Il riscaldamento globale è ormai una minaccia concreta: lo vediamo nelle foreste divorate dalle fiamme; lo respiriamo nell’aria rovente delle estati sempre più calde; lo percepiamo nelle piogge torrenziali che sommergono le città. Ogni angolo del pianeta sta pagando il conto di un equilibrio naturale che rischia di spezzarsi per sempre.
Il cambiamento climatico è una minaccia imminente
Che il pianeta Terra sia concretamente in pericolo non è più un segreto. Il riscaldamento globale è il risultato di un complesso processo dovuto all’incremento dei gas serra, che negli ultimi anni hanno modificato le variabili atmosferiche, portando a un forte aumento delle temperature.
Tuttavia, il caldo torrido e la siccità non sono le uniche conseguenze. Un cambiamento di questa portata non si limita infatti a trasformare un ecosistema, ma costringe chi lo abita a modificare il proprio modo di vivere per adattarsi e sopravvivere. Ignorare il problema ormai è diventato impossibile: evitarlo non è più un’opzione.
Le alluvioni: quando l’acqua non è più sinonimo di ‘vita’
Quando una grande quantità di acqua si accumula velocemente in un’area specifica, superando la sua capacità di assorbimento e smaltimento, allora si parla di alluvioni, fenomeni naturali dovuti alla forte antropizzazione esercitata sui territori.
Gli interventi e le modifiche sul territorio, come un’eccessiva edificazione, rendono il terreno più impermeabile, favorendo così l’accumulo d’acqua. Il problema risiede dunque nelle costruzioni di ‘opere’, già fortemente criticate dal geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, nel suo documentario del 2024 Fuori dal fango.
Recentemente, l’Italia ha conosciuto questo fenomeno da vicino: nel 2023 infatti, parecchi eventi meteorologici estremi hanno colpito la penisola, causando gravi danni all’ambiente e ai cittadini italiani.
Il 2023 ha visto gran parte dell’Italia, soprattutto la Pianura Padana, come un teatro di catastrofe, sfregiata e logorata dalle fiamme di un fuoco liquido che ha portato lo sfollamento di migliaia di persone, rimaste senza casa, senza lavoro e, purtroppo, anche senza i propri cari.
Questo evento è solo uno dei molti esempi di catastrofi che si sono verificate negli ultimi tempi: il 22 settembre 2025, infatti, un’ondata di maltempo si è scagliata violentemente sulla Brianza, causando l’alluvione più intensa del nuovo millennio.

Ovviamente, il problema non si è fermato qui, le problematiche riscontrate sono state davvero numerose: le immagini della stazione di Meda sono piuttosto eloquenti, proprio come le voragini che si sono aperte lungo le strade provinciali che collegano i paesi della zona, squarci che hanno provocato danni da 70 milioni di euro.
L’Italia intera è stata colpita da catastrofi simili: il problema però a molte persone non risulta collegato al cambiamento climatico. La difficoltà risiede quindi nel cercare di cambiare la mentalità della massa. Quando il pericolo sarà evidente per tutti però, sarà troppo tardi.
Al fuoco! Al fuoco!
Conseguenza diretta del riscaldamento globale sono i numerosi incendi boschivi che negli ultimi anni hanno usurato le grandi aree verdi, divenendo una delle manifestazioni più drammatiche del cambiamento climatico.
Solo nel 2025, questa tipologia di incendi ha già divorato quasi 500.000 ettari di foreste europee, come riportato dall’ EFFIS (European Forest Fire Information System).
In Italia le regioni meridionali sono state quelle più colpite a causa di una combinazione che si è rivelata micidiale: temperature elevate, clima secco e ondate di calore prolungate sono solo alcuni degli elementi che, sovrapponendosi, hanno reso i boschi aridi e facilmente infiammabili.

Il problema però non si esaurisce con l’estinzione delle fiamme: anche dopo lo spegnimento dell’incendio il dilemma permane. Il logoramento del suolo rende infatti il territorio ostile per l’ecosistema che lo circonda, inoltre favorisce il rischio di frane e alluvioni.
Un’ulteriore complicazione è ovviamente rappresentata dagli effetti che gli incendi hanno sull’aria, che si sporca di particolato fine (particelle microscopiche solide o liquide) che causa malattie polmonari.
Spoiler: il caldo nutre la malattia
Lo scenario europeo sta cambiando: l’aria calda che un tempo prometteva l’arrivo di un’estate mite si è ormai tramutata in un soffio rovente che costituisce un nuovo pericolo. Il caldo umido che avvolge i mesi estivi porta con sé un’ampia gamma di malattie tropicali.
Dengue, West Nile Virus, funghi patogeni, sono solo alcuni degli elementi capaci di creare malattie respiratorie gravi, arrivati alle porte dell’Europa negli ultimi anni, trasportati da zanzare e zecche vettore.
La salute umana è oggi in grave pericolo: l’OMS stima che tra il 2030 e il 2050 ci saranno circa 250.000 morti in più ogni anno per malaria, diarrea e infezioni polmonari dovute a queste malattie.

Se da un lato è vero che tutti questi sintomi sono legati a patologie più o meno conosciute, dall’altro lato il vero problema è rappresentato dai virus che l’essere umano ancora non conosce.
Nelle profondità dell’Artico sono infatti custodite delle memorie antichissime: spessi strati di permafrost hanno racchiuso per secoli un’infinita moltitudine di virus, batteri e spore risalenti ad un’antichità sconosciuta, sigillata da una temperatura stabile che manteneva il ghiaccio solido.
Tuttavia, come è ben risaputo, i ghiacciai non sono più immobili. La domanda sorge quindi spontanea: cosa succederebbe se un virus risalente a chissà quante migliaia di anni fa venisse in contatto con il presente?
Nel 2016 un’ondata di caldo ha colpito la penisola dello Yamal, in Siberia, causando un parziale scioglimento del permafrost, portando alla luce una carcassa di renna, infetta da antrace, una grave infezione causata dal batterio Bacillus Anthracis.
Questo batterio è tornato attivo in pochissimo tempo, causando la morte di 2000 renne e la malattia di decine di persone. Oggi la diffusione di virus o batteri antichi rimane ancora una preoccupazione lontana legata ad avvenimenti piuttosto rari, ma nonostante ciò è scientificamente plausibile, a causa del veloce scioglimento dei ghiacciai.
Nuove rotte per nuove esigenze
Il concetto di ‘viaggio‘ è stato per secoli sinonimo di scoperta e diletto. Tuttavia, al giorno d’oggi, durante l’epoca del cambiamento climatico, non tutti i viaggi rappresentano una scelta. Alcuni nascono dalle necessità, altri dalla volontà di separarsi, almeno temporaneamente, da un clima ostile.
Il riscaldamento climatico sta ridisegnando le mappe turistiche, creando due fenomeni ad oggi molto comuni: la migrazione e il turismo climatico.
La migrazione climatica rappresenta lo spostamento di persone dovuto all’effetto che i cambiamenti recenti hanno sulle loro vite: inondazioni, siccità e uragani hanno costretto milioni di persone a migrare verso luoghi meno sfavorevoli.
Le aree più colpite si trovano soprattutto verso il Sud del mondo: l’Africa subsahariana, dove la desertificazione avanza rapidamente; l’Asia meridionale e sud-orientale, soggetta a tifoni e inondazioni; l’America centrale, colpita da uragani sempre più dannosi.

Le destinazioni dei flussi migratori si trovano principalmente nel Nord globale. Accanto a questo fenomeno, si sviluppa un’altra forma di mobilità legata al clima: il turismo climatico fa riferimento ad un fenomeno attraverso il quale domanda e offerta delle zone turistiche vengono influenzate dalla temperatura lì presente.
Questo fenomeno ha già un nome, ovvero coolcation (da ‘cool‘, fresco e ‘vacation‘, vacanza), e cioè una vacanza alla ricerca di fresco e stabilità, rappresentata al giorno d’oggi prevalentemente da luoghi nordici, come la Svezia o la Norvegia.
Entrambi i fenomeni confermano la presenza di un pericolo imminente e la necessità di modificare il nostro stile di vita sotto ogni punto di vista, compreso quello del viaggio e dello svago.
Non esistono più confini veri e propri tra la possibilità di un avvenimento e l’avvenimento stesso. Ognuno di noi è stato almeno una volta testimone della presenza del cambiamento climatico, che oggi è innegabile. Un’estate a 39°C, un’alluvione che ci lascia a casa da scuola, un’aria irrespirabile sono tutti fattori di una grande addizione, che non si può e non si deve più ignorare.
Tutti i frammenti del problema, anche quelli più piccoli e invisibili, sono parte di un enorme mosaico che noi abbiamo il dovere di riparare.
Carlotta Bertinelli
(In copertina, immagine di Matt Palmer da Unsplash)
Cambiamento climatico – Una minaccia dai mille volti è un articolo di Carlotta Bertinelli. Clicca qui per altri articoli dell’autrice!
