Cultura

“Maqluba. Amore capovolto” di Sari Bashi – Tra confini, identità e sentimenti

Maqluba copertina articolo

Esiste un piatto tipico palestinese, la maqluba, che, una volta cotto, viene servito rovesciato. Proprio come la pietanza a base di carne, riso e verdure, anche la vita di Sari e Osama è sottosopra. E, assieme a questa, le certezze di chi vive tra Israele e Palestina. “Maqluba” (Voland, 2025) di Sari Bashi è una storia d’amore autobiografica, antica come le guerre ma dolorosamente attuale.


I due protagonisti di Maqluba sono la stessa autrice, Sari Bashi, e Osama. Lei, avvocata ed esperta di diritto umanitario internazionale, si occupa dell’intermediazione tra esercito israeliano e cittadini palestinesi per la richiesta di documenti o permessi per uscire dal Paese.

Proprio sul luogo di lavoro conosce Osama, l’uomo palestinese di cui si innamorerà.

maqluba Sari Bashi
Sari Bashi (immagine da Il manifesto).

Entrambi sono restii al pensiero di intraprendere una relazione ma nonostante la paura e molti alti e bassi, scelgono di impegnarsi nella relazione. La loro storia ricorda, a tratti, quella di Romeo e Giulietta. Un amore ostacolato da difficoltà esterne e momenti di sconforto, persino di attrito. È proprio nel raccontare le loro fatiche quotidiane che Sari ci restituisce una fotografia accurata del mondo capovolto in cui entrambi vivono.

Una realtà maqluba

Nella dimensione capovolta in cui vive Sari coesistono due realtà quasi opposte: quella dei cittadini israeliani e quella dei cittadini palestinesi.

Il romanzo ci mostra la quotidianità di una civile israeliana al confine tra due mondi, che cerca di condurre una vita ordinaria. Qui, nessuno è libero di muoversi sul territorio: occorre rispettare precisi limiti e confini.

Ciò appare evidente nel momento in cui Sari e Osama decidono di andare a convivere. L’unica soluzione è che Sari si sposti da Tel Aviv a Ramallah, poiché a Osama non è concesso entrare in Israele. Anche la ricerca di una semplice polizza assicurativa per la macchina è oltremodo complessa, perché è poco comune che qualcuno voglia spostarsi da Tel Aviv alla Cisgiordania.

Pure sulle carte geografiche la situazione dei due territori appare non solo paradossale, anche caotica, problematica, ma soprattutto divisiva. La protagonista, appassionata maratoneta, si preoccupa persino delle strade che percorre durante le sue sessioni di corsa. Si sposta molto spesso nei dintorni di Ramallah e ha imparato, solo grazie alla propria esperienza, quali siano i luoghi sicuri e quali invece sia meglio evitare.

Le mappe israeliane non mostravano le strade palestinesi. Le mappe palestinesi non mostravano le strade dei coloni. Le mappe delle Nazioni unite mostravano tutte le strade ma non distinguevano tra i checkpoint dove le auto vengono controllate minuziosamente e quelli in cui ciò non avviene. Stavo cercando di capire dove mi fosse permesso transitare dove mi fosse proibito e dove avrei potuto passare sebbene fosse proibito.

Sari Bashi, Maqluba, p.175.

Laddove ci si aspetterebbe semplicità e spazio sicuro per relazioni, casa e amore, si trovano invece complicazione, conflitto e barriere. Così, anche percorrere una strada diventa una difficoltà e rappresenta persino un pericolo, e Sari ha il terrore di trovarsi in luoghi proibiti dall’esercito israeliano.

Mantenere la speranza

Il progetto di vivere insieme è complicato ulteriormente dalle richieste che Osama deve fare all’esercito israeliano per non rimane “prigioniero” a Ramallah ma essere libero di spostarsi e raggiungere Sari a Tel Aviv. È straziante assistere volta per volta alla delusione, alla tristezza dei due e, soprattutto, alle loro speranze ripetutamente infrante.

Il desiderio di convivenza diventa uno sfiancante gioco maqluba. La possibilità che venga loro concessa la residenza e quella che, invece, venga negata, presuppongono continui riassestamenti e un interminabile cambio di prospettiva.

Per la coppia persino una semplice vacanza è un problema. Osama non ha il diritto di uscire a piacimento dai confini stabiliti, ma deve chiedere permessi che, in ogni caso, non vengono rilasciati, poiché non si tratta di questioni umanitarie.

È come se la vita di un individuo si potesse classificare in bisogni umanitari e non, e il semplice desiderio di condividere momenti speciali con la persona amata non fosse un bisogno importante.

maqluba Sari Bashi
La copertina di Maqluba di Sari Bashi
(Voland, 2025).

Il fatto che Osama sia intrappolato a Ramallah è un dettaglio drammatico che condiziona profondamente la sua vita e quella che condivide con Sari. Non può tornare a Gaza e fare visita alla famiglia ma nemmeno viaggiare, uscire dalla Cisgiordania o entrare in Israele.

Che i desideri di socialità, amore e vicinanza della persona amata non siano bisogni umani?

Il tema identitario

Portante, nel romanzo, è il complesso tema dell’identità. Essere parte della popolazione occupante è un sentimento controverso e viene vissuto da molti israeliani come una fonte di disagio.

Ad esempio, Josh, un amico di Sari, è riservista nei territori occupati, trasporta armi ai posti di blocco, controlla i documenti e impedisce ai residenti palestinesi di spostarsi liberamente all’interno della Cisgiordania. Sostiene che, se non svolgesse lui quel compito, qualcun altro prenderebbe comunque il suo posto e che almeno, così, può trattare le persone in modo umano. Viene descritto come una “brava persona”, pur continuando a non mettere in discussione il fatto stesso di prestare servizio nei territori occupati.

Ancora un’amica di Sari, Jael, racconta di non recarsi più nei territori occupati: vi era stata solo una volta, dieci anni prima, e ne aveva ricavato una sensazione insostenibile. Spiega che non riusciva nemmeno a incrociare lo sguardo delle persone, consapevole della gravità di ciò che stavano vivendo e del fatto di non aver fatto quanto avrebbe potuto per opporsi a quella situazione.

Murales a Betlemme (Foto: Dan Meyers/Unsplash).

In questo contesto di ambiguità morale Sari si muove in bilico, divisa tra la propria identità israeliana e una parte di sé che sente sempre più vicina al mondo palestinese.

Ad esempio, evita di parlare in ebraico quando può e, spesso, quando le viene chiesta la nazionalità, si definisce solo americana. Si rifiuta, insomma, dicollaborare con un sistema che sembra voglia obbligarla a rivelare la sua identità israeliana, come accade in aeroporto:

In base a questo decideranno se assegnarmi un adesivo: uno ebreo nessun accompagnamento né perquisizione del bagaglio oppure l’adesivo 5 cittadino arabo di Israele perquisizione di tutto ciò che è nel bagaglio accompagnamento al banco del check-in all’ingresso dei gate. Gli rendo deliberatamente le cose difficili perché non voglio collaborare con il sistema. A volte decidono che sono ebrea e mi mandano al banco del check-in. A volte decidono che sono araba e smontano tutto ciò che ho in valigia. A volte ci mettono così tanto a decidere che, quando iniziano il controllo riservato agli arabi rischio di perdere l’aereo.

Sari Bashi, Maqluba, pp.105-106.

Nel corso del romanzo Sari cerca di cucirsi una nuova identità fatta anche di ricordi e origini familiari. Il cibo e la lingua sono due elementi ricorrenti, che portano con sé un forte senso di appartenenza. Sono un’occasione, per i due innamorati, di trovare un punto in comune tra due mondi in apparenza diversi. Nel suo periodo di soggiorno a Ramallah Sari racconta:

Per me è complicato parlare arabo in luoghi pubblici a causa delle sue somiglianze con l’ebraico. Il mese scorso mentre ero da Osama ero concentrata nel rispondere a un messaggio in ebraico e quando Osama mi ha fatto una domanda gli ho risposto in quella lingua. Hanno sussultato allarmati e poi hanno riso. È stato inaspettato. Durante questa vacanza ho avuto il tempo di esercitarmi a stare a Ramallah cercando di scoprire chi fossi lì. Chi volevo essere. Chi mi sarebbe stato permesso di essere.

Sari Bashi, Maqluba, p.100.

Allo stesso tempo vi è la ricerca di uno spazio privato, autonomo, che trascenda le restrizioni che l’occupazione porta con sé.

Abbiamo provato a costruirci una vita assieme come due esseri umani uomo e donna come Osama e Sari e alla fine abbiamo fallito per le solite ragioni per cui le persone falliscono e si separano e per altre ragioni esclusivamente nostre. La considero una specie di vittoria sull’occupazione sui ruoli che i suoi protagonisti hanno cercato di assegnarci occupanti e occupati. Siamo riusciti a creare per noi uno spazio non spazio in cui potevamo amarci costruire una relazione e in fin dei conti fallire smantellare tutto solo in base ai nostri meriti.

Sari Bashi, Maqluba, p.187.

Persino la riflessione sui futuri figli mostra quanto profondamente il conflitto abbia deformato le identità di genere e nazionali; Osama, in particolare, evidenzia questo aspetto: che forse una figlia femmina avrebbe una vita più semplice, poiché in entrambe le società si tende a chiedere più ai figli maschi che alle femmine di incarnare e difendere gli ideali nazionali, anche ricorrendo alla violenza.

L’adattamento dei sentimenti alla realtà

Amare in una terra capovolta significa adattare il sentimento ad una realtà dolorosa. I due protagonisti devono essere flessibile per sopravvivere ai muri e ai divieti.

Nella seconda parte del romanzo Osama fatica a mettersi in relazione con Sari. È un uomo combattuto tra l’amore per la donna e le sue paure, sempre più complicate da gestire.

Ho chiesto a Sari di abbassare la voce quando parla ebraico ho chiuso la finestra mentre conversava al telefono con la zia le ho chiesto di non usare l’ebraico per strada. E poi mi sono odiato, perché oso chiederle di cambiare quello che è. Come posso farle capire cosa rappresenta qui?

Sari Bashi, Maqluba, p.107.

Amarsi in un mondo maqluba è un atto di coraggio e di vulnerabilità, un gesto di resilienza emotiva. Bisogna cambiare senza snaturarsi, rimanere fedeli a sé stessi adattandosi al contesto e imparare a viverlo attraverso un continuo capovolgimento della propria prospettiva.

Maqluba è un romanzo capace di cogliere il paradosso della situazione in Cisgiordania e Palestina senza accuse dirette, senza aggressività. Affronta il tema dell’occupazione israeliana utilizzando una semplicità disarmante, senza slogan o frasi fatte. L’autriceracconta del tentativo ostinato di costruire una casa, un “noi”, un linguaggio comune anche quando tutto intorno sembra ostile.

Foto: Ruthson Zimmerman/Unsplah.

Maqluba ci ricorda che l’amore, per resistere, deve saper cambiare forma pur di restare saldo, e che pure le più grandi differenze possono essere superate senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità.

Anche in un mondo diviso è possibile creare uno spazio condiviso in cui riconoscersi simili.

Camilla Mussi

(In copertina immagine di Walkerssk da Pixabay)


La recensione di Maqluba di Sari Bashi è realizzata in collaborazione con la casa editrice Voland. Leggi anche la recensione di Portofino Blues e di Il mio ’96 in collaborazione con Voland.

Voland casa editrice logo


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