CulturaInterviste

Vanessa Roghi dà voce a due donne “eccentriche” e fuori dagli schemi


Venerdì 3 ottobre 2025, presso l’Oratorio di San Filippo Neri di Bologna, ha avuto luogo la V edizione del Festival “Eccentriche”, con l’obiettivo di “raccontare in due serate le scrittrici, le artiste, le donne della storia che hanno attraversato le epoche in maniera divergente”. In questa occasione, abbiamo avuto la possibilità di intervistare la storica Vanessa Roghi riguardo le donne protagoniste del suo intervento: Angela Zucconi e Romana Guarnieri.


Irene Iovine: Buonasera Vanessa! Come prima domanda, mi piacerebbe partire dal titolo del festival, quindi ‘Eccentriche’: perché questo aggettivo? E in che modo Angela Zucconi e Romana Guarnieri possono essere definite tali?

Vanessa Roghi: Beh, intanto perché sono due donne che nel 1938 – l’anno delle leggi razziali, non dimentichiamocelo, appena prima dell’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale – si incontrano, si innamorano e non fanno niente per nascondere questo innamoramento. Le due hanno una storia bella, intensa, importante, che però finisce molto presto.

Entrambe sono eccentriche anche perché scelgono di avere una carriera intellettuale; decisione non scontata in anni durante i quali, a causa di alcuni decreti regi che hanno seguito la Riforma Gentile del 1923, alle donne è impedito l’accesso a svariate classi di concorso liceali, escludendo la possibilità di diventare insegnati. Ciononostante, Zucconi e Guarnieri decidono di studiare letteratura e soprattutto traduzione, in particolare delle lingue germaniche.

Questa scelta permette loro anche di viaggiare: ci sono delle foto bellissime di Romana Guarnieri che parte in moto per andare a studiare in Svezia!

Angela Zucconi, invece, va a studiare in Danimarca e traduce Kierkegaard; infatti, se negli anni ’40 abbiamo le prime traduzioni italiane di questo filosofo, lo dobbiamo proprio a lei. 

Quindi, come altro definire due donne così, se non eccentriche!

Romana Guarnieri con la sua motocicletta. (fonte: Unavox)

Irene Iovine: Rimanendo nell’ambito della carriera, ho letto che Angela Zucconi ha preso delle scelte di vita inusuali per una donna della sua epoca. Penso, per esempio, a quella di abbandonare il lavoro di traduttrice, di cambiare percorso diverse volte, di rimanere nubile. In questo senso, lei crede che possiamo ancora considerarla una figura attuale e da cui prendere esempio?

Vanessa Roghi: Assolutamente! Io penso spesso ad Angela Zucconi, perché per fare quello che voleva è riuscita a mettere in crisi un po’ tutto. 

Tra l’altro, fino alla fine della sua vita, Zucconi ha avuto una compagna che io ho conosciuto: Florita Botts, una donna americana che ha incontrato durante un viaggio in Messico per conto dell’UNESCO (dove Botts faceva la fotografa). 

Io penso che queste donne ci permettano di interrogarci sulla pluralità di scelte e di carriere che si possono fare, ma anche sulle difficoltà che si incontrano nel prendere tali decisioni: l’autobiografia di Angela Zucconi è molto bella proprio perché, mentre racconta tutte le diverse strade – le sliding doors – della sua vita, ci fa anche capire che alcune sono state per lei obbligatorie.

La copertina dell’autobiografia di Angela Zucconi (fonte: Hoepli).

Probabilmente Zucconi avrebbe voluto fare la scrittrice e l’intellettuale ma, per una donna nell’Italia del Dopoguerra che non aveva un sostegno economico importante, questa cosa era molto difficile. 

Zucconi ha dovuto lavorare per guadagnare, perciò ha riorientato il suo percorso in base alle occasioni lavorative: esattamente quello che ho fatto io nella mia vita! È per questo che la sua storia mi risuona moltissimo. Se ci pensi, ogni volta che ti domandi cosa puoi fare per riuscire a pagare l’affitto, ti stai ponendo la stessa domanda che si è fatta Angela Zucconi e, quando ti dai una risposta, cambi la direzione della tua vita.


Irene Iovine: È assolutamente vero, mi trova d’accordo! Invece, per quanto riguarda Romana Guarnieri, mi ha incuriosito il fatto che lei si definisse ‘beghina’. Questa, come tante altre parole declinate al femminile, nel corso del tempo ha modificato il suo significato originale, risalente al Medioevo, e ne ha assunto uno dispregiativo. Nonostante ciò, lei ha continuato a definirsi tale – penso di poter dire – con fierezza. Mi piacerebbe capire qualcosa di più riguardo a questa scelta. 

Vanessa Roghi: Questa è una storia molto interessante, anzi questa è la storia interessante! Mi sembra doverosa una premessa: dopo essersi conosciute in ambito universitario, Angela Zucconi e Romana Guarnieri si sono separate, poiché tra di loro si è frapposto – sebbene non ci fosse una sua diretta intenzionalità – un preteDon Giuseppe De Luca, il direttore spirituale di entrambe. Romana Guarnieri ha scelto di dedicare la vita al lavoro culturale con lui. 

Don Giuseppe De Luca (fonte: Unavox)

Io ho curato il loro carteggio; quindi, sono proprio entrata dentro alla loro relazione ed è un legame da cui è scaturito un lavoro comune di militanza e, in qualche modo, una scelta di vita. [Vanessa Roghi ha realizzato un’opera dal titolo Tra le stelle e il profondo, in cui sono raccolte le lettere scambiate tra Romana Guarnieri e Don Giuseppe De Luca nel corso degli anni 1938-1945. Attraverso il loro carteggio, Roghi ci dà accesso al lato più autentico del rapporto tra i due, oltre a fornirci una visione innovativa e sincera sulle relazioni spirituali in età contemporanea.]

A questo punto della storia, per Guarnieri e Don De Luca le strade erano due: o lei prendeva i voti laici o lui rinunciava ai suoi. Alla fine, è stata lei a compiere questa scelta, per poi continuare a dedicarsi allo studio della storia della pietà medievale femminile e della figura delle beghine.

Quando la filosofia e la storiografia improntate sulla differenza sessuale sono arrivate in Italia – circa negli anni ’70 – alcune importanti studiose femministe come Luisa Muraro hanno guardato agli studi di Romana Guarnieri, vedendo in lei la prima a porsi la domanda sul femminismo intrinseco in alcune scelte delle donne. Intendo dire che – al tempo, ma in realtà ancora oggi – ci sono molte figure femminili storiche che non sono mai state considerate proto-femministe, sebbene lo siano state, perché le loro scelte erano troppo legate a una cultura patriarcale

Ad esempio, la scelta eccentrica di ritirarsi in convento piuttosto che sposarsi, anche se può apparire poco femminista, in realtà lo è, a patto che sia fatta per seguire la propria volontà e autodeterminazione. È stata proprio Romana Guarnieri ad introdurre una riflessione sul tema!

A questo riguardo, è stato realizzato un film dalla regista Susanna Nicchiarelli, dove si racconta la vita di Santa Chiara e dove si riprende proprio il ragionamento sulla scelta femminile, che però senza Romana Guarnieri non ci sarebbe stato. Eppure, questa studiosa non si ricorda mai.

La locandina del film Chiara (2022) di Susanna Nicchiarelli (fonte: Mymovies)

Irene Iovine: Sì, è vero, purtroppo è poco conosciuta! Invece, per quanto riguarda il legame di Zucconi e Guarnieri con la religione cristiana, possiamo dire che queste due donne abbiano dedicato la propria vita al bene del prossimo? E, soprattutto, possiamo interpretare questo gesto come una scelta progressista e autonoma da parte loro, oppure si inserisce nella tradizionale tendenza femminile a privilegiare il lavoro di cura e l’attenzione agli altri piuttosto che a loro stesse?

Vanessa Roghi: Innanzitutto, io non direi che Romana Guarnieri nella vita si sia occupata del prossimo, perché, in quanto studiosa, il suo lavoro era perlopiù relegato in un archivio. Angela Zucconi, invece, ha un maggiore afflato sociale, perché scopre l’antifascismo durante la guerra, mentre risiede in Danimarca. Poi, quando torna in Italia per lavorare – dopo la breve stagione presso l’Einaudi – inizia a collaborare con Guido e Maria Calogero, che fondano la prima scuola di assistenti sociali in Italia.

Una foto che ritrae Adriano Olivetti, Bobi Bazlen e Angela Zucconi (fonte: Vanessaroghi)

Però lei, nel frattempo, aveva già svolto delle traduzioni per conto di Adriano Olivetti, e proprio Olivetti nel Dopoguerra riprende la carriera politica, inizia a finanziare dei progetti di sviluppo e coinvolge naturalmente Angela, che quindi cambia completamente impiego. 

Don Giuseppe De Luca, per dire, non era contento di questa scelta: avrebbe voluto che lei continuasse a fare la studiosa; ma neanche lei, secondo me, all’inizio era contenta, però col tempo inizia a prendere seriamente il lavoro di comunità. Se noi, ad oggi, abbiamo un lavoro di comunità laico in Italia è anche grazie a Zucconi. Lei è stata la maestra di figure come Goffredo Fofi, che fino alla fine l’ha presa come esempio. 

Insomma, io credo che, per quanto riguardo il suo impegno nella comunità, più che l’influenza della fede cristiana, conti il contesto sociale e il periodo storico in cui Zucconi si trova a vivere, il quale spinge le persone a prendere in mano i propri destini. D’altronde, si tratta di quel periodo che, fra la guerra e il Dopoguerra, porterà alla Repubblica

Irene Iovine: La ringrazio molto per la disponibilità e per avermi dato la possibilità di conoscere due figure femminili tanto eccezionali – anzi, eccentriche! 

Intervista a cura di Irene Iovine, con la collaborazione di Domenica Laurenzano

(In copertina Vanessa Roghi, fonte: Fuoriluogo)


L’intervista a Vanessa Roghi è stata realizzata in collaborazione con l’Oratorio di San Filippo Neri e Mismaonda.
Leggi tutte le interviste di Giovani Reporter al LabOratorio di San Filippo Neri.

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