Il Super Bowl non è più solo football: Kendrick Lamar e Bad Bunny hanno trasformato l’halftime in un palco politico e culturale, raccontando un’America divisa, multiculturale e in continua ridefinizione.
Il Super Bowl oltre il football
Con il termine Super Bowl si indica la finale del campionato della National Football League (NFL), la principale lega di football americano negli Stati Uniti. Ogni anno, questa partita incolla centinaia di milioni di spettatori americani alla televisione, diventando senza ombra di dubbio la trasmissione televisiva più vista dell’anno.
All’interno di questa importantissima finale si colloca il celebre Halftime Show. Si tratta di uno spettacolo musicale che ha luogo durante la seconda e la terza frazione di gioco. Nato come semplice intrattenimento con bande e coreografie, è diventata nel tempo una performance affidata a star internazionali come Madonna (2012), Beyoncé (2013), Katy Perry (2015), Lady Gaga (2017), The Weeknd (2021), Rihanna (2023), Kendrick Lamar (2025) e Bad Bunny (2026).
Questa evoluzione ha reso l’halftime un appuntamento atteso tanto quanto la puntata stessa. Lo spettacolo, quindi, non viene guardato solo dagli appassionati di football, ma anche da coloro che sono solamente interessati alla performance.
Negli ultimi anni, il palco dell’halftime ha ospitato artisti che hanno veicolato, tramite le loro performance, messaggi culturali e politici estremamente importanti. Un caso esemplare risale al 2022, quando Eminem, invitato a mantenere la performance apolitica, si inginocchiò sul palco in riferimento alle proteste avvenute proprio in quegli anni contro la brutalità poliziesca. Nel 2025, invece, Kendrick Lamar portò in scena una performance densa di simboli contro l’attuale politica americana. Infine, proprio quest’anno, Bad Bunny ha realizzato una performance quasi interamente in spagnolo con forti richiami alla propria cultura latino-americana – esibizione fortemente criticata per non aver rispettato le tradizioni statunitensi.
Prima un piccolo ripasso
Per comprendere l’impatto delle performance di Kendrick Lamar e Bad Bunny è fondamentale inserirle nel contesto dell’America segnata da Donald Trump. Con l’elezione di quest’ultimo, il dibattito politico statunitense si è radicalizzato intorno a tematiche come l’immigrazione, l’identità nazionale, i confini e il patriottismo.
Celebre è lo slogan “Make America Great Again”, letteralmente “Rendere di nuovo grande l’America”, che promuove a restaurare il benessere degli Stati Uniti attraverso politiche protezionistiche, restrizioni sull’immigrazione e un forte nazionalismo. L’America appare così divisa: da un lato una visione tradizionale e patriottica, dall’altro un’idea più inclusiva e multiculturale, attenta alle minoranze.
E’ in questa America frammentata che si collocano le due performance: Lamar fa luce sulle fratture interne della società, mentre Bad Bunny propone un’idea di America ampia, che include anche l’America Latina come parte integrante del continente. Le loro esibizioni riflettono un momento storico in cui la musica non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento tramite il quale posso essere comunicati messaggi essenziali.
Dal Super Bowl di Kendrick Lamar…
Kendrick Lamar, rapper americano vincitore di ben 27 Grammy, si è esibito nella scorsa edizione del Super Bowl. La sua non è stata una semplice esibizione musicale, ma una performance ricca di simboli e critiche implicite alle dinamiche di potere della società americana.
Fin dall’inizio, Lamar ha riempito la sua performance di elementi simbolici: l’esibizione si apre con Samuel L. Jackson nei panni di Uncle Sam – simbolo storico dell’autorità statunitense – che accoglie gli spettatori. Immediatamente Lamar iniziare a rappare finché non viene interrotto da “Uncle Sam” che afferma:
No, no, no, too loud, too reckless, too ghetto. Mr. Lamar, do you really know how to play the game?
Senza ombra di dubbio, l’ammonimento di Jackson è un chiaro riferimento ai modi in cui la cultura afroamericana viene spesso stereotipata e ridicolizzata per essere “troppo rumorosa e ghetto”, riproducendo anche il modo attraverso il quale si tenta di rendere più accettabile questa cultura. La domanda posta, invece, in superficie può sembrar essere riferita al football, ma metaforicamente richiama la vita che conducono gli americani. Infatti, implicitamente dichiara che il governo americano sta “giocando un gioco”, o più letteralmente “prendendo in giro” i propri cittadini. La metafora del gioco è ripresa anche dalla formazione del palcoscenico, che richiama un enorme controller di videogame, sempre per ribadire l’idea che la società americana funzioni come un “gioco“ con regole stabiliti da chi detiene il potere.

La coreografia rafforza ulteriormente questo concetto: i ballerini, vestiti in rosso, bianco e blu – colori della bandiera americana – si dispongono inizialmente in modo compatto per poi dividersi in due blocchi opposti, dando vita all’immagine di una bandiera americana spezzata. Il rapper si dispone al centro di questa frattura, rappresentando non solo la tensione esistente tra i partiti politici, ma anche i morali e le opinioni contrastanti della popolazione.
Prima di eseguire l’ultimo singolo “Not Like Us”, Lamar ha un dialogo con tre donne. In superficie, sembra che stia semplicemente chiedendo loro se dovrebbe cantare la canzone. Tuttavia, pronuncia la seguente frase: “40 acres and a mule, this is bigger than the music.” Si tratta di un riferimento storico alla Guerra Civile, quando il governo promise di donare alle persone schiavizzate “40 acri e un mulo” una volta liberate. Tuttavia, il governo non mantenne il patto e ad oggi l’espressione rappresenta le promesse infrante nei confronti della comunità afroamericana più e più volte.
Con la frase “This is bigger than the music” Lamar afferma apertamente che la sua performance non è solo intrattenimento musicale, ma piuttosto una dichiarazione artistica e politica.
… al Super Bowl di Bad Bunny
L’halftime del Super Bowl di quest’anno con Bad Bunny come headliner ha rappresentato uno dei momenti più culturalmente esplosivi nella storia dell’evento. Infatti, ben 128,2 milioni di persone si sono sintonizzate per godersi l’esibizione del cantante spagnolo. Questa performance si è distinta dalle precedenti non tanto per dichiarazioni politiche esplicite, quanto per il significato simbolico delle scelte artistiche compiute.

Fin dall’apertura, la scenografia si è apertamente diversificata rispetto a quella tradizionale. Il palco sul quale si è esibito Bad Bunny si è trasformato in un campo di zucchero – principale esportazione dell’America Latina nel XIX secolo – ispirato all’immaginario latino. Il campo era colmo di persone che indossavano un costume per rappresentare l’erba e i cespugli, accompagnati da lavoratori che si occupavano del terreno. Bad Bunny è emerso all’interno di questo campo iniziando ad intonare la canzone Titi me preguntò. Nel mentre che avanzava sul palco incontrava figure caratteristiche del mondo urbano latino, come:
- donne in un salone di bellezza, che rappresentavano le aziende che ancorano la vita di quartiere
- due giocatori di boxe, principale sport del Puerto Rico
- persone che giocano a domino, gioco sociale che unisce le comunità portoricane
- un bambino che dorme sulle sedie, un’immagine universalmente riconoscibile da qualsiasi famiglia latina i cui incontri proseguono fino a tarda notte
Il palco ospitava anche una casita, ossia una piccola casa, che richiamava le abitazioni latino-americane. Durante la performance la struttura fungeva da area VIP dove gli ospiti famosi, come Cardi B o Pedro Pascal, si univano allo spettacolo.
Uno dei momenti più discussi è stato il segmento centrale: Bad Bunny ha scalato una struttura metallica mentre le luci si abbassavano, simulando un blackout. Molti hanno letto questa messa in scena come un’allusione alla crisi energetica di Porto Rico e il complesso rapporto tra l’isola e il governo statunitense. Il messaggio era chiaro: l’America non è solo quella continentale, ma include territori e storie molto spesso marginalizzate.

Sicuramente i momenti che più hanno toccato gli spettatori sono quelli avvenuti verso la fine della performance. Improvvisamente la telecamera inquadra un piccolo bambino che guarda il discorso di accettazione del Grammy da parte di Bad Bunny, episodio avvenuto appena una settimana prima. Bad Bunny, poi, sceglie di consegnare sul palco del Super Bowl il proprio premio al bambino. Si tratta di un momento commovente perché molti credono che questo piccolo bimbo, di soli 5 anni, rappresenterebbe Liam Conejo Ramos, un bambino che l’ICE ha detenuto in Minnesota pochi giorni prima della performance.
Il finale ha consolidato questa narrazione. Un pallone da football con la scritta “Together we are America” è stato portato al centro del palco mentre sullo schermo apparivano immagini di diverse comunità latinoamericane. Ha poi proceduto a nominare ogni singolo paese latinoamericano nel mentre che, intorno a sé, apparivano ballerini con le rispettive bandiere dei paesi. Non era un semplice elemento decorativo, ma un’affermazione identitaria esplicita: significa ricordare al pubblico che l'”America” non coincide soltanto con gli stati continentali. Parte integrante e sostanziale del continente sono anche i territori dell’America Latina.
Lasciando il palco è emerso un messaggio sul grande schermo, il messaggio in realtà dell’intera esibizione:
The only thing stronger than hate is love
Bad Bunny fa infuriare tutti
La scelta più significativa dell’esibizione del cantante è stata sicuramente quella linguistica: Bad Bunny ha cantato le proprie canzoni interamente in spagnolo. Si tratta di una scelta molto importante perché il Super Bowl è storicamente associato a una narrazione patriottica americana, per cui realizzare l’intero spettacolo in una lingua differente dall’inglese è sicuramente un’affermazione culturale potente! Questa scelta porta gli spettatori a riconoscere pubblicamente il peso demografico, culturale ed economico della comunità latina nel Paese.
Al tempo stesso, però, molti hanno fortemente criticato questa sua decisione, soprattutto i più patriottici. Due sono le ragioni principali per cui questa decisione non è stata ben accettata: in primo luogo perché rompe con la tradizione statunitense del Super Bowl, inteso come celebrazione della nazionalità americana, e in secondo luogo perché la popolazione non era in grado di comprendere le parole delle canzoni, e quindi il loro significato. Il commentatore politico Nick Adams commenta su X: “Was a single word of English spoken during the Super Bowl Halftime Show?“, oppure la giornalista Laura Loomer si esprime affermando: “Not a single white person or English translation at the Super Bowl“.
Lo stesso Donald Trump esprime il suo disappunto riguardo la performance definendola “absolutely terrible, one of the worst, EVER!”. Ha anche aggiunto che era “an affront to the Greatness of America” e “nobody understands a word this guy is saying”. Inoltre, alcuni parlamentari repubblicani hanno chiesto un’indagine alla Federal Communications Commission (FCC) sostenendo che determinati contenuti visivi e simboli fossero “inappropriati“ per un evento trasmesso in prima serata e seguito da famiglie.
Le performance di Kendrick Lamar e Bad Bunny dimostrano come il Super Bowl non sia più soltanto una finale sportiva o un evento musicale, ma uno dei luoghi simbolici più potenti. In un Paese segnato da polarizzazione politica, tensioni razziali e dibattiti sull’immigrazione e sull’appartenenza nazionale, l’halftime è diventato uno spazio per veicolare messaggi essenziali alla popolazione. Lamar ha optato per una rappresentazione metaforica della situazione americana, mentre Bad Bunny ha ridefinito i confini del continente americano, incitando all’inclusività.
Le reazioni contrastanti confermano che oggi, negli Stati Uniti, anche cantare in una certa lingua o mostrare una determinata bandiera può assumere significato politico. Il Super Bowl diventa una lente attraverso la quale osservare le trasformazioni culturali ed ideologiche del Paese. Non si tratta più solo di football, ma di rappresentazione politica: tredici minuti che raccontano molto di più di una singola partita.
Alissa Guarda
(In copertina foto di GettyImages)
“L’arte diventa politica- L’halftime di Bad Bunny“ è un articolo scritto da Alissa Guarda. Clicca qui per leggere altri suoi articoli!
