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Castel di Sangro: il miracolo del calabrone volante

castel di sangro

Castel di Sangro è un piccolo ma affascinante borgo dell’entroterra abruzzese, che negli anni ’90 è stato luogo di un miracolo sportivo: la squadra calcistica locale è riuscita a scalare diversi campionati, passando dalla seconda categoria regionale alla Serie B. Oggi, questa storia viene ricordata come simbolo di passioneriscatto di una comunità di poche migliaia di abitanti.


Castel di Sangro è nota per essere la sede del ritiro estivo del SSC Napoli e per la vicinanza a Roccaraso e ai suoi impianti sciistici, che la rendono un’ambita meta turistica invernale. In passato, era solo una piccola realtà montana, di poco più di 6000 anime: il più classico dei luoghi ‘dimenticati da Dio’.

Eppure, per gli appassionati di sport, tra il 1996 e il 1998 Castel di Sangro diventa tutt’altro che sconosciuta, perché la compagine calcistica locale riesce nell’impresa di arrivare tra i ‘grandi’, fino alla Serie B.

L’inizio del miracolo

La storia del Castel di Sangro Calcio inizia nel 1953. È un’epoca particolare: sono gli anni della ripresa economica e sociale, della ricostruzione dai bombardamenti tedeschi subiti durante Seconda Guerra Mondiale.

La giusta intuizione per rilanciare la comunità è del parroco locale, Don Adelchi Sansonetti, che fonda la squadra del C.E.P. (Centro di Educazione Popolare). Dietro l’iniziativa non c’è alcun tipo di progetto né aspirazione: in queste zone il calcio è visto come una distrazione, un semplice svago dalle fatiche lavorative.

La squadra dell’allora C.E.P. si iscrive al campionato di Terza Categoria abruzzese, e per almeno trent’anni partecipa alle competizioni regionali senza grandi successi. La svolta arriva nei primissimi anni ’80, quando l’imprenditore pugliese Pietro Rezza (soprannominato Don Pierino), insieme al marito di sua nipote, Gabriele Gravina, decide di investire nel calcio. La scelta, grazie all’appoggio del sindaco Siro Pietro Gargano, cade proprio su Castel di Sangro.

Nel giro di un decennio i giallorossi scalano i campionati e raggiungono la C2 (l’attuale serie D), un risultato già sorprendente e impensabile per un club di queste dimensioni. Nessuno, allora, avrebbe mai potuto immaginare ciò che il destino aveva in serbo per il Castel di Sangro. Il calabrone giallorosso aveva spiccato il volo.

L’arrivo dei primi campioni e del coach Jaconi

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Il passaggio del Castel di Sangro alla C2 rappresenta qualcosa di molto più grande di un semplice passo in avanti: è un balzo enorme verso un mondo nuovo e sconosciuto. Con l’approdo nel professionismo, la società è consapevole delle enormi responsabilità che ne derivano: ormai la piazza è stata abituata a sognare e non la si può deludere.

Gli anni in C2 sono tanti e tortuosi. I giallorossi vanno più volte vicini alla promozione, ma senza riuscire mai a centrare l’obiettivo. Nel frattempo, si aggiungono alla squadra nuovi campioni: Davide Cei, Tonino Martino, Pietro Fusco, Antonello Altamura e Claudio Bonomi. Eppure, per accedere alla C1, manca ancora qualcosa, manca… un mago.

Nella stagione ’93‒’94, l’allenatore Busatta non riesce a inculcare il proprio stile di gioco ai castellani e viene esonerato, mentre il Catania di Jaconi fallisce per problemi finanziari e viene radiato dal campionato.

Leopoldo Gasbarro, nel libro L’urlo (Carsa edizioni, 2000), che narra la storia di quest’impresa, scrive: “La somma di due fallimenti dà come risultato uno straordinario successo” (p. 110). L’allenatore dei record – undici promozioni nel calcio italiano – arriva a Castel di Sangro.

La promozione in C1

La stagione ’94‒’95 sembra essere quella giusta. Il Castel di Sangro parte alla grande, ma qualche risultato sfavorevole lo rallenta e la graduatoria finale sancisce un terzo posto e, dunque, la partecipazione ai play-off.

Il Castel di Sangro affronta prima il Livorno, in una doppia semifinale di fuoco, trionfando grazie alla vecchia regola dei gol fuoricasa in un 4‒4 complessivo; poi il Fano, vincitore della sfida contro il San Donà.

Per la finale viene scelto lo stadio Del Duca di Ascoli: una perfetta terra di mezzo che dista circa 200km da entrambe le località. Mai la macchia giallorossa era stata così spettacolare nel supportare la squadra sugli spalti, e la partita non è da meno. Dopo 50’ le squadre sono già sul 33.

Nei successivi 70 minuti, però, non succede più nulla: si gioca tutto il secondo tempo, persino i supplementari, ma non basta. Alla fine, sono decisivi i rigori: il Fano ne sbaglia addirittura due, mentre i giallorossi sono infallibili. La C1 è finalmente realtà.

Jaconi diventa mago

Per affrontare il nuovo scoglio della C1, la squadra viene puntellata con gli acquisti di AlbertiGalliPrete e dei due ‘talismani’: Salvatore D’Angelo e Pietro Spinosa. La stagione ’95‒’96 parte senza affanni e sono in pochi a tenere il passo dei giallorossi. La classifica di fine stagione ne è una testimonianza: Castel di Sangro in seconda posizione a sole tre lunghezze dal Lecce. La medaglia d’argento vuol dire solo una cosa: play-off.

La modalità è sempre la stessa: quattro squadre – Castel di Sangro, NocerinaAscoli e Gualdo – per un unico posto. Il secondo posto garantisce ai giallorossi l’accoppiamento più abbordabile – almeno dal punto di vista della classifica – con i biancorossi umbri. Eppure, l’1‒0 dell’andata e un triste 0‒0 al ritorno sembrano sancire la sconfitta giallorossa. 

Tuttavia, a soli due minuti dal 90’, la fantasia e il genio di Jaconi si manifestano: fuori Bonomi e dentro Salvatore D’Angelo. Sostituire un esterno per un difensore centrale, negli attimi finali di una partita in cui segnare è l’imperativo, appare a tutti come una follia.

Eppure, il neoacquisto impiega appena trenta secondi per ribaltare le sorti della partita. I giallorossi esplodono di gioia, e il Castel di Sangro conquista così la finale.

Il 22 giugno 1996 al Pino Zaccheria di Foggia il Castel di Sangro si gioca l’appuntamento più importante della sua storia. Non si può fallire. In campo, la paura paralizza i calciatori, consapevoli che un solo errore può significare la fine del sogno promozione.

Novanta minuti passano senza alcuno squillo, e lo stesso accade per i successivi trenta dei supplementari. Ancora una volta, il destino dei sangrini passa per i rigori.

Ma un momento prima del fischio finale, Jaconi si gira verso la panchina, guarda il secondo portiere Spinosa e gli dice di sbrigarsi: è arrivato il suo momento. Il titolare De Juliis esce dal campo in lacrime, imprecando contro il suo allenatore per questa scelta folle. Folle per tutti, ma non per Jaconi.

Spinosa para il rigore decisivo. Il Castel di Sangro approda in Serie B. Il calabrone adesso vola per davvero. 

Un evento da tenere stretto tra i ricordi più belli, soprattutto per chi vuole continuare a sperare che il mondo del pallone non sia fatto soltanto di miliardi […]. Quel Castello arrivò come un ciclone in un calcio che aveva preso già altre strade, una specie d’oggetto misterioso che emanava, però, un fascino particolare per la genuinità, lo spettacolo e il contorno in giallo e in rosso fatto comunque di festa.

Leopoldo Gasbarro, L’Urlo, p. 9.

Serie B tra gioie e dolori

23 giugno 1996, primo giorno di Serie B. Castel di Sangro è un paese nuovo, immerso in una dimensione propria, distante dal resto del mondo. I festeggiamenti per la promozione non sono durati una notte, né un’estate, ma un anno intero. Nella cittadina abruzzese sembra esistere solo il calcio, e i giorni infrasettimanali diventano solo una parentesi superflua tra una partita e l’altra.

L’entusiasmo che caratterizza l’estate giallorossa viene alimentato dai nuovi acquisti, alcune scelte low cost ma mirate al gioco difensivo di Jaconi: tra queste, Massimo Lotti, Luca D’Angelo – attuale tecnico dello Spezia –, Danilo Di Vincenzo e Filippo Biondi.

Il nuovo torneo elettrizza ma spaventa, vista la presenza di diverse big del calcio italiano: oltre alle neoretrocesse BariTorinoCremonese e Padova, un’ampia competitività è offerta dal Brescia di Reja, dal Chievo di Malesani e dall’Empoli di Spalletti, o ancora dal Genoa e dal Pescara di Delio Rossi, con cui si gioca un inedito derby. Per i sangrini l’obiettivo è ovviamente la salvezza.

Le settimane si susseguono e i giallorossi alternano vittorie di misura a pareggi senza reti e sconfitte amare. A dicembre la posizione in classifica è preoccupante, ma un evento ben più tragico sconvolge l’ambiente: Danilo Di Vincenzo e Filippo Biondi muoiono in un incidente stradale.

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La favola del Castel di Sangro si trasforma così in una storia di dolore e tragedia. Oggi i loro visi sono impressi in un monumento all’interno del Patini – lo stadio sangrino – per ‘ricordare di non dimenticare’ la storia di due giovani volati in cielo troppo presto.

Ancora problemi e poi…

Il calcio non si ferma mai, neanche davanti alla morte, e il dolore provocato dalla scomparsa di Pippo e Danilo diventa una spinta vitale per il campionato. I giallorossi collezionano una serie di risultati utili che li allontanano dalla zona retrocessione.

Il 7 marzo, però, un nuovo colpo di scena getta Castel di Sangro nel caos: Gigi Prete viene arrestato con l’accusa di aver introdotto in Italia un grande carico di cocaina dal Sud America. Solo venti giorni dopo, mentre la squadra è impegnata nella trasferta di Padova, l’incubo di Prete giunge al termine: il calciatore viene rilasciato e scagionato da ogni accusa per mancanza di prove.

La salvezza

Alla penultima giornata di campionato, i sangrini devono ancora sudarsi la salvezza. La classifica parla chiaro: Lucchese e Castel di Sangro 41, Cesena 40, Cosenza 39. Tra queste, solo due compagini possono rimanere nella serie cadetta. I giallorossi si giocano il ‘tutto per tutto’ con Pescara e Bari.

L’8 giugno del 1997 a Castel di Sangro si gioca una partita storica. È la prima volta che due compagini abruzzesi si scontrano ad un livello così alto come quello della Serie B. Solo in tempi più recenti un derby regionale si è ripetuto, grazie alla scalata del Lanciano. Ovviamente, le due squadre si erano già incontrate nel girone d’andata, accontentandosi di un pareggio, ma questa volta una vittoria è fondamentale per entrambe. I delfini, infatti, mirano alla promozione.

Al minuto 80 il risultato è ancora fermo sull’1‒1. Nella fazione sangrina inizia a serpeggiare un sentimento di paura, e i risultati delle concorrenti sono sfavorevoli. Serve la vittoria, anzi un miracolo. Claudio Bonomi, l’idolo di casa, quasi invisibile fino a quel momento, tira un siluro: tutto il Patini trattiene il fiato e accompagna quel pallone alle spalle del portiere, che non può far altro che guardarlo infilarsi sotto al sette. È 2‒1 per il Castel di Sangro.

Il gol di Bonomi non vale solo la vittoria e il derby, ma la salvezza. Sarà ancora Serie B

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Davide contro Golia

Il secondo anno del Castel di Sangro in Serie B non è altrettanto entusiasmante. Il destino allontana lentamente i sangrini dalla B, e poi dal calcio professionistico. Eppure, i giallorossi hanno ancora un po’ di magia, e la coppa nazionale regala ancora qualche soddisfazione.

Proprio nella stagione ’97‒’98, un Castel di Sangro inedito riesce a superare il più quotato Chievo nel primo turno di Coppa Italia, assicurandosi un match prestigioso contro una big di Serie A, la Fiorentina. Al Patini si presenta una Viola piena di campioni, Batistuta e Toldo su tutti. Inutile parlare del match, in cui il Re Leone domina e spazza via ogni nuovo sogno.

L’ultima vera sfida di lusso i giallorossi se la concedono nella stagione ’98‒’99. In Coppa Italia i sangrini eliminano due formazioni di Serie A, Perugia e Salernitana, arrivando fino agli ottavi del torneo. Il tabellone stabilisce un doppio confronto con l’Inter di Bergomi, Zanetti, Baggio, Pirlo, Ronaldo e molti altri.

I sangrini cadono di misura a San Siro, sconfitti da un gol di Ventola che però lascia ancora accese le speranze di un nuovo miracolo. Al ritorno, il Castel di Sangro sorprende tutti portandosi addirittura in vantaggio, ma un’ingiustizia arbitrale spezza la favola: l’arbitro punisce un lieve contatto in area su Ventola. Djorkaeff realizza dal dischetto, e il sogno svanisce.

La fine del Castel di Sangro

Dal ritorno in C1, nella stagione ’98‒’99, il Castel di Sangro non è più lo stesso: la rosa cambia e i risultati peggiorano drasticamente. Dall’addio di Jaconi, nel marzo del secondo anno in B, la formazione giallorossa non brilla più e, con il passare degli anni, i tempi del miracolo appaiono sempre più un ricordo.

Il 12 luglio 2000, Gravina – oggi presidente FIGC – decide di lasciare il progetto. La nuova società porta la squadra allo sfacelo, tra prestazioni in campo e debiti economici. Il Castel di Sangro arranca tra C1 e C2 fino al 2005, anno in cui viene radiato dalla FIGC per problemi finanziari. Oggi la C.E.P 1953 milita tra le serie dilettantistiche, portando con sé l’onore, il ricordo e l’eredità di una squadra ineguagliabile.

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Quella del Castel di Sangro non è soltanto una storia da tramandare, ma un simbolo eterno per chi crede che, nel calcio come nella vita, niente sia impossibile

Per questo motivo il calabrone è sempre stato l’emblema di questa squadra. Infatti, con le ali così piccole e il corpo così tozzo, il calabrone non potrebbe volare. Per farlo deve sfidare continuamente le leggi della fisica, ed è costretto a battere le ali dieci volte più velocemente degli altri insetti. Il calabrone giallorosso ce l’ha fatta, è volato più in alto di tutti. 

Mattia Pallotta


Il miracolo sportivo del Castel di Sangro è stato argomento della tesi in Storia del Giornalismo (relatore: Prof. Matteo Pasetti) Il calabrone non è adatto al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso: la favola Castel di Sangro discussa dall’autore. Le immagini prive di fonte sono state raccolte durante alcune celebrazioni dedicate al tema; si accettano volentieri segnalazioni per indicare gli autori degli scatti e/o i titolari dei relativi diritti.

Sull'autore

Sono uno studente di Comunicazione a Bologna, classe 2003, orgogliosamente fuorisede. Vengo da Castel di Sangro, un paesino di montagna in Abruzzo. La mia passione? Sport, sport e.... SPORT
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