Cultura

“Non scrivere di me” di Veronica Raimo – Il trauma come alibi

Non scrivere di me copertina

Come si può sentire una vittima quando il suo abusante decide di togliersi la vita? Come funziona quando una vittima non si sente tale? In “Non scrivere di me” (Einaudi, 2026) Veronica Raimo, già autrice di “Niente di vero” (qui la recensione) e “La vita è breve, eccetera” (qui la recensione), ci mostra cosa giace sepolto in quella stanza sigillata che è il trauma.


Una giovane donna laureata in Lettere, passata dallo scrivere poesie per strada a pubblicare romanzi. Vive in un piccolo appartamento che a volte condivide con il suo ragazzo Gionata, per il quale continua ad essere un mistero – come tutte coloro che sono state bambine tristi.

Tutto sommato, è una donna realizzata.

O almeno, così sarebbe S. se non avesse conosciuto Dennis May.

L’ossessione per Dennis May

Vi ricordate quando da ragazzine appendevamo in camera i poster di Zack Efron strappati dal Cioè?

Ecco, più o meno è nata così l’ossessione di S. per Dennis May, nascente stella del cinema. Devozione sbocciata “a distanza” e che si consolida quando, finalmente, si incontrano dal vivo all’anteprima del suo primo film Lark.

Un’aspirante scrittrice boriosa e inesperta che pende dalle labbra di un narcisista, la cui prima affermazione è “Li ho sempre odiati i libri”.

Lui è di talento, americano, bello e soprattutto dannato – un ottimo candidato al Club dei 27, un gruppo di famosi artisti morti a 27 anni, come Kurt Cobain e Amy Winehouse.

Non scrivere di me di Veronica Raimo.

Sembrano usciti rispettivamente dal manuale del manipolatore e da quello della crocerossina. La loro relazione è fatta di incontri furtivi, alle spalle degli amici universitari e del forse-nemmeno-così-ignaro-ma-troppo-innamorato Gionata.

Ma S. è un po’ troppo insistente con la sua presenza e Dennis è invischiato in un vortice di depressione e rabbia che culmina in un terribile abuso sessuale durante il loro ultimo incontro in una camera d’hotel. S. ne esce violata nell’animo e mortificata, ma non si sentirà una vittima, piuttosto cercherà una spiegazione alternativa a ciò che il suo amore le ha fatto. Una spiegazione che non comprenda l’umiliazione. Perché, in fondo, come potrebbe?

Non volevo che immaginasse parti del mio corpo in una nudità che non avevamo ancora sperimentato insieme, e non volevo che immaginasse un altro tipo di nudità: la parte intatta del mio amore verso Dennis.

Veronica Raimo, Non scrivere di me, Einaudi, 2026.
Veronica Raimo foto.
Veronica Raimo (foto: Vanity Fair).

Ragazze interrotte

Da quel momento S. è una ragazza interrotta. In qualche modo, continua ad aspettare che Dennis si ripresenti nella sua vita per spiegarle cosa davvero è successo. Deve esserci un’altra versione della storia. Da allora tutto rimane in sospeso o viene abbandonato: Gionata, la laurea, gli amici dell’università, il sogno di scrivere.

Paradossalmente, l’unico a cui consegna il suo segreto è Lorenzo. Uno scrittore innamorato della versione incompleta di S. – potrebbe mai amare una vera poetessa, con il rischio che si riveli migliore di lui? Probabilmente S. è la sua occasione di aggiungere bonus alla sua lista karmica, di fatto la considera la sua “ragazza di Berlino Est” –.

 Lorenzo si era innamorato di quello che avrei potuto essere,
ma solo a patto di non diventarlo mai.

Veronica Raimo, Non scrivere di me, Einaudi, 2026.

E allora perché gli si affida? Lorenzo le risulta familiare, in lui riconosce uno schema. È un talento affermato, al fianco del quale sente che la sua figura possa elevarsi. Un salvatore narcisista. E, sebbene non sia un abusante nel senso più crudo del termine, almeno S. può occupare un ruolo che ha già interpretato. Nulla di nuovo, nulla di destabilizzante.

Scrivi di me

La scrittrice premio Nobel per la Letteratura 2022 Annie Ernaux scriveva che la scrittura è come un coltello.

Scava nell’autobiografia, la sminuzza, ne ricava pezzi che derivano dalla stessa carne ma che sono ora qualcosa di diverso.

Annie Ernaux (foto: Swiss Life).

Ernaux lo faceva per raggiungere una “scrittura obiettiva, piatta”, ripulita del sé, che rendeva la materia narrata impossibile o difficile da raccontare.

Nei romanzi di Raimo, come in Niente di vero (Einaudi, 2022, qui la nostra recensione), questo strumento è sempre l’ironia, lente con cui la protagonista filtra la propria storia. L’ironia si scontra però con l’incomunicabilità, o il diverso modo di comunicare, del personaggio.

Paradossalmente, Non scrivere di me racconta la storia che la protagonista non vuole raccontarsi. S. è incapace di nominare il trauma, e così continua a girarci intorno senza penetrarlo. Ma non scrivendone ha fatto della sospensione il proprio modo di stare al mondo – quasi scrittrice, quasi laureata, quasi viva.

Dennis è il trauma e allo stesso tempo l’alibi per rimanere immobile senza sentirsi troppo in colpa, ma anche senza cercare davvero una redenzione.

Appoggio la targhetta e sorrido, concedo un margine di dieci minuti, faccio spallucce: – Mi spiace, non dipende da me –. È la frase che uso piú spesso quando lavoro. È bello sapere che niente dipende da me.

Veronica Raimo, Non scrivere di me, Einaudi, 2026.

Fin quando S. sente che il suo modo di essere dipende da Dennis, è libera dalla responsabilità di scegliere. E allora la scrittura non è una liberazione, ma una minaccia al castello di carta che si è costruita. Per questo, spesso guarire è più difficile che restare feriti. Indirettamente, Veronica Raimo, ci sta chiedendo, quante volte abbiamo fatto lo stesso?

Non odiavo sentirmi una vittima,
odiavo non sapere cosa significasse esserlo davvero.

Veronica Raimo, Non scrivere di me, Einaudi, 2026.

Quante volte lo abbiamo fatto anche noi.

Blu Di Marco

(In copertina l’immagine scelta da Einaudi per Non scrivere di me di Veronica Raimo)


“Non scrivere di me” di Veronica Raimo – Il trauma come alibi è un articolo di Blu Di MarcoClicca qui per leggere altri articoli dell’autrice!

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