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“Chick lit” – La femminilità autentica oltre le copertine rosa

Chick lit

Nonostante il nome un po’ canzonatorio, il genere letterario “chick lit” (“letteratura per pollastrelle”), nato negli anni ’90 dalle penne di scrittrici inglesi e statunitensi, affonda le proprie radici in classici austeniani come “Emma” (1815) e “Orgoglio e pregiudizio” (1813) e, in fondo, non è così frivolo come sembra…


Le tematiche chick lit

Il pubblico di “pollastrelle” a cui il genere chick lit si rivolge è quasi sempre composto da giovani donne che vivono in una metropoli vivace con grandi obiettivi professionali da raggiungere.

Tuttavia, le protagoniste di questi romanzi sono tutt’altro che irriducibili supereroine impegnate nella scalata al successo: spesso e volentieri, infatti, vivono in appartamenti che cadono a pezzi, fanno fatica ad arrivare a fine mese e le loro vite sentimentali sono costellate da disavventure.

Insomma, le loro storie riflettono le sfide e gli incidenti di percorso che molte donne occidentali devono affrontare nella propria vita quotidiana. Per usare il termine inglese, sono storie relatable, in cui è facile identificarsi.

La forza di questo genere letterario, infatti, sta proprio nel presentare questioni profonde e universali con leggerezza e ironia. Ciò permette al lettore di riflettere su temi come l’indipendenza femminile, le relazioni sociali e sentimentali, la percezione di sé e del proprio corpo, fino ad arrivare alla maternità e alle complesse dinamiche familiari.

“I Love Shopping” (2000) di Sophie Kinsella

In una Londra che fa l’occhiolino all’aristocrazia, Becky Bloomwood, giornalista per una prestigiosa rivista locale, dirige una rubrica in cui suggerisce ai suoi lettori come risparmiare approfittando delle offerte più vantaggiose.

Peccato che il suo stesso conto corrente sia perennemente in rosso, a causa della sua patologica ossessione per lo shopping.

Becky è alle prese con i primi ostacoli della vita adulta: oltre a dover mettere ordine nelle proprie finanze, infatti, tenterà anche di risanare il rapporto con i propri genitori, tutt’altro che sincero e trasparente.

Chick lit
Copertina di I love shopping di Sophie Kinsella. Immagine: Oscar Mondadori.

“Il diario di Bridget Jones” (1995) di Helen Fielding

La trentenne Bridget Jones scrive un diario in cui tiene nota di tutti suoi prossimi obiettivi, come il desiderio di smettere di fumare e di perdere peso.

Circondata dal suo fedele gruppo di amici e da una famiglia bizzarra, la protagonista è chiamata ad affrontare molteplici sfide: accettare un corpo che non risponde ai canoni estetici della società, sostenere un cambiamento lavorativo e chiudere un rapporto tossico che la rende infelice e insicura.

Come una moderna Elizabeth Bennet della porta accanto, alla fine anche Bridget riuscirà a trovare il suo Mr. Darcy e, cosa più importante, il suo posto nel mondo.

Da questo libro è stato tratto l’omonimo e celeberrimo film del 2001 diretto dalla regista Sharon Maguire, che annovera nel suo cast, accanto a Renée Zellweger nei panni della protagonista, anche Colin Firth (Mark Darcy) e Hugh Grant (Daniel Cleaver).

“Sex And The City” (1997) di Candace Bushnell

Ispirato all’omonima rubrica curata dall’autrice per il New York Observer, il libro dirige i riflettori sulla vita cosmopolita di New York City e sulle avventure e disavventure sessuali delle protagoniste.

In particolare, spicca il ruolo di Carrie, aspirante scrittrice con una passione per le Louboutin e gli uomini impossibili, sempre circondata da un gruppo di amiche che le offrono conforto e sostegno.

Il felice esordio di Candace Bushnell, oltre a presentarsi come il racconto di una sincera e pura – benché imperfetta – amicizia tra donne, è soprattutto uno spaccato sulla sessualità femminile, affrontata in modo giocoso e senza tabù.

Sarah Jessica Parker Chick Lit
Sarah Jessica Parker nella serie tv Sex and the City (1998 – 2004).

Anche questo libro ha ispirato un’omonima serie tv (1998 – 2004) diretta da Darren Star, dove Sarah Jessica Parker recita nel ruolo della protagonista assoluta, Carrie Bradshaw.

“Il diavolo veste Prada” (2003) di Lauren Weisberger

Andrea, giovane neolaureata col sogno di diventare scrittrice, viene assunta come assistente di Anna Wintour, tremenda direttrice di una famosissima rivista di moda.

In un percorso di alienazione nel lavoro e ritrovamento della propria identità, la protagonista si ritroverà a mettere in discussione valori, comportamenti e aspirazioni professionali, passando, talvolta, anche attraverso la compromissione della propria morale.

Evidenti sono, purtroppo, i riferimenti alla diet culture: si sottintende che Andrea sia in sovrappeso, nonostante sia una ragazza con un corpo normalissimo.

Anche da questo libro è stato tratto nel 2006 l’omonimo e famosissimo film, diretto da David Frankel, che vede nel suo cast star del calibro di Anne Hathaway e Meryl Streep.

Un genere per pensare a una femminilità autentica

Le trame di questi romanzi seguono le peripezie e le storie di crescita personale di personaggi assolutamente realistici, presentati nella genuinità delle loro contraddizioni e debolezze: una sfavillante carriera professionale non mette al riparo dalle insicurezze veicolate dal confronto con la propria immagine (anche una dirigente d’azienda può non piacersi in un paio di jeans); l’indipendenza non protegge dalle ferite d’amore; rendere fiera la propria famiglia non sempre garantisce un rapporto sano e sereno con i propri genitori.

La chick lit, che ha conosciuto una notevole crescita editoriale negli ultimi anni, deve il suo successo non solo ai personaggi iconici che hanno fatto la fortuna del genere, ma anche alla capacità delle sue autrici di raccontare conflitti interiori, fragilità emotive e senso di inadeguatezza con tono spensierato e umoristico.

Sono opere che imbastiscono una prospettiva nuova ed estremamente autentica sulla femminilità moderna e contemporanea, per mettere a nudo incertezze e aspirazioni nascoste nelle pieghe del quotidiano delle loro protagoniste.

In altre parole, abbandonano la tendenza a raccontare un’esistenza femminile ancora frammentata in una dicotomia dove il desiderio di essere amate e quello di fare carriera appaiono inconciliabili: come ci insegnano Carrie, Bridget, Becky e Andrea, si può maturare in ogni ambito della vita senza dover essere perfette in nessuno di essi.

Maria Teresa Luordo

(In copertina, foto tratta dal film Il diavolo veste Prada, 2006)

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