Cultura

“Storia dei miei soldi”, di Melissa Panarello – Se le tasche potessero parlare

Storia dei miei soldi Panarello

Ci sono storie che non si spiegano a parole. Questa si spiega attraverso i numeri. Con “Storia dei miei soldi” (Bompiani, 2024), candidato al Premio Strega 2024, Melissa Panarello ha portato all’attenzione del pubblico un altro tabù. Se con “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” (Bompiani, 2003) ha scandalizzato i lettori con il tabù del sesso, questa volta lo fa con quello del denaro – più nello specifico, il denaro in mano a una donna.


Ci hanno messo addosso quello che hanno voluto e noi li abbiamo lasciati fare” (p. 117)

Melissa, la narratrice di Storia dei miei soldi, alter-ego letterario – nemmeno troppo alter – di Melissa Panarello, fa un incontro che stravolgerà la sua vita: quello con Clara T., attrice che ha interpretato la protagonista nella trasposizione cinematografica della sua autobiografia erotica.

Un’apparizione che la colpisce fin da subito; infatti, Clara è appena stata aggredita in un bar e Melissa le si fa incontro con l’intenzione di aiutarla. Glielo si legge negli occhi: è una ragazza allo sbando, però più continua a parlarci e più ne è affascinata e, al contempo, inquietata.

La scrittrice capisce subito di avere a che fare con una persona spezzata dalla vita, che ha bisogno di essere salvata. Eppure, come emergerà meglio in seguito, Clara non vuole essere salvata.

Capivo quanto doveva essere importante per lei fare a meno di quella cosa che tutti si ostinano a chiamare dignità, e invece è solo la vergogna di mostrarsi vulnerabili.

Melissa Panarello, Storia dei miei soldi, p. 138.

Dopo il successo del film tratto dal primo romanzo dell’autrice, Clara T. – per assonanza con Melissa P., titolo del film di Guadagnino tratto da Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire – porta ormai addosso l’etichetta di sex symbol.

Una condanna, dato che da lì in avanti Lino, il padre del suo fidanzato nonché suo agente, le proporrà solo incarichi valutati in base alla sua immagine, considerandola tra l’altro un’‘attricetta’.

Nemmeno Clara sa più chi è: era troppo giovane quando Lino l’ha portata nel mondo della cinematografia, strappandola a una famiglia parca di affetti. Lei si affida ciecamente a lui, sia per i lavori sia per i pagamenti – delle continue frodi –, e la sua personalità diventa un collage di pezzi di vita altrui.

Storia dei miei soldi Panarello
Copertina di Storia dei miei soldi, edito da Bompiani.

Da quel primo ingaggio, la sua intera esistenza girerà intorno al denaro; però, non avendo mai imparato il loro valore o come gestirli, i soldi avranno infine la meglio su di lei.

“Un odore rancido, di infanzia andata a male” (p. 36)

In una famiglia dove gli avi sono morti annegati, i figli avranno paura del mare.

Melissa Panarello, Storia dei miei soldi, p. 25.

Gli sbagli, in una famiglia, sono spesso ereditari, così come i vizi e le paure. Secondo Clara, nella sua famiglia si aveva paura dell’amore, e infatti anche lei da adulta ne sarà spaventata.

Anzitutto, perché Clara è nata in una famiglia in guerra e “quando nasci in una famiglia in guerra ti chiedono subito da che parte stare” (p. 56). Lei ha scelto sua madre, perché era la più bisognosa: non lavorava ed era dipendente dal marito, implicato in affari loschi, che se ne andò di casa.

Un’altra paura ereditaria è quella dei soldi. Dai suoi genitori, Clara imparerà che se si compra con i propri soldi, allora non c’è bisogno di sentirsi in colpa se si rompe qualcosa. Occorre avere il controllo sul denaro, perché “chi paga ha sempre il controllo, chi è pagato non è mai libero” (p. 148).

Così, Clara diventerà incapace sia di amare che di gestire le proprie risorse. Questo perché è sempre stata sola, perché non si è mai resa conto di cosa possedeva e, di conseguenza, non è mai stata in grado di gestire tutto ciò.

A causa della madre è dovuta diventare grande quando era ancora piccola: non è mai stata viziata o coccolata; era lei a preoccuparsi, se desiderava qualcosa, del fatto che la madre avesse abbastanza soldi per procurarglielo. E, se i soldi non c’erano, non desiderava.

Sarà la madre stessa a sfruttare il ‘successo’ della figlia attraverso il ricatto morale: denigrandola per aver recitato in un film erotico, facendola sentire una poco di buono e un’ingrata per aver lasciato la famiglia, costringendola a passarle quote spropositate di denaro.

Clara accetta perché vuole, in qualche modo, l’approvazione di sua madre, ritornare nel suo grembo, essere amata, ricominciare dal principio.

Io non so spiegarti cosa si prova a essere figlia di una madre spietata, perché non ho mai saputo cosa si prova a essere figlia amata.

Melissa Panarello, Storia dei miei soldi, p. 166.

“Un dolore comune a tutte le persone che brillano ma vorrebbero scomparire (p. 96)

Clara è un’infelice. È il ‘soprammobile’ delle feste chiassose, l’invitato silenzioso alle cene, il falso artistico in un museo. È un ‘bel culo’ per i registi. Tutto qua, un’esistenza ridotta ai minimi termini.

E così, mentre tutti le danno della puttana, Clara soffre in silenzio perché quelle parole gettano luce, in realtà, sulla più grande mancanza della sua vita: il sesso, “Meno ne facevo e più ero troia. Erano bugie da cui dovevo e volevo difendermi” (p. 75).

Le sue relazioni sono lo specchio delle sue insicurezze e mancanze. Dapprima Trevor, il figlio di Lino, che la fa vivere “come una pezzente” nonostante tutti i loro soldi. Un amore che l’ha resa gelosa, possessiva, ma che fisicamente si era spento presto. E mentre lei voleva sempre di più da lui, lui diventava meno vitale e più chiuso in se stesso.

Avevamo poco più di vent’anni ed eravamo morti.

Melissa Panarello, Storia dei miei soldi, p. 87.

Ma il peggio arriva con la frequentazione di Pietro, in un momento in cui Clara si convince sempre di più che gli appellativi che le rivolgono abbiano un fondo di verità. O comunque, se questo è quello che pensa la gente, riflette, c’è poco da fare, quindi tanto vale darsi sul serio alla dissolutezza.

È così che comincia la loro relazione. In lei era forte “il desiderio della donna rifiutata che chiedeva e implorava di essere masticata, inghiottita, per stare un po’ dentro di lui ed essere, così, sua” (p. 113). E così come aveva dato i soldi a sua madre, ora li dava a Pietro per conquistare quell’amore che sapeva non avrebbe mai ricevuto. Lo comprava.

Melissa si rende conto di un fattore comune a queste relazioni infelici: la mancanza di bontà. La vita di Clara era costellata di legami dati dal ricatto, dal senso di rivalsa, dal potere. Ma nessuna delle sue relazioni aveva un briciolo di bontà.

Come con i soldi, era stata una questione di proporzioni e a un certo punto non era più riuscita ad amministrare a dovere le entrate e le uscite, che fossero in moneta o in sentimenti. Aveva preteso tutto e aveva perso tutto.

Melissa Panarello, Storia dei miei soldi, p. 152.

Non dovevo per forza uscire dall’acquario, ma almeno rendermi conto di esserci dentro (p. 120)

Non dimentichiamo che Clara ha interpretato il doppio dell’autrice nel film: forse la narratrice crede di poter imparare qualcosa da lei, in fondo sono state la stessa persona per qualche tempo. D’altra parte, Clara le affida la sua storia perché pensa che abbiano qualcosa in comune.

Con dure parole rivela che vede in entrambe la stessa fame di amore, sostiene che loro sono due mendicanti che desiderano solamente un futuro senza solitudine. E forse è proprio questa smania di amore che ha spinto entrambe a regalare il proprio corpo a un pubblico.

Melissa rimane spiazzata rendendosi conto che, di fronte a una persona a prima vista così fragile, quella in trappola è lei, con la sua vita apparentemente perfetta: marito, figli, casa, lavoro. Proprio come un pesce in un acquario, compie ogni giorno la stessa traiettoria migliaia di volte, “fa avanti e indietro felice spostando sassolini, entrando e uscendo da una piccola anfora in resina” (p. 120).

Melissa Panarello. Foto: Elle.

Al contrario, Clara ha cambiato strada innumerevoli volte, ha sofferto innumerevoli volte, ha perso più volte di quante si possa immaginare, e continuerà a farlo. In qualche modo, Clara è specchio deformante della sua biografa.

Ero sempre stata convinta che quella rotta fosse lei, lei quella bisognosa. L’abisso è stato scoprire che forse non era così.

Melissa Panarello, Storia dei miei soldi, p. 120.

I numeri smisero di essere aritmetica e cominciarono a essere una storia (p. 83)

Ci sono storie che non si spiegano a parole. Questa si spiega attraverso i numeri. Melissa Panarello ha portato all’attenzione del pubblico un altro tabù. Se con Cento colpi di spazzola ha scandalizzato i lettori con il tabù del sesso, stavolta lo ha fatto con quello del denaro – più nello specifico, il denaro in mano a una donna –, un tabù più subdolo e sottile perché si traveste da argomento sdoganato, quando invece non lo è.

Come dice Clara, è negli estratti conto che si trovano le vere storie della gente, e infatti anche lei a un certo punto affida alla scrittrice i suoi per permetterle di ricostruire meglio i movimenti della propria vita. Per comprendere la storia di chiunque basta far caso al denaro prestato, ricevuto, sperperato, donato.

Come dice Melissa Panarello, è tutta una questione di proporzioni. Per stabilire un’analisi da profiler, cruda e veritiera, dell’esistenza di qualcuno occorre, dunque, fargli i conti in tasca. Quello dei soldi è un espediente letterario del tutto originale, un prisma che permette di vedere molti quadranti diversi.

La storia di Clara è efficace e toccante perché schietta: la miseria raccontata da una miserabile che non si compiange, ma arriva lucidamente al fondo del suo male. La storia di una donna che è diventata essa stessa moneta, nata fra i soldi e dai soldi condannata per sempre.

Blu Di Marco

(In copertina, immagine di Joel Naren su Unsplash)


Questa recensione di Storia dei miei soldi, di Melissa Panarello, fa parte della rassegna di Giovani Reporter in attesa del Premio Strega 2024.

Premio Strega.
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