CulturaInterviste

Lo Sgargabonzi racconta il suo “Canzoniere dei parchi acquatici”

Sgargabonzi Alessandro Gori

Venerdì 16 febbraio 2024, presso l’Oratorio San Filippo Neri, si è tenuto il primo appuntamento della nuova rassegna Libri in scena. Ospite della serata lo scrittore Alessandro Gori (in arte Lo Sgargabonzi), che ha presentato il suo nuovo libro “Canzoniere dei parchi acquatici” (Rizzoli, 2023). A Margine, Benedetta Bellucci ha avuto occasione di intervistarlo.


Benedetta Bellucci: L’opera che presenta oggi, Canzoniere dei parchi acquatici (con le illustrazioni di Paolo Bacilieri), ha uno stile diverso rispetto alle altre precedenti. Da dove è nata questa idea? Come descriverebbe l’opera?

Alessandro Gori: Nasce dalla voglia di tornare a scrivere un’opera prima. Le poesie del Canzoniere sono le lische che restano del mondo dei miei racconti imploso in una camera iperbarica. Ma allo stesso tempo è una sorta di rinascita.

B.B.: Perché partire dal Canzoniere di Francesco Petrarca? E come si può fare satira con uno dei capolavori della letteratura italiana del Trecento?

A.G.: Nessun riferimento a Petrarca. Non sono un lettore, sono un completo autodidatta, so molto poco di cosa è accaduto nel mondo della letteratura prima dei miei libri e di cosa accade attorno.

La satira stessa è più la fissa di chi mi recensisce che la mia. Vengo da un paesino della Val di Chiana, un’ex palude, la Louisiana italiana. Qua è uscito oggi il numero 3 di Dylan Dog (Le notti di luna piena), la satira non è ancora arrivata.

Sgargabonzi Alessandro Gori Canzoniere

B.B.: Da dove nasce il nome “Lo Sgargabonzi”?

A.G.: È una carta del Mercante in Fiera di Jacovitti, che rappresenta un marchingegno dadaista in grado di produrre lavoro inutile. Ho sempre messo al primo posto il tempo perso, l’ozio, il piacere, perché è lì che germoglia la mia creatività. Per questo ho scelto Lo Sgargabonzi come nome di quello che fu il mio blog.

B.B.: Secondo lei la comicità può essere ancora oggi un buon mezzo per fare critica sociale?

A.G.: Credo di sì. Non è il mio campo, non ne ho mai fatta, anche perché non sono particolarmente sensibile ai problemi sociali. Mi piace pensare alla comicità come il ribaltamento dei meandri del suo autore. Io amo fare cozzare fra loro ingredienti apparentemente inconciliabili e vedere che storia sbrindellata sbrodola fuori. Un gesto libero, astratto e misterioso, che sfugge anche alla comprensione di chi lo compie.

Intervista a cura di Benedetta Bellucci

(In copertina Alessandro Gori, in arte Lo Sgargabonzi)


L’intervista a Christian Greco è realizzata in collaborazione con l’Oratorio di San Filippo Neri e Mismaonda.

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