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La persona prima di tutto – Luca De Paoli alle primarie del PD di Castel Maggiore

Luca De Paoli copertina

Venticinque anni alla fondazione Catis, otto di amministrazione cittadina, prima come assessore alle politiche per l’infanzia e poi come vice sindaco di Castel Maggiore (tutti i dettagli sul sito ufficiale). Luca De Paoli si racconta in questa lunga intervista rilasciata a Beatrice Russo di Giovani Reporter e spiega le ragioni della sua candidatura alle primarie del Partito Democratico di Castel Maggiore, previste per domenica 25 febbraio.


Beatrice Russo: Quali sono le tue origini? Hai vissuto a Castel Maggiore fin dall’infanzia?

Luca De Paoli: Sono nato in Friuli-Venezia Giulia ma ormai mi sento un cittadino emiliano: sono arrivato qui da giovane per studiare e fin dai tempi dell’università Bologna e Castel Maggiore sono la mia casa. Mi sono trovato bene e ho deciso di rimanere – come fanno in tanti, devo dire –; e mi ha consentito di essere me stesso molto più di quanto non potessi fare nella mia terra di origine.

Anche se nel tempo un po’ di quella stagione forse si è persa: quando penso a Bologna – come città metropolitana nel suo insieme – la sento una città magica, dove non c’è nulla che non possa accadere.


B.R.: Hai detto che sei arrivato a Bologna per studiare: qual è il tuo percorso formativo e lavorativo e che influenza ha avuto su quello che fai adesso?

Luca De Paoli: Dopo una laurea in Giurisprudenza all’Alma Mater di Bologna ho fatto per due anni il funzionario in una provincia in Friuli; poi sono tornato, e dal 1999 lavoro, ancora oggi, alla Fondazione Catis, ente non profit del settore sociosanitario, in qualità di Dirigente Responsabile del settore “Affari legali, Accreditamento e Qualità”.

In parallelo, ho avuto l’occasione di svolgere altri percorsi di tipo politico, ma non partitico; e in questo senso tengo nel cuore i dieci anni da consigliere del Forum del terzo settore dell’Emilia-Romagna, nonché quello della provincia di Bologna. Sono ruoli di cui vado particolarmente orgoglioso, in cui ho imparato tanto e dove ho conosciuto tante persone di valore.


B.R.: Hai parlato dell’affetto che ti lega a Bologna e all’Emilia Romagna. Qual è il tuo rapporto con il territorio e come si è evoluto nel corso degli anni?

Luca De Paoli: Il mio rapporto con il territorio è passato per forza di cose dalle esperienze. Lavoro ormai da più di venticinque anni alla Fondazione Catis; cosa che mi ha permesso di conoscere da vicino il mondo del volontariato. Sono stato per moltissimi anni consigliere di Anpas Emilia-Romagna e sono ancora oggi consigliere a Volabo (Centro Servizi del Volontariato della Città Metropolitana di Bologna): il volontariato ha rappresentato uno degli elementi più importanti della mia vita, perché mi ha permesso di conoscere tante persone e di formarmi, nel mondo del lavoro come nella famiglia.

Ad esempio, le scuole dei miei figli, Castel Maggiore in particolare, hanno rappresentato un elemento importante di conoscenza e di relazione con il territorio, e questo mi ha consentito di essere davvero parte di una comunità.

E poi c’è il mondo dello sport: l’ho sempre praticato, fin da quando ero piccolo, e mi ha consentito di iscrivermi all’associazione Pubblica Assistenza Croce Italia, dove ho cominciato a far parte della squadra di pallavolo.

Entrambi i miei figli giocano, uno a basket e l’altra a pallavolo, allenando e militando nelle squadre giovanili di Castel Maggiore: l’Happy Basket e il Progresso Volley. Anche questo mi ha permesso di fare tante conoscenze, avere tanti rapporti con genitori, con ragazzi. È stato un bel percorso e sono stato fortunato.


B.R.: Parlando più nel dettaglio dell’attività politica, volevo chiederti innanzitutto da dove nasca la tua passione per questo mondo. Come ci sei entrato?

Luca De Paoli: Devo dire che, quando ero piccolo, papà Silvio era un noto dirigente della regione e la politica passava inevitabilmente da casa. Si organizzavano sempre molte cene, arrivavano tante telefonate; e papà, pur non parlando moltissimo di lavoro, alla fine cadeva su quel discorso, quell’ambiente, sulle cose da fare e sulle sue difficoltà. E poi c’era Ettorina, mamma battagliera sempre in difesa dei diritti e dei più deboli.

Questo è stato il mio primo approccio al mondo della politica. Dopo, per una serie di inevitabili coincidenze della vita, sono finito nel mondo del volontariato, e mi è stato chiesto di occuparmi di ambiti che avevano a che fare inevitabilmente con il mondo della politica. Prima a Bologna e poi a Castel Maggiore.


B.R.: Se dovessi dare una definizione, che cos’è per te la politica?  Quali sono i tuoi valori e quali le figure a cui ti ispiri?

Luca De Paoli: La politica è prima di tutto spirito di servizio, sia nel campo dell’amministrazione pubblica che nei ruoli che ho ricoperto nel volontariato del terzo settore: si tratta di mettersi a disposizione degli altri, senza “se” e senza “ma”. Credo di aver preso questi valori da mio padre, e hanno sempre rappresentato per me un motore fortissimo.

Devo ammettere che faccio fatica a ricondurmi a una figura nello specifico; tuttavia, non posso dimenticare le parole di Enrico Berlinguer, secondo il quale da soli non si va da nessuna parte, ma anche quelle di Aldo Moro, quando diceva “la persona prima di tutto”.

Questa è la mia area, e ci credo fermamente, penso che si debba recuperare molto di questa filosofia, perché altrimenti si rischia di semplificare ogni cosa e arrivare a un modello – per così dire – americano.


B.R.: Andando un po’ più nel dettaglio, parliamo della tua esperienza da assessore e vicesindaco. Come definiresti i tuoi mandati, qual è il progetto di cui vai più fiero?

Luca De Paoli: Nel corso del mio primo mandato mi sono occupato di scuola, ed è stato un percorso molto entusiasmante. Considera che Castel Maggiore ha un importante polo scolastico, composto da quattro scuole materne, cinque/sei primarie e una scuola superiore, per un totale di più di 4.000 ragazzi, tantissimi per una cittadina di 19.000 abitanti.

Tra le iniziative più interessanti, abbiamo fatto una mensa aperta, coinvolgendo i genitori in una sorta di gara di cucina; l’obiettivo era realizzare un percorso di educazione alimentare che coinvolgesse in primo luogo i genitori, e quindi, ovviamente, i ragazzi e la loro crescita. In più, una cosa che ho sempre cercato di difendere è stata l’inclusione dei ragazzi con difficoltà o con disabilità all’interno della scuola. Per tutto il periodo del mio mandato, ho mantenuto la spesa al 100% nel sostegno a questo percorso; oggi, purtroppo, non è più possibile farlo, perché mancano le risorse.

Per quanto riguarda il secondo mandato, invece, ho ricoperto l’incarico di vicesindaco e mi sono occupato di lavori pubblici e ambiente. I primi hanno comportato grandi difficoltà, perché, quando sono arrivato, ho preso in mano cinque cantieri completamente fermi; ad oggi, ci si sta muovendo: uno è stato portato a termine, due sono in conclusione e uno è stato avviato, e credo che a settembre del 2024 si potrà concludere anche la scuola materna.

Abbiamo creato il polo scolastico con la materna e la primaria, il polo della sicurezza con carabinieri, polizia locale e protezione civile, e la biblioteca, e ora si è avviata anche la scuola media. Dare vita a questi edifici in un certo senso cambia anche la comunità e il suo modo di vivere.

L’altra cosa di cui vado molto fiero, anche se siamo solo all’inizio, è la costruzione di una comunità energetica rinnovabile.


B.R.: E c’è invece qualcosa d’altro che avresti voluto realizzare?

Ci sono tanti punti, poi, che non sono ancora riuscito a portare a termine, due in particolare. Uno è il miglioramento dei trasporti, che non è stato possibile per mancanza di risorse: esiste un bando a livello metropolitano, l’azienda è Tper, e ogni variazione comporta delle spese che magari per il comune di Bologna possono essere anche affrontabili, ma per i comuni medio piccoli come quello di Castel Maggiore sono davvero impossibili (ad esempio, pensare di aggiungere mezza linea in più e spendere trecento mila euro l’anno è qualcosa di davvero improponibile!).

Un’altra cosa in cui credo molto e che non sono ancora riuscito a fare è l’organizzazione del centro. Il mio obiettivo è rigenerarlo interamente per avere nuovi spazi di aggregazione per la comunità, laddove ora ci sono solo alcune panchine sparse, poco appetibili e poco orientate per la socialità, e alcuni spazi verdi ma non sufficienti perché la gente possa fermarsi all’ombra di un albero e fare due chiacchere. Insomma, vorrei una rigenerazione urbana del centro per renderlo più vivibile.


B.R.: Nel corso del tuo mandato hai dovuto affrontare la pandemia da Covid-19 e l’alluvione del 2023. Quali sono state le risposte e gli interventi che hai proposto e come hai affrontato e vissuto anche personalmente queste emergenze?

Luca De Paoli: Per quanto riguarda l’emergenza Covid, credo di averla vissuta in maniera molto strana, perché io lavoro in un servizio di ambulanze. E, dunque, il lavoro è raddoppiato soprattutto dal punto di vista professionale; quindi, è stata un’emergenza sotto tutti i punti di vista, in prima linea in comune e al lavoro.

Per quanto riguarda il lavoro, l’amministrazione ovviamente ha delle funzioni abbastanza limitate, per quanto riguarda questo tipo di emergenze, certamente abbiamo provato a orientare tutta l’attività possibile verso il supporto ai cittadini, creando uno sportello telefonico cui ci si potesse rivolgere in caso di bisogno.

Inoltre, abbiamo cercato di utilizzare tutti i volontari presenti nella protezione civile e tra i liberi cittadini per la distribuzione delle mascherine, per la consegna delle spese presso a chi risultava positivo; poi, come Comune, abbiamo aperto uno sportello di sostegno psicologico.

Per quanto riguarda l’emergenza alluvione, invece, devo dire che qui a Castel Maggiore ce ne sono state due: una molto forte nel 2019, che ha investito Casalecchio, dove si è rotto l’argine del Reno ed è stata colpita una grande fetta di territorio, per fortuna poco abitata; una nel 2023 – quella che hai citato tu – e nello specifico una frazione di Castel Maggiore che si chiama Castello è andata parecchio sotto l’acqua.

In questo caso abbiamo raddoppiato il sostegno ai cittadini con interventi di protezione civile e polizia locale, per andare a prendere le persone che erano rimaste intrappolate in casa; abbiamo istituito un punto di intervento per un primo soccorso e poi delle sistemazioni temporanee.

A questo si aggiunge, ovviamente, il ripristino delle strade e delle zone pubbliche, e poi abbiamo cercato anche di sostenere i cittadini nell’ottenimento del risarcimento dei danni da parte della regione e dello Stato – per quanto possibile.


B.R.: Volevo chiederti quali limitazioni tu abbia avuto essendo vicesindaco e quali siano i motivi che ti hanno spinto a candidarti; quando hai maturato questa scelta?

Luca De Paoli: Allora, primo motivo è il corollario di un percorso che ho iniziato prima con le esperienze politiche del terzo settore e che poi è confluito in quelle amministrative, fino ad oggi, in cui mi sento pronto ad affrontare una sfida di questo genere; il mio percorso non è fine a se stesso ma vede anche l’apporto e la voglia di portare delle novità, avere un rapporto diverso con la cittadinanza e un comune più orientato ai temi dell’ambiente, della salute, della riqualificazione e della rigenerazione urbana.

Come secondo motivo, credo in alcuni temi che mi piacerebbe poter sviluppare con una diversa energia. Vorrei introdurre un sistema innovativo che permetta al comune di rapportarsi costantemente con cittadini e con rappresentanze dei cittadini, soprattutto di giovani, in modo tale da poter realizzare un percorso condiviso e coinvolgente molto più di quanto non si possa fare stando chiusi in una stanza.

Ho parlato dei giovani non a caso, perché vorrei evitare l’impostazione classica per la quale i giovani si occupano di giovani e basta, ma mi piacerebbe che fosse molto più collegato, e che i ragazzi si occupassero anche degli anziani, del mondo, del lavoro, delle famiglie, dello sport.

Vorrei sdoganare anche questo passaggio per cui ci si deve inevitabilmente categorizzare per poter affrontare un tema e risolverlo, ma avere una vera e propria impostazione diversa. Credo fermamente che dobbiamo pensare ai giovani non per il nostro presente, ma per il nostro futuro, visto che – nel bene e nel male – lasciamo un mondo con qualche problema in più rispetto a quelli che abbiamo ereditato; e, forse, sono proprio i giovani a essere un po’ più capaci di noi a vedere delle soluzioni concrete e fattibili negli anni a venire.


B.R.: Cosa vorresti che dicessero i tuoi concittadini, una volta terminato il mandato? Che sindaco vorresti essere in questi anni?

Luca De Paoli: Vorrei che percepissero la voglia di affrontare le cose in comune, tutti insieme, mi piacerebbe che pensassero che non li ho lasciati soli per quello che è possibile fare per un sindaco, anche in un comune di 20.000 abitanti. E desidererei che avessero anche uno spirito propositivo e che tutti insieme potessimo contrastare il pessimismo cosmico che oggi pervade le nostre menti. Ecco, vorrei che ci fosse una stagione di entusiasmo.


B.R.: Quindi è questo quello che intendi quando parli di amministrazione condivisa, avere dei concittadini propositivi? Cosa significa per te?

Luca De Paoli: “Amministrazione condivisa” è un’espressione un po’ riduttiva; in realtà, indica un’assunzione di responsabilità, un’energia positiva che pervade tutti quanti e che indirizza a un obiettivo comune. Mi piacerebbe che passasse questo messaggio, al di là delle definizioni tecniche.

Quando l’attuale sindaca [Belinda Gottardi, ndr.] mi offrì i lavori pubblici e l’ambiente, all’inizio ero molto preoccupato perché pensavo che fossero una cosa arida, e lei mi disse “prova a portare la tua esperienza legata all’aspetto umano anche in ambito che non ce l’hanno”. E questa esperienza mi ha arricchito moltissimo.

Ecco, mi piacerebbe recuperare questa dimensione, cioè quella legata all’umanità delle persone, e vorrei che rappresentasse l’elemento essenziale per far sì che si possa davvero introdurre un’amministrazione condivisa.

Sono convinto che l’umanità sia necessaria, che serva sentirsi parte di un disegno più ampio e che non sia un semplice atto amministrativo, un atto dovuto, un atto burocratico, ma è qualcosa di più e di diverso rispetto a quello che tradizionalmente si intende.

Certo, servono soldi, strutture organizzative, finanziamenti ma solo con questo carburante in più e con questa energia – secondo me – crei quella connessione tra Amministrazione e cittadinanza che è l’essenza di una vera comunità coesa. Non è facile, lo so, ma sono sicuro che non sia neanche impossibile. Io farò di tutto perché ciò accada a Castel Maggiore.


B.R.: La tua è una città molto forte dal punto di vista lavorativo. Che tipo di rapporto avrai con i lavoratori e con gli imprenditori? Cosa faresti per rendere più agevole lavorare a Castel Maggiore e come vorresti renderla più attrattiva per i lavoratori?

Luca De Paoli: Castel Maggiore ha un’importante offerta in termini di impresa e quindi di lavoro: c’è una zona industriale molto sviluppata, esiste un grande centro commerciale. In più, credo che debba essere recuperato maggiormente un rapporto con l’impresa, che ad oggi è presente, ma non tanto sviluppato.

È necessario coinvolgere maggiormente le imprese che ci sono sul territorio e parlare insieme di lavoro, mobilità e ambiente. Per me sono questi i tre capisaldi sui quali muoversi, ma mi piacerebbe anche offrire un sistema di mobilità e di trasporto maggiore rispetto a quello che c’è adesso.


B.R.: Parlando di ambiente e di sostenibilità, quali sono le tue idee per rendere Castel maggiore più sostenibile?

Luca De Paoli: Abbiamo fatto degli interventi insieme alla città metropolitana, e quindi con il Comune di Bologna, che hanno portato sicuramente alla costruzione di un’importante rete ciclabile. In più, sul territorio sono presenti circa 10 km di pista ciclabile per ogni cittadino.

Il sistema trasportistico, invece, non è per niente efficiente, e bisogna fare in modo che Castel Maggiore migliori da questo punto di vista; quindi, bisogna agire soprattutto sul tema della mobilità, perché rappresenta il 30/35% della produzione di inquinanti del territorio. Ci sono tante azioni da fare, alcune anche molto coraggiose, ma che dovranno essere orientate a modificare le abitudini dei cittadini: cambiando quelle si combatte il cambiamento climatico.


B.R.: Negli ultimi anni sono state realizzate nuove forme di residenzialità e sicurezza; quindi, vorrei chiederti quale sarà il volto che assumerà Castel Maggiore in seguito a questi lavori e se ci sono anche altri interventi in programma.

Luca De Paoli: Abbiamo messo in campo insieme all’Unione Reno Galliera un progetto che riqualifica una zona di case e gli spazi esterni. A questo si aggiungono anche dei percorsi di riqualificazione di uno stabile (appartenente al comune di Castel Maggiore ma gestito da Acer) che verrà adibito a progetti di co-housing. L’obiettivo è offrire cure assistenziali e mediche, o anche semplicemente occasioni ricreative e aggregative, ad anziani e a persone che hanno delle difficoltà fisiche o di socializzazione.

Sto parlando di ricreare un edificio all’interno del quale le persone possano recuperare la loro dimensione umana e relazionale, e quindi con un contesto rivolto sempre di più agli aspetti della convivenza. Probabilmente ci sarà un’esperienza analoga in un altro edificio, ma non abbiamo ancora dato il via a un progetto definitivo.


B.R.: Parlando di sicurezza, faccio riferimento alla sicurezza stradale, che ha assunto un ruolo significativo durante il suo mandato, come ha intenzione di estendere gli interventi dedicati alla sicurezza dei cittadini.

Luca De Paoli: È un tema delicato, perché in realtà i comuni non hanno una grande possibilità di manovra in tema di sicurezza. Questo perché si tratta di una attività caratteristica delle forze di polizia.

A Castel Maggiore abbiamo istallato intorno tra le 70 e le 80 telecamere, sparse in tutto il territorio: l’efficacia è buona ma limitata. Per questo penso che sia importante recuperare il controllo di vicinato. Poter trovare anche in sinergia con le forze di polizia giudiziaria e locale, avere un maggior controllo sul territorio grazie al coinvolgimento dei cittadini, può far sentire il cittadino meno abbandonato e più sicuro.


B.R.: Per quanto riguarda lo sport, hai intenzione di realizzare la cittadella dello sport. Come svilupperesti questo progetto?

Luca De Paoli: Per prima cosa, ricostruirei l’impiantistica sportiva: ad oggi, tutte le strutture sono ormai obsolete, costose e vecchie. Devono essere rifatte con tecniche moderne dal punto di vista dei costi e dal punto di vista ambientale, ma soprattutto in un contesto diverso.

Oggi sono in un parco libero, mentre a noi piacerebbe creare una vera e propria nuova cittadella dello sport, come hai detto. Sarebbe una bellissima occasione per le famiglie di fare dello sport, e comprenderebbe anche attività come la corsa, gli esercizi a corpo libero, permetterebbe di ritrovarsi a giocare a basket o a pallavolo, e avrebbe anche una struttura dedicata agli sport paraolimpici, che oggi qui sono del tutto assenti. La cittadella dello sport avrebbe questa idea di fondo: racchiudere dentro di sé uno spazio dove tutti possano esprimersi con il proprio corpo, al chiuso come all’aperto.


B.R.: Come pensi di gestire i rapporti con il terzo settore?

Luca De Paoli: Allora, penso che si debba provare a mettere in campo un diverso rapporto tra amministrazione pubblica e terzo settore attraverso due strumenti: i patti di collaborazione e l’amministrazione condivisa.

Quest’ultima soprattutto è una rivoluzione sul tema del rapporto tra amministrazione e terzo settore: quindi, volontariato organizzato, individuale, ma anche una rivoluzione per la crescita del territorio. Dobbiamo fare un passo ulteriore e crescere dal punto di vista soprattutto dell’approccio culturale.


B.R.: Ho notato che tu e la tua squadra, nelle precedenti esperienze, non avete mai tralasciato nessuna fascia della popolazione quindi dedicate anche molta attenzione alle categorie più fragili. Hai in mente nuovi progetti per supportare e integrare anche i cittadini della comunità di Castel Maggiore?

Luca De Paoli: Da questo punto di vista le funzioni sono abbastanza limitate. Come comune, pur mantenendo gli assessorati, abbiamo conferito tutte le funzioni legate ai servizi della persona dell’Unione Reno Galliera, di cui facciamo parte.

I progetti e le azioni, dunque, si esprimono a livello di unione distrettuale, ma l’indicazione politica è quella che assolutamente tutte le risorse siano a favore del sostegno di famiglie, anziani, disabili, e in generale di tutte le categorie che necessitano di un sostegno per poter vivere in maniera dignitosa la propria vita.


B.R.: Quindi, in sintesi, quali sono i pilastri della tua azione politica; e, se dovessi condensare in tre parole le caratteristiche principali del tuo programma, quali sarebbero?

Luca De Paoli: Domandona! È difficile rispondere in breve. Diciamo, il filo conduttore che lega un po’ tutte le idee è quello del sostegno alle persone o più in generale garantire dignità alle persone attraverso il lavoro e il sostegno.

Quindi, sostanzialmente, fare di Castel Maggiore un luogo in cui la gente non solo stia bene, ma sia anche felice. Dovessi sintetizzare in tre parole il mio pensiero direi: continuità, progresso e innovazione.


B.R.: Per concludere, per quale motivo hai deciso di candidarti alle primarie Pd che decideranno il candidato sindaco di Castel Maggiore?

Luca De Paoli: Dopo tanti anni trascorsi nel terzo settore e soprattutto dopo gli ultimi otto in cui ho lavorato nell’amministrazione di Castel Maggiore come assessore e vice sindaco, ho capito davvero l’importanza dell’individuo all’interno della comunità.

Penso che questo valore nei prossimi anni sarà ancora più determinante per il progresso di Castel Maggiore, e ora mi sento pronto ad assumermi la responsabilità di affrontare questo compito, se i cittadini mi daranno la fiducia e il privilegio di svolgerlo.


B.R.: Come immagini Castel Maggiore tra cinque anni? E qual è il volto che vorresti che assumesse la città?

Luca De Paoli: Me la immagino sicuramente diversa, una città che sia completamente trasformata e che quindi abbia un senso della comunità molto forte. Un cittadino deve avere la serenità e la percezione degli spazi verdi, di sostegno sul lavoro, sulla sanità, nello sport.

Intervista a cura di Beatrice Russo, con la collaborazione di Lorenzo Bezzi, Benedetta Bellucci, Benedetta Del Re e Alba Michelessi; editing di Elettra Dòmini, Davide Lamandini e Beatrice Russo; foto di Riccardo Armari.


Per approfondire, leggi le altre interviste di Giovani Reporter.

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