramsci, il sesso non ha solo fini produttivi. I giovani, infatti, ambiscono a fare figli il prima possibile perché temono di ricevere lo stesso trattamento che i vecchi senza figli ricevono nei villaggi. Dunque, come oggi, le apparenze sociali – seppur in modo diverso – influenzano l’avvicinamento dei ragazzi al sesso.

Allo stesso tempo, l’autore parla di un problema economico in senso stretto, valido peraltro ancora oggi. La crescita dell’età media – dovuta ai progressi nella salute – e la contestuale diminuzione della natalità hanno una diretta influenza sui fattori produttivi del Paese.
La brillante riflessione va anche oltre. La tendenza appena delineata comporta la necessità di assorbire forza lavoro tra gli immigrati, che – a differenza degli ‘indigeni’ – sono costretti a lavori non qualificati. A distanza di un secolo non sembra cambiato nulla, con buona pace dei ‘patrioti’ più intransigenti.
La vita industriale, inoltre, domanda un apprendimento particolare, oltre a un adattamento psico-fisico a condizioni di lavoro e di vita ‘non naturali’. Solo l’ereditarietà può offrire una soluzione a questo problema. In mancanza di essa, la bassa natalità domanda una continua spesa di apprendimento, mentre la comunità sociopolitica cambia in continuazione, ponendo problemi di egemonia.

Il ruolo della donna e il rapporto di sesso e lavoro
Un altro tema toccato dalla riflessione di Gramsci è il ruolo della donna. Infatti, per evitare la proliferazione di comportamenti morbosi è necessaria la totale indipendenza della donna di fronte all’uomo.
Per il filosofo un tema connesso è l’abolizione della prostituzione, alla quale è contrario: quest’importante decisione, infatti, rischia solo di rendere il fenomeno più sfrenato nei suoi sviluppi clandestini. A pensarci bene, anche il tema dello sfruttamento del corpo femminile – e della prostituzione legale come possibile via per evitarlo – è più che mai attuale.
Infine, la nota presenta una considerazione sul controllo della vita riproduttiva da parte degli industriali americani. La mentalità puritana – spiega Gramsci – nasconde una necessità più impellente: controllare i ritmi della vita privata per evitare che questa possa intaccare la produttività.
La recessione sessuale contemporanea
Anche in questo caso, la nota di Gramsci è un’illuminante occasione per comprendere l’attualità. Infatti, offre un’impostazione metodologica di grande aiuto per studiare un fenomeno di cui, sempre di più, si parla: la recessione sessuale giovanile.
Come testimoniano diversi studi, i giovani consumano meno rapporti sessuali. Tuttavia, limitarsi a una sterile preoccupazione, senza analizzare le cause del fenomeno, è piuttosto inutile.
Al contrario, è interessante sviluppare un’analisi sociologica più approfondita, partendo da un presupposto: la realtà materiale nella quale siamo immersi influenza il modo in cui viviamo l’intimità.

Condizioni come la precarietà economica e lavorativa, i sempre più diffusi problemi psicologici e la percepita riduzione del tempo libero influenzano eccome le abitudini sessuali. Nonostante la rottura di diversi tabù e la possibilità di accesso a sempre più app di incontri.
Come collettività siamo meno propensi all’impegno affettivo e più soggetti a pressioni di vario tipo. Questo incide anche sulla libido e, più in generale, sulla fiducia, necessaria per instaurare proficue relazioni interpersonali e alla base di una vita sessuale sana.
I giovani di oggi sono più stressati, soffrono di ansia o disturbi psichici e lo testimonia anche un recente rapporto di Eurispes. Bombardati continuamente da stimoli negativi e annunci di un futuro perlopiù tetro, siamo più cinici e disillusi. E le condizioni materiali non aiutano, dato che spesso – convinti che ciò serva per sopravvivere – molti giovani dedicano più tempo alle attività di studio o lavoro piuttosto che al tempo libero e alle relazioni, quelle intime comprese.
Insomma, cambiano i motivi alla base, ma non alcune tendenze strutturali. All’epoca di Gramsci erano stati i cambiamenti nella struttura familiare e l’urbanizzazione ad aver cambiato comportamenti sessuali; nell’epoca contemporanea, invece, sono principalmente le crisi economiche e uno spirito del tempo piuttosto demotivante.
I social media: tra errata percezione di sé…
Ma non finisce qui. Nel suo ultimo libro The Second Coming: Sex and the Next Generation’s Fight Over Its Future (Gallery Books, 2025), la scrittrice Carter Sherman analizza nello specifico il tema della recessione sessuale giovanile. Dopo aver intervistato più di cento giovani, la scrittrice ha notato che le nuove generazioni molto spesso vogliono fare sesso, ma non riescono a causa di diversi ostacoli. Il risultato è che – secondo un sondaggio del Kinsey Institute e Lovehoney – un adulto su quattro della Gen Z non ha mai avuto rapporti sessuali.
La causa di questo fenomeno, secondo Sherman, è l’ubiquità dei social media e degli smartphone, che influenzano tanto le dinamiche interpersonali dei giovani, quanto il loro modo di autopercepirsi. Come in diversi altri ambiti della vita, i ragazzi tendono ad autoconfrontarsi con gli altri coetanei ed entrano in uno stato emotivo di ‘paragone e disperazione’ che li persuade di non essere attraenti per gli altri.

Internet, inoltre, propone continuamente immagini di corpi nudi o seminudi nei feed online, e ciò suggerisce un’immagine distorta del sesso: sembra che tutti ne facciano tantissimo (più di quanto in realtà sia vero), che siano sempre performanti, e che – per giunta – qualità e quantità siano indice di maturità.
…e moralizzazione
La nota di Gramsci tocca anche un altro tema, che oggi assume una declinazione ulteriore: l’ipocrita moralizzazione intorno all’argomento ‘sesso’. Gramsci parla del controllo dei comportamenti sessuali dei dipendenti delle grandi aziende americane, mentre al tempo d’oggi tutto sembra permesso. Eppure, apparentemente, così non è.
L’iper-esposizione dei corpi e la (quasi totalmente) libera circolazione di materiale (pseudo)pornografico farebbe supporre una liberazione dai tabù moralistici. E invece, ecco che subentra una nuova forma di controllo più subdola. Ed è così che la società si erge a soggetto astratto ma coeso, che giudica all’unanimità quando un corpo è conforme o meno a certi standard. O quanto o meno siamo bravi a letto, in relazione a modelli ‘virtuosi’.
Quali che siano gli esiti di questo fenomeno, abbiamo la certezza di un fatto: la vita sessuale delle persone vive di un’influenza esterna di tipo culturale.
La politicizzazione del sesso
Un altro tema rilevante di cui parla la sopracitata Carter Sherman è quello della politicizzazione del sesso, che – in mancanza di guide sicure sull’argomento – tende a suggerire letture definitive sulla realtà. Con il contestuale rischio, però, di non aprirsi più all’empatia verso l’altro e alla sua reale conoscenza.
“Questa è una generazione che ha capito, sicuramente molto prima della mia, che ciò che accade in camera da letto viene influenzato da quello che accade al di fuori” (Carter Sherman, The Second Coming: Sex and the Next Generation’s Fight Over Its Future).
Il maschio contro la donna. Con questo schema volutamente semplicistico (ma chiaro) si può riassumere l’ultima evoluzione della dialettica tossica fra i generi. In base alle tendenze più mainstream, nel panorama mediatico si ravvisano sempre di più ‘uomini alpha’ dalla mascolinità ostentata, tossica e prevaricatrice. Dall’altro lato, per rispondere a questa tendenza, la donna si emancipa, cercando di far valere le sue intenzioni. E lo fa anche in modo provocatorio, come risultato di una rabbia a lungo accumulata.

La sempre più virale comunicazione misandrica, per quanto a volte discutibile, altro non è che la reazione parossistica a un paradigma sessista, da sempre percepito come opprimente. Il femminismo contemporaneo, stanco delle ipocrisie della sua versione liberale, assume toni e linguaggi più forti, perché più urgente diventa la necessità di farsi sentire.
Un’emancipazione senza fine
Facendo un confronto con Gramsci, possiamo dire che la donna da lui descritta stia cominciando ad emanciparsi economicamente; nel contemporaneo, invece, il versante della lotta è culturale, in un processo di rinegoziazione dei ruoli di genere.
Le donne – a ragione – non vogliono più ricoprire il ruolo sociale delle ‘impeccabili compagne’, ma rivendicano un rapporto realmente umano e leale, basato su comuni diritti. Molte di loro, piuttosto che stare con uomini che le sminuiscono e le controllano, preferiscono stare da sole. E – secondo gli studi – rispetto all’uomo hanno meno problemi a rinunciare al sesso.
L’uomo, molto spesso, si ritrova spaesato. Da sempre abituato a un modello femminile accondiscendente, prova frustrazione per un – idealizzato ma forse mai vissuto – mondo passato, e incolpa le donne della crescente emancipazione. Che, però, intanto, prosegue inarrestabile, innescando un circolo vizioso di avvilimento di un maschio in crescente crisi d’identità.
Il privato è politico?
Spiegare le cause della recessione sessuale contemporanea, dunque, implica parlare di diversi fenomeni sociali e culturali. All’immaginario di un’epoca, si aggiungono più generali strutture convenzionali (talvolta in ridefinizione), condizioni economiche e forme di socializzazione.
Le relazioni sociali cambiano il mondo perché sono le conseguenze di alcune priorità esistenziali. In base a queste – ad esempio il bisogno di sicurezza o di maggiore spensieratezza – decidiamo con chi stare e secondo quali modalità. Quindi, non sono solo le scelte individuali, la morale o la ‘natura’ a determinare i nostri comportamenti nella sfera intima.

Intervengono fattori non controllabili, ma con inevitabile impatto in ogni settore della nostra vita. La società di massa ai tempi di Gramsci portava novità dirompenti, talvolta positive (l’emancipazione della donna), talvolta negative (il crescente controllo della vita privata).
La società attuale, con le sue derive informatiche e tribali, sembra portare per il momento segnali scoraggianti (e lo stesso fenomeno della recessione sessuale lo dimostra).
Resta quindi attuale una discussissima frase dell’attivista femminista Carol Hanisch: “il personale è politico”. Sebbene sia errato ridurre macchinosamente qualsiasi fenomeno contemporaneo al capitalismo e ai suoi esiti sociali, è altresì necessario riconoscere che alcuni concetti socialmente accettati (di sua derivazione) influenzano il modo in cui ci comportiamo, suggerendo una norma che si rispetta per paura di sbagliare.
Nel caso del sesso, questo meccanismo implica accettare alcuni standard – non importa se giusti o sbagliati –, talvolta interiorizzandoli senza alcun spirito critico. I prodotti culturali dell’epoca contemporanea ci vogliono forti, performanti e vincenti, anche nel privato. Nel sesso rischia di passare l’idea che l’importante è essere sempre dominanti e affascinanti, a qualsiasi costo.
Il rischio, così facendo, è consegnarci nelle mani di una cultura meno inclusiva, collaborativa ed empatica. Se anche in camera da letto prevarrà l’egoismo, il passo da compiere per assolutizzare l’individualismo culturale è decisamente molto breve.
Martino Giannone
(In copertina immagine via Unsplash)
“Gramsci consiglia” – Le reali ragioni dietro alla recessione sessuale giovanile è un articolo di Martino Giannone. Clicca qui per altri articoli dell’autore!
