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Andare, perdersi e tornare – Intervista a Valentina Mira

Valentina Mira

Valentina Mira è l’autrice di Dalla stessa parte mi troverai (SEM, 2024), libro candidato al Premio Strega 2024. Alice Nanni ha avuto l’opportunità di porle alcune domande sui temi chiave del romanzo, dal fascismo al problema delle carceri.


Alice Nanni: Lei è nata e vissuta a Roma, una città che anche io sto iniziando a conoscere; teatro del passato, del presente e del futuro dell’Italia. Quanta Roma c’è in lei e in ciò che scrive?

Valentina Mira: Una normale quantità, suppongo (ride, ndr). In realtà ogni tanto scappo da Roma (ho vissuto anche in altre città), e credo che fuggirò da lei anche nel prossimo libro.

È una città inconoscibile nella sua interezza, e quello che a molti autori affascina a me fa solo venire voglia di risolverne i problemi, pronunciare qualche non detto e prendere di mira qualche altare.


A.N.: Da scrittrice ha scelto di parlare della sua intimità, una cosa che penso sia sempre ardua, sia da fare che da fare bene. A volte, però, traslare in testo i sentimenti può essere anche catartico. Com’è stato confrontarsi con la scrittura in aspetti così privati? Cosa rappresenta questo libro per lei come Valentina Mira prima che come autrice?

V.M.: Quando si studia la scrittura autobiografica c’è una cosa da tenere a mente: in quella sincera il detto è solo la punta dell’iceberg. Se ci si permette di indagare la propria intimità in pubblico è perché ci sono tante altre profondità che si tengono per sé.

In questo libro, quindi, ciò che di me do in pasto agli altri è semplicemente un’intersezione tra la mia vita e le vite di tutti; quello che pensavo potesse essere utile mettere in comune. Non ho smanie di nudità, neanche nella scrittura.

Al contrario, ho l’ossessione di evitare ad altre di fare gli errori più gravi che ho fatto io (parlo naturalmente della relazione con la persona abusante di cui scrivo in Dalla stessa parte mi troverai).

Valentina Mira
La copertina di Dalla stessa parte mi troverai (SEM, 2024)

A.N.: Parlando di attualità, il libro ha colpito l’attenzione della politica, tra chi ha letto la nomina nella dozzina semi-finalista del Premio Strega come parte di un’agenda di sinistra per screditare il governo e chi ha sostenuto che lei è la “nuova Michela Murgia”. Un dibattito che, da potenzialmente letterario, è diventato qualcos’altro, sicuramente stimolato dalla sua citazione di Meloni. Se lo aspettava? Sente che questa reazione dall’alto sia effettivamente una prova di quello che il suo libro sta dicendo, che ha colto nel segno?

V.M.: Di Meloni, nel libro, ricordo quando nel 2008 mise una corona di fiori sulla croce celtica gigantesca di Acca Larentia: una cosa che non si doveva dire, perché è l’equivalente di un punto interrogativo, quello che incessantemente viene posto alla premier sul rapporto col fascismo. Alla luce dell’inchiesta di Fanpage sulle giovanili di FdI l’interrogativo è ancora più pressante.

Più che dibattito scatenato sul mio libro c’è stato un attacco congiunto dalla stampa di destra e da quella di estrema destra, con toni e contenuti di rara infamità, che hanno scatenato anche singoli neonazisti e le loro simpatiche minacce di morte. È un unicum che accada a un libro semifinalista allo Strega (come è un unicum che le stesse critiche provengano da politici del partito di governo e da movimenti neofascisti).


A.N.: Più volte ripete che un elemento chiave del fascismo e del suo esistere è l’ignoranza. Che accezione dà a questo termine, chi è “ignorante” per lei oggi in Italia e come l’ignoranza sta modellando i nostri tempi?

V.M.: L’ignoranza è un diritto e una normale condizione dell’essere umano; non si può conoscere tutto. Se il fascismo fosse diretta conseguenza dell’ignoranza lo si curerebbe coi libri, purtroppo non è così e sia in X (Fandango, 2021) che in Dalla stessa parte mi troverai racconto personaggi che fascisti lo sono, pur non essendo incolti.

Però leggere le cose giuste, quelle che sanno raddrizzare la visione perversa di un mondo al contrario, e incontrare le persone giuste può fare la differenza, ed è uno dei motivi per cui scrivo.


A.N.: La storia di Mario tocca in una certa misura il tema delle carceri che, se erano un problema negli anni ’80, non hanno certo smesso di esserlo ancora oggi. Come ha accennato, abbiamo ancora un numero di suicidi altissimo; il numero di minori è in costante crescita, anche in virtù delle leggi di inasprimento della pena, e da luoghi rieducativi secondo il modello Beccaria, le nostre carceri sono diventate luoghi di tortura e di punizione. La scelta di offrire un breve excursus nel capitolo “Animali in gabbia” rientra nella sua idea di scrittura come denuncia?

V.M.: Più che denuncia, che pur essendo laureata in Giurisprudenza non è una parola che mi sta simpatica, la mia è una scrittura che ama guardare dove la gente non vuole guardare e nominare le cose che la gente ha paura di nominare. Il rimosso.

Non c’è un rimosso più grande, forse, del carcere, e anche il nostro linguaggio lo rispecchia: cattivo viene dal latino captivus, prigioniero. Chi definisce chi è buono e cattivo, dunque? Non l’etica, ma il potere, lo Stato.

Il carcere è frutto di una visione binaria del mondo in cui si è buoni o cattivi, e i cattivi li teniamo separati da noi, e se muoiono per mano di quello stesso Stato che si autoattribuisce giustizia e bontà non vogliamo vederlo né occuparcene. Invece bisogna farlo.


A.N.: Nella mia recensione ho scritto che questo libro sa quasi di manifesto, ha una personalità originale che lo rende un misto tra denuncia e proposito. Qual è per lei l’intento del libro?

V.M.: Un parto tra due donne (Rossella Scarponi, la moglie di Mario, che mi ha raccontato tutta la storia, e me), di un uomo giusto di cui altri volevano cancellare la memoria. Ora appartiene a tutti, e benché non sia stato indolore: è stato.

Alice Nanni

(In copertina, Valentina Mira dalla Stampa)


Questa intervista a Valentina Mira, autrice di Dalla stessa parte mi troverai, fa parte della rassegna di Giovani Reporter in attesa del Premio Strega 2024. Per approfondire il tema, leggi la nostra recensione, a cura di Alice Nanni.

Premio Strega.
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