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“Grazie Marconi!”, dalle telecomunicazioni alla telemedicina – Intervista a Umberto Fiorelli e Donatella Allegro

Grazie Marconi

La scienza è l’unica vera garanzia per il futuro”: così si è concluso l’evento del 17 ottobre Grazie Marconi!, una serata speciale dedicata all’inventore a cura dei Dipartimenti di Scienze Mediche e Chirurgiche e di Ingegneria dell’Università di Bologna. Attraverso un’intervista ‘impossibile’ all’interno di un immaginario studio televisivo, gli attori Umberto Fiorelli e Donatella Allegro hanno ripercorso le tappe fondamentali della vita dello scienziato italiano Guglielmo Marconi. Nel corso della serata, che ha avuto luogo presso l’Oratorio San Filippo Neri (Bologna), abbiamo avuto l’opportunità di intervistarli.


Carlotta Bertinelli: La scelta di portare in scena un’intervista impossibile con Guglielmo Marconi è particolarmente suggestiva, considerando che il format stesso è strettamente legato alla radiocomunicazione, una delle sue principali invenzioni. Pensate che questo dialogo immaginario tra passato e presente rispecchi, in qualche modo, l’idea stessa di connessione che Marconi ha reso possibile con le sue scoperte?

Umberto Fiorelli: Il format dell’intervista è contemporaneamente efficace anacronistico: forse un po’ retrò, perché al giorno d’oggi i tempi di fruizione sono cambiati molto. In realtà, nello spettacolo, lo stesso Marconi ammette di non apprezzare l’ascolto di una lunga intervista perché lui, in quanto inventore, si dilettava molto di più nella costruzione di un contenitore piuttosto che di un contenuto.

Da un certo punto di vista, i concetti di intervista connessione dell’inventore possono essere collegati. Certo, i canoni comunicativi degli anni ’70 sono molto diversi da quelli dell’informazione attuale: il cambiamento è avvenuto non tanto nel contesto del format, quanto più nei fruitori, che forse faticherebbero a digerire un’intervista di questo tipo. Che infatti non è stata trasmessa in televisione, ma presentata in uno spettacolo teatrale.

Donatella Allegro: La risposta è sì [lo spettacolo rispecchia l’idea di connessione di Marconi, ndr], ma devo anche dire che non ho meriti rispetto a questa scelta. È stata un’intuizione dello scrittore Claudio Cumani che, quando mi ha presentato il testo dello spettacolo Grazie Marconi!, ha esposto proprio questo ragionamento. Il suo scopo e quello dell’Università, che ha fortemente voluto la serata, era proprio di trasmettere, in maniera divertente, una grande stratificazione di contenuti: il racconto della vita di Marconi in occasione del suo centenario, un focus sulle sue invenzioni e sul suo legame con l’Italia e gli Stati Uniti.

Lo spettacolo vuole raccontare le sue scoperte e spiegarne l’evoluzione nel mondo moderno attraverso una serie di connessioni nascoste: riferimenti musicali, ma anche battute e ammiccamenti che, in maniera più velata, possono legarsi a contenuti molto profondi.

Grazie Marconi!
Donatella Allegro (Foto da: Donatella Allegro).

C.B.: Lo spettacolo Grazie Marconi! si inserisce nella rassegna Classici antichi e nuovi, un progetto che estende il concetto di ‘classico’ a figure come Marconi e altri innovatori importanti. In questo contesto, secondo voi quanto è importante considerare scienza e tecnologia come parti integranti del nostro patrimonio culturale classico?

U.F.: La definizione di classico, nell’immaginario comune, è legata al movimento culturale dell’Umanesimo. A mio avviso, però, ‘classico’ si può intendere anche qualcosa o qualcuno che sopravvive al tempo. Lo vediamo nelle opere teatrali, in cui consideriamo Shakespeare, Molière e Pirandello dei classici perché, raccontando il loro tempo, parlano però di archetipivalori tematiche che travalicano i confini della loro epoca e arrivano in quella moderna, in cui sono ancora comprensibili. La capacità di Marconi di diventare un classico con il discorso scientifico non è limitata soltanto al fatto che ha scoperto qualcosa che si pone alla base di tecnologie che ancora utilizziamo. È stato il suo atteggiamento e il fatto che lui non sia stato un accademico (non frequentò mai l’università) a spingerlo verso una grande curiosità dettata dalla voglia di fare.

Pensiamo ad un concetto contemporaneo come quello di startup, che si fonda sulla stessa curiosità e volontà di sapere di cui Marconi rappresenta uno degli iniziatori. Infatti, oltre ad essere stato un eccellente inventore, Marconi è stato soprattutto un outsider, una figura che è riuscita a raggiungere il successo e a compiere azioni che hanno rivoluzionato il mondo senza alcun tipo di aiuto.

In questo senso, la sua storia è un classico: Marconi ha fatto una scoperta che ha influenzato per sempre l’umanità intera, e lo ha fatto senza avere una formazione tradizionale. In qualche modo, è un personaggio da romanzo.

D.A.: Io ho una formazione prettamente umanistica e ammetto di essermi interrogata poco, nella parte più giovanile della mia vita, rispetto a tutte le materie scientifiche. Chiaramente il concetto è un po’ diverso: oggi mi rendo conto di quanto tutti i saperi siano collegati tra loro, e sono convinta che sia molto saggio, anche da parte di chi organizza eventi come quello di oggi, cominciare a includere nei classici anche tutta la parte scientifica.

Figure come Marconi ci insegnano che la scoperta è una cosa meravigliosa, e dividere i saperi in varie nicchie scollegate e autonome non gioverebbe a nessuno. Questa rigida distinzione è soltanto un concetto moderno, e non era così forte per gli antichi, che per esempio integravano la filosofia all’astronomia, considerandole entrambe arti.


C.B.: Lo spettacolo celebra il 150° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi, e la sua eredità scientifica e tecnologica continua a vivere. Qual è, secondo voi, il messaggio principale che il pubblico dovrebbe portare a casa dopo aver assistito a Grazie Marconi! riguardo all’importanza della ricerca e dell’innovazione nel mondo contemporaneo?

Grazie Marconi!
Umberto Fiorelli (Foto: Teatro del Navile).

U.F.: Io sono convinto che una grande intuizione o una grande idea non siano sufficienti ad ottenere qualcosa. Non è il talento che ci porta i risultati, bensì il duro lavoro; ma questo è un concetto che al giorno d’oggi è difficile concepire. Molte persone hanno successo (economico, sociale e così via) anche senza intraprendere un lavoro di fatica, ma solo perché hanno trovato solo il ‘canale giusto’.

Marconi invece ha lavorato tanto, è stato più un imprenditore che un inventore. Non è stato l’unico a fare questa cosa, ma è stato l’unico a metterla a frutto: ha costruito un’impresa privata, ha imparato a fare i conti, a difendere i suoi brevetti, a collaborare, e ha fatto tutto ciò in anni controversi come quelli del Fascismo.

Il pubblico deve portare a casa la consapevolezza dell’importanza della curiosità e del lavoro, perché sono questi i valori che portano ai risultati. Se è vero che tutti possono fare tutto, bisogna aggiungere che il successo passa sempre attraverso la fatica.

Un altro elemento fondamentale è la visione: Marconi mirava a qualcosa di più grande, voleva cambiare il mondo e lo ha effettivamente fatto, rendendo disponibili tecnologie che al tempo parevano irraggiungibili.

D.A.: Io sono convinta che la gente che va a teatro, o almeno la gente che è qui stasera, abbia già una forte consapevolezza riguardo l’importanza della ricerca e di tutte le applicazioni tecniche, anche quelle che sembrano più futili. Ciò che mi ha colpito in questo spettacolo, e che quindi spero colpisca anche il pubblico, è stato l’intreccio: a questa serata hanno lavorato quattro diversi dipartimenti universitari e una società che si occupa di spettacolo, in un luogo storico come il San Filippo Neri. Ricordare la figura di Marconi è l’occasione, per tutti noi che facciamo mestieri diversi, di incontrarsi e creare qualcosa di comune, che metta insieme più pensieri e si faccia divulgativo. Spero che lo spettacolo sia riuscito a trasmettere questo concetto.

(In copertina, immagine di Guglielmo Marconi)


Grazie Marconi!, dalle telecomunicazioni alla telemedicina – Intervista a Umberto Fiorelli e Donatella Allegro è un’intervista a cura di Carlotta Bertinelli. Clicca qui per leggere altri articoli dell’autrice.


L’intervista a Umberto Fiorelli e Donatella Allegro è stata organizzata in collaborazione con l’Oratorio San Filippo Neri

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