Cultura

“Opium” – La storia di un uomo sull’antica Via del tè cinese


Pubblicato per la prima volta nel 2002, “Opium” (Bompiani 2023) di Maxence Fermine ci fa scoprire un Oriente inedito e pieno di segreti. Se amate le storie brevi ma intense questa è sicuramente l’opera che fa per voi. Leggendo il romanzo verrete gettati con grande raffinatezza in un mondo pieno di tradizioni antiche e quasi dimenticate.


Opium è un romanzo breve che si legge tutto d’un fiato. La penna di Fermine ha saputo costruire un piccolo gioiello letterario da gustare in un colpo solo. Infatti, nonostante la sua brevità, è in grado di evocare il profondo senso di meraviglia che solo l’uomo può provare davanti alla scoperta di nuovi orizzonti. In fin dei conti cosa c’è di più straordinario che immergersi e farsi assorbire dai misteri di una cultura sconosciuta?

La trama

Opium
(Bompiani, 2023)

Il protagonista indiscusso del romanzo è Charles Stowe, giovane figlio di un ricco mercante inglese che, nel 1838, decide di avventurarsi nell’Estremo Oriente. Il suo scopo è scoprire e percorrere l’antica Via del tè nel tentativo di scovare delle varietà di tè sconosciute in Europa. La Cina accoglie l’impavido Charles nell’incertezza più assoluta. Siamo infatti in un periodo storico di forte tensione tra l’Impero britannico e quello cinese.

Tempo addietro infatti, la Compagnia britannica delle Indie Orientali aveva aperto il mercato cinese al commercio dell’oppio. Proprio per contrastare il crescente potere economico degli inglesi l’imperatore Daoguang, della dinastia Quing, aveva deciso di imporre divieti sul commercio della droga che poi avrebbero portato alle due Guerre dell’Oppio, combattute tra il 1839 e il1842 e tra il 1856 e il 1860.

Tuttavia Charles sembra non aver paura di nulla e con l’aiuto di un mercante irlandese riesce ad entrare nel commercio del tè. La sua ossessione per la ricerca del leggendario tè bianco lo porta a mettersi sulle tracce di Lu Chen, un misterioso nobile cinese di cui nessuno conosce il volto, infatti è proprio lui a gestire segretamente il commercio e le piantagioni di tè. La ricerca disperata di Lu Chen lo conduce ad incontrare Loan, una bellissima danzatrice cinese; l’attrazione provata per la donna espone Charles a dei rischi che forse solo un folle sarebbe disposto a correre. Il destino di Loan è infatti eternamente legato alla volontà del fantomatico e temuto Lu Chen. Il giovane è però pronto a sacrificare la sua stessa vita pur di raggiungere il suo obiettivo; le sorprese e i colpi di scena sono però dietro l’angolo.

Tra leggenda e mistero

Con Opium, Maxence Fermine ricostruisce sapientemente l’immagine di un Oriente letteralmente leggendario. Uno degli elementi fondamentali del romanzo è infatti la meraviglia che si prova di fronte ad un mondo così lontano ma allo stesso tempo incredibilmente autentico. Charles, come tutti gli occidentali che per la prima volta giungevano in Estremo Oriente, non può far altro che rimanere estasiato dalla bellezza delle piantagioni del tè in fiore.

Nelle frasi aforistiche dell’autore riusciamo a percepire tutta la forza di un mondo in grado di ammaliare gli occhi e il cuore dei visitatori. In quest’ottica Loan è la personificazione stessa di questo Oriente così sensuale da renderci impotenti. A tratti la realtà si fonde con i sogni; scorrendo le pagine di Opium, nella mente del lettore, si fa progressivamente strada il dubbio che Charles stia vivendo in una visione generata proprio dal consumo di oppio.

“Quando finalmente riuscì ad addormentarsi, il suo riposo fu turbato da un sogno: un sogno nel quale vedeva se stesso vogare su una giunca in compagnia di spettri che fumavano oppio e di un uomo senza volto.”

Opium (p. 84)

Forse però sono proprio i segreti e i misteri che avvolgono la cultura e le tradizioni cinesi a generare questa attrazione irresistibile verso l’ignoto. L’inganno potrebbe nascondersi dietro a tutto ciò, tuttavia vale la pena rischiare tutto pur di poter raccontare al mondo di aver vissuto davvero.

Opium
Un dipinto di Emil Orlik (1870-1932). Immagine: extramag.

Una favola d’altri tempi

Leggendo Opium ci si getta in un mondo fiabesco che ormai, forse, non esiste più. La vicenda stessa di Charles ci ricorda le imprese leggendarie di storici esploratori occidentali come Marco Polo. La scrittura di Fermine è leggera ma allo stesso tempo dal taglio poetico. Molti dei brevi capitoli di cui è composta l’opera sembrano delle piccole favole fatte di sogni e visioni esotiche.

Questa struttura frammentaria ricorda un vecchio puzzle del passato; siamo noi lettori a dover ricostruire, passo dopo passo, i tasselli di un percorso narrativo che poggia le sue basi su fatti storici realmente accaduti. Il contesto storico in cui si muove Charles Stowe è infatti stato ricostruito accuratamente dallo scrittore e si intreccia sapientemente con la vicenda raccontata.

L’amore folle che Charles inizia a provare per Loan è l’ennesima espressione di una favola appassionata ma inevitabilmente triste. Prima o poi i sogni sono destinati a finire, la nebbia che obnubila la mente del protagonista è destinata a diradarsi per sempre. Dietro al velo sotto cui si nasconde Lu Chen si cela una verità che potrebbe distruggere ogni nostra certezza. In questo senso la figura stessa di Lu Chen assume un ruolo puramente simbolico; l’uomo senza volto non è altro che la verità ultima sotto la superficie di una realtà che è solo apparenza.

“Trovò facilmente la grande casa dalle imposte verdi, lì dove per la prima volta aveva parlato con Loan. La casa era chiusa. Bussò alla porta. Più volte. Nessuno gli aprì. D’altronde, mentre si allontanava dalla casa, ebbe la strana sensazione che lì dentro non avesse mai abitato nessuno.”

Opium (p. 97)

Perché leggere Opium

Opium è il romanzo perfetto se ci si vuole aprire la propria immaginazione ad un Oriente fantastico, a tratti bucolico. Il punto di forza principale dell’opera è la sua brevità e la sua immediatezza. Infatti la suddivisione in brevi capitoli rende il testo simile agli appunti di viaggio di un avventuriero che ha come scopo principale quello di annotare estemporaneamente sensazioni e fatti imprevisti.

Maxence Fermine
Maxence Fermine. Foto: AnimaMundi.

Di certo Opium è una piacevole scoperta per tutti gli amanti della cultura orientale. È stupendo come in così poche pagine Fermine riesca a farci innamorare di una cultura piena di segreti ma anche tremendamente intima e accogliente. Leggendo Opium riusciamo quasi a sentire lo stesso bisogno di Charles Stowe. Conquistati dalla sua infinita curiosità e determinazione possiamo anche noi, per lo meno con il pensiero, assaporare la meraviglia della Cina dell’antica Via del tè.

Diego Bottoni


Opium – La storia di un uomo sull’antica Via del tè cinese è una recensione di Diego Bottoni. Clicca qui per altri articoli dell’autore!

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