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“Il ragazzo e l’airone”, o accettare la nostra vita per quello che è

Il ragazzo e l'airone 1

L’ultimo film di Hayao Miyazaki, “Il ragazzo e l’airone”, vincitore del Golden Globe come miglior film di animazione, ha suscitato nei suoi spettatori opinioni contrastanti, ma sicuramente non ha lasciato indifferenti. L’opera cinematografica, considerata il testamento del regista, ripercorre i temi cari al maestro dell’animazione giapponese: uno tra tutti, la perdita.


Un film atteso da tempo

Il ragazzo e l’airone, annunciato come l’ultimo del maestro Miyazaki (anche se questa dichiarazione è stata già rimessa in discussione), è costato al regista più di otto anni di intenso lavoro.

In effetti, se si considera che Miyazaki si rifiuta di usare le tecnologie odierne nell’ambito dell’animazione, preferendovi uno stile più tradizionale, il tempo impiegato appare addirittura esiguo per realizzare le animazioni spettacolari a cui si assiste nella pellicola, un vero e proprio susseguirsi di capolavori di immagini.

Il film è molto colto, ricco di riferimenti cinematografici e letterari oltre che biografici, tanto che sarebbe veramente arduo analizzarli tutti. Per questo l’analisi ci concentrerà su uno dei temi principali, la perdita e il dolore che ne consegue, a cui l’uomo, nonostante i progressi culturali e scientifici, non è ancora riuscito a porre rimedio.

Hayao Miyazaki.
Il regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki (foto di Wikipedia).

Il tema della perdita nei film di Miyazaki

Il ragazzo e l’airone racconta la storia di un giovane adolescente di nome Mahito. Il protagonista è poco più di un bambino quando perde la madre, in seguito a un incendio divampato nell’ospedale in cui era ricoverata. Perché si trovasse in ospedale non viene spiegato, ma la perdita della figura materna è un tema ricorrente nella filmografia di Miyazaki e richiama la biografia del regista, che perse anch’egli la madre in giovane età.

Il tema della perdita assume quindi un valore simbolico per Miyazaki ed è presente anche in altri film, come Il mio vicino Totoro (1988). Totoro, apparentemente minaccioso a causa della sua stazza, è una dolce creatura che supplisce alle mancanze di due bambine, Satsuki e Mei, verso la loro madre, ricoverata anche lei in un ospedale. Ma rappresenta forse, anche il loro amore e la loro paura di perderla; e per questo è visibile solo alle due sorelline, perché solo loro conoscono l’entità di quel sentimento.

In Si alza il vento (2013), invece, il tema della perdita si configura con la morte di Nahoko, la fidanzata del protagonista Jirō, malata di tubercolosi. E infine, per citare un altro capolavoro, anche ne La città incantata (2001), paragonabile a Il ragazzo e l’airone sotto molti aspetti, lo stesso argomento si riscontra nella lotta della protagonista Chihiro per rompere l’incantesimo che ha trasformato i suoi genitori in maiali.

La potenza di Miyazaki, oltre alle abilità tecniche, risiede nella capacità di parlare di sentimenti umani in modo semplice, perché riguardano ognuno di noi, ma anche profondo e mai scontato.

Il tema della perdita nel Ragazzo e l’airone

Ne Il ragazzo e l’airone Miyazaki tratta il tema della perdita in modo più maturo, approfondendolo in termini di lutto. Infatti, il viaggio che Mahito intraprende verso l’altro mondo rappresenta metaforicamente il percorso che il personaggio deve compiere attraverso se stesso per accettare la morte della madre, e i cambiamenti che questo evento provoca nella sua vita. 

Mahito è poco più di un bambino quando sua madre muore. In pochi anni, oltre a dover rielaborare il lutto, si ritrova a dover accettare il secondo matrimonio del padre, con Natsuko, la sorella della madre, che aspetta già un figlio dall’uomo.  Questo cambiamento ne trascina con sé altri come un trasferimento, con il conseguente cambio di casa, scuola, amici e abitudini. Insomma, il protagonista vive un vero e proprio evento traumatico.  

Inizialmente Mahito non accetta di buon grado i mutamenti che la sua vita subisce, e soprattutto la nuova figura materna Natsuko; per queste ragioni si dimostra freddo e diffidente verso le attenzioni materne della donna.

Il padre invece è assente, a causa del lavoro che lo tiene molto impegnato. Ma nel corso della pellicola mostra più volte la disperazione per la scomparsa del figlio e anche il rapporto del ragazzo con Natsuko subisce una forte evoluzione, tanto che Mahito decide di intraprendere il viaggio nell’altro mondo per salvarla.

Sarà proprio questa avventura nell’altro mondo che sancirà la rielaborazione del lutto di Mahito e la nascita di un intenso rapporto di affetto che lo unirà a Natsuko.

La sofferenza di Mahito

All’inizio del film il protagonista si trova in una situazione di smarrimento e di perdita di punti di riferimento, che manifesta attraverso una forte insofferenza verso la sua nuova vita, dove fatica a trovare il proprio posto.

Questa insofferenza arriva all’apice quando il ragazzino si ferisce con una pietra, provocandosi un taglio alla tempia, per poter giustificare con una caduta anche le altre lesioni che in realtà gli hanno provocato i suoi nuovi compagni di scuola. La cicatrice della ferita rimarrà impressa sul viso di Mahito per tutta la durata del film. infatti, le vengono riservati anche dei primi piani, a ricordare a Mahito, e dunque a noi spettatori, il sentimento di dolore che lo ha spinto a intraprendere quel viaggio.

L’airone cenerino, con cui il protagonista vive inizialmente un rapporto di antagonismo, che poi si trasforma in complicità, diviene il compagno di avventura di Mahito. Anche lui affronta una forte evoluzione durante la pellicola, riflesso di quella del ragazzo: l’airone, spaventoso e temibile nelle prime scene, in quelle successive si spoglia della sua protervia e rivela la sua fallibilità e insicurezza. D’altronde, anche Mahito, una volta spogliatosi della sua iniziale irrequietezza, dimostra ciò che ancora può dare al mondo.

La sofferenza nella nostra società

Il comportamento di Mahito può spingerci a una riflessione che riguarda il nostro rapporto con la sofferenza.

Sui social network circolano immagini di ferite da taglio profonde, autoinflitte. Sono le nuove immagini del dolore. Rimandano alla società dominata dal narcisismo in cui ciascuno si sobbarca se stesso fino all’insostenibile […]. Queste nuove immagini del dolore sono il rovescio sanguinante dei selfi.

Byung-chul Han, La società senza dolore (p. 39).

Byung-chul Han, filosofo coreano, autore di un interessante saggio intitolato La società senza dolore (Einaudi, 2021), porta avanti una tesi interessante: il rapporto che l’uomo contemporaneo ha con la sofferenza è notevolmente cambiato rispetto al passato, ma non in positivo. Essa, infatti, rispetto ad altre epoche storiche, non è diminuita, ha solo cambiato aspetto.

Probabilmente sono cambiate anche le cause delle nostre angosce, e il loro carattere, da contingente e concreto, si è trasformato in esistenziale, almeno per chi non vive in una condizione di povertà e guerra, altro grande piaga che affligge l’epoca contemporanea.

Comunque sia, questo sentimento viene celato nella nostra società, che Han definisce “palliativa”. Quest’ultima è permeata dal mito della performance, in cui non è concesso di fermarsi e riflettere sulle proprie sofferenze, a meno che non possano essere capitalizzate; e di solito viene semplicemente eliminata perché ritenuta afferente alla nostra parte passiva, improduttiva. Per questo oggi il dolore è relegato alla sfera privata, propria del singolo individuo, e non viene considerato nella sua dimensione collettiva, come parte dell’esperienza umana comune.

Il dolore nella società palliativa può quindi configurarsi come autolesionismo, spiega Han, perché questa è una forma di sofferenza che può essere esibita alimentando una realtà, come la nostra, che si fonda sull’apparenza.

Mahito ci insegna come reagire alla perdita

Il ragazzo e l’airone ci invita ad avere un rapporto diverso con la nostra sofferenza. La sofferenza esiste, è una condizione umana ineluttabile, come il dolore e la perdita, ma solo se decidiamo di attraversarla ci può parlare e insegnare qualcosa. Mahito non smetterà mai di soffrire per la morte prematura della madre, ma il viaggio gli farà comprendere che è inutile farsi schiacciare dal dolore e che la sua vita vale ancora la pena di essere vissuta.

Dopo l’incontro con Himi, il personaggio che rappresenta la madre da giovane, il protagonista decide comunque di tornare alla realtà, anche se questo significa perderla per sempre. Rifiuta l’incarico offertogli dall’avo di governare l’altro mondo, che lo avrebbe probabilmente tenuto ancora vicino a Himi, anche se non come sua madre. Per sottolineare quanto il film sia ricco di riferimenti, nella figura dell’anziano, che dovrebbe garantire l’ordine e la razionalità del mondo, alcuni hanno letto un’analogia con lo stesso regista, anche lui in cerca di un erede.

Mahito sente di dover tornare dal padre, sente che la realtà parallela che ha visitato non è il suo posto. Accetta quindi la sua vita per quello che è diventata e soprattutto accetta di viverla e non di sopravviverle come aveva fatto fino a quel momento.

Il ragazzo e l'airone 10.
Una scena dal finale di Il ragazzo e l’airone, di Hayao Miyazaki.

Chiara Celeste Nardoianni

(In copertina e nell’articolo immagini tratte dal film Il ragazzo e l’airone, di Hayao Miyazaki)

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