Il 2 dicembre, presso le Librerie.coop Zanichelli di Bologna, si è svolta la presentazione del libro “Filius piissimus. Quinto Sulpicio Massimo, il poeta bambino nella Roma del I secolo d.C.” di Valentina Garulli (Dielle, 2025), professoressa ordinaria di Lingua e Letteratura greca all’Università di Bologna. Durante l’evento, le riflessioni dell’autrice, in dialogo con Alice Bencivenni (UniBo), sono state scandite da alcune letture di Francesco Faccioli. A margine della presentazione, Marianna Boiocchi ha avuto l’occasione di intervistare l’autrice del libro.
L’antefatto: Quinto Sulpicio Massimo
La storia di questo libro inizia il 20 settembre 1870, a Roma, quando i colpi di artiglieria dell’esercito del Regno d’Italia danneggiarono pesantemente i tratti di mura antiche di Porta Pia e di Porta Salaria.
Dalle rovine dell’odierna Piazza Fiume venne alla luce il monumento funerario del giovanissimo Quinto Sulpicio Massimo, un bambino di soli undici anni che fu il più giovane concorrente nelle gare poetiche dei Giochi Capitolini, a cui partecipò nell’anno 94 d.C.
Il monumento ha la particolarità di presentare, oltre al ritratto del giovane, i versi greci da lui stesso improvvisati in occasione dei giochi.

Il forte interesse suscitato in ambito scientifico da questo fortunato rinvenimento ha tuttavia oscurato un aspetto non meno fondamentale della scoperta: la vicenda umana di Massimo, che emerge non solo dalla dedica e dai due epigrammi a lui dedicati, ma dai suoi stessi versi – e con una chiarezza e una forza davvero sorprendente per un bambino come quello ritratto al centro del monumento.
Il nuovo libro di Valentina Garulli, Filius piissimus, ha il merito di aver finalmente valorizzato questo elemento: Quinto Sulpicio Massimo diviene così soltanto Massimo, un bambino di undici anni con una grande passione per il greco e per la poesia.
Valentina Garulli è professoressa ordinaria di Lingua e Letteratura Greca dell’Università di Bologna.
Tra i suoi interessi spiccano l’epigramma greco e latino e la poesia epigrafica; si occupa inoltre della ricezione della cultura classica nella letteratura moderna per l’infanzia e l’adolescenza, oltre che di didattica per studenti con DSA.
Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo Posidippo di Pella. Epigrammi, frammenti e testimonianze (Rusconi, 2022) e Morfologia e storia del greco antico (con Camillo Neri, Carocci, 2024).

Una storia vera – o verosimile
In un alternarsi continuo di immagini e sensazioni – dalla serenità del mare di Ostia alla chiusura opprimente della piccola stanza dedicata allo studio, fino alla caoticità di Roma e del teatro di Domiziano – seguiamo il giovane Massimo fin dai primissimi anni della sua vita.
Nonostante la lontananza temporale, la sua storia, raccontata con uno stile accessibile a qualunque tipo di lettore, si rivela specchio di temi di grande attualità: per rispettare le aspettative e assecondare le ambizioni del padre Eugramo (ex schiavo, così come sua moglie Licinia), Massimo abbandona l’infanzia per dedicarsi precocemente agli studi di retorica, che diventano per lui una soffocante prigione.
La poesia, che era stata sin da piccolo la sua più grande passione, diventa quindi l’unico mezzo possibile per denunciare la violenza delle imposizioni del padre, sordo a qualsiasi richiesta d’aiuto da parte del figlio.


Subito dopo la presentazione del libro, svoltasi presso le Librerie.coop Zanichelli di Bologna, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Valentina Garulli in merito a Filius piissimus:
Marianna Boiocchi: Professoressa, la grande attenzione che il monumento funebre di Quinto Sulpicio Massimo ha ricevuto dal punto di vista scientifico ha forse distolto troppi studiosi dalla vicenda umana di questo bambino, che è profondamente attuale, ma che per essere colta in modo tanto chiaro e a così grande distanza di tempo richiede una certa dose di sensibilità. Quale è stata la natura dell’affinità che ha sentito nei confronti del giovane Massimo?
Valentina Garulli: La storia raccontata da questo monumento funerario è, se non unica, davvero molto rara, e ho sempre pensato che contenesse elementi di interesse capaci di coinvolgere molti.
Sicuramente, il tema che mi ha maggiormente toccato e che mi ha spinto a portare questa vicenda al di fuori della cerchia specialistica è quello dell’educazione, anche per ragioni legate alla mia personale scelta di vita, dal momento che lavoro nel campo della formazione dei giovani.
Ma questo monumento parla anche di altro: racconta le storie di immigrazione a Roma di famiglie di origine greca e della loro integrazione all’interno del nuovo contesto; parla di una società in cui le possibilità di riscatto sociale erano davvero concrete, come mostra il grande investimento che i genitori di Massimo, pur essendo liberti, hanno fatto per l’educazione e l’istruzione del figlio.
Dal racconto di invenzione emergono poi altri temi di attualità, come quello del patriarcato: il ruolo della madre di Massimo, Licinia, è infatti decisamente passivo e rinunciatario, eppure diffuso nel contesto di una società che non prevedeva possibilità di libera espressione o di autonomia decisionale per i bambini e per le donne.
Sicuramente c’è tanto: questo monumento è in grado di interpellarci come società e di creare dei contatti tra la nostra realtà e un mondo apparentemente molto lontano come quello della Roma del I secolo d.C. Tutto ciò ci mostra come sia importante raccontare non solo la Storia del passato, ma anche le storie del passato: le vite dei singoli nella loro individualità, che sono ancora in grado di comunicarci insegnamenti di cui fare tesoro.
Marianna Boiocchi: Filius piissimus, come scrive nella nota conclusiva del libro, è il frutto dell’unione di “quanto il monumento funebre di Quinto Sulpicio Massimo dice e quanto non dice” (p. 59). Ciò che è nato dalla sua libera invenzione era quindi in qualche modo implicito nel dato epigrafico? Più in generale, quale criterio ha adottato per distinguere gli elementi storicamente verosimili dalle semplici invenzioni romanzesche?
Valentina Garulli: Il racconto contiene una miscela di dato storico – ciò che il monumento porta scritto su di sé – e di verosimile – da intendersi come linee tratteggiate che in qualche modo il monumento suggerisce ma non dichiara in modo esplicito.
Chiaramente, il contenuto di invenzione deve rispettare gli spazi e le forme che noi conosciamo come specialisti, ovvero i modi di vivere, gli schemi culturali, gli usi e i costumi del mondo a cui questo monumento appartiene.
Il verosimile è quindi il punto di compromesso tra la fantasia pura da un lato e la ricostruzione del contesto storico dall’altro. A mio avviso, quanto il monumento non dice, anche se non è scientificamente dimostrabile, si può leggere tra le righe: sono proprio questi non detti che mi hanno portato a scegliere la strada del racconto d’invenzione, anziché dell’interpretazione scientifica. Questa prospettiva, tuttavia, non è alternativa o subordinata rispetto all’altra: è un diverso modo di raccontare il mondo antico, forse non meno utile.


Marianna Boiocchi: Uno dei temi centrali del libro è quello della libertà. I genitori di Massimo sono liberti, hanno conosciuto la schiavitù, e nonostante questo Eugramo si comporta come un padrone nei confronti del figlio nato libero, non come un padre. Lei esplicita tuttavia un secondo significato – più profondo – del termine, ovvero la libertà più vera intesa come “saper usare la parola” (p. 57). Secondo lei, qual è il rapporto tra queste due libertà?
Valentina Garulli: La libertà è, a mio avviso, prima di tutto libertà mentale, un modo di pensare, un modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri.
Sicuramente, il padre di Massimo ha ricevuto formalmente la libertà, ma non ne ha mai davvero fatta esperienza, e tende quindi a riprodurre gli schemi della schiavitù da lui vissuta sul figlio e sulla moglie.
Massimo, al contrario, attraverso la sua educazione, la poesia, la letteratura e la parola, riesce a conquistare la propria libertà, inventandosela lui stesso e trovando una personalissima strada per viverla. Probabilmente, ciò avviene anche attraverso il modello in negativo del padre, che non ha mai davvero trovato la propria strada.
Marianna Boiocchi: In modo piuttosto sorprendente, Eugramo si mostra insensibile e sordo di fronte all’accusa rivoltagli dal figlio in modo, sembrerebbe, tanto diretto e palese. Eppure, anche oggi, l’atteggiamento di questo padre è piuttosto frequente: come pensa che un genitore debba comportarsi per non diventare uno dei tanti ‘Eugrami’ che ci sono in giro e che spesso non si accorgono nemmeno di esserlo?
Valentina Garulli: Eugramo è certamente il prototipo di chi non è riuscito a trovare e ad accettare il proprio posto nel mondo. Eppure, quando, a un certo punto del racconto, si parla anche della sua storia e di quella di suo padre, capiamo che anche lui in primo luogo è una vittima.
Infatti, i suoi genitori, entrambi schiavi, non gli hanno per primi consentito di accettarsi veramente e di acquisire l’autostima di cui avrebbe avuto bisogno, la cui mancanza lo ha poi portato per tutta la vita a ricercare all’esterno delle conferme e delle occasioni di riscatto.
Il fatto che Massimo, invece, riesca a capire gli errori del padre e a far sentire la propria voce è in fondo un segnale e un messaggio di speranza: la sua storia ci mostra come la poesia e la letteratura siano intrinsecamente strumenti di libertà, dal momento che forniscono le chiavi interpretative per diventare consapevoli dei meccanismi di cui si è vittima.
Eppure, la cultura, di per sé, non è sufficiente: Eugramo non ha disponibilità all’ascolto, né in fondo la vuole avere, proprio perché si concentra in lui un nodo emotivo di frustrazione che deriva da una catena familiare.
Evidentemente, quindi, serve anche quella che oggi chiameremmo “educazione affettiva”, che passa in primo luogo attraverso la famiglia.
Intervista a cura di Marianna Boiocchi
(In copertina e nell’articolo le immagini sono di Mattia Belletti; tutti i diritti sono riservati)
La storia di Quinto Sulpicio Massimo, “Filius piissimus”, diventa un libro è una intervista di Marianna Boiocchi: clicca qui per altre interviste curate da Giovani Reporter!
