Cultura

Alfabetizzazione mediatica – Come stimolare il pensiero critico nell’era della disinformazione


Ogni giorno veniamo travolti da un fiume impetuoso di informazioni in cui spesso rischiamo di annegare. Come fare a rimanere a galla? L’unico modo per arrivare sani e salvi alla riva è la capacità di interpretare criticamente i media che ci circondano.


Una bussola nel mondo digitale

Secondo un report pubblicato nel luglio del 2025 dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), il 90% degli italiani accede a Internet tutti i giorni, primariamente da cellulare, e quasi la metà  ci spende più di 4 ore durante la giornata.

Tra i contenuti maggiormente ricercati spiccano proprio gli articoli di attualità, cronaca e politica; circa il 50% delle attività più svolte online in una settimana è legato infatti alla ricerca attiva di informazioni, mentre non c’è un dato certo riguardo al consumo passivo – anche se, realisticamente, è costante dal momento in cui si accende lo schermo.

Quando, in preda a un dubbio improvviso, apriamo il nostro motore di ricerca di fiducia e digitiamo l’ennesima domanda un po’ imprecisa, il risultato che otterremo quando premeremo invio non sarà mai univoco.

Almeno una decina di articoli compariranno immediatamente sotto i nostri occhi, e vederli così, uno dopo l’altro, ci può far rendere conto di quante effettivamente siano le possibilità. Quale scegliere? E perché proprio quello?

Per non parlare di quanto sia facile saltare da un articolo all’altro, dimenticando quale fosse la domanda originale, mentre finiamo per scrollare attraverso l’ennesima ricetta che sicuramente non faremo mai.

Come orientarsi in questo gomitolo di strade intricate? Come capire tutti questi percorsi? È qui che entra in gioco l’alfabetizzazione mediatica, quella mappa topografica che ci consente di arrivare intatti alla meta.

Che cosa significa avere alfabetizzazione mediatica?

Con il termine alfabetizzazione mediatica si intende la capacità di valutare e analizzare consapevolmente i contenuti mediatici e, di conseguenza, crearne di nuovi.

Benché idealmente sembri affine alla semplice capacità di leggere e scrivere, quando parliamo di questo concetto includiamo anche una porzione di comprensione critica degli strumenti di comunicazione come forme culturali che influenzano la nostra percezione del mondo.

Secondo l’Unesco, essa

consente ai cittadini di comprendere le funzioni dei media e di altri fornitori di informazioni, di valutare criticamente il loro contenuto, di prendere decisioni informate e ragionate e di essere utenti e produttori di informazioni e contenuti mediatici.

Siamo davvero capaci di valutare criticamente?

Essere in grado di portare a termine tale lavoro di decodifica e comprensione dei numerosi impulsi che riceviamo quotidianamente è sicuramente più estenuante di quanto sembri.

Questionare le informazioni e saper distinguere tra i contenuti affidabili e quelli ingannevoli inizia a diventare sempre più complesso, specialmente nell’ultimo periodo.

alfabetizzazione mediatica
(foto: medium.com)

Il costante bombardamento di informazioni, veloci e troppe, ha tolto al consumatore l’energia di verificarle tutte, lasciandosi indirizzare da articoli e riflessioni prive di fonti citate, e senza le capacità adatte per filtrare la veridicità di esse.

Complice di questo fenomeno è anche la sempre più popolare abitudine di consumare contenuti brevi che hanno indelebilmente alterato la nostra capacità di concentrazione, riducendola ad uno span di 15 secondi contati.

Trendsetter in questo campo è stato TikTok, con i suoi video cortissimi e il suo formato verticale 9:16 che si è poi esteso ad altri social (Reels di Instagram e Shorts di YouTube) e che ci ha progressivamente abituato a discorsi sintetici in cui raramente le fonti trovano spazio – abitudine ereditata poi anche dalla maggior parte delle piattaforme d’Intelligenza Artificiale, come ChatGPT, che non nomina mai la provenienza dei dati a meno che non sia specificamente richiesto.

Il pensiero critico nella lettura

L’incapacità di concentrarci per un lungo periodo e l’abitudine collettiva di non leggere più molto hanno una forte ed evidente correlazione.

Comprendere autonomamente è diventato più difficile, dato che richiede energie non sempre disponibili al lettore, drenato dalla vita frenetica di tutti i giorni e saturo di informazioni non-stop.

C’è anche da evidenziare il fatto che l’educazione scolastica si è rivelata inadeguata nel fornire capacità adatte alla valutazione critica di quello che leggiamo, sentiamo e vediamo ogni giorno (sia online che stampato su carta), perpetrando un atteggiamento basato su apprendimento passivo e lezioni frontali ed evitando attività che mettano in moto il pensiero critico dello studente.

Forse fomentato da una conoscenza circoscritta in materia, quest’atteggiamento guardingo legato all’implemento delle nuove tecnologie in campo scolastico è stato validato, negli ultimi anni, dalle mosse messe in atto dal Ministero dell’Istruzione,

Nella nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, infatti, “si dispone il divieto di utilizzo in classe del telefono cellulare, anche a fini educativi e didattici, per gli alunni dalla scuola d’infanzia fino alla secondaria di primo grado”, salvo alcuni casi specifici. L’uso di tablet e PC non è stato ancora precluso totalmente, ma è lecito solo se sotto stretta supervisione del docente.

L’uso del cellulare in classe viene quindi ostracizzato nella totalità, trascurando le possibilità immense di educazione che esso rappresenta. Uno studente che vede il suo mezzo primario di informazione venir completamente escluso ed estraniato dal proprio ambiente formativo principale – in cui spende, tra l’altro, la maggior parte della giornata – non imparerà mai ad usarlo in maniera consapevole.

Allo stesso modo, un lettore stanco e incapace di comprendere analiticamente i contenuti di un testo – sia esso un post, un saggio o un romanzo – non prenderà mai in mano uno scritto di qualsiasi tipo con l’atteggiamento critico necessario, poiché probabilmente non saprà nemmeno come fare, e questo avrà un impatto significativo sul numero di volumi da lui letti in generale.

Secondo una raccolta dati di Eurostat del 2024, ad esempio, la percentuale di italiani che nel periodo oggetto d’indagine ha letto almeno un libro raggiunge il 35,4%, poco sopra la penultima posizione a livello europeo.

Quindi, come comprendere criticamente?

La soluzione al declino dell’alfabetizzazione culturale è quindi l’implemento della lettura critica, una consuetudine che tutti noi dovremmo allenare  Quando si parla di lettura critica si pensa spesso a grandi titoli, tomi impolverati e note a piè di pagina.

Nella nostra realtà, per iniziare una lettura critica bisognerebbe prendere un libro qualsiasi e leggerlo con i propri tempi, qualsiasi essi siano, senza ossessionarsi con l’idea di finirlo immediatamente.

Il mondo digitale ci ha abituato a credere che i numeri siano la cosa più importante, quando in realtà ogni lettore ha i suoi tempi: la scelta migliore è sedersi in silenzio e processare con calma le informazioni che si stanno ricevendo.

Per stimolare questo processo, una buona abitudine è quella di annotare (ai margini, sui post-it o persino in un quaderno dedicato a parte) gli elementi più rilevanti ed eventuali osservazioni personali.

alfabetizzazione mediatica
(foto: unSplash.com)

Saper rielaborare

Bisogna anche essere in grado di rielaborare le parole ed i concetti letti, filtrando il contenuto attraverso diverse lenti: quella personale, quella critica e quella legata al contesto culturale.

Mentre la prima si lega ad una propria soggettività specifica, influenzata da fattori come “questo libro mi è piaciuto o no?”, la seconda si distanzia un po’ di più dai sentimenti riguardo al prodotto stesso e cerca di indagarlo con una prospettiva di pura analisi. La terza, invece, riflette sull’autore e sul contesto storico in cui è stato scritto il testo e cerca quindi di collocarlo il quanto più possibile in un’ottica storica e sociale.

È anche importante chiedersi molte altre cose sul testo che stiamo leggendo: cosa ci sta dicendo l’autore? Qual è il messaggio? C’è una visione del mondo dell’autore che traspare in questo suo prodotto? Se sì, mi trovo d’accordo?

Rispondendo a queste domande, ci risulta chiaro che leggere criticamente ci consente di avere qualcosa da dire, un’opinione, e ci rende possibile collocare il testo nella costellazione di conoscenze da noi possedute e quindi relazionarlo con altri simili.ù

alfabetizzazione mediatica
(foto: pixabay.com)

Lettura critica e l’alfabetismo mediatico: un binomio possibile?

L’abitudine di leggere criticamente ci aiuta ad approcciare con consapevolezza non solo i prodotti letterari, ma anche quelli mediatici che incontriamo nel corso della nostra giornata.

Implementare questa pratica nella vita di tutti i giorni ci consentirebbe di godere di un’alfabetizzazione mediatica naturale, non complicata ed artificiosa, perché per noi lettori critici cercare le fonti e gli autori dietro al messaggio, così come questionare le prospettive e comparare le opinioni, sarebbe qualcosa di naturale.

L’atteggiamento attivo nei confronti delle informazioni ci può aiutare inoltre a non diventare vittime passive di processi di propaganda o influenze esterne, oltre a consentirci sempre di setacciare i fatti che viviamo attraverso le maglie del nostro senso critico.

In un mondo che corre, leggere criticamente non è una perdita di tempo: è un atto di autodifesa culturale.

Irene Carminati

(In copertina: Javier Hirschfeld via BBC)

Ti potrebbero interessare
CulturaMusica

L’arte diventa politica - L’halftime di Bad Bunny

Cultura

“Non scrivere di me” di Veronica Raimo – Il trauma come alibi

Cultura

Olimpiadi Milano-Cortina 2026 – L’eleganza del Tricolore

Cultura

“Gramsci consiglia” – La triste parabola dell’università italiana