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“Canto d’acqua”: un ibrido tra arte e scienza – Intervista a Telmo Pievani e Cristiano Godano

Pievani Godano intervista

Il 6 dicembre 2025 l’Oratorio di San Filippo Neri ha ospitato lo spettacolo “Canto d’acqua”, nato dalla collaborazione tra Telmo Pievani, evoluzionista, filosofo della biologia, professore dell’università di Padova e divulgatore, e Cristiano Godano, cantautore, chitarrista, scrittore e attore, conosciuto principalmente come frontman dei Marlene Kuntz. Carlotta Bertinelli e Federica Lainati hanno avuto l’opportunità di assistere allo spettacolo e, soprattutto, di intervistare Pievani e Godano.


Come un’introduzione (di Federica Lainati)

Prima della serata dello spettacolo, ho ascoltato alcuni dei numerosi interventi di Telmo Pievani disponibili online: altre interviste, lectiones magistrales, puntate di podcast o di editoriali digitali. 

Mi sono fatta incantare dalle sue doti affabulatorie, dal suo modo di inanellare sapientemente i dati scientifici in un racconto che cattura; mi sono affezionata alla sua voce chiara, simpatica, al suo tono spesso informale eppure serio e competente, alle battute con cui di tanto in tanto smorza la tensione che inevitabilmente sorge negli spettatori a causa dei temi che affronta. 

Pievani illustra i suoi studi sull’evoluzione passata e le proiezioni sui possibili sviluppi futuri del genere umano, degli esseri viventi e del pianeta che li ospita. Espone con lucida consapevolezza la fortunata casualità della comparsa della vita sulla Terra, e quindi, di conseguenza, della vita di ognuno.

Parla di Antropocene, ovvero – secondo la definizione di Treccani – “l’epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana”. 

Smonta la fiducia nell’evoluzione come progresso e dimostra che quello in cui viviamo non è affatto il migliore dei mondi possibili, che siamo stati noi esseri umani a produrlo e continuiamo a essere noi a garantirne la sopravvivenza. 

Benvenuti nell'Antropocene
Immagine tratta dalla mostra Anthropocene (Bologna).

Mi sono chiesta con che attitudine ci si approcci alla vita – alla propria esistenza individuale e a quella collettiva del genere umano – quando ogni giorno ci si interfaccia con dati, studi, scoperte e prese di coscienza di questo tipo. Con cinica disillusione, immagino, e frustrato nichilismo; con un relativismo portato alle sue estreme conseguenze e dunque paralizzante, da cui nasce uno sguardo lucidamente disincantato e tragicamente passivo

Ma a fornire una risposta alla mia domanda è stato Pievani stesso, e si è trattato di una risposta diversa da quella che mi aspettavo. Tanto nell’intervista, quanto nei suoi interventi durante lo spettacolo, il filosofo ha ripetuto più volte che dovremmo imparare a pensare alla nostra esistenza sulla Terra e nell’universo con umiltà e gratitudine

L’umiltà di chi ammette di non essere affatto il centro del mondo o il culmine della creazione – come vorrebbero le fondamenta giudaico-cristiane su cui si erge e si legittima la presunzione del nostro pensiero occidentale – ma, al contrario, un microscopico tassello di un mosaico immenso, di cui ci è concesso di cogliere solo una porzione infinitesimale. 

La gratitudine di chi sa di essere qui solo per caso, di chi si riconosce come prodotto di una storia più grande che lo travalica, di una natura più potente che di fatto lo ignora, e proprio per questo vede nel suo fugace passaggio su questa Terra un’occasione preziosa, un’imperdibile opportunità. 

Tuttavia, ha aggiunto Pievani, quest’occasione noi la stiamo sprecando malamente. E questo forse dovrebbe innescare in noi, accanto all’umiltà e alla gratitudine, anche un senso di profonda indignazione, e suscitare in ognuno un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva. 

Attraverso “Canto d’acqua”, Pievani e Godano cercano insieme di veicolare questo messaggio e di stimolare queste reazioni nel proprio pubblico, ciascuno utilizzando il proprio linguaggio: Pievani quello della scienza, Godano quello dell’arte, che sfrutta il potere delle storie, dell’immaginazione, dell’emotività e dell’empatia per risvegliare le coscienze e spingere all’azione. 


Federica Lainati: (a Telmo Pievani) Nella presentazione dell’evento di questa sera il vostro intervento viene definito “una preghiera laica per l’acqua”. Che significato e che rilevanza ha per lei, evoluzionista e filosofo della scienza, il termine ‘preghiera’? E che cosa vuol dire per lei rivolgere una “preghiera laica” all’acqua?

Telmo Pievani: La presentazione dell’evento si ispira al titolo di una canzone di CristianoLaica preghiera, e per me richiama il senso con cui abbiamo costruito questo percorso, ovvero l’intento di mescolare linguaggi e modalità di racconto diversi. 

Nella mia narrazione spiego la rarità dell’acqua: quanto è preziosa, quanto il nostro pianeta è particolare e improbabile, e quanto questo dovrebbe ispirarci un senso di gratitudine e di umiltà – oltre a un po’ di senso di colpa, dal momento che noi quest’acqua la violentiamo

Quando noi esseri umani dobbiamo chiedere scusa o dobbiamo invocare perdono – da chi, non sappiamo – di solito intoniamo una preghiera, che può anche essere laica, formulata da un non credente. Si tratta di una sorta di salmodia che vorrebbe esprimere la necessità di imparare rispettare l’ambiente, specialmente in relazione all’acqua. 

Il nostro spettacolo, tra l’altro, dà voce e concretezza a una posizione oggi molto influente, secondo cui non riusciremo mai a salvare l’ambiente usando soltanto la scienza: sarà necessario ricorrere anche all’animismo, alla spiritualità, ad altre forme di pensiero; sarà necessario tornare all’idea che la natura è sacra, anche in senso laico.

Cristiano Godano: Nella canzone Laica preghiera, l’io narrante si rivolge alla Musa, una semi-divinità. È un’invocazione, una richiesta, a suo modo una preghiera, rivolta però a una creatura ‘ibrida’. La mia licenza poetica mi ha imposto di scegliere come titolo della canzone Laica preghiera.


Federica Lainati: (a Cristiano Godano) In un’altra sua canzone, Dentro la ferita, dal suo ultimo album Stammi Accanto, lei canta: “Cerco una verità dentro la ferita”. Con il massiccio sfruttamento delle risorse terrestri, idriche e non solo, noi esseri umani stiamo infliggendo un’immensa ferita al pianeta, ma anche alle future generazioni. Secondo lei, che verità su noi stessi possiamo trovare guardando dentro questa ferita?

Cristiano Godano: È qualcosa che si può ricondurre all’umiltà di cui parla Telmo. Dentro questa ferita possiamo scoprire ciò che stiamo offendendo e accorgerci della sua preziosità. Io credo che questo spettacolo abbia proprio l’intento di mostrare agli spettatori delle verità di cui non hanno consapevolezza.

Soprattutto dagli interventi di Telmo, che sono un distillato di fantastica affabulazione scientifica, emergono una serie di dati che risvegliano le coscienze. I miei talenti, invece, sono più artistici: ho scritto tre racconti appositamente per questo spettacolo; i miei protagonisti fanno tutti una pessima fine, e io faccio la parte del pessimista cronico, narrando storie in cui non c’è salvezza

Poi, fortunatamente, arriva Telmo…

Telmo Pievani: All’inizio dello spettacolo io facevo l’ottimista, no? Ma più passano i mesi dello spettacolo e più mi avvicino anche io al tuo pessimismo.

Cristiano Godano: Quello che il mondo etichetta come pessimismo è un sano pragmatismo.


Carlotta Bertinelli: (a Cristiano Godano) Questo spettacolo è un’ibridazione tra scienza e musica. Secondo lei, quest’ultima oggi può essere utilizzata come strumento di divulgazione? Se la musica smettesse per un momento di parlare d’amore, di paura o di rabbia o, meglio, le utilizzasse per trattare di scienza, di ecosistema e di ecologia, cosa cambierebbe?

Cristiano Godano: Mi permetto di ampliare il discorso anche ad altre forme espressive e all’arte in generale. A mio parere gli scienziati vivono una sorta di frustrazione nel non essere ascoltati poiché la comunità scientifica, nella sua totalità, sta cercando di avvisare l’umanità della grandezza del pericolo del riscaldamento globale. 

A questo punto, allora, forse sarà lo scienziato a mettere in discussione la propria capacità di comunicazione, attraverso cui non riesce a spiegare la gravità di un problema che sembra quasi irrisolvibile. Dunque, ricorrere all’aiuto di un artista potrebbe sembrare un’ottima soluzione.

Telmo Pievani: Confermo. La sensibilità della comunità scientifica è cambiata tanto

Nei primi anni Duemila mettere in piedi uno spettacolo come questo non sarebbe stato possibile, e ancora ad oggi fuori dall’Italia un evento simile è piuttosto raro; la modalità di divulgazione anglosassone, per esempio, non prevede questa commistione di linguaggi, mentre quella italiana tende a essere piuttosto sperimentale. 

Adesso si sta cominciando a comprendere che da questa “frustrazione” si può uscire attraverso una nuova alleanza, quella tra scienza e altri linguaggi e punti di vista. Sembra necessario dover uscire dalla presunzione che sia sufficiente spiegare i dati e i numeri perché, come abbiamo visto, è stato un fallimento: dal 1987 parliamo di riscaldamento climatico e dal 1972 di limite dello sviluppo. 

Mezzo secolo è un fallimento oggettivo.


Carlotta Bertinelli: (a Telmo Pievani) Nel suo articolo Un quarto d’era (geologica) di celebrità (estratto da Sotto il vulcanoFeltrinelli, 2022, pp. 30-31), che è stato scelto tra le tracce per la prima prova alla maturità di quest’anno, parla di tecnosfera e dimensione artificiale. L’articolo si apre con “I nostri successori studieranno l’Antropocene e capiranno il vicolo cieco in cui ci siamo infilati”; vicolo da cui sembra non esserci più una via d’uscita, anche se l’uomo si considera l’animale più evoluto e progredito della Terra. Tuttavia, l’evoluzione non comporta necessariamente un miglioramento: è un cambiamento che porta da uno stato a un altro. Secondo lei, perché c’è la convinzione che evoluzione e progresso siano sinonimi? L’uomo può effettivamente essere considerato l’animale più evoluto? 

Telmo Pievani: Perché è un’idea molto consolatoria, che abbiamo portato avanti per moltissimo tempo: un percorso conosciuto, che ha inizio da uno scimmione e che culmina con Homo Sapiens (tra l’altro culmina sempre con un uomo bianco, maschio ed etero). 

Stephen Jay Gould, che è stato il mio Maestro, diceva sempre che l’idea di progresso è la nostra iconografia della speranza: fiducia nel fatto che siamo qui per un motivo, che siamo fatti così per una ragione, che siamo necessari

Invece, l’evoluzione insegna che siamo tutt’altro che necessari, siamo contingenti. Il mondo potrebbe fare a meno di noi adesso come in passato.  Questa contingenza nei miei racconti cerco sempre di girarla in chiave positiva, perché così parlo della grande fortuna che abbiamo avuto a vivere su questo pianeta, la grande occasione che abbiamo avuto e che stiamo sprecando malamente. 

Telmo Pievani Godano
Telmo Pievani (fonte: Getty Images).

Il brano che è stato scelto per la maturità era legato al potere dei numeri: un mio collega era riuscito a pesare tutta la biomassa terrestre, scoprendo che il peso degli oggetti umani nel 2020 l’aveva eguagliata. Tutti gli oggetti che noi produciamo industrialmente pesano tanto quanto tutte le piante e gli animali messi insieme. 

Questo è un esempio di dato secco, che non ha bisogno di nient’altro, riesce ad essere già una storia senza alcun elemento aggiuntivo. 


Come una conclusione (di Carlotta Bertinelli)

Attraverso “Canto d’Acqua” Pievani e Godano sono stati capaci di sviluppare una grande consapevolezza nel pubblico, che è rimasto ammaliato da un linguaggio nuovo e originale. L’unione tra scienza e musica, tra numeri e arte si è rivelato un modo efficace per mettere in luce un problema che presenta molte sfaccettature ma poche soluzioni

Quello che a un occhio poco attento potrebbe sembrare il “fallimento della scienza” diventa nello spettacolo un’occasione per mettere in contatto due elementi apparentemente distinti e incompatibili. Attraverso questa ibridazione, la conoscenza non viene solo trasmessa, ma anche vissuta e assimilata nel profondo, lasciando una cicatrice nella coscienza degli spettatori.

Carlotta Bertinelli e Federica Lainati

(In copertina Telmo Pievani e Cristiano Godano)


Un ringraziamento particolare a Telmo Pievani, Cristiano Godano, Mariangela Pitturru, Alice Rosellino, Tullo Lolli; alla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, all’Oratorio di San Filippo Neri e a Mismaonda. Leggi tutte le interviste di Giovani Reporter al LabOratorio di San Filippo Neri.

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