Eleganza, stile e sobrietà: questi i tre aggettivi che userei per descrivere alcuni dei momenti più belli della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. In un contesto carico di aspettative, tensioni e inevitabili polemiche, la cerimonia ha scelto di raccontare l’identità italiana senza cercare di stupire o impressionare il pubblico.
Date a Cesare quel che è di Cesare
Le polemiche in merito a questi giochi olimpici non sono certo mancate: dalla costruzione dell’Arena Santa Giulia, alle preoccupazioni in materia ambientale e climatica, fino ai prezzi troppo alti sia per i biglietti che per il merchandise.
Tuttavia, penso che sia doveroso sottolineare la bellezza della cerimonia di apertura che è riuscita, per una sera, a restituire piena dignità all’organizzazione dei giochi.
Il tricolore Armani
La consegna della bandiera al picchetto d’onore diventa l’occasione per far letteralmente sfilare il Tricolore: in tre file ordinate vediamo completi monocromatici, indubbiamente Armani.
Le modelle calcano la passerella in file ben distinte, quasi come se ci trovassimo ad assistere ad una sfilata della fashion week.
Le linee pulite e androgine si riflettono non solo sui completi monocromatici, ma anche e soprattutto sul vestito indossato da Vittoria Ceretti.
Portabandiera che sfila eterea, sinuosa ed elegante indossando un abito bianco della collezione Giorgio Armani Privé in chiusura del corteo.

L’omaggio di Armani alla bandiera italiana e l’omaggio dell’Italia ad uno dei nomi più iconici dell’alta moda italiana. Questo, forse, il significato dell’emozionante consegna.
Anche le divise degli atleti azzurri sono firmate EA7 Emporio Armani: sobrie, pulite e rappresentative senza cadere nell’eccesso. Parlano di rappresentanza e sfoggiano il Tricolore sui dettagli delle maniche e del bordo inferiore della giacca, insieme a fasce e berretti, in contrasto con il grigio della divisa.
Un ulteriore dettaglio, che rende queste divise eleganti e quasi romantiche, è la prima strofa dell’inno di Mameli riportata all’interno delle giacche tecniche. Un simbolo di fraternità e unione nascosto allo sguardo esterno, quasi fosse un pensiero intimo e prezioso.

Così Giorgio Armani si esprimeva alla presentazione delle divise ufficiali della squadra azzurra:
Milano, Olimpiadi e Paralimpiadi: non potrei immaginare un progetto di collaborazione più stimolante, che vede protagonisti la città che tanto mi ha dato e lo sport. Lavorare per e con gli atleti italiani è sempre un piacere e motivo di grande orgoglio. Ho scelto un solo colore, il bianco, per suggerire armonia con le vette innevate. Tra i valori dello sport, il rispetto è forse uno dei più alti, e l’ho condensato in un’idea di semplicità, pulizia e purezza
Giorgio Armani
Il rito dell’alzabandiera
L’alzabandiera con la partecipazione dei Corazzieri, dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo degli Alpini evoca una solennità che difficilmente, da solo, l’ambito civile riesce a ricreare. Il registro si fa più composto e rituale, non si tratta solo di issare una bandiera. In quel momento fatto di gesti calibrati e precisi si sta rendendo omaggio alla nazione che ospita i giochi attraverso il tricolore italiano.
La presenza dei corpi militari non appare come un gesto di forza o di ostentazione, ma come un richiamo a una dimensione simbolica che precede e supera l’evento stesso. In questo contesto, il marziale non è un elemento spettacolare ma un elemento che ci parla di disciplina, servizio e responsabilità collettiva.
Non è l’individuo a essere celebrato, ma la collettività, il Paese nel suo insieme il cui simbolo è proprio il tricolore.
È proprio questa dimensione rituale a rendere l’alzabandiera uno dei momenti più intensi della cerimonia: restituisce solennità e compostezza senza rigidità, autorità senza arroganza.
Inserita all’interno di una cerimonia olimpica, luogo per eccellenza dell’incontro tra nazioni e differenze, questa solennità assume un significato ulteriore: non separa, ma radica. Non alza muri, ma offre un punto fermo dal quale incontrare l’altro.


L’incontro con l’altro, la dualità di Milano-Cortina
L’incontro con l’altro, che sia una cultura, un territorio o un’identità diversa dalla nostra, è il senso più profondo delle Olimpiadi.
E in questa cerimonia, l’Italia ha scelto di raccontarsi come equilibrio tra due differenti paesaggi ed ecosistemi: quello montano di Cortina e quello urbano di Milano che dialogano tra loro pur mantenendo la propria unicità.
Questo aspetto del dialogo emerge bene in una delle coreografie proposte in apertura della cerimonia.

Essa mostra l’unione dei due territori italiani di Milano e Cortina a cui si interseca, quasi in modo conseguente, l’unione dei diversi continenti nei cinque anelli simbolo delle Olimpiadi. Il passaggio è fluido, non forzato: dal locale al globale, dall’identità nazionale alla dimensione universale dello sport.
Anche le medaglie olimpiche sono simbolo di unione nelle differenze. Sono composte da due elementi uniti da una diagonale centrale: due metà di cui una lucida, l’altra satinata a rappresentare la diversità unita dai valori Olimpici e Paralimpici; sono proprio questi ultimi a “tenere insieme tutti gli elementi, trasformando il contrasto in unità e il movimento in significato”, come si legge dal sito ufficiale Milano-Cortina 2026.
Ulteriore simbolo dell’incontro tra territori è la scelta delle mascotte di questi giochi olimpici invernali: gli ermellini Milo e Tina. Animali degli ambienti montani, gli ermellini hanno una caratteristica peculiare: cambiano il colore della loro pelliccia in base alle stagioni. In estate assumono tonalità bruno-rossastre, mentre in inverno diventano completamente bianchi.
Milo e Tina, simbolo di adattamento, incarnano l’idea di identità come qualcosa di vivo e mutevole, capace di dialogare con l’ambiente circostante. Un’immagine che riassume il messaggio di Milano-Cortina 2026: l’incontro con l’altro non richiede di rinunciare a sé stessi, ma di imparare a cambiare insieme, a trovare un punto d’incontro che porti al dialogo.
Camilla Mussi
(In copertina: DepositPhotos)
Olimpiadi Milano-Cortina 2026 – L’eleganza del Tricolore è un articolo di Camilla Mussi. Clicca qui per leggere altri articoli dell’autrice!
