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“Together against suicide” per la prevenzione al suicidio nel calcio — Quando parlare salva la vita

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In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, il 10 ottobre, un video prodotto dal Brighton & Hove Albion è andato virale sui social, accendendo i riflettori sul tema del benessere psicologico e della prevenzione al suicidio. Il filmato è parte della campagna Together Against Suicide, promossa dalla Premier League in collaborazione con Samaritans. L’iniziativa, lanciata nel 2020, permette anche di ricordare le storie di celebri sportivi colpiti da queste problematiche, come Agostino Di Bartolomei, Josip Ilicic e Simone Biles.


Every suicide is a tragedy, together we can make a difference”. Tradotto: “Ogni suicidio è una tragedia, insieme possiamo fare la differenza”. Con questo slogan è stata lanciata la campagna di prevenzione contro il suicidio e per il benessere psicologico nel calcio, promossa dalla lega calcistica inglese — la Premier League — in collaborazione con Samaritans.

Il video mostra due amici allo stadio e gioca sul contrasto tra apparente normalità e la drammaticità della vera ‘partita’ combattuta da uno di loro: la lotta alla depressione. Il protagonista si sfoga e urla le sue fragilità come se fossero dei cori ultras: “È tutto così difficile”, “Ho bisogno di aiuto!”, o ancora “Perché sono così patetico?”. La campagna trasmette così un messaggio profondo e commovente: parlare è il primo passo per guarire. 

“Together Against Suicide”: le recenti iniziative in Premier League

La campagna ha coinvolto tutti i club della Premier League: un altro esempio toccante è video realizzato dal Norwich City nel 2023. Quest’ultimo, infatti, mette in luce come – anche se a volte accade il contrario – non sempre i segnali della depressione sono evidenti. Ci sono casi in cui è più difficile riconoscerli. Per questo motivo, la squadra di calcio inglese ha lanciato l’hashtag #YouAreNotAlone (“Non sei solo”) invitando chiunque abbia delle problematiche a parlarne.

Sulla medesima linea, lo stesso Norwich Citysi è ripetuto nel 2024 con l’hashtag #BreakTheSilence. Nel video lo speaker incoraggia i tifosi a prendersi un minuto per socializzare, parlare e ascoltare le persone vicine. Inutile specificarne il significato: l’iniziativa, non a caso, si chiama Talking saves lives (“Parlare salva la vita”).

In ogni caso, questi filmati non sono dei fenomeni isolati. Together Against Suicide è un progetto molto più ampio: anche Arsenal, Brentford e Bristol hanno realizzato contenuti interessanti e altre squadre si sono attivate con iniziative nelle proprie città. Insomma, la Premier League ha deciso di sensibilizzare e fornire supporto reale sul territorio, sfruttando la propria potenza comunicativa e la rete dei club per generare consapevolezza e offrire risposte concrete al problema.

Qual è la situazione in Italia?

In Italia, purtroppo, non c’è la stessa attenzione per la salute mentale. Al massimo ci sono solo delle iniziative ‘minori’ da parte di singoli club che, come in Premier, tentano di fornire un supporto concreto per le persone in difficoltà.

Ad esempio, la Roma ha organizzato per la squadra “Roma for Special” (nata per favorire progetti di inclusione per ragazzi con disabilità intellettivo-relazionali) un evento volto a promuovere la salute fisica e mentale. La Juventus, invece, ha lanciato la campagna Stories of Strength per rompere lo stigma intorno alla salute mentale, accendere il dialogo e incoraggiare le persone a condividere le proprie esperienze. Il Pisa, invece, è dal 2024 l’unica squadra italiana ad avere un Mental Health Partner, ovvero Serenis.

La FIGC, dal canto suo, ha promosso l’hashtag #AdAltaVoce, dove calciatrici e calciatori della Nazionale hanno pronunciato alcune frasi che “riflettono il vissuto di chi affronta un disagio psicologico o una fragilità mentale”.

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Foto degli allenamenti della squadra “Roma for Special” (fonte: asroma.com).

Certo, le iniziative e le tematiche che meriterebbero un’attenzione tale da parte del mondo dello sport sono tante: Un Rosso alla Violenza è il nome della campagna della Serie A per contrastare ogni forma di sopruso e violenza verso le donne; Keep Racism Out, invece, è quella contro il razzismo e le discriminazioni; e, infine, A+Love in Serie A e Rainbow Laces in Premier – di cui abbiamo parlato in un altro articolo – sono le campagne contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Eppure, in confronto alla Premier, proprio sul tema della salute mentale, della prevenzione contro il suicidio e del benessere psicologico, sembra esserci uno scarso impegno.

La situazione nel resto d’Europa

In Spagna, l’Athletic Club di Bilbao e l’Osasuna lavorano con pazienti affetti da gravi disturbi mentali coinvolgendoli in allenamenti sportivi, in modo da migliorare la loro qualità di vita tramite attività fisica e sociale. Inoltre, in occasione del 10 ottobre, la squadra basca ha realizzato un’iniziativa di sensibilizzazione nelle scuole per diffondere consapevolezza in merito a questi temi.

In Germania, Inghilterra e Portogallo, club come Bayern Monaco, Manchester United e Benfica si sono uniti per organizzare oltre 40 workshop per allenatori, staff, genitori e atleti con l’obiettivo di creare un ambiente sportivo psicologicamente sicuro e informato.

La via del silenzio: il caso Di Bartolomei

Agostino Di Bartolomei è stato tra i più importanti capitani della storia dell’AS Roma. Come da tradizione (anche i più recenti Totti e De Rossi lo erano), Diba era romano e romanista. Nel 1968 inizia a giocare nelle giovanili della squadra giallorossa per poi arrivare in prima squadra nel 1972 e rimanerci fino al 1984, prendendo parte alla storica finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool.

Purtroppo, proprio la partita contro i Reds diventa un evento spartiacque non solo per la sua carriera, ma per la sua vita. La Roma, infatti, perde la finale ai calci di rigore e da quel momento cambia tutto: Diba si trasferisce al Milan e, nella stagione successiva, segna contro la sua ex squadra, esultando animatamente per vendicarsi del ‘tradimento’.

Il gesto attira l’antipatia della tifoseria giallorossa, che lo fischia duramente nella sfida di ritorno all’Olimpico. Di Bartolomei si ritira nel 1990, dopo le esperienze con Cesena e Salernitana.

Agostino Di Bartolomei
Agostino Di Bartolomei (immagine: Wikipedia).

Si stabilisce a Castellabate, lontano dal calcio e dai palcoscenici televisivi, e viene presto dimenticato. Il 30 maggio 1994, esattamente dieci anni dopo la sconfitta in Coppa dei Campioni, Agostino si toglie la vita.

I motivi del suicidio sembrano essere collegati proprio al calcio, al legame compromesso con la città di Roma e i tifosi giallorossi e alla poca attenzione che il mondo sportivo gli ha riservato al termine della sua carriera. Agostino è volato in cielo, nel silenzio e nell’indifferenza di tutti.

Carriere compromesse: il caso Iličić

Josip Iličić è un calciatore sloveno attualmente in forza al Koper, squadra di Capodistria. La sua storia è importante perché si può considerare, in un certo senso, ‘l’atleta simbolo della pandemia’. Infatti, sebbene fu protagonista di prestazioni straordinarie nel periodo più buio del Covid, fu altresì vittima delle profonde ferite psicologiche che quel periodo gli lasciò addosso.

Iličić arriva in Italia nel 2010, a Palermo. Con i rosanero resta tre stagioni, mettendosi in mostra, per poi trasferirsi alla Fiorentina nel 2013, e infine all’Atalanta nel 2017. Proprio con i bergamaschi, Iličić diventa un campione: sotto la guida di Gasperini l’Atalanta si trasforma in una big arrivando a giocarsi persino la Champions League, e il calciatore sloveno è la punta di diamante del gruppo.

Il 10 marzo 2020, negli ultimi giorni prima dello stop di tutte le competizioni UEFA, realizza 4 gol contro il Valencia Questa, peraltro, è la stessa partita in cui si lancia lo slogan “Bergamo: Mòla Mia” ed è proprio in questa occasione  che Iličić si candida come uno dei favoriti per la vittoria del Pallone d’Oro. Da lì in avanti, però, inizia il buio.

Passano mesi di assoluto silenzio e riserbo sulla salute dell’attaccante. Si parla di Coronavirus, poi di problemi personali con la moglie, ma la verità è che Iličić è caduto in depressione.

Iličić torna in campo sporadicamente nei due anni successivi, fino al 31 agosto 2022 quando lascia definitivamente la squadra bergamasca dopo 172 partite, 60 reti e 44 assist. Nell’ottobre dello stesso anno è tornato a giocare in Slovenia, dove ha ritrovato la felicità.

Il benessere psicologico prima di tutto: il caso Simone Biles   

Simone Biles è senza dubbio la più importante ginnasta di sempre e lo testimoniano le 41 medaglie tra Mondiali ed Olimpiadi. Nessuno è stato in grado di vincere quanto la statunitense.

L’atleta però, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo 2020, si è messa in mostra lontano dagli attrezzi. Infatti, dopo aver conquistato la finale in tutte le specialità, la ginnasta ha fatto un passo indietro, ritirandosi da molte competizioni.

La statunitense ha compiuto un gesto storico e coraggioso: dare la priorità alla sua salute mentale prima di tutto, della carriera e delle medaglie. La tensione, le pressioni e l’obbligo di vincere la stavano consumando e la ginnasta ha avuto la forza di denunciare il suo malessere. Simone Biles ha vinto la medaglia più importante, quella del benessere.

La salute psicologica: un tema che va oltre il calcio

I casi appena visti dimostrano come la salute mentale non è un tema accessorio, ma una condizione essenziale per il rendimento e la motivazione di ogni atleta. Il tema del benessere psicologico, comunque, è fondamentale al di là dello sport e ci riguarda da vicino. Tutti noi, prima o poi, dobbiamo fare i conti con le nostre fragilità.

Pertanto, normalizzare il dialogo sull’equilibrio mentale è il primo passo per costruire una società più empatica, consapevole e inclusiva. Il racconto delle esperienze di alcuni sportivi e i video delle campagne ci insegnano con chiarezza che comunicare ciò che si tiene dentro può risultare decisivo. Saper riconoscere il bisogno di ricevere aiuto non è una debolezza e parlare è sempre il primo passo per stare bene.

Mattia Pallotta

(In copertina, foto da Unsplash/Emilio Garcia)


“Together against suicide” per la prevenzione al suicidio nel calcio — Quando parlare salva la vita è un articolo di Mattia Pallotta. Clicca qui per altri articoli dell’autore!

Sull'autore

Sono uno studente di Comunicazione a Bologna, classe 2003, orgogliosamente fuorisede. Vengo da Castel di Sangro, un paesino di montagna in Abruzzo. La mia passione? Sport, sport e.... SPORT
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