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“Costituzionalisti a confronto”: il Sì e il No oltre l’ideologia

resoconto di costituzionalisti a confronto

Cosa ci aspetta per il prossimo referendum sulla Giustizia? “Costituzionalisti a confronto” ha provato a fornire delle risposte, dando la parola a tre esperte in materia. Il dibattito, organizzato da Giovani Reporter in collaborazione con Vulcano Statale, si è svolto mercoledì 18 febbraio all’Università Statale di Milano, nell’aula 309 di via Festa del Perdono, 3. L’evento ha contribuito a definire i temi della‘riforma Nordio’, delineando con chiarezza le ragioni del e del No, oltre ogni slogan semplificante.


Nelle giornate del 22 e 23 marzo gli elettori italiani saranno chiamati a pronunciarsi in merito a una revisione della Costituzione. Il referendum, che sarà confermativo (non è dunque necessario raggiungere un quorum di votanti), servirà a cancellare o approvare la cosiddetta ‘riforma Nordio‘, già approvata in Parlamento il 30 ottobre 2025.

Il provvedimento introdurrebbe la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, posizioni ad oggi unite da un unico concorso, oltre alla creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti – uno per ciascun ramo di attività – e di un’Alta Corte disciplinare competente sui procedimenti nei confronti dei magistrati.

Un’ulteriore novità rilevante riguarderebbe le modalità di selezione dei componenti di questi organi di autogoverno, che verrebbero sorteggiati e non eletti.

Nella giornata di mercoledì, in un dibattito organizzato  dalla redazione di Giovani Reporter in collaborazione con Vulcano Statale, si sono confrontate su questi temi tre massime esperte di diritto costituzionale. Dopo l’intervento in apertura di Martino Giannone, infatti, hanno dialogato Maria Elisa D’Amico (Professoressa Ordinaria di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano) e Maria Agostina Cabiddu (Professoressa Ordinaria di Diritto pubblico al Politecnico di Milano).

Il dialogo, mediato dalla Professoressa di Diritto Costituzionale Francesca Biondi, ha saputo raccogliere l’attenzione di studenti di ogni indirizzo, non solo aspiranti giuristi, ma anche cittadini in cerca di maggiore consapevolezza. Si è così delineato un confronto ricco di spunti, che meritano di essere ripercorsi nei loro passaggi essenziali.

resoconto di costituzionalisti a confronto
La professoressa Francesca Biondi (Foto: Marta Ginghini).

Le ragioni del Sì: indipendenza e chiarezza dei ruoli

Maria Elisa D’Amico, rappresentante delle ragioni del , è considerata tra le più autorevoli studiose italiane nel campo del Diritto Costituzionale, con particolare attenzione ai diritti fondamentali e all’organizzazione dei poteri dello Stato. Inoltre, è autrice di numerosi contributi giuridici e interviene con continuità nel dibattito pubblico su questioni costituzionali e istituzionali. Nel corso del dibattito, le sue posizioni sono emerse con chiarezza nelle risposte alle domande della mediatrice.

La prima domanda è relativa all’allontanamento dei giudici dal ruolo del pubblico ministero e alla ridefinizione delle funzioni dell’uno e dell’altro (ma non delle carriere e degli ordini, ancora presidiati dal Presidente della Repubblica). La professoressa D’Amico descrive come questa porti a compimento un percorso storico nato dalla Costituzione, ultimo rifiuto dell’Inquisizione fascista.

La separazione delle carriere, nella sua opinione, rafforzerebbe l’art. 24 della Costituzione, che garantisce a tutti il diritto inviolabile di agire in giudizio per tutelare diritti e interessi legittimi. In questo modo viene sancito anche il diritto fondamentale della difesa in ogni stato e grado del procedimento.

Il fatto che pubblico ministero e magistrato si trovino a svolgere lo stesso concorso e ricevano la stessa formazione crea, all’interno del processo, uno squilibrio. La costituzionalista ritiene dunque assurdo che un PM e un giudice possano essere colleghi e ritrovarsi poi nella stessa aula di tribunale a svolgere funzioni diametralmente diverse.

L’opposizione al correntismo

La seconda domanda di Biondi verte sulla proposta del sorteggio dei membri dei due Consigli Superiori della Magistratura.

Oggigiorno, il CSM è costituito da 33 membri e prevede tre Membri di diritto: il Presidente della Repubblica (che lo presiede), il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione. Oltre a loro, venti togati – magistrati ordinari eletti dai loro colleghi – e dieci laici, ovvero professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esperienza eletti dal Parlamento.

Con il referendum verrebbero creati due organi distinti: uno per i magistrati giudicanti e uno per i pubblici ministeri, i cui membri verrebbero sorteggiati. Secondo D’Amico, il sorteggio sarebbe un rimedio estremo a cui il 42% dei magistrati si rivelerebbe favorevole. Questa modalità, inoltre, aggirerebbe le associazioni interne nel Consiglio Superiore e garantirebbe un atteggiamento multiprospettico.

D’Amico aggiunge altresì che ci sono già contesti in cui i sorteggi esistono con successo: ne sono esempio la corte d’Assise e i tribunali dei ministri. E, allo stato attuale, anche il CSM ha un membro sorteggiato (Andrea Mirenda, dal 2022).

L’ultima domanda posta dalla moderatrice riguarda la creazione dell’Alta Corte disciplinare, destinata a giudicare in via esclusiva gli illeciti disciplinari di magistrati ordinari, requirenti e giudicanti. D’Amico sottolinea la necessità di un organo autonomo in grado di applicare duramente sentenze disciplinari per garantiti i diritti a discapito delle influenze intestine.

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La professoressa Maria Elisa D’Amico (Foto: Marta Ginghini)

Le ragioni del No: equilibrio costituzionale e rischi sistemici

Maria Agostina Cabiddu, rappresentante delle ragioni del No, è Professoressa ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Architettura e società del Politecnico di Milano. Attualmente insegna Diritto amministrativo, Diritto urbanistico e Diritto ambientale. Dal gennaio 2016 fa parte, come membro eletto, del Consiglio di amministrazione del Politecnico.

In merito alla prima domanda di cui sopra, Cabiddu non è d’accordo sulla separazione delle funzioni e delle carriere. Definisce doveroso il fatto che PM e giudice siano in grado di ‘mettersi nei panni‘ l’uno dell’altro. Sostiene che, a seconda degli equilibri trovati nei singoli ordinamenti nazionali, si possa decidere come formulare la divisione delle professioni e analizzare le modalità di gestione dei processi.

Ad esempio, la Francia prevede la separazione, ma gestisce i processi in maniera inquisitoria e non accusatoria (come invece in Italia). In altre parole, paragonare il caso italiano ad altri è solo deterrente.

Cabiddu ritiene fondamentale la formazione delle figure professionali del mondo giuridico italiano. Per fare questo, serve enfatizzare le loro capacità gestionali anche in ruoli distinti.

Tra rischio di casualità e violazione costituzionale

Alla seconda domanda riguardo il sorteggio, Cabiddu risponde che il CSM non è un organo rappresentativo della magistratura, ma una garanzia costituzionale della sua indipendenza. In quest’ultima i magistrati sono legittimati dalla professionalità, sia come giudici ordinari che come membri del Consiglio Superiore. E proprio in base a questo valore dovrebbero poter essere eletti.

Il sorteggio, invece, lascia al caso questa variabile, e di fatto la legislazione è vaga sulle specifiche di tale aspetto. Ad esempio, non specifica chiaramente il bacino dal quale i magistrati possono essere selezionati.

In virtù di questo, la docente rifiuta l’idea dell’ ‘uno vale l’altro‘ e aggiunge che “non tutti possono fare tutto”, idea messa in campo proprio dal sorteggio. Inoltre i laici, secondo questa logica, verrebbero estratti da una lista redatta dai Parlamentari nei primi quattro mesi del governo di maggioranza.

La creazione di due Consigli Superiori distinti e di un’Alta Corte disciplinare finirà, inoltre, per gravare sulle tasche degli italiani.

Riguardo alla terza domanda sull’Alta Corte, Cabiddu ricorda che la nascita di questo organo non sia propria della riforma proposta nel 2025: era stata presa in considerazione anche dal programma politico del 2022 del Partito Democratico.

L’esperta, comunque, definisce questa proposta contraria alla Costituzione, che nellart. 102 afferma che “non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali”. E questa proposta di referendum, con l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, sembra violare questo principio. Sottolinea, infine, le criticità dovute al fatto che le sentenze di primo grado emesse da questa Alta Corte possano essere impugnate soltanto dinanzi alla stessa.

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La professoressa Maria Agostina Cabiddu (Foto: Marta Ginghini)

Perché questo dibattito conta

Le argomentazioni per il Sì e per il No sembrano ben delineate al termine del confronto, tra chi propende per l’una o per l’altra. Poter affrontare una discussione pubblica con professionalità e mediazione – favorite in questo caso anche dalle essenziali integrazioni della professoressa Biondi – si rivela cruciale. Soprattutto di fronte a temi del genere e in un ambiente fertile come l’università.

Un segnale positivo è stata sicuramente la calda partecipazione da parte del pubblico, che al termine del dialogo ha posto molte domande. Gli interventi hanno toccato punti più teorici, ma spesso hanno contribuito a riflettere anche sul ruolo che i media e i politici stanno giocando nella narrazione pubblica delle proposte. Spesso, infatti, proprio questi ultimi due soggetti hanno portato molta confusione e rumore.

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Domande dal pubblico (Foto: Marta Ginghini)

Un dibatto del genere prova che esiste la possibilità, per studenti e non, di confrontarsi su temi costituzionali complessi, sviluppare un pensiero critico e comprendere le implicazioni del voto. Occasioni come queste, peraltro, oltre a promuovere la cittadinanza consapevole e il pluralismo di idee contribuiscono a rendere l’Ateneo un luogo di approfondimento e confronto intellettuale.

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Registrazione in diretta Instagram del dibattito (Foto: Marta Ginghini)

Informarsi per scegliere: l’importanza di partecipare

Dopo un intervento finale della professoressa Biondi, Costituzionalisti a confronto si conclude con i saluti finali e l’invito al voto di Giacomo Pallotta, caporedattore di Vulcano Statale.

A conti fatti, la decisione finale sul referendum spetterà agli elettori, che potranno esprimere la propria opinione in modo libero e consapevole. Si tratta di un referendum confermativo, diverso da quelli abituali: non è previsto il quorum, e ogni voto avrà un peso determinante.

Il 22 e il 23 marzo 2026 il referendum non sarà solo il momento di una scelta da esprimere, ma un’occasione concreta per determinare il futuro delle istituzioni democratiche in Italia.

Irene Carminati

(In copertina e nell’articolo, foto di Marta Ginghini)


“Costituzionalisti a confronto”: il Sì e il No oltre l’ideologia è un articolo di Irene Carminati. Clicca qui per altri articoli dell’autrice!

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