CronacaReportage

Le due facce di Milano-Cortina 2026 – Le proteste tramite gli scatti di Leonardo Garavaglia 

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Milano si prepara a essere vetrina globale delle Olimpiadi invernali, ma nelle sue strade cresce un dissenso che mette in discussione la gestione dei Giochi. Tra crisi abitativa, impatto ambientale e rivendicazioni politiche, tre giorni di proteste raccontano l’altra faccia di Milano-Cortina 2026, documentata dagli scatti del fotografo Leonardo Garavaglia.


Mentre i riflettori del mondo si accendono sulle piste e sui palazzetti, la città di Milano racconta una storia di dissenso che non trova spazio nelle cerimonie ufficiali.

Il 5, 6 e 7 febbraio il capoluogo lombardo ha accolto diverse mobilitazioni contro i Giochi Olimpici invernali, organizzate da diverse associazioni come il C.I.O. (Comitati Insostenibili Olimpiadi) e a cui hanno partecipato circa 10 mila persone.

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C.I.O. Comitato Insostenibili Olimpiadi / Foto: Leonardo Garavaglia

Il motivo scatenante nasce da un netto rifiuto verso un modello di sviluppo dei Giochi considerato socialmente e ambientalmente insostenibile.

Al cuore della protesta c’è la denuncia della crisi abitativa milanese: accusano i Giochi di essere un catalizzatore per la speculazione edilizia e la gentrificazione, minacce alla sopravvivenza di quartieri popolari e fasce più deboli.

A questa emergenza si somma la critica per l’impatto ecologico dell’evento, pregno di ipocrisia ambientale a causa delle zone verdi rase al suolo per ospitare strutture il cui fine è solo quello olimpico e il coinvolgimento di sponsor controversi ampiamente contestati durante le manifestazioni.

Per finire, è immancabile la presa di posizione legata alla questione palestinese e l’ingiusta partecipazione ai Giochi da parte di Israele

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Manifestante con bandiera della Palestina / Foto: Leonardo Garavaglia

Siamo tra le strade della città e, mentre una parte di essa sta ospitando le Olimpiadi invernali, gli atleti e le atlete di ogni parte del mondo, c’è una parte di Milano che ha deciso di non stare ferma davanti alla poca trasparenza condotta dalla gestione di questi Giochi Olimpici.

Sul posto c’era il fotografo Leonardo Garavaglia che, oltre ad aver riportato visivamente le mobilitazioni, ci offre il resoconto delle proteste che hanno dato vita a tre giornate di mobilitazione all’insegna di istanze ambientaliste, sociali e politiche

5 febbraio: La protesta entra in Statale 

La mobilitazione è iniziata giovedì 5 febbraio presso l’Università Statale, dove un centinaio di manifestanti si è radunato in via Festa del Perdono.

Il presidio, caratterizzato da bandiere palestinesi e dallo slogan “Show Israel the red card”, si è poi spostato in via Sforza per contestare il passaggio della fiaccola olimpica.

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Cartellone “Show Israel the red card” / Foto: Leonardo Garavaglia

Sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine, i manifestanti hanno preso di mira i partner commerciali dell’evento: sono stati intonati cori e accesi fumogeni contro i carri di Coca-Cola ed Eni.

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Manifestanti Greenpeace / Foto: Leonardo Garavaglia

Gli sponsor sono accusati di ipocrisia per il loro impatto ambientale ritenuto insostenibile

6 febbraio: Dalle “Utopiadi” alla crisi abitativa 

Venerdì 6 febbraio la protesta si è spostata nel quartiere San Siro, a breve distanza dallo stadio dove stava per svolgersi la cerimonia d’apertura.

Al centro del corteo, denominato ‘fiaccolata delle utopiadi’, vi era il legame tra l’insostenibilità dei Giochi e la crisi abitativa milanese. La manifestazione è stata accolta da una capillare partecipazione dei residenti del quartiere.

È arrivata in corteo la fiaccola delle ‘utopiadi’, un simbolo già utilizzato nelle contestazioni di Sochi, Tokyo e Parigi. 


Gli esponenti del C.I.O. (Comitato Insostenibili Olimpiadi) e altre realtà locali hanno alternato interventi al megafono per tutto il percorso.  

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La fiaccola delle ‘utopiadi’ / Foto: Leonardo Garavaglia

7 febbraio: Corteo nazionale e scontri al Corvetto 

La tensione è culminata sabato 7 febbraio con un maxi-corteo nazionale che ha visto la partecipazione di circa 10 mila persone.

Partita da Porta Romana, la parata ha riunito associazioni studentesche, giovani palestinesi, Greenpeace e comitati di sport popolare. 

Nonostante la presenza della musica, la situazione è degenerata durante il tragitto verso il quartiere Corvetto: sono stati lanciati fuochi d’artificio verso il villaggio olimpico.

In piazzale Ferrara, il mercato rionale è stato simbolicamente occupato con striscioni contro la speculazione nei quartieri popolari.

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Occupazione del mercato rionale / Foto: Leonardo Garavaglia

Nei pressi di piazzale Corvetto, un gruppo di manifestanti con caschi e maschere antigas ha tentato di bloccare la tangenziale. 

La polizia ha risposto al lancio di oggetti e razzi (definiti ‘razzi Qassam’, prendono il nome dall’artiglieria rudimentale prodotta dai militanti palestinesi) con idranti e lacrimogeni, effettuando infine una carica violenta per disperdere i manifestanti.

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Manifestante con torcia rossa / Foto: Leonardo Garavaglia

Il bilancio finale della giornata riporta alcuni contusi e 6 persone fermate, portate in questura, e rilasciate in serata. Il corteo si è infine sciolto all’incrocio tra Viale Brenta e Viale Boccaglione.

La prevedibilità della classe politica sulle proteste per Milano-Cortina

Nonostante due italiani su tre hanno la concreta paura di perdere il proprio diritto di manifestare data l’introduzione del nuovo decreto Sicurezza, le immagini del dissenso e i disordini di piazza hanno innescato un’ulteriore, dura reazione politica.

cartelloni speculazione abitativa
Cartelloni sulla speculazione abitativa / Foto: Leonardo Garavaglia

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha condannato duramente gli scontri definendo chi manifesta contro le Olimpiadi come un “nemico dell’Italia”.

La Premier ha espresso la sua piena solidarietà alle forze dell’ordine e a tutti coloro che vedono il proprio lavoro per il prestigio nazionale “vanificato da queste bande di delinquenti”.

Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che attraverso i social ha avvertito come tollerare simili violenze finisca per “indebolire lo Stato”.

Crosetto ha sottolineato che tali azioni non colpiscono il governo pro tempore, ma rappresentano un attacco diretto allo Stato e alla Repubblica.

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Il ministro della Difesa Guido Crosetto e la Premier Giorgia Meloni / Foto: il Fatto Quotidiano

Tuttavia, queste risposte sembrano evitare il cuore del problema: ancora una volta la classe politica italiana ha perso un’occasione preziosa per capire le vere motivazioni per cui il dissenso cresce, preferendo la condanna sommaria e facendo di tutta l’erba un fascio senza nemmeno entrare nei dettagli della situazione.

Liquidare migliaia di cittadini e le loro istanze come mera delinquenza è una precisa scelta di campo.

Significa rifiutarsi di ammettere che, mentre si blindano miliardi per la sfarzosa vetrina olimpica, si sceglie deliberatamente di non investire sul tessuto sociale di una città che affoga in affitti proibitivi e diseguaglianze.

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Giovane manifestante intervistato / Foto: Leonardo Garavaglia

Dietro lo scenario olimpico resta l’ombra di una politica che ha invertito le priorità: ha preferito finanziare il prestigio di facciata piuttosto che la dignità delle persone, sacrificando il diritto all’abitare e preferendo un evento che brilla solo per chi lo guarda da fuori.

E lasciando al buio chi Milano (e non solo) la vive e la soffre ogni giorno.

Giorgia Orlando 

(In copertina immagine di Leonardo Garavaglia)


Le due facce di Milano-Cortina 2026  è un reportage fotografico di Leonardo Garavaglia e Giorgia OrlandoClicca qui per altri articoli dell’autrice!

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