“New York è troppo costosa. Zohran abbasserà i costi e renderà la vita più facile”: così recita la pagina internet del programma elettorale del neoeletto Sindaco di New York City, Zohran Mamdani, che ha vinto le elezioni promettendo alla città una serie interventi sociali a favore della working class, come l’abbassamento del costo degli affitti, l’istituzione di supermercati pubblici, la gratuità di mezzi di trasporto e asili per bambini gratuiti.
È l’inizio di una sfida storica: trasformare New York da capitale del costo della vita a capitale dell’uguaglianza sociale. Mamdani sarà in grado di mantenere la promessa?
Verso la vittoria
Mamdani, trentaquattro anni, è un giovane politico di origini indiane e ugandesi, primo sindaco musulmano della città, oltre che il più giovane dal Dopoguerra a oggi.
Entrato nell’ala DSA (Democratic Socialists of America) del Partito Democratico dopo la campagna di Bernie Sanders per le presidenziali 2016, viene eletto nel giugno 2020 rappresentante all’Assemblea dello Stato di New York, e poi rieletto nel 2022 e nel 2024. Tuttavia, sino all’avvio della sua campagna elettorale per le primarie democratiche di giugno 2025 per la carica di Sindaco di NYC, è poco noto al di fuori dei circoli politici ristretti.
Ad aprile, il sindaco uscente Eric Adams, anch’egli democratico, annuncia il ritiro dalle primarie per correre come indipendente: da quel momento, si prevede che a vincere le primarie sarà Andrew Cuomo, ex governatore dello Stato di New York. La vittoria netta di Mamdani, con il 56% delle preferenze contro il 44% di Cuomo, sorprende quindi molti osservatori.

La corsa alle elezioni municipali vede dunque tra i principali concorrenti: Mamdani, candidato democratico; Cuomo, che sceglie di correre formando il piccolo partito Fight and Delivery Party; Adams, come indipendente; Curtis Sliwa, candidato repubblicano; Jim Walden, ex assistente procuratore.
A settembre sia Walden sia Adams si ritirano dalla competizione elettorale. Walden motiva la scelta con la volontà di far convergere i voti contro Mamdani su un unico candidato. Adams, invece, annuncia di ritirarsi per non essere riuscito a ottenere finanziamenti pubblici sufficienti per la campagna elettorale e a causa della perdita di fiducia da parte dei newyorkesi in seguito alle accuse di corruzione nei suoi confronti, che lui dichiara infondate (il caso è stato archiviato nell’aprile 2025, ma non sono mancate le voci che hanno sollevato sospetti di interferenze politiche nella decisione).
I newyorkesi sono quindi chiamati a scegliere fra tre principali candidati: Mamdani, con un programma incentrato su interventi pubblici e aumenti di tassazione sui più ricchi per contenere il costo della vita; Cuomo, che avanza proposte sociali più moderate e un incremento delle misure di sicurezza; Sliwa, che incentra le sue proposte sull’aumento della sicurezza e dell’organico della polizia.
Mamdani e le sue proposte elettorali
Mamdani vince la competizione con il 51,2% dei voti, mentre Cuomo e Sliwa si attestano rispettivamente al 39,7%, e al 7,1%. L’ascesa politica di Zohran Mamdani è qualcosa che la città non aveva mai visto prima: da candidato quasi sconosciuto (un sondaggio dell’Emerson College lo dava all’1% a febbraio), è riuscito a costruire una campagna elettorale vincente partendo praticamenteda zero.
Le sue proposte riguardano diversi ambiti in cui il costo della vita ha reso difficile l’accesso ai servizi essenziali per molti newyorkesi.
Tra questi, figura innanzitutto la crisi abitativa, cui Mamdani propone di ovviare tramite il blocco dei prezzi degli affitti per quattro anni, la costruzione di 200.000 nuove unità abitative da offrire in affitto a prezzi calmierati e controlli più stringenti sul livello di manutenzione e sulla cura degli immobili da parte dei proprietari.
Un altro fronte è quello dell’accesso ai beni alimentari, in merito al quale Mamdani propone l’istituzione di cinque supermercati pubblici, uno per distretto, dove i beni di prima necessità costeranno meno, poiché questi punti vendita non saranno soggetti ai costi di affitto e alle pressioni di profitto che gravano sulle catene private.
Trasporti e assistenza all’infanzia costituiscono ulteriori priorità. Mamdani intende rendere tutti gli autobus urbani pubblici e gratuiti; istituire asili nido e scuole dell’infanzia pubblici e gratuiti; aumentare i salari degli operatori dell’assistenza all’infanzia al pari di quelli degli insegnanti delle scuole pubbliche; fornire a ogni famiglia con un neonato un cestino di beni essenziali come pannolini, assorbenti per allattamento e post partum e libri.

Nel programma figurano anche interventi diretti sul mercato del lavoro: l’istituzione di un salario minimo di 30 dollari all’ora e la regolamentazione delle app di consegna e la tutela dei loro lavoratori, ad oggi spesso classificati come autonomi e senza adeguate protezioni. Infine, sono previste anche misure in ambito climatico e ambientale, nonché l’istituzione dell’Ufficio per gli affari LGBTQIA+.
Mamdani propone di finanziare questi interventi pubblici attraverso l’aumento della tassazione sulle società (portandola all’11,5%, come già avviene nel New Jersey) e introducendo un’imposta fissa del 2% sul reddito dell’1% più ricco della città.
Finanziamento della campagna elettorale
Un elemento strettamente connesso alla struttura del consenso di Mamdani riguarda il modo in cui la sua campagna è stata finanziata, cioè soprattutto attraverso piccoli contributi, con una donazione media di $98, secondo i dati diffusi da OpenSecrets. Questi contributi sono stati moltiplicati attraverso il sistema dei matching funds, ossia la parificazione pubblica delle donazioni. A NYC, le donazioni inferiori a $250 provenienti da residenti possono essere moltiplicate fino a otto volte: un meccanismo pensato per sostenere le campagne basate su molti piccoli donatori.
Le campagne degli altri candidati non hanno invece ricevuto molte piccole donazioni, ma sono state prevalentemente sostenute da contributi ingenti, che non hanno attivato – o almeno non nella stessa misura che per Mamdani – il meccanismo dei matching funds.
Secondo i dati analizzati da OpenSecrets (NYC Finance Board, aggiornati al 3 ottobre), circa il 90% dei finanziamenti alla campagna di Mamdani proveniva da donazioni inferiori a $250.
A fronte del 53% per Sliwa, del 21% per Cuomo e dell’8% per Adams, che si è ritirato dalla competizione elettorale anche a causa dei fondi pubblici insufficienti ricevuti. In particolare, la campagna di Cuomo ha ricevuto i maggiori finanziamenti dai PAC (Political Action Committee), organizzazioni che raccolgono contributi monetari allo scopo di promuovere un candidato e/o attaccarne un altro.
I principali finanziatori dei PAC di Cuomo sono stati Airbnb, Doordash e l’ex sindaco Micheal Bloomberg, i quali – vedendo nella sua candidatura un investimento politico in grado di proteggere i loro interessi dalla minaccia di Mamdani – hanno donato rispettivamente $10 milioni, $8,3 milioni e $1,8 milioni.
La strategia comunicativa della campagna
Mamdani ha elaborato una strategia comunicativa molto efficace, grazie anche al centrale utilizzo dei social media: un dato significativo è che il suo profilo TikTok conta 1,7 milioni di followers – contro i 200.000 di Sliwa e i 15.000 di Cuomo.
Sono diventati virali numerosi video in cui si rivolge direttamente ai cittadini o in cui intervista persone comuni appartenenti alla working class.
Patrick Facciolo, esperto analista della comunicazione, riguardo il suo modo di porsi all’interno dei video osserva che “ha riportato la fisicità dentro la politica […] in qualsiasi video, e linguaggio del corpo costantemente aperto e rivolto agli altri”.
Un altro tratto distintivo dei suoi video è la multiculturalità: alcuni sono registrati in bengalese, urdu e hindi, allo scopo di rivolgersi direttamente ai cittadini newyorkesi immigrati.
Particolarmente curata è anche la grafica dei suoi contenuti, basata su colori saturi e ad alto contrasto, tra cui figurano spesso il giallo dei cosiddetti yellow cabs e il blu, i quali erano già stati molto usati nella campagna di Alexandria Ocasio-Cortez nel 2018, e che sono da quel momento divenuti tratto distintivo dei Socialisti Democratici.
Tuttavia, tutto ciò da solo non sembra sufficiente a giustificare una vittoria così netta.
In un articolo su Internazionale, il filosofo Slavoj Žižek scrive che “Mamdani ha vinto perché ha fatto per la sinistra quello che Trump ha fatto per la destra: non si è preoccupato di perdere consensi al centro e ha confermato la sua posizione radicale”: ha portato il discorso sul conflitto di classe al centro del dibattito politico.

A rafforzare queste considerazioni si aggiunge il fatto che una parte considerevole della leadership dei Democratici non lo abbia sostenuto o lo abbia fatto solo ex post.
Infatti, questa campagna elettorale si pone in netto contrasto con la strategia politica adottata recentemente dal Partito Democratico: nel tentativo di conservare le preferenze dei propri finanziatori, il partito si sta spostando – nonostante una facciata woke, incentrata sui diritti civili – sempre più a destra per quanto riguarda le tematiche socioeconomiche, trascurando le preferenze della base elettorale e perdendo inevitabilmente voti.
Chi ha votato Mamdani? Le fasce di reddito del suo elettorato
Non sorprende che la prospettiva di Mamdani trovi ampio consenso in una città in crisi proprio a causa dell’unaffordability:
Il report The State of Poverty and Disadvantage in New York City (Columbia University, 2025) indica che 1 residente su 4 non riesce a permettersi beni essenziali come abitazione, cibo e assistenza sanitaria. In questo contesto, risulta particolarmente interessante osservare la composizione dell’elettorato di Mamdani.
Secondo gli exit poll diffusi da NBC, il supporto maggiore proviene dai nuclei familiari nella fascia di reddito annuale fra $ 30.000 e $ 200.000, dove si attesta intorno al 54%.
Si tratta di una fascia insolitamente ampia, che include al suo interno segmenti di società eterogenei per condizione economica, tra cui figurano anche la classe media e la classe medio–alta: è un dato molto significativo, indicatore del fatto che anche redditi alti a New York espongono a vulnerabilità economica.
Il sostegno risulta invece più contenuto tra i redditi inferiori ai $ 30.000 (41%), un dato che potrebbe apparire controintuitivo.
Secondo John Gershwin – professore di Public Service alla New York University – ciò si spiega principalmente con il fatto che “per le famiglie a basso reddito e la comunità nera, […] la valutazione non è incentrata su chi sia il candidato migliore, ma su quale sia quello con cui sto rischiando meno”: era facile che Mamdani venisse percepito come un candidato giovane e inesperto e che le sue proposte potessero quindi apparire come non concretamente realizzabili.

Il consenso infine crolla, come prevedibile, tra i redditi superiori ai $300.000, in cui Mamdani ottiene il 32% dei voti.
Il dato riflette una maggiore capacità di protezione individuale dai costi crescenti della vita urbana, oltre a una possibile percezione di minaccia redistributiva derivante dalle politiche fiscali proposte dal candidato.
Quanto è realizzabile il programma di Mamdani?
Le proposte di Mamdani possono davvero essere realizzate o costituiscono più che altro un modello ideale, cui Mamdani si limiterà ad ispirarsi durante il suo mandato?
Già per quanto riguarda il congelamento degli affitti per quattro anni, una misura che non richiede spesa pubblica, emergono delle criticità: gli aggiustamenti per gli affitti stabilizzati non sono decisi direttamente dal Sindaco, ma annualmente dal Rent Guidelines Board, un comitato composto da nove membri nominati dal Sindaco in momenti diversi, poiché i loro mandati hanno scadenze scaglionate.
Mamdani potrebbe quindi nominare gradualmente membri favorevoli alla sua proposta: non si tratta di un processo immediato, ma che potrebbe realizzarsi nel corso del suo mandato.
In merito alle misure di assistenza all’infanzia, Il Mamdani Post stima un costo di $6 miliardi annui per realizzare le misure promosse in campagna elettorale.
Destinare una somma simile all’assistenza per l’infanzia può apparire piuttosto irrealistico, se si pensa che il budget fiscale 2026 proposto è $115,9 miliardi, e che quindi il piano assorbirebbe circa il 5% del totale.
Mamdani prevede di raccogliere circa $10 miliardi annui aggiuntivi tramite gli aumenti fiscali, per finanziare tutte le proposte che necessitano di un aumento ingente della spesa pubblica, tuttavia, per farlo è necessaria l’approvazione dell’Assemblea Statale e della Governatrice Kathy Hochul.
Pur essendo l’Assemblea a maggioranza democratica, non è certo che l’ala moderata del partito sostenga i progetti di Mamdani; la Governatrice, pur democratica ha dichiarato che non li autorizzerà. Analogamente, anche per l’aumento del salario minimo a $30/ora è necessaria l’approvazione statale. Per contro, alcune proposte, come la creazione dei cinque supermercati pubblici, hanno un costo decisamente più basso, e sono quindi più facilmente realizzabili.
Nonostante le numerose sfide, questa vittoria dimostra come un’ampia mobilitazione dal basso e un programma ben definito e dai toni radicali possono sfidare l’estabilishment e portare al successo un candidato che mira a promuovere la giustizia sociale: il caso di Mamdani resterà un’eccezione nel panorama politico statunitense o costituirà un primo passo nella ridefinizione delle priorità nell’agenda del Partito Democratico? Porterà nuovamente al centro del dibattito politico le questioni socio-economiche?
La risposta arriverà nei prossimi mesi, quando prenderà forma la strategia dei Democratici in vista delle elezioni di midterm di novembre 2026.
Arianna Pero
(In copertina Zohran Mamdani, foto: Yuki Iwamura/AP)
Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York– Un programma per la working class è un articolo di Arianna Pero. Clicca qui per altri articoli di Politica!
