Cronaca

Che mossa è stata ‘oscurare Scurati’ in Rai?

Scurati censura Rai

Nella giornata di ieri si è tanto parlato della cancellazione del monologo sul 25 aprile che lo scrittore Antonio Scurati avrebbe dovuto tenere nel programma Chesarà, in onda su Rai 3. Anche in questo caso – come in recenti casi di censura in Rai – ‘oscurare Scurati’ nel servizio pubblico non ha fatto altro che portare ancora più alla luce le idee dello scrittore.


Un minuto di monologo

Il testo del monologo di Scurati, letto la serata del 20 aprile in diretta su Rai3 dalla conduttrice di Chesarà Serena Bortone e condiviso su tutte le piattaforme, ricordava due tristi anniversari che ricorrono quest’anno (cent’anni dalla morte di Giacomo Matteotti e ottanta dalle stragi nazifasciste del ’44) e sottolineava come l’attuale governo, e in particolare l’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non abbia mai del tutto ripudiato l’esperienza fascista.

La vicenda ha innescato una serie di polemiche, soprattutto perché il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha dichiarato che la cancellazione del monologo di Scurati era dovuto a motivi economici; tesi riportata anche da Giorgia Meloni in un post, dove scrive che la Rai si è “semplicemente rifiutata di pagare 1.800 € (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo”.

Tutto questo, in realtà, è stato poi smentito non solo dallo stesso scrittore in una lettera a Repubblica, ma anche da un documento interno reso pubblico dalla stessa testata, dove si legge chiaramente che l’intervento è annullato “per motivi editoriali”.

Il monologo di Antonio Scurati.

Quando si parla di censura…

Sembra, pertanto, sempre più evidente la linea di censura sulla quale il Governo si sta muovendo negli ultimi tempi, mostrando una sempre più forte volontà di sopprimere una qualsiasi forma di dissenso o confronto.

Ne è una prova lampante la proposta giunta da Fratelli d’Italia di introdurre pene detentive per i giornalisti condannati per diffamazione, definita dalla Federazione europea dei giornalisti (EFJ) “una deriva orwelliana” che vuole “imporre un’autocensura generalizzata”.

Ricordiamo anche il comunicato stampa diffuso la scorsa settimana dall’Usigrai, il principale sindacato dei giornalisti della Rai, e andato in onda su tutti i principali telegiornali dell’ente pubblica, dove si denuncia:

La maggioranza di governo ha deciso di trasformare la Rai nel proprio megafono. Lo ha fatto attraverso la Commissione di Vigilanza che ha approvato una norma che consente ai rappresentanti di governo di parlare nei talk senza vincoli di tempo e senza contradditorio. Non solo, Rainews24 potrà trasmette integralmente i comizi politici senza alcuna mediazione giornalistica, preceduti solamente da una sigla.

Comunicato stampa Usigrai.

In aggiunta, sono da considerare anche gli scontri sempre più accesi tra gli esponenti del Governo e gli intellettuali, come il recente caso di Luciano Canfora, querelato da Meloni con richiesta di risarcimento di ventimila euro perché l’aveva definita “neonazista nell’animo”.

Libertà di pensare

Tutti gli episodi citati precedentemente contribuiscono a costruire un clima di paura e di timore di ritrovarsi in un clima di autocrazia, dove si toglie sempre di più la voce all’opposizione e alla critica e dove si controllano e veicolano tutte le comunicazioni per i cittadini.

Risulta, in questo contesto, necessario dotarsi di senso critico e non consumare in modo passivo tutte le informazioni che ci arrivano. E, ricollegandoci al nostro discorso iniziale, poiché il 25 aprile è alle porte, ricordiamoci che la nostra Costituzione è nata dalla Resistenza e che nell’articolo 21 recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Costituzione italiana, art. 21.

Emerlinda Osma

(In copertina foto di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

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