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Campionesse olimpiche, oltre gli stereotipi


L’attenzione mediatica riservata alle atlete dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina è stata sicuramente moltissima. Viene però da chiedersi se si voglia elogiare le atlete per i loro risultati incredibili o se invece sia più importante mostrane la bellezza, la sensualità o insistere sui ruoli che ricoprono nella vita privata come mamme o mogli e fidanzate.


I media hanno dato la giusta importanza ai risultati delle atlete olimpiche?

È questa la domanda che dobbiamo porci nel considerare la copertura mediatica in relazione alle vittorie femminili in queste Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Campionesse olimpiche ma pur sempre mamme

In merito all’oro di Francesca Lollobrigida nei 3000m nel pattinaggio di velocità La Stampa scrive “Francesca Lollobrigida, Oro di mamma” come se fosse fondamentale sottolineare la maternità di Lollobrigida in uno dei momenti più alti della sua carriera sportiva.

Dopo aver ottenuto il suo primo oro con record olimpico Francesca Lollobrigida non si ferma e conquista una seconda medaglia d’oro nei 5000m in una delle competizioni più emozionanti di queste olimpiadi.

La tenacia e la potenza fisica dell’atleta azzurra dovevano essere al centro dell’attenzione, messi in risalto nel titolo.

Francesca Lollobrigida (immagine: il Giornale)

Certamente la maternità è un aspetto molto importante della vita di Francesca Lollobrigida come riporta anche Vanity Fair:

Sono la dimostrazione che se le donne vogliono continuare a pattinare e vogliono avere una famiglia, possono scegliere il momento giusto per loro e poi, con il grande aiuto della famiglia e della federazione, possono provare a continuare.

Lollobrigida intervistata da Reuters

Francesca Lollobrigida è l’esempio che si po’ essere madre e atleta contemporaneamente, è di grande ispirazione per tutte le donne che vogliono continuare a realizzarsi senza che la maternità sia vissuta come un ostacolo o un ruolo totalizzante. Tuttavia, credo che sia fondamentale celebrare Lollobrigida per le sue doti di pattinatrice e di atleta mettendole in primo piano.

Sessualizzazione da prima pagina

La figura della pattinatrice di velocità Jutta Leerdam ha fatto molto discutere: sui social si mostra sempre in posa, curata e truccata anche in pista durante gli allenamenti. Questo però non toglie alcun merito alla sua preparazione e alla sua serietà come atleta.

La pattinatrice olandese ha vinto ben due medaglie olimpiche: oro nei 1000m e un argento nei 500m nel pattinaggio di velocità.

Jutta Leerdam ha guadagnato l’oro in una gara incredibile ed emozionante, ma l’attenzione è stata rivolta al trucco che le colava sulle guance o, addirittura, alla “biancheria intima” che si è intravista al di sotto del completo di gara.

Jutta Leerdam (immagine: NU)

Repubblica sceglie un titolo che ha poco a che vedere con la potenza fisica dell’atleta: “Jutta Leerdam, la diva dei pattini regina della velocità: l’oro della dolce Venere di rimmel”.

Il Corriere della Sera propone un titolo ancora peggiore, se possibile, concentrandosi sul reggiseno sportivo indossato da Jutta, come se non bastasse un oro olimpico a fare notizia: “Jutta Leerdam mostra la biancheria intima dopo l’oro nel pattinaggio di velocità: «Dalla Nike intasca un milione di dollari»”

Viene da chiedersi perché il corpo di un’atleta continui ad essere presentato come più interessante per qualità estetiche rispetto alla sua potenza fisica o alla sua resistenza?

Un’insistenza morbosa sul corpo femminile per i suoi attributi estetici, per le sue forme femminili e non per il suo vigore o la sua prestanza atletica.

Dai giornali del 2026 ci si aspetterebbe tutt’altra tipologia di articoli magari evitando i titoli clickbait.

Una bellezza acqua e sapone

Nel caso di Stefania Costantini, la narrazione si è concentrata spesso sulla sua giovane età, sul sorriso, sulla compostezza e sulla bellezza naturale.

Ancora una volta mi chiedo se per un’atleta olimpica sia più importante avere competenze sportive oppure apparire semplicemente bella; per i giornali, a quanto pare, il requisito estetico sembrerebbe essere di gran lunga superiore all’atleticità.

Stefania Constantini (immagine: RaiNews)

Tutti questi elementi sull’aspetto fisico di Stefania Costantini oscurano i suoi meriti di atleta olimpica e vincitrice del bronzo nel curling.

In questa disciplina sono necessarie lucidità, precisione e nervi saldi nei momenti decisivi; tutte qualità che meritano risalto perché sono quelle che hanno permesso a Stefania Costantini di raggiungere questo importante traguardo insieme al compagno di squadra Amos Mosaner.

Oltre la bellezza

Fortunatamente non tutte le atlete sono state raccontate attraverso il filtro dell’estetica. E quando questo non accade, il risultato è evidente: le donne vengono celebrate per le loro performance sportive, per i loro traguardi e le loro doti.

Un esempio di questa narrazione positiva è quello di Lisa Vittozzi prima atleta italiana a vincere medaglia olimpica nel Biathlon.

La sua vittoria è il primo titolo di sempre per l’Italia del Biathlon alle Olimpiadi; inoltre, l’oro arriva dopo una carriera sportiva molto travagliata da cui però Lisa Vittozzi non si è fatta scoraggiare. Non ha mai mollato e questo l’ha portata dove meritava di stare: sul podio olimpico.

Lisa Vittozzi (immagine: Reuters)
Federica Brignone (immagine: il cittadino)

Un’altra donna di cui si è parlato moltissimo è stata Federica Brignone, simbolo di impegno, costanza e riscatto. Federica Brignone scrive la storia dello sci alpino italiano con il doppio oro nello Slalom Gigante e nel Super G femminile.

La Repubblica scrive: “Brignone senza limiti: oro nel gigante, bis da sogno dopo il superG” tutto un altro titolo rispetto a quello scelto per la vittoria di Leerdam. Le sue vittorie sono diventate materia tecnica, non narrativa romantica. Non “la ragazza solare”, non “la campionessa elegante”: un’atleta che costruisce risultati con competenza e lavoro. Ed è questo che dovrebbe fare notizia.

E allora la domanda è inevitabile: perché alcune sì e altre no?
Perché in certi casi si parla di tecnica e in altri di mascara e biancheria intima?

“Oltre la bellezza” non significa negare che un’atleta possa essere anche sexy o avere un bel sorriso. Significa chiedere che scelte personali e ruoli non oscurino i meriti e le capacità delle donne che vincono.

Perché se un uomo vince un oro olimpico è un campione con qualità da elogiare mentre una donna è “la mamma che ha vinto l’oro”?

Quando si parla di traiettorie, di tattica, di preparazione atletica, si sta riconoscendo una professionista, un’atleta che merita di essere riconosciuta come tale per i suoi sacrifici e il duro lavoro.
Quando si parla di trucco o di ruolo familiare prima ancora della performance sportiva da oro olimpico, si sta raccontando qualcos’altro: che una donna non può fare notizia perché ha vinto i 1000mt nel pattinaggio di velocità ma perché per qualche secondo, dopo di essa, ha lasciato intravedere il proprio reggiseno sportivo. Sono questi i titoli, pruriginosi e sessisti, che davvero fanno la differenza nelle vendite?

Cosa ci insegnano davvero le campionesse olimpiche?

Francesca Lollobrogida ci insegna che non bisogna mai smettere di avere fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, che tutto è possibile anche quando sembra tutto irraggiungibile.

Federica Brignone e Lisa Vittozzi ci insegnano che non importa quante volte cadi ma importa rialzarsi e credere in sé stessi; ci ricordano che il primo vero traguardo è essere fieri di sé per i piccoli miglioramenti, per una gara chiusa meglio della precedente, per la curva fatta con più coraggio. Non serve un oro olimpico per sentirsi vincenti ma quando arriva, è la ricompensa di anni di lavoro invisibile.

Jutta Leerdam ci insegna che si può essere atlete straordinarie senza chiedere il permesso di essere anche donne visibili, sicure, consapevoli del proprio corpo e della propria immagine. La sua potenza in pista convive con la sua presenza mediatica: non è distrazione, è autodeterminazione. Ci insegna che non dobbiamo scegliere tra essere forti ed essere femminili.

Le campionesse olimpiche, italiane e non, ci insegnano che oltre ad un bel sorriso, occhi truccati e una vita da mamma ci sono grandi donne e grandissime atlete da oro olimpico.

Camilla Mussi

(In coperetina: immagine da Eurosport)


Campionesse olimpiche: oltre gli stereotipi è un articolo di Camilla Mussi. Clicca qui per altri articoli dell’autrice!

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