Cronaca

La strage di Crans Montana – Tragedia e complotto

strage Crans Montana

Una nottata di festa trasformata in una tragedia. La notizia dell’incendio a Crans Montana si è diffusa sui social nel giro di pochissime ore. A ormai un mese dall’incidente, rimane uno dei principali argomenti di discussione, ma perché se ne parla così tanto? Non è solo la gravità dell’evento ad interessare l’opinione pubblica, ma soprattutto quello che ne è derivato sui social. Ad affiancare le notizie che circolavano su indagini e ricostruzione dei fatti sono sorte moltissime teorie del complotto


Nella notte di Capodanno 2026, a Crans Montana nel locale Le Constellation si è verificato un incendio che ha causato 47 vittime accertate e 119 feriti.

locale Le Constellation
locale Le Constellation (fonte: tripadvisor)

Secondo quanto emerso dalle indagini e dalle testimonianze di alcuni superstiti, le fiamme sarebbero divampate circa all’1:30 e sarebbero state causate da fontane luminose attaccate al collo di bottiglie di champagne, che avrebbero incendiato la schiuma fonoassorbente posta sul soffitto.

Le indagini

Le ricostruzioni delle autorità svizzere sostengono che la causa della rapidissima diffusione delle fiamme – inizialmente associata a un’esplosione – sarebbe da imputare al mancato rispetto di tutte le norme di sicurezza e prevenzione incendi.

fontane luminose e schiuma fonoassorbente
(fonte: Il post)

In particolare, la schiuma insonorizzante utilizzata non sarebbe stata ignifuga, al contrario di quanto dichiarato dal proprietario, Jaques Moretti, che inizialmente aveva sostenuto di aver svolto dei test per verificare che fosse a norma.

In questi giorni proseguono le indagini. E’ fondamentale riuscire a distinguere i fatti verificati dalle ipotesi e dalle supposizioni che circolano con estrema facilità sui social media.

Domande senza risposta

Quando e dove nascono le teorie del complotto? Spesso a poche ore o pochi giorni dalle tragedie come questa, le notizie vengono divulgate ancora frammentate e confuse. In questo vuoto informativo è facile che si sviluppino interpretazioni alternative, ma è soprattutto grazie ai social media che rapidamente divagano teorie sempre più assurde.

Molte di queste supposizioni nascono per colmare dubbi e incertezze che potrebbero essere risolti solo al concludersi delle indagini. Ad esempio, una delle principali teorie del complotto riguarda delle apparenti anomalie procedurali verificatesi in seguito alla strage.

In particolare dopo il ritrovamento dei corpi di sei ragazzi italiani, le autorità elvetiche non hanno seguito il riconoscimento immediato, ma hanno sottoposto i familiari al confronto del dna. Inoltre la procura di Sion (capoluogo del cantone) ha deciso di non svolgere le autopsie, passaggio che in Italia è praticamente obbligatorio. Una tale procedura ha scatenato dubbi nell’opinione pubblica.

Ulteriori sospetti sono stati alimentati dall’entrata in vigore di una legge appena 86 minuti prima della tragedia. All’interno di quest’ultima, l’ex articolo 25 è diventato l’articolo 37 ed è stata introdotta un’aggiunta:

l’autorità competente non è responsabile per i danni causati dal fatto che i proprietari degli edifici e i loro rappresentanti violino le disposizioni della presente legge

Ciò potrebbe sollevare il Comune dalle responsabilità sull’accaduto.

La questione rimane tuttavia controversa. È emerso, infatti, che l’ultima ispezione al locale risalirebbe al 2019. Dunque, nonostante la clausola di esclusione – già in vigore al momento dell’incendio – non si può dare per scontata l’innocenza del Comune e delle forze dell’ordine locali.

Tra antisemitismo e astrologia si moltiplicano le teorie complottiste

Ma quali sono le teorie che continuano a circolare? L’opinione più diffusa, soprattutto su TikTok, è che l’incendio non sia stato accidentale, ma volontario. Teoria che sembra essere avallata dalle anomalie già citate, quindi le mancate autopsie e l’entrata in vigore della nuova legge poco prima dell’incidente. Tutti elementi che per molti utenti rafforzerebbero l’idea di un tentativo di insabbiamento.

I principali sospettati dell’innesco, in questa narrazione, sarebbero i due ragazzi ‘mascherati’, fotografati una sulle spalle dell’altro con in mano le bottiglie di champagne. Secondo la versione ufficiale si tratterebbe dei camerieri del locale. Secondo la teoria, invece, non sarebbero dipendenti ma agenti o soggetti esterni che avrebbero deliberatamente appiccato l’incendio.

A supporto di questa ipotesi: una delle uscite di sicurezza del locale risultava chiusa. Inoltre, i proprietari del locale, ripresi in alcuni video, sembrano fuggire non appena inizia a divampare l’incendio, senza curarsi di interrompere la musica e invitare i presenti ad uscire.

Seguendo le congetture rilanciate e reinterpretate da altri utenti, emergono poi ulteriori teorie, sempre più estreme e scollegate dai fatti.

La presenza di una sinagoga Chabad nello stesso edificio del locale, ha alimentato una narrazione apertamente complottista e antisemita. Gli autori di questa storia indicano gli ebrei come i responsabili dell’incendio e rafforzano la narrazione con presunti simbolismi legati al nome della città capoluogo, Sion, dove si trova l’ospedale in cui hanno ricoverate le vittime.

La teoria più estrema e surreale interpreta la tragedia come un sacrificio umano. Crans Montana, a quanto pare, si troverebbe tra due creste montuose chiamate Wildhorn (‘corno selvaggio’) e Schwarzhorn (‘corno nero’). Secondo una lettura simbolica, le due ‘corna’ e il locale Le Constellation rappresenterebbero la costellazione del Toro. Collegando mitologia e astrologia, l‘incendio verrebbe interpretato come una celebrazione di sangue per segnare il passaggio a una ‘nuova era’, quella dell’Acquario, iniziata a fine del 2025.

A rafforzare queste teorie, si citano spesso elementi decontestualizzati e coincidenze simboliche. Definiscono il 2026 ‘l’anno del fuoco’. Richiamano inoltre l’esistenza di una docu-serie televisiva che racconta di un episodio molto simile accaduto in Brasile e un incendio avvenuto in un locale in Romania nel 2015 con modalità analoghe.

Gli utenti utilizzano tutti questi elementi, inserendoli nel contesto di una tragedia come questa, per costruire una narrazione alternativa che diviene coerente solo all’interno del complotto stesso.

La facile smentita

Grazie ad un’accurata ricostruzione degli eventi è facile smentire ciò che emerge dai social media.

In primis, le presunte anomalie procedurali sono giustificate dal diverso ordinamento giuridico. Infatti le autopsie in Svizzera non sono obbligatorie, ma vengono disposte solo quando ritenute indispensabili ai fini investigativi. Allo stesso modo, l’identificazione tramite dna rappresenta una prassi più affidabile e rispettosa nei confronti delle famiglie. Anche l’entrata in vigore della nuova legge poco prima della tragedia non può che apparire come una coincidenza, non essendoci prove a supporto di tale teoria del complotto.

Per quanto riguarda i ragazzi ‘mascherati’, le immagini diffuse sui social non rappresentano una prova che indichi la loro colpevolezza. In più, il casco indossato dalla ragazza e la maschera indossata dal ragazzo sono accessori promozionali del brand Dom Pérignon, champagne che i due camerieri stavano servendo.

casco promozionale Dom Pérignon
Casco promozionale di Dom Pérignon, indossato dalla cameriera (fonte: Worthpoint)
maschera Guy Fawkes
Maschera di Guy Fawkes, indossata dal cameriere (fonte: Wikipedia)

Le teorie più estreme – dal coinvolgimento di minoranze religiose ai sacrifici umani – non hanno bisogno tanto di essere smentite, quanto di essere comprese. Esse, infatti, rivelano una ricerca ossessiva di simboli, coincidenze e collegamenti. È una logica che non ha l’obiettivo di spiegare i fatti, ma di identificare un colpevole ‘superiore’ di una tragedia che appare altrimenti intollerabile.

Le indagini ufficiali hanno individuato una catena di gravi negligenze che farebbe ricadere la colpa sui proprietari del locale. Come già detto in precedenza, tanti materiali all’interno del locale non erano ignifughi e sembra che i proprietari non avessero la licenza che permette di adibire il locale a sala da ballo.

Inoltre, la porta d’emergenza chiusa dall’interno e la mancanza di segnali e strumenti di sicurezza indicano chiaramente l’inosservanza delle regole e l’assenza di adeguati controlli.

Anche il comportamento della coppia di proprietari, per quanto emerso fino ad ora, è da considerare deplorevole : fuggire senza interrompere il dj e senza cercare di invitare gli ospiti a lasciare la sala in sicurezza. Per questo motivo, Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric, sono formalmente indagati per omicidio colposo.

Da vittime a colpevoli

Oltre all’ideare teorie del complotto, un’altra reazione molto diffusa alla strage è stata quella di accusare le vittime di imprudenza e leggerezza. L’opinione pubblica rimprovera i giovani coinvolti per aver scelto di frequentare il locale seppur affollato e per non aver agito con sufficiente prontezza al pericolo. 

Ma questa narrazione, così come le teorie del complotto, sposta l’attenzione dagli innegabili responsabili della vicenda. I gestori del locale hanno violato numerose leggi, tra cui il divieto di vendere alcolici a minorenni. Dichiarando, oltretutto, di non essere a conoscenza della presenza di questi ultimi, quando secondo le ricostruzioni l’accesso era consentito a partire dai 16 anni.

Per chi è convinto che i ragazzi avrebbero potuto mettersi in salvo con maggiore prontezza, deve considerare innanzitutto che dei giovani, ancor di più se minorenni, che hanno bevuto alcolici, non hanno i riflessi pronti al punto da mettersi in salvo subito. Inoltre, bisogna valutare che, secondo le stime, nel locale la sera di Capodanno erano presenti circa 300-400 persone. Essendoci una sola uscita, per giunta stretta, appare evidente quanto fosse complesso riuscire a mettersi in salvo in una situazione simile e quanto fosse inevitabile una tragedia di tale portata.

memoriale vittime incendio Crans Montana
Memoriale per le vittime (fonte: tvsvizzera)

In conclusione, attribuire la responsabilità ai ragazzi è ingiusto. Ma soprattutto, rischia di far passare in secondo piano il nodo centrale della vicenda: la mancata applicazione delle norme di sicurezza da parte dei proprietari. Di fronte a tragedie simili, è più facile rifugiarsi in narrazioni rassicuranti, che accettare una tragedia simile ed assumersi una responsabilità collettiva. Il punto non è cercare colpe invisibili, ma prendere coscienza dei fatti e del dolore che hanno generato, per poi agire affinché non accada di nuovo.

Questo significa interrogarsi su controlli più rigorosi nei locali, su misure più severe contro la vendita di alcol ai minorenni, e su un rispetto reale delle norme di sicurezza. Situazioni del genere avvengono ogni giorno in tante città italiane. Non sono complotti, ma il risultato di comportamenti sconsiderati e di una logica del profitto che troppo spesso viene anteposta rispetto alla vita delle persone. Parlare di complotti serve allora a ricordarci che la vera risposta sta nel coraggio di cambiare ciò che non funziona.

Alice D’Alessandro

(In copertina, un immagine generata dall’Intelligenza Artificiale)


La strage di Crans Montana – Tragedia e complotto è un articolo di Alice D’AlessandroClicca qui per altri articoli di Cronaca!

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