Dalla crisi degli affitti alla finanziarizzazione dell’abitare, “Città in affitto” ricostruisce come gentrificazione, turismo di massa e rendita immobiliare stiano trasformando le città italiane. Attraverso un’inchiesta su Bologna, Roma e Milano, il collettivo Gessi White racconta una crisi strutturale che mette in discussione il diritto stesso all’abitare.
In molte città trovare casa è diventato più difficile che trovare lavoro. Gli appartamenti spariscono dai quartieri, i prezzi salgono, i residenti vengono spinti fuori dai centri urbani.
In Città in affitto – Un requiem per il diritto all’abitare, il collettivo Gessi White (che incarna la voce di autori e autrici della testata di giornalismo d’inchiesta IrpiMedia) racconta come lo spazio urbano abbia smesso di essere un luogo da abitare per diventare un bene da mettere in vendita.

Città in affitto parla di come gentrificazione, affitti brevi e turismo di massa abbiano ridefinito il volto delle città, ormai diventate spazi economici per ricchi a scapito di studenti, famiglie e lavoratori.
Il libro si sviluppa tramite una serie di inchieste e approfondimenti sulla finanziarizzazione dell’abitare (in inglese financialisation of housing) nelle città italiane: è questo lo specifico contributo che IrpiMedia sta offrendo al network di inchiesta Cities For Rent, a cui partecipano realtà da 15 Paesi europei.
Pubblicato nel 2025 come saggio per la prestigiosa casa editrice Laterza, Città in affitto si concentra sulle tre città italiane più rappresentative del fenomeno: Bologna, Roma e Milano.
Bologna: fuorisede, speculazioni e affitti brevi
La prima parte di Città in affitto è dedicata a Bologna, presentata come un vero e proprio laboratorio storico della speculazione abitativa.
Il collettivo ricostruisce la lunga vicenda dell’arrivo dei fuorisede a Bologna, mostrando come la presenza studentesca, già nei secoli passati, abbia alimentato dinamiche di rendita e mutazioni del mercato immobiliare.
Oggi i proprietari privati privilegiano sempre più gli affitti brevi, ormai considerati più redditizi e meno vincolanti rispetto agli studenti o agli inquilini stabili.
In questo contesto sono emerse, nel corso degli anni, soluzioni all’emergenza abitativa, come i centri sociali e le strutture della Caritas che tentano di colmare le carenze del mercato offrendo ospitalità a studenti in condizioni economiche estreme.
Gli autori e le autrici di questo libro analizzano, poi, casi emblematici di speculazione edilizia in città: il più impressionante riguarda i fratelli Marzaduri, che dagli anni Novanta fino ai primi anni Dieci del Duemila hanno controllato l’intero quartiere Bolognina, dove hanno convertito decine di cantine in micro-appartamenti.
Non poteva mancare, poi, un’analisi sul business degli studentati di lusso, pensati apposta per una popolazione studentesca selezionata e borghese, che porta a effetti evidenti di egemonia sociale e gentrificazione.
Si passa poi alla storia dell’ex-stabile Telecom di via Fioravanti, simbolo di una gentrificazione tentata, anzi perfettamente riuscita: sfitto dal 2003 e occupato nel tempo da circa 200 persone, l’immobile è stato sgomberato (2015) e convertito in punto della catena The Social Hub, che segna il passaggio dal palazzo a un modello ibrido capace di mescolare housing, turismo e coworking – ovviamente a costi accessibili solo per le famiglie più agiate.

Le storie di imprenditori come quella di Carvelli e l’introduzione di Camplus, invece, mostrano come l’offerta abitativa venga sempre più spinta da logiche imprenditoriali piuttosto che dai bisogni reali degli studenti in cerca di alloggio.
Sullo sfondo, le scappatoie legali sugli affitti brevi e il tentativo del Comune di limitarne l’espansione rivelano un conflitto aperto tra rendita privata e diritto all’abitare: il ruolo delle istituzioni locali è ambiguo, perché sono spesso divise tra attrattività economica e tutela dei residenti.
Ma, accanto alle mancate prese di posizione politiche, emergono pratiche di resistenza dal basso: occupazioni e reti solidali che tentano di ricostruire un’idea di città come bene comune.
Roma: Una capitale in (s)vendita
Se Bologna mostra gli effetti della rendita su una città universitaria, Roma rappresenta il volto istituzionale e storico della crisi abitativa, segnata, senza dubbio, dalla grande dismissione del patrimonio pubblico e dalla progressiva privatizzazione degli edifici.
Il collettivo, questa volta, descrive una città in cui le case finiscono sempre più spesso all’asta, mentre gli affitti registrano aumenti significativi che rendono l’accesso all’abitare sempre più selettivo.
Parallelamente, sale il numero di famiglie in attesa di una casa popolare perché le logiche di mercato hanno spinto l’edilizia pubblica lontano dal centro, verso le periferie, come conseguenza diretta delle politiche di dismissione.
Il quadro romano è attraversato da forti contraddizioni: nel centro storico persistono alloggi popolari in condizioni fatiscenti, gravati da decenni di incuria e da una sostanziale indulgenza statale, mentre quartieri come Centocelle, segnati dalla svalutazione immobiliare legata all’alto tasso di criminalità, assumono il ruolo di “centro della periferia” (p. 96).

Il collettivo ricostruisce la cosiddetta “primavera di Centocelle” (p. 101) e la successiva emersione di una criminalità che ha inciso profondamente sul tessuto sociale e commerciale.
Accanto a questi processi, il libro racconta i fallimenti dell’housing sociale come il progetto di Santa Palomba, fermo da anni e ulteriormente compromesso dalla presenza di una discarica, che contribuisce a svalutare le abitazioni.
In questo scenario di abbandono si inserisce la storia del Forte Prenestino, dalla presa e trasformazione dello spazio fino ai tentativi di sgombero, come esempio di una città attraversata da conflitti tra politiche istituzionali, interessi immobiliari e pratiche di resistenza.

Milano: Il paradiso della rendita immobiliare
Nella parte dedicata a Milano, Città in affitto racconta la città come il punto più avanzato del processo di finanziarizzazione dell’abitare in Italia.
Gli autori e le autrici descrivono un contesto segnato dall’ereditocrazia e dal sostegno economico-familiare come requisiti impliciti per abitare in città: senza patrimonio o garanti, Milano diventa inaccessibile, o semplicemente impraticabile.
Fondi internazionali e imprenditori globali, come i moneylender, individuano Milano come un mercato privilegiato, attratti da un sistema di libero mercato poco regolato e da una tassazione particolarmente vantaggiosa per gli ultraricchi, che sempre più spesso scelgono l’Italia come paradiso immobiliare.
La città è così ridefinita come spazio di investimento prima che come luogo di vita, accentuando disuguaglianze sociali profonde.
È in questa cornice che viene illustrato il cosiddetto “modello Milano” (p. 158) attraverso operazioni come CityLife, che mostrano come costruire significhi, qui più che altrove, cambiare radicalmente la città.

Il ruolo di figure come Catella e il caso CityLife, intrecciato con l’inchiesta della procura di Milano, rivelano la cedevolezza tra potere immobiliare, urbanistica e ordine pubblico.
Viene poi analizzato il caso Expo 2015, che ha segnato un punto di svolta nell’ampliamento dei confini materiali e simbolici della città, per arrivare ai prossimi Giochi olimpici invernali, che accelerano ulteriormente la mutazione urbana tra cantieri, contestazioni e manifestazioni del gruppo CIO contro le Olimpiadi.

Si passa poi a descrivere episodi come Torre Milano e la trasformazione degli uffici della sanità che restituiscono l’immagine di un “paradiso edilizio” (p. 159) alimentato dagli oneri di urbanizzazione, dove la rendita diventa il motore primario delle scelte pubbliche.
Sullo sfondo, il collettivo richiama progetti incompiuti e modelli alternativi mancati, come QT8, sacrificato anche per la sua presunta somiglianza con l’urbanistica sovietica, e lo mette a confronto con Milano 2, simbolo di una città destinata a ricchi e ultraricchi.
A completare il quadro, il ruolo delle banche, dei mutui e l’introduzione dei subprime raccontano la trasformazione definitiva della casa in garanzia finanziaria, chiudendo il cerchio di una città dove l’abitare è ormai pienamente subordinato alle logiche del capitale.
Un libro per interpretare la crisi urbana
Alla luce di questi processi narrati con assoluta precisione, possiamo constatare che uno dei principali punti di forza di Città in affitto si trova nella capacità di restituire un quadro estremamente dettagliato e documentato della condizione urbana contemporanea, costruito attraverso un dialogo con esperti del settore.
Il libro non si limita a descrivere i fenomeni, ma li inserisce in una trama di relazioni economiche, politiche e sociali che rende comprensibile l’emergenza della crisi abitativa. La città descritta come un bene da valorizzare piuttosto che uno spazio da abitare.
Case, quartieri e interi centri storici diventano strumenti di investimento. Gli autori e le autrici mostrano come questo processo produca una città sempre meno capace di garantire stabilità ai cittadini più fragili.

L’aumento dei prezzi, la gentrificazione degli spazi e l’espulsione dei residenti non sono effetti collaterali, ma conseguenze di un modello che premia la rendita e marginalizza tutti gli altri.
A rafforzare l’analisi contribuiscono le numerose testimonianze di persone comuni – studenti, famiglie, lavoratori – che raccontano la difficoltà crescente di trovare una casa e di non sentirsi a proprio agio in una città sempre più orientata all’economia.
Proprio questa densità di analisi e dati può costituire uno dei pochi ‘limiti’ del libro: l’abbondanza di termini tecnici e il frequente riferimento a dinamiche amministrativo-governative complesse possono rendere la lettura meno fluida per un pubblico generalista.
Città in affitto: aprire gli occhi sulla realtà
Città in affitto si conferma un libro utile, ben costruito e necessario anche oltre le attese, capace di offrire strumenti di lettura fondamentali per comprendere la crisi abitativa italiana e inserirla in un contesto più ampio.
Senza proporre soluzioni semplici, il libro invita a ripensare l’abitare come questione politica e collettiva, e mostra come il diritto alla casa sia oggi uno dei principali terreni di scontro nelle città contemporanee.

Attraverso casi concreti, analisi dettagliate e voci raccolte sul campo, il volume contribuisce a rendere evidente come l’emergenza casa non sia una somma di situazioni individuali, ma il risultato di scelte sistematiche che attraversano le città e ridefiniscono il loro futuro.
Città in affitto invita a interrogarsi su chi possa davvero abitare oggi la città e a ripensare l’abitare come una questione collettiva e politica.
Ancora una volta la domanda è la stessa: per chi cambia la città?
Città in affitto, p. 173
Giorgia Orlando
(In copertina immagine di Sterling Lanier/Unsplash)
“Città in affitto” – Un’inchiesta magistrale per il diritto all’abitare è un articolo di Giorgia Orlando. Clicca qui per altri articoli dell’autrice!
