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Il centro liberale funziona – La strategia vincente dei D66, con Mark van Oosten


Le ultime elezioni legislative nei Paesi Bassi hanno portato a risultati sorprendenti. I Democraten 66, una forza politica liberale ed europeista, sono infatti riusciti a imporsi su populismo e disinformazione, soprattutto grazie al carisma e alle idee del proprio leader. Per capire cosa ha portato di nuovo Rob Jetten in termini di personalità e strategia, abbiamo parlato con Mark van Oosten, portavoce e speechwriter di quello che si appresta a diventare il prossimo Primo Ministro dei Paesi Bassi.


Una vittoria sorprendente

Non è un periodo semplice per la democrazia liberale in Europa. In quasi tutti i Paesi che hanno adottato questo ordinamento, fattori endogeni — dalla stagnazione economica alla crescente sfiducia nelle istituzioni — ed elementi esogeni, tra cui i tentativi di ingerenza dell’amministrazione Trump nelle dinamiche di politica interna europea, hanno progressivamente alimentato la convinzione che il sistema liberale e la proposta di un centro europeista fossero giunti a un punto di non ritorno.

Quando nei Paesi Bassi sono state convocate le elezioni generali in seguito alla crisi dell’esecutivo tecnico di Dick Schoof, la definitiva spallata da parte del Partito per la Libertà del populista Geert Wilders appariva dunque soltanto una questione di tempo.

Mark van Oosten
Geert Wilders e Rob Jetten (fonte: EPA).

È anche per questo che i risultati del voto, tenutosi lo scorso 29 ottobre, hanno colto di sorpresa molti osservatori internazionali: a superare il partito di Wilders nel voto popolare e a raggiungere un numero equivalente di seggi in Parlamento sono stati infatti i liberali progressisti di Democraten 66.

Chi sono i Democraten 66?

Partito moderato, liberale ed europeista, D66 ha storicamente svolto un ruolo di sostegno nei governi di coalizione — una condizione pressoché strutturale del sistema politico dei Paesi Bassi, data la bassissima soglia di sbarramento per l’accesso alla Tweede Kamer (il Parlamento nazionale).

Logo dei Democraten 66 (Immagine: Wikimedia).

Negli ultimi anni il partito ha tuttavia seguito una traiettoria decisamente discontinua: agli ottimi risultati del 2021, quando D66 conquistò 24 seggi, sono seguite pesanti battute d’arresto culminate nella sconfitta delle elezioni generali del 2023.

Proprio a partire da quell’anno, però, è possibile identificare quello che a tutti gli effetti è stato un punto di svolta decisivo: l’inizio della leadership di Rob Jetten. Ex ministro per il Clima e l’Energia, Jetten ha avviato un processo di rinnovamento politico e comunicativo che sembra aver restituito al partito una capacità di attrazione ampia ed estremamente trasversale.

La sua campagna, basata sulla positività e sulla critica costruttiva è stata paragonata a quella di Barack Obama, anche per la scelta del motto Het kan wél (​​“È possibile, si può fare”), molto simile al Yes we can che scandì le elezioni americane del 2008.

Discostandosi dalla retorica negativa e aggressiva propria di Wielders, Jetten ha concentrato il suo programma su punti molto sentiti dall’elettorato olandese, in primis la crisi abitativa aggravatasi nell’ultimo decennio.

Mark van Oosten
Jetten festeggia il risultato delle elezioni con il compagno Nicolás Keenan (fonte: jettenrob/Instagram).

Per comprendere meglio la natura di questa trasformazione, le ragioni del recente successo elettorale e le prospettive future di D66, abbiamo parlato con Mark van Oosten, portavoce e redattore dei discorsi di Jetten. Van Oosten ha seguito il leader dalla sua ascesa alla guida del partito fino alle attuali trattative politiche, che potrebbero portarlo a diventare il primo ministro più giovane della storia dei Paesi Bassi.


Mark van Oosten: Ottima domanda. In effetti avevamo circa il 6%, che nei Paesi Bassi si traduce in nove seggi al Parlamento. Prima ne avevamo 24, un numero molto alto. Questa riduzione da 24 a 9 è stata un duro colpo, una grande delusione. Come partito liberale progressista non eravamo evidentemente riusciti a beneficiare di quei 24 seggi. Perciò abbiamo condotto un’analisi interna per capire come fosse stato possibile perdere quei 15 seggi, e ne abbiamo tratto alcune conclusioni importanti.

La prima conclusione è stata che eravamo molto bravi a fare politica con la testa: logica, ragionamenti, numeri… tutto era perfettamente corretto. Ma avevamo dimenticato di parlare delle persone, delle loro esperienze quotidiane. Avevamo dimenticato di fare politica anche con il cuore, con i sentimenti.

Dopo questa grande sconfitta, siamo tornati in contatto con le persone. Questo è stato il cambiamento principale o, meglio, l’evoluzione del partito guidata da Rob Jetten.

Mark van Oosten
I risultati delle ultime elezioni (fonte: Tweede Kamer).

M. v.O.: Ciò che Rob Jetten aveva capito è che le persone nei Paesi Bassi erano francamente stanche della politica. Nel periodo delle elezioni la fiducia era scesa al 4%, un minimo storico assoluto. Questo è il risultato che si ottiene quando i politici non fanno altro che litigare. Il nostro obiettivo è stato quello di portare nuove idee al centro del dibattito. Sapevamo che le persone erano stanche dello status quo che aveva esacerbato la crisi abitativa, la crisi climatica e la crisi migratoria.

Per questo, durante la campagna Jetten ha attaccato lo status quo con grandi idee trasformative. Le ha chiamate great breakthroughs, “grandi svolte”, riforme ambiziose che toccavano il cuore delle persone, non solo la loro razionalità.


M. v.O.: Esatto. Alla fine tutti parlavano del nostro piano, perché era audace, orientato al futuro, semplice e riguardava il principale problema della politica olandese oggi: l’emergenza abitativa. Jetten non ha attaccato lo status quo solo sul piano delle politiche – migrazione, clima o economia. Ha anche messo in discussione il modo in cui la politica stessa viene fatta. I Paesi Bassi sono una comunità di persone che vuole andare avanti, che crede nella libertà e che lavora insieme ogni giorno.

Questa mentalità si è persa nel sistema politico, dominato da continue lotte e da una forte negatività. Questo non riflette la società olandese. Perciò abbiamo proposto una contro-narrazione, una visione ottimista del futuro. Rob Jetten ha sempre detto nei suoi discorsi che voleva lottare per tutte le forze positive della nostra società: politici positivi, ma soprattutto persone positive che collaborano e rappresentano la vera mentalità olandese.

Mark van Oosten
Mark van Oosten e, sullo sfondo, Rob Jetten prima di un evento pubblico (fonte: Mark van Oosten/LinkedIn).

M. v.O.: Abbiamo iniziato a sperimentare questa idea circa tre anni fa, durante uno dei primi discorsi di Jetten come leader del partito. Ne abbiamo subito visto il potenziale. Nella nostra società, la bandiera olandese era stata ‘sequestrata’ da estremisti e gruppi radicali di destra. Sapevamo che questa negatività e questo estremismo non rappresentavano la vera mentalità olandese né ciò che il nostro Paese è realmente.

Per questo Rob Jetten ha deciso di riprendere la nostra bandiera e il nostro orgoglio nazionale.

Durante la campagna elettorale c’è stata una grande protesta all’Aia, circa cinque settimane prima delle elezioni. Degli estremisti hanno manifestato contro i politici e contro i migranti, attaccando la polizia con ordigni pirotecnici e sventolando bandiere olandesi gridando: “Noi siamo i Paesi Bassi”.

Manifestanti all’Aja il 20 settembre 2025 (Foto: Josh Wallet/AFP via Le Monde).

Gli attacchi alle forze dell’ordine, gente che urlava “Sieg Heil”, le immagini sono finite ovunque nei notiziari. Jetten ha respinto con forza quella narrazione, affermando che non sono questi i Paesi Bassi. Non accetteremo che degli estremisti si approprino del nostro Paese, un Paese di libertà, orgoglio e forze positive. Il messaggio è stato molto chiaro.


M. v.O.: La prima strategia è molto semplice: ottenere risultati concreti. Se guardiamo ai governi olandesi degli ultimi vent’anni, la conclusione è che non hanno saputo rispondere adeguatamente. Troppe chiacchiere, pochi risultati. Servono svolte reali, e dobbiamo dimostrare alle persone che stiamo lottando per loro con grandi idee, non avanzando a piccoli passi. Questo richiede un nuovo modo di governare e una nuova cultura politica.

Per la prima volta in cento anni, stiamo lavorando per formare un governo di minoranza. È una scelta radicale per la società olandese, abituata a esecutivi di maggioranza, ma crea un’enorme opportunità di cooperazione costruttiva: invece di uno scontro tra coalizione e opposizione vogliamo lavorare anche con altri partiti per ottenere risultati migliori. Questo governo di minoranza rappresenterà la nostra promessa di rompere lo status quo e costruire una cultura politica migliore.

Mark van Oosten
Jetten con Dilan Yeşilgöz-Zegerius (VVD), Henri Bontenbal (CDA) a margine delle trattative per la formazione del nuovo governo (fonte: Politico).

Ovviamente non posso entrare nei dettagli della formazione del governo, perché le trattative sono ancora in corso. Ma vogliamo davvero dare una possibilità a questo nuovo modo di governare e ci aspettiamo che anche le opposizioni costruttive collaborino per migliorare il nostro Paese.


“Het kan wél”

La crescita di una realtà come i Democraten 66, capace di rilanciarsi dopo una grande perdita di consensi, costituisce un esempio di perseveranza e capacità di rinnovamento interno che ha pochi eguali nel panorama politico europeo. È una storia che acquisisce contorni ancora più interessanti quando si nota che tale ribalta non è stata facilitata da una svolta populista, ma da dalla condivisione di valori quali l’europeismo e la difesa dei princìpi fondamentali della democrazia liberale che tanta fatica stanno avendo ad imporsi, anche nel nostro Paese.

A dimostrazione del fatto che le idee ci sono, e le capacità per portarle avanti sono anch’esse presenti. La chiave che Rob Jetten e i Democraten 66 hanno trovato è stata individuare la modalità migliore con cui trasmettere tali idee ai cittadini, e rendere parte la comunità di un progetto più grande.

Un progetto votato alla positività, all’orgoglio nazionale e alla consapevolezza dei propri mezzi ma anche delle proprie responsabilità. La nuova sfida, una volta formata la coalizione di governo, sarà tenere fede alle proprie promesse, un breakthrough, per citare Rob Jetten, dopo l’altro, per dimostrare che la vittoria di Democraten 66 non è un caso isolato e che forse sì, il progetto del centro liberale può davvero funzionare.

Matteo Minafra

(In copertina, ritratto di Rob Jetten elaborato con l’Intelligenza artificiale)


Il centro liberale funziona – La strategia vincente dei D66, con Mark van Oosten è un articolo di Matteo Minafra. Clicca qui per altri articoli dell’autore!

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