Cinema

Dalla Cina con furore – “Ne Zha: L’ascesa del guerriero di fuoco”

ne zha

Ne Zha: L’ascesa del guerriero di fuoco” non solo è il nuovo campione di incassi in Cina, ma è anche il film d’animazione che ha incassato di più nella storia del cinema. In questo articolo sveleremo i retroscena storici che hanno portato al successo del film e analizzeremo il suo valore nel settore dell’animazione.


Ne Zha 2: un concorrente inaspettato

Fino a un anno fa, Inside Out 2 era il film d’animazione con il più alto incasso nella storia del cinema. Di recente, però, il film d’animazione cinese Ne Zha 2 ha inaspettatamente superato il film Pixar, incassando più di due miliardi di dollari tra box office domestico e distribuzione internazionale. La notizia ha ovviamente fatto il giro del mondo: è la prima volta, nella storia del cinema, che un lungometraggio animato cinese domina la classifica dei film d’animazione con il più alto incasso di sempre.

Quello che più sorprende, inoltre, è che dopo Ne Zha 2 bisogna scendere fino al trentunesimo posto per trovare un altro film d’animazione in lingua straniera in grado di battere il monopolio dell’animazione statunitense. Lo spettacolo a cui si assiste è dunque uno schiaffo allo strapotere dell’industria animata americana, che sul fronte dell’animazione 3D sembrava imbattibile. Il grande successo di Inside Out 2, in realtà, rivela che l’industria di animazione statunitense, rappresentata principalmente dall’oligopolio Disney-Pixar, non è altro che un gigante dai piedi d’argilla.

I più alti incassi delle due case di produzione californiane si poggiano infatti su sequel o remake che ormai risalgono al periodo prepandemico. Dopo che il disastro del Covid-19 ha danneggiato enormemente il settore cinematografico, inoltre, nessun film delle due aziende americane – a parte Inside Out 2 – ha generato un profitto dalle sale cinematografiche. La crisi nerissima sia creativa che commerciale dell’animazione made in Usa è dunque lampante, e non basta il miliardo di Super Mario Bros. – Il film per risollevare un’intera industria da uno stato di completa stagnazione.

Ne Zha 2, pur essendo un sequel di un’opera originale, rivendica invece con fierezza la sua eccellenza tecnica e creativa nel solco della tradizione cinese, sfidando così apertamente il monopolio industriale del suo avversario geopolitico e surclassandolo per la prima volta nella storia del cinema d’animazione.

Un tuffo nel passato

Prima di analizzare il fenomeno filmico e mediatico di Ne Zha 2, è necessario fare una breve riflessione sulla storia dell’animazione cinese per comprendere meglio la portata culturale del nuovo campione d’incassi.

Nel campo dell’animazione, la Cina ha avuto momenti di massima fioritura artistica e momenti di forte censura che hanno limitato in modo decisivo l’emersione di nuovi talenti, a differenza di quelli nati negli USA e in Giappone. Nonostante gli animatori cinesi siano stati colpiti in modo pesante dalla censura governativa, questo non ha impedito loro di produrre opere di altissima fattura.

Durante la Golden Age (1950-1965) del cinema d’animazione cinese, favorita dalla Campagna dei cento fiori promossa da Mao Zedong, nacquero eccellenti tecniche d’animazione mai viste prima di allora in Occidente. I fratelli Wan, autori del primo lungometraggio cinese (La principessa dal ventaglio di ferro del 1941), produssero nel 1961 quello che è considerato tutt’oggi il più grande capolavoro animato della storia cinese: La rivolta del cielo.

All’inizio si considerò la pellicola un elogio della ribellione di Mao Zedong – incarnato da Sun Wukong, il protagonista del film – contro il vecchio regime imperiale, rappresentato dagli esseri immortali del Cielo. Dopo la Rivoluzione Culturale, però, l’interpretazione del film cambiò.

Locandina di La rivolta del cielo
Locandina di La rivolta del cielo (Wikipedia).

Le umili origini di Sun Wukong, nato da una roccia di una montagna, furono ricondotte a quelle dei contadini che, secondo il Grande Timoniere, vedendo il film si sarebbero sentiti legittimati a rovesciare il governante in carica. Il dittatore distrusse così le pellicole del film e bandì l’animazione. Questo evento segnò la fine della Golden Age.

Il periodo successivo, cominciato durante la Rivoluzione Culturale e terminato nel 2015, rappresentò il momento più buio dell’animazione cinese. Tra la concorrenza spietata di USA e Giappone e una timida ripresa della sua animazione tradizionale della Golden Age, la Cina faticò molto a sviluppare un’industria con un’identità propria e cominciò a importare film animati stranieri. L’effetto di tale concorrenza portò, col tempo, i cinesi a preferire i film importati a quelli prodotti localmente.

L’uscita – nel 2008 – di Kung Fu Panda nelle sale sconvolse i cinesi per come gli americani riuscirono a rappresentare la cultura cinese nel mondo senza per forza essere cinesi. Il film riscosse un grande successo in Cina e portò il Partito Comunista Cinese a interrogarsi sul motivo per cui il Paese non riuscisse a produrre un film del genere. La risposta divenne subito chiara: per far rifiorire l’animazione cinese bisognava ritornare sé stessi.

La sintesi perfetta

Dal 2012 in poi, il governo intensificò i rapporti con la Dreamworks fondando la Oriental Dreamworks in Cina. In questo modo, coprodusse coi suoi animatori cinesi Kung Fu Panda 3 sotto la supervisione dei talenti americani. Inoltre, cominciò ad allentare la censura governativa sull’industria cinematografica. Apprendendo direttamente dai propri concorrenti i segreti della tecnica animata 3D e liberalizzando il mercato, la Cina riuscì nel 2015 ad avviare, finalmente, il suo rinascimento nel campo dell’animazione.

Nel 2015, infatti, iniziò il rinascimento dell’animazione cinese con film, sia 2D che 3D, caratterizzati da un’estetica sempre più cinese e meno legata alle produzioni nipponiche e americane. La loro unicità stava nel recupero delle stesse fonti di ispirazione che avevano caratterizzato i lungometraggi della Golden Age: Il viaggio in Occidente e altri romanzi sulla mitologia e sul folklore cinese.

logo di Oriental Dreamworks
Foto: Deadline

Lo stesso Ne Zha 2 ha come base d’ispirazione uno di questi romanzi che è, ormai, entrato nell’immaginario collettivo dei cinesi. Il film, inoltre, rappresenta l’apice di questa nuova rivoluzione del cinema d’animazione cinese.

Un mito rielaborato

I due film della saga di Ne Zha sono una libera trasposizione del romanzo Fengshen Yanyi, scritto nel sedicesimo secolo durante la dinastia Ming da Xu Zhonglin. La storia ruota attorno al declino della dinastia Shang e l’emergere della dinastia Zhou come futura casata regnante dell’intera Cina. Nella guerra dinastica vengono coinvolti, oltre agli esseri umani, anche gli dèi e i demoni, tra cui Ne Zha.

Il pubblico occidentale, durante la visione del film, si troverà quindi un po’ disorientato quando avrà a che fare con i vari personaggi, nomi e riferimenti mitologici e folkloristici del romanzo cinese di chiara ispirazione taoista, buddhista e confuciana. Tuttavia, lo stesso racconto di Ne Zha viene rielaborato in maniera postmoderna dagli animatori cinesi, che già si basavano su una versione alterata della storia del personaggio quando uscì la prima trasposizione cinematografica animata nel 1979.

ne zha 1
I due Ne Zha a confronto (Sixth Tone)

Le origini del personaggio e il mondo in cui si muove fanno dunque affidamento a una cultura pregressa che solo il pubblico cinese può cogliere; ma è anche vero che già nel primo film si spiegano in modo chiaro le basi della sua nuova mitologia.

Da figura divina ed eroica, Ne Zha si trasforma nel cinema animato 3D contemporaneo in un demone dal temperamento irascibile, il che lo renderà pericoloso agli occhi degli abitanti del suo villaggio natale, che cominceranno a discriminarlo sin dalla sua nascita. La nuova versione del personaggio è dunque molto più sovversiva rispetto alla versione animata del 1979, e assomiglia ironicamente a una versione politically incorrect dei protagonisti Disney e Pixar.

Nel corso del film, infatti, non mancano nudità e volgarità che sarebbero state proibite nella puritana animazione americana; ma anche le scene più violente e traumatiche pongono l’archetipo del personaggio di Ne Zha più vicino al mondo degli anime che a quello dell’animazione statunitense.

Il suo aspetto androgino e le sue occhiaie più vicine a un giovane che sta alzato fino a tardi che a un eroe leggendario, quindi, sono tutte caratteristiche anticonformiste che lo porranno in contrapposizione agli esseri immortali ‘moralmente perfetti’. I nemici di entrambe le pellicole, infatti, vorranno a tutti costi eliminarlo per imporre il loro ordine naturale delle cose in nome di una profezia millenaria (i draghi) o per fini egoistici (la setta Chan).

Destino e identità

L’archetipo del protagonista eroico viene così decostruito completamente, poiché Ne Zha vuole incarnare quello stesso spirito ribelle di Sun Wukong della Rivolta del cielo, in cui il ‘re scimmia’ decide di sfidare in modo anarchico le regole del suo mondo per difendere la sua identità e tracciare autonomamente il suo destino. Tradizione e trasgressione si fondono così nuovamente nella storia dell’animazione cinese, in cui passato e presente dialogano tra loro in uno scontro dialettico ed estetico rappresentato dai due schieramenti nel secondo capitolo.

Ne Zha 2 è quindi una storia di ribellione, ma anche di profonda amicizia tra il demone ‘antisistema’ e il suo inaspettato migliore amico dragone Ao Bing. Il principe dei draghi era nato da una perla spirituale ed era stato programmato per sconfiggere Ne Zha e liberare così la sua stirpe, i draghi, protettori dei mari e guardiani degli inferi. Caso inverso era Ne Zha, nato da una perla demoniaca e condannato a essere distrutto da Ao Bing, che decide invece di salvare il suo nuovo amico e andare contro la sua stessa razza.

ne zha 2
Ao Bing e Ne Zha alle prese con la setta Chan (g1.globo)

Riscrivendo il proprio destino e fondendosi metafisicamente nello Yin e Yang, i due protagonisti rivendicano la loro ritrovata umanità contro l’arroganza dei draghi e la tirannide celeste della setta taoista Chan.

La pellicola, da questo punto di vista, si inserisce in modo coerente nel fermento culturale della Cina del XXI secolo, che ha trovato nella mobilità sociale post-maoista un modo di emanciparsi dal vecchio ordine comunista per abbracciare una nuova strada più confuciana e nazionalista. La battaglia finale tra le forze del bene e del male, perciò, rappresenta l’anima rivoluzionaria di un popolo che, pur mantenendo il proprio retaggio culturale, non ha mai smesso di trasformarsi.

Si può osservare la continuità col passato e lo sguardo rivolto al futuro non solo a livello tematico e narrativo, ma anche nell’animazione stessa.

Ne Zha 2 è il trionfo dell’animazione cinese

Confucio disse “trasmetto, non creo” (I Dialoghi). Seguendo la massima confuciana, il regista Jiaozi riprende la sperimentazione della Golden Age dell’animazione cinese innestandola con tutta la sua forza nella tecnica animata 3D inventata dagli americani. In questo processo di profonda ibridazione tecnica e culturale, Ne Zha 2 si impone come l’alfiere di un nuovo modo di fare animazione 3D.

Se a livello narrativo si possono riscontrare alcuni problemi di ritmo tra la prima e la seconda parte del film, sul fronte estetico la pellicola non ha nulla da invidiare alle migliori produzioni Pixar e Disney; anzi, sotto il profilo tecnico riesce addirittura a superarle. A livello cinematografico, infatti, bisogna tenere conto che l’ultima sperimentazione visiva nel campo dell’animazione tridimensionale c’è stata con Soul di Pete Docter, ormai più di cinque anni fa.

Il realismo della Pixar e della Disney si era talmente concentrato a renderizzare minuzie come i peli sul braccio di Mr. Incredible, che si è scordato ciò che rende il cinema uno spettacolo visivo: l’estetica. Ne Zha 2, ha colto l’obsolescenza del conservatorismo estetico dei concorrenti statunitensi, e ha scelto di procedere sulla strada opposta: l’estetica deve essere al centro della costruzione di ogni singola inquadratura.

Per fare ciò, il regista Jiaozi ha riunito 138 studi d’animazione con più di 4000 animatori coinvolti nella produzione del film; e il risultato è stato semplicemente sbalorditivo. Oltre alla perfetta resa visiva della grafica dei personaggi e degli scenari mozzafiato, è la fotografia l’elemento che più risalta all’occhio dello spettatore. Ogni combattimento, ogni dialogo, ogni momento di comicità slapstick è risaltato sempre dai colori sgargianti della pellicola, che si mescolano in modo eccellente all’utilizzo delle luci per riflettere l’interiorità dei personaggi.

ne zha 3
Wuliang e Ne Zha (ScreenWEEK)

L’acme visivo dell’incredibile fotografia di Ne Zha 2 si raggiunge quando il protagonista riesce a liberarsi dalla maledizione di Wuliang, procedendo verso una totale mutazione del proprio corpo. Le musiche, la differente angolazione delle inquadrature e il peso emotivo della scena esaltano ogni aspetto della trasformazione demoniaca di Ne Zha, che darà poi avvio all’epica battaglia finale.

Questa scena si può leggere anche da un punto di vista metacinematografico. Quel preciso momento di pura rabbia e tristezza di Ne Zha rappresenta l’animazione cinese che, con furore, porta a compimento un percorso travagliato lungo cento anni, sospeso tra censura e avanguardia.

Sotto il profilo registico, quindi, Jiaozi si avvale del talento artistico dei suoi animatori per costruire un’opera con un’estetica abbacinante, ma al tempo stesso coerente con tutto ciò che si vede su schermo. La battaglia finale, che per potenza drammaturgica e visiva può ricordare quella del Ritorno del re o di Avengers Endgame, gioca molto sulle differenze cromatiche dei due schieramenti e non solo sul dinamismo dell’azione.

Gli effetti particellari, la fluidità dei corpi in movimento, la fotografia e la costruzione estetica dei vari modelli 3D sono tutti al servizio di un preciso disegno estetico, che rivendica con fierezza il grado di maturità raggiunto dalla Cina nel campo dell’animazione. I tempi in cui i cinesi ammiravano l’Occidente sfruttare al meglio la propria mitologia sono finiti. Dopo aver appreso i ferri del mestiere dai migliori nel settore, oggi la Cina può dire, con orgoglio, di avere il suo Kung Fu Panda nazionalpopolare.

Una regia spettacolare

La regia delle scene d’azione, inoltre, surclassa per maestria tecnica ed estetica i film orientaleggianti della Dreamworks. I generi wuxia e gongfu sono stati completamente interiorizzati nell’animazione e, addirittura, i talentuosi animatori sono riusciti a incorporare nel film segmenti di animazione 2D seguendo l’esempio dell’avanguardia visiva dei due Spider-Verse della Sony Picture Animation.

Assistere in sala ai combattimenti ipercinetici di Ne Zha 2 è un evento piuttosto unico, perché – tolti gli esempi virtuosi di Kung Fu Panda e dei due Spider-Verse – mai prima d’ora si era visto qualcosa del genere nel campo dell’animazione 3D. A voler fare paragoni, solo nell’animazione televisiva giapponese si trovano opere capaci di rivaleggiare con il dinamismo registico di Jiaozi. Ma in campo cinematografico non c’è quasi nessun rivale.

Insomma: l’importanza cinematografica di Ne Zha 2 va ben oltre il suo incasso e il suo inserimento nel sogno cinese come desiderava Xi Jinping. La sua uscita nelle sale segna, prima di tutto, un punto di non ritorno per l’evoluzione storica dell’animazione e, dunque, un nuovo stilema da seguire se si vuole far evolvere la Settima Arte.

Giorgio Burani

(In copertina la foto di Ne Zha: L’ascesa del guerriero di fuoco di Screendaily)


Dalla Cina con furore – “Ne Zha: L’ascesa del guerriero di fuoco” è un articolo di Giorgio Burani. Clicca qui per altri articoli della sezione Cinema!

Ti potrebbero interessare
Cinema

“Avatar: Fuoco e cenere” tra reiterazione e rigenerazione

Cinema

“Father Mother Sister Brother” – Il trittico di Jim Jarmusch sui rapporti inevitabili

Cinema

“Frankenstein” di Guillermo del Toro – Un mostro bellissimo ma senza spigoli

Cinema

“The Running Man” – Edgar Wright alla ricerca di una nuova identità