È stato approvato al Senato in prima deliberazione il Ddl costituzionale in materia di separazione delle carriere dei magistrati. I progetti di revisione costituzionale necessitano di una doppia deliberazione da parte di entrambe le camere con maggioranza assoluta, a distanza di almeno tre mesi l’una dall’altra; siamo dunque all’inizio dell’iter legislativo.
Cosa prevede il Ddl sulla separazione delle carriere
Il disegno di legge prevede la modifica della Costituzione agli articoli da 102 a 110, relativi all’ordinamento giudiziario.
Tre sono i suoi obiettivi: l’introduzione di due diversi Consigli Superiori della Magistratura, uno per quella giudicante e uno per quella requirente; la modifica del sistema elettivo degli stessi; e la creazione di un’Alta Corte che si occupi della giurisdizione disciplinare.
Ad oggi esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura, che si occupa, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, di tutte le attività relative alle carriere dei magistrati: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.
Il Consiglio è presieduto dal Presidente della Repubblica – ragione per cui si prevede anche una modifica all’articolo 87 della Costituzione sui poteri del Capo di Stato. Ne fanno poi parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione.
Gli altri membri sono attualmente eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo da Camera e Senato tra avvocati con più di quindici anni di servizio e professori ordinari in materie giuridiche.

Come anticipato, il progetto mira a creare due Consigli: uno per la magistratura giudicante – i giudici – e uno per la magistratura requirente – i pubblici ministeri, che rappresentano la pubblica accusa nel processo penale.
Sarebbero entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica; il primo presidente farebbe parte del Consiglio superiore della magistratura giudicante, mentre il procuratore generale di quello della magistratura requirente.
Gli altri membri sarebbero estratti a sorte, per due terzi rispettivamente tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti, e per un terzo da un elenco di professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio. Il Parlamento compilerebbe tale elenco in seduta comune entro sei mesi dall’insediamento.
Infine, il disegno di legge vuole introdurre un’Alta Corte che si occupi solo della giurisdizione disciplinare: dunque, tutti gli altri aspetti relativi alle carriere dei magistrati rimarrebbero di competenza dei Csm.
L’Alta Corte sarebbe composta da quindici giudici: tre sarebbero nominati dal Presidente della Repubblica, mentre gli altri verrebbero estratti a sorte. La formazione comprenderebbe professori ordinari in materie giuridiche, avvocati con almeno vent’anni di esercizio, magistrati giudicanti e requirenti.
Ad oggi i provvedimenti disciplinari emessi dal Csm sono impugnabili di fronte alla Corte di Cassazione. Con la revisione, i provvedimenti emessi dall’Alta Corte sarebbero impugnabili di fronte alla Corte stessa, che giudicherebbe senza la partecipazione dei giudici che avevano emesso il provvedimento impugnato.
Perché si vogliono separare le carriere dei magistrati?
La discussione in materia ha una storia ultratrentennale. I suoi primi germogli si possono già ravvisare nella Riforma Vassalli del 1989, che introdusse il nostro attuale codice di procedura penale.
Si trattò di un massiccio intervento legislativo volto a porre le basi per il processo di matrice accusatoria, rinunciando al processo inquisitorio precedente.
Semplificando, possiamo dire che il processo accusatorio mira a tutelare i principi corollari del giusto processo, largamente inteso: dunque, l’equidistanza sostanziale del giudice dalle parti, il principio del contraddittorio per la formazione della prova, e una maggiore parità delle armi tra accusa e difesa.
La discussione in merito alla separazione delle carriere dei magistrati si inserisce in un progetto più ampio, che intende dare maggiore struttura alle garanzie cui hanno diritto l’indagato prima e l’imputato poi.
Si ritiene che l’appartenenza del magistrato requirente e di quello giudicante allo stesso organo, e la conseguente stretta relazione tra i due, possano costituire, in qualche modo, un condizionamento per il giudice. Quest’ultimo sarebbe infatti portato a sentire una maggiore vicinanza con la pubblica accusa a svantaggio della difesa, e ciò costituirebbe un vulnus ai principi di terzietà e imparzialità.
Per quanto riguarda il Csm, si tratta dell’organo di autogoverno della magistratura istituito a garanzia dell’indipendenza della stessa dagli altri poteri dello Stato. Come dicevamo, il Consiglio, ad oggi, si occupa anche dei provvedimenti disciplinari. I promotori della revisione costituzionale, tuttavia, ritengono che l’obiettività delle valutazioni sia intaccata dalle dinamiche di potere interne all’organo, nonché dalle correnti politiche che si creano come conseguenza del sistema elettivo utilizzato. Questa è anche la motivazione alla base della scelta del sorteggio, prevista nel disegno di legge, per la composizione dei nuovi Csm.
In sintesi, l’obiettivo principale della riforma è quello di rafforzare l’equidistanza delle parti dal giudice, a beneficio delle garanzie dell’imputato, nel rispetto dei principi generali del processo penale di stampo accusatorio voluto dalla Riforma Vassalli.
La posizione del Csm
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha emesso un parere molto strutturato sul disegno di legge costituzionale, esprimendo diverse perplessità.
In primo luogo, il Consiglio mette in dubbio che esista un pregiudizio dei principi del giusto processo dato da una ragione psicologica. Ad ogni modo, argomenta, non si comprende come la separazione delle carriere possa costituire un rimedio, dal momento che la natura dell’accusa rimarrebbe pubblica e i magistrati continuerebbero a far parte dello stesso ordine giudiziario.
In merito al sorteggio, la Relazione illustrativa del disegno di legge spiega che è volto a superare le logiche legate alla competizione elettorale. Il Consiglio evidenzia come i magistrati perderebbero la facoltà di scegliere consapevolmente coloro che saranno chiamati a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Inoltre, ricorda che sia la dottrina che la giurisprudenza costituzionale hanno sempre ritenuto opportuno conservare un pluralismo ideale e culturale interno al Consiglio, esigenza del tutto ignorata dal disegno riformatore.
Da ultimo, per quanto riguarda l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, il Csm intravede un vulnus al principio dell’autogoverno della Magistratura, che ne uscirebbe evidentemente indebolito.
Il dibattito politico
Le forze politiche di centro-sinistra hanno criticato con forza la proposta di revisione. Sostengono che la riforma porterà a un assoggettamento dei pubblici ministeri al potere esecutivo, facendo venire meno l’indipendenza dell’organo. Temono, dunque, una deriva autoritaria.
Dall’altro lato, le forze di maggioranza hanno tributato la riforma a Silvio Berlusconi, il più noto detrattore della Magistratura, nonché abilissimo evasore della responsabilità penale. Inoltre, Salvini ha posto l’accento anche sulla necessità di introdurre la responsabilità civile dei magistrati.

Da una parte, è evidente la strumentalizzazione politica del dibattito su questo tema da parte di alcuni partiti che arbitrariamente gridano al rischio per la tenuta democratica del Paese. Dall’altra, una riforma che dovrebbe avere le sue radici nella garanzia del giusto processo diventa uno strumento volto a colpire la Magistratura, in accordo con la postura che le forze di destra hanno sempre adottato.
I pesi e contrappesi interni a un ordinamento democratico rappresentano un equilibrio prezioso; dunque, sarebbe forse più utile adottare uno sguardo critico e riflessivo, piuttosto che uno apoditticamente determinato dalla fazione politica di appartenenza.
Sara Nizza
(In copertina, foto di Roberto Monaldo/LaPresse)
Per approfondire il tema di questo ddl, leggi anche Referendum giustizia 2022 – Guida ai cinque quesiti referendari di Sara Nizza, e in particolare il commento al terzo quesito, dedicato proprio alla separazione delle carriere dei magistrati.
