L’analisi della ‘fascia grigia‘ dell’abitare, composta da lavoratori e famiglie con redditi medi esclusi sia dal mercato immobiliare sia dai sussidi pubblici. Francesco Lamandini sottolinea la necessità di soluzioni strutturali, come modelli abitativi flessibili e investimenti pubblico-privati, puntando su qualità, accessibilità e rigenerazione urbana oltre la logica dell’emergenza.
La crisi abitativa non colpisce più soltanto le fasce sociali più fragili. Sempre più spesso coinvolge lavoratori, giovani professionisti e famiglie con redditi medi, che pur esclusidal mercato immobiliare urbano non rientrano nei tradizionali strumenti di sostegno pubblico.
È la cosiddetta ‘fascia grigia‘, al centro di una parte significativa del confronto emerso durante il convegno Alleanza per l’abitare, tenutosi il 4-5 dicembre a Bologna.

Ne abbiamo parlato con Francesco Lamandini, presidente di ASPPI Emilia-Romagna, per capire quali modelli abitativi possano rispondere a bisogni di flessibilità, qualità e sostenibilità economica.
ASPPI opera da anni nel settore della locazione, della gestione immobiliare e dell’evoluzione dei modelli abitativi. La sua intervista offre uno sguardo diretto sulle criticità del mercato e sulle possibili soluzioni strutturali alla crisi abitativa.
Alice Musca: Abbiamo parlato molto oggi di crisi abitativa. Una delle domande che ci è venuta in mente è se lei ritenga necessario superare la logica del mero sussidio. Secondo lei, quali misure strutturali sono necessarie per affrontare in maniera più efficiente la crisi abitativa attuale?
Francesco Lamandini: Il problema principale è garantire che tutte le fasce di reddito possano accedere ad abitazioni compatibili con le loro possibilità economiche e con standard di qualità adeguati.
La storia delle città ha sempre seguito questa logica, ma oggi il processo è interrotto: chi ha un reddito medio o medio-basso non riesce più a trovare case di qualità proporzionate al proprio reddito. In Emilia-Romagna, ad esempio, pochissime persone riescono a spendere meno del 30% del proprio reddito per un’abitazione, parametro considerato sostenibile.

A. M.: E la cosiddetta ‘fascia grigia’?
F. L.: Il tema non è solo chi può o chi non può permettersi una casa. La difficoltà abitativa è trasversale: anche dirigenti con redditi alti possono incontrare problemi nel trovare soluzioni adeguate nella zona desiderata. L’obiettivo è garantire a tutti la possibilità di abitare in case di qualità, non solo decenti.
A. M.: Il modello tradizionale di locazione a lungo termine spesso non intercetta le esigenze di flessibilità e mobilità di studenti e giovani lavoratori. Quali modelli dovrebbero essere incentivati?
F. L.: Per giovani e lavoratori con legami provvisori con un territorio servono alloggi temporanei o ‘in prova‘, stanze singole con bagno e angolo cottura, disponibili per periodi limitati.
Per gli studenti gli studentati e posti letto in convenzione esistono, ma non sempre sono sufficienti o diffusi uniformemente. La Regione registra ogni anno un aumento dell’offerta, anche se non basta a risolvere completamente il problema.

A. M.: Quanto è importante sostenere investimenti immobiliari destinati a questi servizi?
F. L.: Abbiamo avviato progetti pubblico-pubblico e intendiamo sviluppare collaborazioni pubblico-private. Il pubblico può offrire aree e facilitazioni finanziarie, ma servono capitali privati per la riqualificazione urbana.
La riqualificazione non riguarda solo l’aspetto edilizio, ma anche la sostituzione di edifici non efficienti e il recupero di spazi urbani, ridefinendo gli standard secondo i bisogni attuali.
A. M.: Molti interventi si concentrano sulla riqualificazione energetica e strutturale. È necessario includere piani di sviluppo per la coesione sociale?
F. L.: Sì. C’è differenza tra riqualificazione urbana, quindi l’aspetto architettonico-edilizio, e rigenerazione urbana, ovvero centralità delle relazioni sociali. Ridisegnare uno spazio significa anche prefigurare i rapporti tra chi vi abiterà. L’urbanistica deve creare condizioni oggettive che facilitino una società urbana equilibrata. Negli ultimi anni è mancata soprattutto questa parte oggettiva.
La ‘fascia grigia’ dell’abitare con Francesco Lamandini
Il contributo di Francesco Lamandini sposta l’attenzione sui limiti delle risposte emergenziali e sulla necessità di soluzioni strutturali. La crisi abitativa coinvolge una platea sempre più ampia e trasversale, che sfugge alle categorie tradizionali del disagio.
Affrontarla significa ripensare modelli abitativi flessibili, capaci di rispondere a bisogni temporanei e mutevoli, riconoscendo l’abitare come componente essenziale dell’inclusione urbana e della qualità della vita.
(In copertina Francesco Lamandini per Gazzetta di Modena)
La ‘fascia grigia’ dell’abitare: oltre il sussidio con Francesco Lamandini è un’intervista a cura di Alice Musca. Si ringrazia Francesco Lamandini. Clicca qui per leggere tutte le interviste!
