CronacaEditoriali

Manifestazioni per Gaza in Italia e in Europa: voci dalla redazione di Giovani Reporter

Sciopero 22 settembre copertina (1)

Dall’Italia al resto d’Europa, le piazze si riempiono per chiedere la fine del genocidio a Gaza e il rispetto dei diritti del popolo palestinese. Bologna, Milano, L’Aquila, ma anche Parigi, Anversa, Bruxelles, Siviglia e Cracovia: città lontane ma in un certo senso vicine. Un racconto corale che mostra come la solidarietà con la Palestina superi i confini e coinvolga studenti, lavoratori, famiglie e movimenti civili. Contributi di Ludovica Accardi, Federica Corso, Riccardo Minichella, Martino Giannone, Federica Lainati, Alice La Morella, Isabella Merli e Gaia Marcone.


ITALIA – Bologna

Ludovica Accardi (qui il profilo autrice): “Perché io ci tengo che Gaza venga salvata” sono le parole di un bambino, alla manifestazione di sabato, che risponde alla domanda “perché ti trovi qui?”.

Bologna la rossa, ma in quel momento ho visto l’indignazione dei cittadini superare di gran lunga le organizzazioni, i partiti e i sindacati presenti.

Bologna la dotta, ma l’ingenuità di un bambino alla manifestazione ci fa rendere conto che non bisogna essere al corrente di ogni dettaglio per manifestare, solo di ciò che è umano; Bologna la grassa, ma in quel momento tutti pensavano alla fame dei bambini palestinesi, e di come tutti noi non potevamo più rimanere a guardare.

Ancora una volta Bologna si è superata, in una manifestazione che ha riunito cittadini indignati e che, nonostante i tentativi di chi ha provato a cavalcare quell’onda, a contenere quella fiumana, ha inondato il centro, la stazione, le autostrade.

In nome di un messaggio che non riguarda più la politica, ma l’umanità:

Se voi bloccate la Flotilla, noi blocchiamo tutto. Noi ci riprendiamo tutto, noi ci faremo sentire, noi non staremo in silenzio.

Bologna la rossa, la dotta, la grassa, la rumorosa. Perché questa manifestazione ha fatto rumore più di qualsiasi altra protesta: i treni bloccati, i protestanti in mezzo alle rotaie, le discussioni col megafono in piazza.

Perché tutti noi “ci teniamo a Gaza, e speriamo venga salvata”.


ITALIA – Bologna

Federica Corso (qui il profilo autrice): Ennesimo sciopero per la Palestina. Ennesimo non perché siamo stanchi di protestare, ma perché, purtroppo, ancora non è abbastanza.

A Bologna stimati 100 mila partecipanti. Una marea di cittadini e cittadine che, dal cuore della città, si è inoltrata in autostrada, percorrendo un totale di oltre 20 chilometri. Giovani studenti e studentesse universitarie, lavoratori, collettivi e centri sociali, partiti e sindacati, madri con figlie, anziani con cani al passeggio.

La causa umanitaria ha visto riempirsi le piazze di ogni colore, di ogni età, di ogni forma.

Nonostante politici e giornalisti cerchino in tutti i modi di oscurare questa mobilitazione civile, puntando il proiettore esclusivamente su atti vandalici e aggressioni alla polizia – senza alcun intento cronachistico, dal momento che mai è citata la violenza delle stesse forze armate –, l’Italia non si è fermata.

Il corteo ha sfilato pacifico, ma rumoroso: bandiere, cori, applausi. Global Sumud Flotilla, genocidio, boicottaggio, e non solo: si protesta contro un sistema che vuole riscrivere il diritto internazionale, che vuole dimenticare, che opprime e lascia indietro.

Un messaggio che arriva forte e chiaro al nostro governo: il popolo d’Italia sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare.


ITALIA – L’Aquila

Riccardo Minichella (qui il profilo autore): Anche una realtà relativamente piccola come quella aquilana non accetta il dramma umanitario in corso a Gaza e l’apartheid vissuta da decenni dal popolo palestinese.

Per questo motivo persone di tutte le età venerdì 3 ottobre hanno percorso in corteo i quasi 3 chilometri che dividono Colle Salto dalla Villa Comunale, dove sorge la sede del Consiglio regionale abruzzese.

Grande la partecipazione popolare per una città tutto sommato piccola come L’Aquila, soprattutto tra i giovani, sebbene non manchino anche i più anziani a unirsi alla battaglia.

Poche le bandiere di partiti o organizzazioni varie (AVS, CGIL, UDU); a prevalere sono soprattutto il nero, rosso, bianco e verde del vessillo palestinese, divenuto ormai simbolo di una battaglia per la libertà e la pace in Medio Oriente.

Tra i vari slogan intonati dalla folla emergono quelli a supporto di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, tre cittadini palestinesi sotto processo all’Aquila con l’accusa di aver finanziato un gruppo armato in Cisgiordania: vari attivisti locali sostengono che il processo contro i tre, nato su impulso di una richiesta di estradizione israeliana (poi respinta), sia di natura politica e basato su un impianto accusatorio debole se non strumentale.

Al di là del caso specifico, il corteo aquilano ha avuto il merito di richiamare una massa consistente di persone all’impegno civile. Anche questo è sintomo del sentimento diffuso contro i crimini israeliani e la generale indifferenza (quando non spudorato sostegno) dei governi occidentali.


ITALIA – Milano

Martino Giannone (qui il profilo autore): Oggi Milano ha rinnovato la sua carica di ribellione, cercando – per l’ennesima volta – di superarsi. La stima di quasi 100.000 persone in piazza, per le strade e lungo la tangenziale est, ha mandato un messaggio forte e chiaro: la città vuole dissociarsi dall’indifferenza governativa al genocidio.

Sono entrato nel corteo presso Piazza Piola. Il fiume di persone già imperversava da ore e “a macchia d’olio” scorreva per tutto il quartiere, senza un flusso unico. Anche Piazzale Leonardo Da Vinci era un brulichio incessante di manifestanti e bandiere. Nessun disordine per tutto il percorso, nessuna devastazione a negozi o macchine. Il corteo prosegue compatto fino a Lambrate.

Rientro nel pomeriggio, questa volta camminando per il verso opposto all’andata. La nuova direzione è Piazzale Loreto. Facendosi largo tra le macchine – che mestamente accettano di doversi fermare – il suono di una tromba guida una folla pacifica, che urla la sua rabbia ma si concede anche attimi di gioia, ballando.

Il corteo si ferma solo in viale Buenos Aires, dove le camionette dei Carabinieri impongono l’alt. Inizia così un sit-in, ma non il silenzio: dopo i classici cori, si sente “Bella Ciao”. La paura di possibili scontri si avverte, ma la voglia di farsi sentire non cessa. Dopo dieci minuti il corteo fa dietrofront, ma prosegue imperterrito per viale Monza.


BELGIO – Anversa/Bruxelles

Federica Lainati (qui il profilo autrice): Ad Anversa la vita universitaria è molto diversa rispetto a quella italiana: la mia impressione è che i collettivi studenteschi abbiano una presenza e un peso nettamente inferiori rispetto a quelli di altre città in cui ho vissuto e studiato (Milano, Bologna, ma anche Madrid).

Il risultato è che le notizie sui cortei e sui presidi per la Palestina girano molto poco; la sera di giovedì 2, ad esempio, c’è stata una grande manifestazione che però non è stata in alcun modo pubblicizzata: niente volantini, niente striscioni, solo qualche sporadica storia sulla pagina Instagram @antwerpforpalestine. Tramite questa pagina ho scoperto che tutti i lunedì sera c’è un presidio con partecipazione variabile ma costante nella piazza del Grote Markt.

A Bruxelles, invece, la causa è più sentita: la scorsa settimana ci sono stati grandissimi cortei, e ogni giorno alle sette viene organizzato un presidio davanti al Palazzo della Borsa. Sono andata a quello di ieri sera, che è stato pacifico, relativamente partecipato (qualche centinaio di persone) e senza interventi da parte della polizia (solo una volante che sorvegliava i manifestanti all’ingresso della piazza).

Alcuni ragazzi con cui ho fatto conoscenza mi hanno però riportato testimonianze di repressione abbastanza intensa: nei giorni scorsi davanti al Parlamento europeo ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti; inoltre, qualche settimana fa uno di loro si stava recando a un concerto nella Grand-Place e, per il semplice fatto di indossare la keffiyeh, non gli è stato permesso di oltrepassare le transenne. Quando a questo rifiuto ha risposto “Free Palestine!”, è stato portato in disparte e schedato.


FRANCIA – Parigi

Alice La Morella (qui il profilo autrice): Ieri c’è stato un lungo corteo che è partito da Place d’Italie ed è finito a Hôtel des Invalides. Era un corteo molto variegato: con tutto quello che è successo qui in Francia con la crisi di governo, il focus non era solo sulla Palestina.

Alla fine c’è stato un lungo presidio per la Palestina a Place de République, molto intenso; ha parlato anche qualche volto noto della sinistra francese.

Di base è stato tutto abbastanza pacifico, a parte un grave abuso di potere a cui abbiamo assistito in metro: una decina di poliziotti che circondano un ragazzo e iniziano a spingerlo, un altro spinto fuori dalla metro a schiaffi solo perché non aveva fatto il biglietto.

Si erano messi lì perché sapevano che tutti i manifestanti sarebbero confluiti in metro e cercavano un pretesto.

Manifestazioni Gaza Parigi Francia.
Foto di Alice La Morella.

So che a Place de République ci sono stati degli scontri di sera, ma io ero già andata via.

Durante il presidio, verso la fine, c’è stato tanto fumo, non si respirava e non capivamo cosa fosse. La nostra teoria è che, per cercare di disperdere l’assembramento, la polizia abbia lanciato dei fumogeni, ma non ne siamo certi.

Comunque, manifestare qui è molto intenso e suggestivo: protestare davanti a simboli del potere così noti è davvero impattante.


POLONIA – Cracovia

Isabella Merli (qui il profilo autrice): Giovedì 2 ottobre 2025 è stata indetta una manifestazione a supporto del popolo palestinese in tutte le maggiori città polacche, anche a Cracovia. Reperire informazioni non in polacco è stato difficile: c’è poco attivismo online e quel poco non divulga contenuti in inglese.

La manifestazione di Cracovia si è svolta alle 18 nella piazza principale, sotto il monumento a Adam Mickiewicz. La partecipazione non è stata massiva — nella mia percezione circa 100 o 200 persone, in maggioranza studenti molto giovani, probabilmente liceali e universitari, con pochi lavoratori o persone più anziane.

Non si è svolto nessun corteo: ci si è solo ritrovati sotto la statua, con qualche canzone e coro. Presente anche la canzone “From the river to the sea”, ma nel complesso poco rumore.

In generale qualcuno aveva bandiere della Palestina, altri cartelloni, in particolare con supporto alla Global Sumud Flotilla. Lo striscione più grande, affisso alla statua, recitava “Precz z izraelską okupacją” — letteralmente, “Abbasso l’occupazione israeliana”.

Rispetto alla manifestazione del 22 settembre a Bologna, questa poteva sembrare una riunione di condominio – senza voler sminuire l’importanza della partecipazione. Presenti camionette della polizia a presidio, che però non sono intervenute. Per le 19:15, la manifestazione era già dismessa.


SPAGNA – Siviglia

Gaia Marcone (qui il profilo autrice): Le tre manifestazioni dedicate all’appoggio del popolo palestinese tenutesi nella capitale andalusa si sono concluse oggi, sabato 4 ottobre. Le prime due si sono tenute giovedì 2: una alle 12:00, gestita dagli universitari, e una generale alle 20:00. Sono riuscita a partecipare solo a quella serale, perché nella giornata di giovedì nessuno aveva indetto uno sciopero generale, ma solo di istituti e facoltà.

La prima ora e mezza della manifestazione indetta per le 20:00 è stata di concentramento e presidio presso la Setas di Siviglia, uno dei luoghi più caratteristici della città. La polizia era presente, ma non in grande numero, e si è tenuta per lo più in disparte, chiedendo solo di lasciare libero un passaggio sulle scalinate per i turisti. Erano presenti le televisioni locali, fotografi e giornalisti. Il clima si è mantenuto pacifico per tutta la durata della manifestazione.

Si sono visti numerosi interventi, letture di poesie e manifesti, si è parlato dell’importanza della Flotilla e dell’assenza di sanzioni verso Israele. Tutto ciò intermezzato dalla ripetizione corale degli slogan: “Desde el rio hasta el mar, Palestina vencerá”, “No es una guerra, es un genocidio”, “Los niños de Gaza no son una amenaza”. Non mi vergogno ad ammettere di aver pianto per la maggior parte del tempo.

La manifestazione di oggi, sabato 4, è stata un corteo con inizio a Calle San José Lagullo e termine a Prado de San Sebastián. Anche in questa occasione la polizia non era particolarmente presente e il clima è rimasto estremamente pacifico. L’utilizzo della cultura come arma contro il genocidio è chiave per gli organizzatori: anche oggi vi sono stati interventi di artisti, canzoni e letture di testi.

Unico tasto dolente, comune a tutte e tre le manifestazioni, è stata un’affluenza non numerosa. Mi sarei aspettata le strade ricolme di persone, ma così non è stato. Gli organizzatori contano più di mille partecipanti, ma per una capitale europea non sembra abbastanza.

Redazione di Giovani Reporter
(Ludovica Accardi, Federica Corso, Riccardo Minichella, Martino Giannone, Federica Lainati, Alice La Morella, Isabella Merli e Gaia Marcone)

(In copertina immagine di Domenica Laurenzano/Giovani Reporter)

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