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Michela Murgia in “Anna della pioggia” – Intervista a Marcello Fois, Francesco Leone, Valentina Melis

Anna della pioggia Murgia

Il 12 dicembre presso l’Oratorio di San Filippo Neri di Bologna si è tenuta la presentazione di “Anna della pioggia” (Einaudi, 2025), raccolta di racconti di Michela Murgia pubblicati postumi a cura di Alessandro Giammei (qui il ricordo di Sara Nizza); all’evento hanno partecipato Marcello Fois, Francesco Leone e Valentina Melis, e sono intervenuti in videochiamata anche Alessandro Giammei, Chiara Valerio e Teresa Ciabatti. Il volume riunisce racconti letti in piazze, scuole e blog, mai pubblicati in questa forma, e restituisce al pubblico la multiformità della voce di Michela Murgia. A margine, Elettra Dòmini e Davide Lamandini hanno potuto intervistare i tre ospiti.


Davide Lamandini: Michela Murgia è, ancora oggi, una figura che ha intrecciato in modo straordinario il proprio rapporto con il mondo di adesso. Letteratura, politica, realtà e attivismo costituiscono in lei un’unica trama, declinata attraverso forme e mezzi diversi, che ha saputo incorporare nella propria vita e restituire al pubblico. Quale immagine di Michela Murgia emerge dalla lettura di questa raccolta di racconti?

Francesco Leone: In questi testi c’è tutta la poetica di Michela, quella che non ha potuto includere in altri lavori che richiedevano lo spazio di un saggio, di un romanzo o di racconti più ampi.

Insomma, ci sono le bozze del pensiero di Michela, ma non un tema soltanto.

La forza della raccolta sta proprio nel fatto che non è solo femminista, non è soltanto politica, non è unicamente la versione – diciamo – originale dell’eutanasia secondo Michela, ma comprende anche il rapporto con le città che ha davvero visitato e sulle quali ha cambiato opinione per poter scrivere i racconti. C’è poi il rapporto con i personaggi, figure che non hanno fatto parte della sua vita reale, ma che trovavano il loro posto naturale soltanto in un giornale o in un diario scolastico.

Michela Murgia copertina

Marcello Fois: Non è un lascito postumo né il recupero dai cassetti, dai bauli o dalla soffitta. È tutto materiale pubblicato in vita: Michela ha scelto di farlo uscire, lo ha – come dire – corretto e costruito ad hoc, anche perché molti testi nascono su commissione.

È stato fatto, in fondo, lo stesso lavoro editoriale riservato ad altri autori e ad altri personaggi che avevano bisogno di un punto unico di raccolta: per i lettori, per gli studiosi, per i posteri.


Davide Lamandini: Questa raccolta rivela ancora una volta molto di Michela Murgia e del suo modo peculiare di dialogare con il mondo contemporaneo. Che cosa può trasmettere al lettore questo volume e per quale ragione si è ritenuto necessario riunire in una nuova raccolta racconti già editi, seppure dispersi in sedi e momenti diversi? Qual è il filo conduttore?

Marcello Fois: Il filo conduttore è Michela. Potrà sembrare banale o scontato, ma è proprio così: questa è Michela, nella sua natura multiforme.

Era una figura dai contenuti vari, e anche la scrittura muta, cambia forma a seconda dell’argomento che sta affrontando.

Marcello Fois Carlino.
Marcello Fois (fonte: Il Resto del Carlino).

C’è Michela narratrice, con una lingua precisa, e c’è Michela attivista, con un registro diverso. In ogni caso, si poneva sempre il problema dell’Italia, del suo presente e del suo futuro. Era molto più avanti.

Io appartengo alla sua generazione di autori: era una socialista, certo, ma dei social ha sofferto parecchio. La medaglia ha sempre un rovescio, da questo punto di vista. Anzi, ha sofferto più di quanto meritasse, anche solo perché viviamo in un periodo terribile, sotto ogni aspetto.

Il vero problema, per lei, è stato rendersi conto a un certo punto della sua vita che la maggior parte degli insulti più violenti provenivano da donne tra i 40 e i 60 anni. In ogni caso, Michela è una persona che non ha avuto nulla di regalato dalla vita.


Davide Lamandini: Come attrice che ha dato voce ai testi di Michela Murgia, cosa significa interpretare questa molteplicità di personaggi e di registri narrativi? Qual è la voce o il racconto che ti ha colpita maggiormente in questa raccolta?

Valentina Melis: Quando ho avuto la fortuna di ricevere questo libro, la prima cosa che ho pensato è che mi è arrivato in un momento davvero particolare. Michela, del resto, faceva sempre così: arrivava nei momenti più particolari, e anche questo libro non ha fatto eccezione.

Alcune letture le avevo già incontrate: le avevo già viste, lette, condivise con alcune personagge. Soprattutto, le avevo già ritrovate. In ogni testo c’è sempre una moltitudine di voci, e io le riconosco.

Michela era una cara amica, e quindi riconosco molte cose che mi ha raccontato e che ha vissuto. Tuttavia, l’ultimo racconto, Altre madri, è quello in cui ritrovo più intensamente tutto ciò che lei ha raccontato, e che ha raccontato anche a me.

Valentina Melis Michela Murgia.
Valentina Melis (fonte: Info Estetica).

Per questo non vorrei soffermarmi su ognuna delle protagoniste, ma condividere ciò che mi attiva di più, i punti in cui rivedo lei, con maggiore chiarezza.

Intervista a cura di Elettra Dòmini e Davide Lamandini

(In copertina immagine di Werner Bischof Estate/Magnum/Contrasto, da Anna della pioggia)


Per approfondire, leggi l’addio a Michela Murgia firmato da Sara Nizza, il ricordo dell’autrice curato da Gaia Sacchetti, la recensione del saggio postumo “Dare la vita” scritta da Gioele Marangotto.


Un ringraziamento particolare a Marcello Fois, Francesco Leone, Valentina Melis, Mariangela Pitturru, Alice Rosellino, Tullo Lolli; alla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, all’Oratorio di San Filippo Neri e a Mismaonda. Leggi tutte le interviste di Giovani Reporter al LabOratorio di San Filippo Neri.

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Sull'autore

Classe 2000. Mi piacciono le storie, qualsiasi sia il mezzo che le fa circolare o la persona che le racconta. Credo nella letteratura, nel tempo che passa e nelle torte al cioccolato per le giornate più tristi. Aspetto con impazienza domani e, nel frattempo, leggo, scrivo e traduco qualche lingua morta persa in un passato lontanissimo.
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