Icona di eleganza e minimalismo, il re della moda si è spento a 91 anni a Milano il 4 settembre 2025, lasciando un vuoto incolmabile nell’industria. Giorgio Armani, che ha reso la moda italiana invidiabile agli occhi del mondo intero, non verrà mai dimenticato per aver valorizzato la semplicità remando contro gli sfarzi di ciò che era considerato lusso.
Ritratto di “re Giorgio”
A dare la notizia della sua scomparsa, un comunicato stampa diffuso dal Gruppo Armani dove si annuncia che il funerale si svolgerà il prossimo lunedì 8 settembre a Milano in forma privata, come espressamente richiesto dallo stilista.
Il “signor Armani” aveva appena compiuto 91 anni, lo scorso 13 luglio, nel pieno di un’estate complicata a causa delle sue condizioni di salute che hanno cominciato ad aggravarsi sempre di più.
In molti avevano cominciato a sospettare che qualcosa non andasse, quando per la prima volta nella storia della sua lunga carriera il padre della moda italiana non aveva presenziato alle sfilate maschili di Milano e a quella della collezione Giorgio Armani Privé a Parigi, sebbene abbia continuato a lavorare dietro le quinte fino alla fine.

Giorgio Armani è nato a Piacenza nel 1934, dove si è iscritto in un primo momento alla facoltà di medicina. Resosi conto che quella non era la strada giusta per lui, si trasferì per lavorare come vetrinista presso la Rinascente di Milano. Qui, nel 1965, venne notato da Nino Cerutti, che lo scelse per ridisegnare la confezione di Hitman, la sua azienda, dove lavorò per i sette anni successivi.
Esattamente 50 anni fa “re Giorgio”, assieme al suo socio e compagno Sergio Galeotti, fondava la maison Giorgio Armani S.p.A., azienda che oggi rappresenta uno dei colossi della moda italiana nel mondo, con ricavi per oltre 2,3 miliardi di euro, e che ha rivoluzionato completamente il mondo della moda.
La sua creatività tuttavia non si limitò all’abbigliamento. In breve tempo lo stilista espanse il suo impero a linee come Emporio Armani, Armani Exchange e Armani Hotels, coinvolgendo non solo accessori quali occhiali e profumi, ma anche hotel, ristoranti, caffè e bar: un vero e proprio business creato sotto la stessa concezione di eleganza.
La nuova moda firmata Giorgio Armani
Negli anni ‘80 Giorgio Armani riscrisse le regole del gioco, trasformando un capo in un simbolo di emancipazione. È lui infatti a introdurre la giacca e il tailleur nei guardaroba femminili, a dimostrazione del fatto che uomini e donne possano esprimere lo stesso concetto di eleganza andando oltre gli stereotipi e i ruoli di genere.
Armani amava l’idea di donna piena di personalità, ben lontana dall’essere volgare, e capace di sfidare l’uomo senza mai imitarlo. La sua prima musa fu Antonia Dell’Atte, scelta personalmente dallo stilista: una donna indipendente, dai capelli corti, senza timore di esprimere apertamente quello che pensava.
Con lei, Armani costruisce l’immagine di una nuova femminilità, consapevole e libera.

È proprio da questo concetto che, nel 1975, nasce l’intuizione destinata a rivoluzionare la moda italiana e internazionale: l’introduzione del tailleur pantalone all’interno dell’armadio femminile.
Partendo dallo studio delle persone comuni e della loro postura, Armani intercettava l’esigenza di un nuovo tipo di completo. Così, decise di alleggerire la giacca classica dalle imbottiture, così da renderla più fluida e meno rigida rispetto a quella realizzata in atelier. Simbolo di una mascolinità più fluida che rivoluzionò la moda della donna italiana.
Semplicità, finezza e sobrietà
Precursore dell’età del minimalismo, negli stessi anni Armani battezzò anche una nuova nuance, il greige, il colore-non colore che diventò a breve la firma del marchio: una tonalità elegantissima ma sicuramente meno austera del classico completo nero o blu, più sobrio e sofisticato.
Celebre anche il suo cappotto cammello fluido, mai imponente o troppo vistoso, o il completo bianco total look che approda alla moda di tutti i giorni, fino al pigiama di seta maschile trasformato inaspettatamente in capo da sera, a dimostrazione della visione rivoluzionaria che caratterizzava lo genio piacentino, capace di vedere lo stile anche dove nessuno lo cercava.
Per Armani, l’eleganza non si limitava all’abito firmato, ma risiedeva soprattutto nel modo in cui esso veniva indossato.
Una donna stupida con un bel vestito rimane una donna stupida (o un uomo), una donna intelligente con un brutto vestito può anche allontanarti in un primo momento, poi quando scopri che è intelligente il vestito non esiste più.
Giorgio Armani (il video)
Semplicità, finezza e sobrietà sono senza dubbio i tratti distintivi del suo stile, parecchio lontani dagli eccessi delle fugaci mode stagionali.
Il sodalizio con Hollywood e l’amore per lo sport
Nel corso della sua carriera, Giorgio Armani ha saputo combinare moda, sport, cinema e contesti sociali, e ha reso l’abito un protagonista universale. Ha sempre riconosciuto l’importanza del ruolo del costume nel creare e rendere riconoscibile un’identità individuale e collettiva, facendo dell’estetica strategia.
I suoi abiti hanno vestito le più grandi star del cinema, teatro e musica, influenzando l’immaginario glamour degli anni ‘80 e ‘90.
L’apice del suo successo la tocca grazie alla collaborazione con il cinema di Hollywood, in particolare dalla partecipazione del film American Gigolò (1980), dove fa conoscere al mondo la giacca destrutturata indossata da un all’epoca sconosciuto Richard Gere, fino ad arrivare alla creazione del tailleur ideato per Julia Roberts in occasione della notte degli Oscar del 1990.

Da sempre anche grande appassionato di sport, l’impero EA7 ha vestito atleti di ogni disciplina, dal basket, al calcio, al tennis e allo sci. Lo stilista ha ideato anche diverse divise per squadre calcistiche: quella della sua città d’origine, il Piacenza, è stata la prima a godere della sua firma sul campo. Per poi passare ad occuparsi del Napoli e dell’Inghilterra ai mondiali del 2006, fino ad arrivare alla creazione delle divise indossate dagli atleti italiani alle Olimpiadi del 2012.
Giorgio Armani per una moda ecosostenibile
L’azienda Armani ha da sempre abbracciato un concetto di moda basato sul rispetto per l’ambiente e sulla durabilità del capo, sebbene l’impegno verso la sostenibilità ambientale sia aumentato significativamente negli ultimi anni, con iniziative concrete volte a ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera produttiva.
“Soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” è l’imperativo del marchio italiano. Creare capi che durino e si conservino nel tempo, al fine di impegnarsi contro la moda del fast fashion che sta prendendo sempre più spazio nei nostri guardaroba.
Nel 2001, lo stilista fonda la Fondazione Giorgio Armani, che ha il fine di promuovere progetti di tutela ambientale, oltre che dimostrare anche una forte sensibilità sul tema del cruelty-free-fashion, bandendo l’uso di pellicce animali dalle sue collezioni. Il marchio ha prediletto progetti ecologici, attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per ridurre gli sprechi produttivi e la scelta di materiali ecosostenibili, come ad esempio il cotone biologico certificato GOTS e la lana rigenerata.
Dal 2023 ogni capo della linea “Sustainable Collection” è dotato di un QR code che permette ai clienti di accedere a informazioni sulla provenienza dei materiali impiegati, sui processi produttivi e sulle certificazioni ottenute. Giorgio Armani promuove inoltre l’upcycling, ossia il riciclo dei materiali, adottando un approccio zero sprechi.
Per dimostrare il suo impegno nella sostenibilità, la Giorgio Armani fornisce periodicamente un Sustainability Report che presenta i risultati ottenuti: nel 2024 il brand ha già ridotto del 47% le emissioni di CO2 Scope 1 e 2 rispetto al 2019. Il prossimo obiettivo è quello di raggiungere il -50% entro il 2030.
Un messaggio da indossare
Il lavoro di Giorgio Armani andava oltre il solo disegno degli abiti: era interessato al cuore delle persone e a far parlare le sue creazioni, rendendo la moda un sistema di valori senza tempo; per questo le sue passerelle raccontavano una storia che andava ben oltre l’abito indossato.
Senza la sua eleganza – tanto nell’abito quanto nell’animo – la moda italiana ad oggi non sarebbe sicuramente quella che conosciamo. Il suo contributo ha reso l’Italia un punto di riferimento globale, non solo nella moda, ma anche in termini di stili di vita.
Designer visionario, ha imposto nel mondo un nuovo concept di stile, sdoganando la figura femminile dalle costrizioni della moda tradizionale e donando a quella maschile una sconosciuta morbidezza, lontana dalla rigidità promossa in passato. Il suo approccio genderless era espressione di una ricerca in cui l’estetica non veniva mai separata dalla morale.
Armani ha fatto della semplicità il suo biglietto da visita e della sobrietà la sua firma inconfondibile. Linee pulite, toni neutri e nessuna ostentazione: il suo stile essenziale remava contro l’eccesso che all’epoca era spesso reputato sinonimo di lusso.
Per lui l’eleganza è da sempre ciò che è raffinato e senza tempo, mantra della sua intera carriera.

Lo ricorderemo per sempre con le sue stesse parole, che racchiudono l’essenza del suo pensiero:
L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare.
Giorgio Armani
Elena Menghi
(In copertina foto di Harper Bazaar)
